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I’tal’yà: Un paese a sovranità limitata

4 Lug

I’TAL’YA’ – UN PAESE A SOVRANITA’ LIMITATA

–         di Dagoberto Bellucci

“Ed io non sono tuo figlio…sono una marionetta ia ia oh…”

 

(da una nota pubblicità televisiva)

 

 

L’Europa ha una posizione fondamentale di fortezza geostrategica per l’America. L’Alleanza Atlantica autorizza l’America ad avere influenza politica e peso militare sul continente … se l’Europa crescesse, questo beneficerebbe direttamente l’influenza americana … L’Europa Occidentale è in larga misura un Protettorato americano e i suoi Stati ricordano i vassalli e i pagatori di tributi dei vecchi imperi… L’Europa deve risolvere il problema causato dal suo sistema di redistribuzione sociale che è troppo pesante e ostacola la sua capacità di iniziative.”

(Zbigniew Brzezinski – La grande scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici, Longanesi, Milano 1998)

 

    Parlare di sovranità nazionale in una nazione sottoposta a diktat militari e politici, ad influenze ideologiche e culturali e sodomizzata quotidianamente dalle mode e costumi d’importazione atlantico-sionista risulta a dir poco ‘imbarazzante’ o, quantomeno, umoristico considerando l’assoluta genuflessione dimostrata da tutti i principali presidi primari (lobby finanziarie e industriali, multinazionali e circoli giudaici pro-sionisti e logge massoniche più o meno ‘coperte’) e secondari (Istituzioni, partiti politici, sindacati, organizzazioni di rappresentanza ‘corporativa’ delle diverse categorie del mondo del lavoro) rispetto al potere esercitata dalla fine della seconda guerra mondiale dagli Stati Uniti d’America dei quali rappresentiamo una squallida appendice ed una pessima fotocopia peraltro imbrattata dalla pretesa assolutamente demenziale di mantenerci ancorati, in modo ipocrita e fazioso, a insulsi retaggi di un folklore casereccio e provinciale (quello che piace tanto ai legaioli per ‘intenderci’) che ci relega oltretutto al rango di paria dei paesi più sviluppati.

    L’Italia è stato, per quasi mezzo secolo dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni ottanta, un laboratorio di strategie politiche e militari fondamentale per l’imperialismo atlantico e, dopo la stagione di tangentopoli e delle operazioni “mani pulite” (…le coscienze sporche, quelle, invece non sono mai state lavate…) una supina e servile cloaca a cielo aperto per burattini sinagogico-sistemici sottomessi alle volontà ed ai desiderata degli ambienti più radicali del Sionismo internazionale con una classe politica di infimo livello profondamente irresponsabile rispetto alle sfide della globalizzazione economica, a quelle determinate dalle crisi del sistema finanziario mondiale e incapace persino di una visione geopolitica di profondo respiro capace quantomeno di anticipare o almeno comprendere i nuovi assetti strategici che si andavano determinando all’interno delle aree di influenza nelle quali, volenti o no, siamo – per tutta una serie di motivazioni storico-culturali e d’interventismo bellico nonché di interessi economici – stati presenti e irresponsabilmente inattivi (i casi dei Balcani e della vicina sponda meridionale del Mediterraneo ne sono un esempio lampante).

    Il “paese-Italia” con la sua pretesa di essere preso seriamente come quinta o sesta potenza industriale del pianeta (bazzecole) e la approssimata politica estera realizzata più attraverso coup du theatre che non ad una vera e propria strategia d’ampio respiro, determinazione e autorevolezza (ovunque e comunque restiamo i ‘soliti’ bravi italiani quelli tutti mafia, pizza e mandolino e, con le ultimissime vicende giudiziarie che hanno colpito il premier Silvio Berlusconi, quello che passerà alla ‘storia’ come il cavaliere del bunga bunga …e scusate se è ‘poco’, aggiungeremmo pure fregna, marchette e mazzette…giusto per non farci mancare ‘niente’); è e rimane pur sempre “’o paese cchiu stupete du munne” , provincia coloniale dell’impero a stelle e strisce e guazzabuglio di contraddizioni e problemi irrisolti ed irrisolvibili perché ognuno, in I’tal’yà, pensa a sé stesso ed al proprio piccolo, miserevole e miserissimo, tornaconto personale.

    Individualisti, provinciali, opportunisti e ruffiani gli italiani continuano quindi la loro navigazione a ‘vista’ nelle acque infide del nuovo millennio stretti tra i problemi della quotidianità sempre più gravosi per migliaia di famiglie (la crisi economica globale determinata dalla finanza mondialista e dal collasso di alcune delle principali banche ebraiche degli Stati Uniti ha scoperchiato il vaso di pandora fittizio di una situazione dei conti pubblici dello Stato a dir poco disastrosa e messo a nudo l’incapacità di reazione della nostra economia basata su piccole e medie imprese lasciate morire, chiudere o, peggio, espatriare dall’incapacità di un esecutivo che ha pensato esclusivamente ad ingrassare sé stesso e le poche vacche ‘bazzicanti’ l’Olgettina…a Berlusconi si dovrebbe commissionare una sentenza di morte per indegnità mediante fucilazione alla schiena non foss’altro perché, preda di un delirio da Re Sole, ha sovente ritenuto doveroso rivolgersi agli italiani raccontando la fola di una crisi psicologica tutto questo mentre assegni, gioielli e champagne scorrevano a fiumi tra le stanze della villa di Arcore…neanche i reali di Francia durante le fasi della Rivoluzione avrebbero osato tanto) e con una classe politica mai così lontana dalla società e dalle istanze immediate di riforme strutturali fondamentali per non rimanere schiacciati tra l’incudine della globalizzazione economica, le sfide della contrapposizione Occidente-Islam, il divario Nord-Sud del mondo che ha aperto sfide nuove con i flussi immigratori che hanno interessato e investito anche la penisola.

    Una situazione economica assolutamente stagnante che riflette, d’altronde, la piattezza politica che ha raggiunto livelli di indicibile ipocrisia con un esecutivo decisamente allo sbando incapace di intendere e di volere, arroccato sulla difensiva di un ipotetico salvare il salvabile di una situazione che, giorno dopo giorno, negli ultimi tre anni è andata facendosi sempre più precaria e insostenibile (il paese affoga in un mare di debiti, l’usura aumenta vertiginosamente così come le ore di cassa integrazione, le difficoltà dei più di arrivare a fine mese, i suicidi determinati da condizioni di vita insopportabili, le rivendicazioni salariali di intere categorie non assecondate né tantomeno difese  dagli stessi sindacati ai quali spetterebbe questo compito ma che, dopo la riforma generale del lavoro determinata dalla Legge Biagi – ci sono voluti due morti per accucciare definitivamente i sindacati e oberare i lavoratori sottoponendoli a contratti-capestro, turni inammissibili e a condizioni spesso pericolose come confermano le statistiche sulle morti bianche che ci collocano tra i paesi meno responsabili d’Europa rispetto alla questione della sicurezza sul lavoro – e favorita dal silenzio complice degli stessi sindacati, hanno preferito assecondare gli interessi del padronato e, soprattutto, le dinamiche di sfruttamento capitalistico determinate dalla nuova situazione economica globale;  per non parlare infine dei diktat e dei ricatti espressi bellamente e più o meno nel silenzio generale – senz’altro nella generale approvazione dell’intera classe politica italiota – dall’amministratore delegato della Fiat , ingegner Marchionne, che di fatto ha dimostrato chi detta legge e condiziona le scelte di politica industriale in un paese come il nostro e soprattutto come dev’essere interpretata e regolarizzata la globalizzazione…o così o pomì ‘recitava’ anni or sono una nota pubblicità…prendere o lasciare…e non avevamo dubbi che alla fine a prendere sarebbero stata la classe padronale dell’unica autentica multinazionale “tricolore” già feudo ebraico dopo la discesa in campo degli Elkann affatto fortuitamente arrivati ai piani alti della “Fabbrica Italiana Automobili Torino” dopo la non troppo casuale dipartita dei fratelli Agnelli…mai come oggi gli ebrei hanno posto le loro zampacce artigliose su uno dei gangli principali dell’economia nazionale ma di questo nessuno ne parla …chissà perché…).

     Tant’è l’ensemble sgangherato e deambulante di soggetti macchiettistici denominato “I’tal’yà” ovvero le pecore belanti (e annuenti al suono di qualche shofar) dell’ovile sistemico non devono lamentarsi perché chi è causa del suo mal pianga sé stesso e, da quasi settant’anni, gli italiani sono servilmente i principali responsabili della loro sorte che li ha relegati al ruolo di secondari attori della politica mondiale, di irresponsabili e stolti elettori di una classe politica (la casta…o, per essere più onesti, forse sarebbe il caso di ri-denominarla la cosca) mediocre e vile, di narcisistici guaglioni – artisti più o meno improvvisati ma espertissimi – del tira a campare, del “tanto peggio tanto meglio”, del “si salvi chi può”…. 

    A distanza di un secolo e mezzo dalla tanto celebrata unità nazionale siamo ancora quelli del tiremm innanz ovvero un mix squattrinato di funambolismo, fantasia, guazzabugli e problemi che sono lì davanti a chiunque irrisolti ed irrisolvibili (anche perché non esiste alcuna volontà di dare soluzioni concrete e durature; al massimo si tappa qualche buco, si da una sistemata provvisoria, si lascia in perenne instabilità qualsiasi situazione fino a quando non ci scappa il morto ed allora ecco la patetica, ipocrita e ignobilissima nenia funebre di facciata): Napoli con la sua munnezza e la sua malavita, Milano e Roma con i loro ghetti di miseria e povertà pronti ad esplodere, il nord-est principale locomotiva del miracolo economico degli anni Ottanta ridotto a mendicare aiuti dallo Stato e intere regioni nelle quali la criminalità organizzata – si chiami Camorra o Ndrangheta, Mafia o Sacra Corona Unita – ha abbondantemente messo radici finendo per riproporre quegli scenari di collusioni tra politica, mondo degli affari e mafie un tempo esclusivi del solo meridione.  

    Del resto c’è il giudeo Saviano, quello dei talk-show sistemici – a ‘raccontarvi’ i fatti di mafia no?

    ‘Contenti’ voi… La mafia – ‘dice’ – sia arrivata al nord: la scoperta dell’acqua calda!

    Ma veniamo alle ‘radici’ del problema: l’Italia è un paese a sovranità limitata e sotto dominio sinagogico.

    Scrisse ventidue anni fa Vincenzo Vinciguerra: “Il dopo, che noi abbiamo vissuto e che ancora viviamo, è stato scritto dagli Stati Uniti d’America nell’Europa occidentale e dall’Unione Sovietica in quella orientale, che hanno alimentato per i loro fini la contrapposizione fra fascismo e –antifascismo, utile mezzo per perpetuare una divisione degli animi che impedisse all’Europa di riscoprire la sua forza e con essa la possibilità di determinare da sé il proprio destino.” (1)

     Che la Repubblica italiana, nata dalla resistenza e sotto il segno dell’antifascismo sia stata un campo d’azione, un laboratorio politico ed insieme un modello per le strategie atlantiche è dimostrato dalla inesauribile serie di misteri (stragi, attentati, tentativi golpisti e sovversivi e non ultimo complotti più o meno eterodiretti dai servizi d’intelligence a stelle e strisce e da apparati collegati alle strutture occulte o palesi della NATO) che ne hanno caratterizzato la storia recente del paese oltre a rappresentare un dato di fatto storico inoppugnabile ed insindacabile.

     Meno nota invece la presenza militare esercitata dalla superpotenza statunitense che ha dislocato, fin dall’immediato dopoguerra mondiale, le proprie basi su tutto il territorio nazionale finendo per avere in Italia un numero non inferiore a 100mila effettivi quando – tra esercito di leva, organi di polizia e forze dell’ordine varie – al paese non venne concesso (secondo gli accordi di pace ossia i diktat imposti dalle potenze vincitrici al paese uscito sconfitto dalla guerra di disintegrazione ebraica delle Rivoluzioni Nazionali europee) un numero superiore alle 340mila unità…l’esercito di ‘franceschiello’ insomma.

    Vediamo dunque di ‘ricapitolare’ quale sia e quanto massiccia sia la presenza USA in territorio italiano partendo dalle principali basi militari dislocate in tutte le regioni ( a quanto sembra solo Valle d’Aosta, Abruzzo, Molise e Umbria sono state ‘risparmiate’):

Trentino Alto Adige

1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell’Usaf.

2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.

Friuli Venezia Giulia

3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell’Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani ]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell’Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell’aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari. Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuo’ in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la 16th Air Force. Quest’ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell’Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara’ appunto quest’ultima la principale base per l’offensiva aerea contro l’Iraq del nord, ma l’impiego degli aerei della 16th Air Force sara’ pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.

4. Roveredo [Pn]. Deposito armi Usa.

5. Rivolto [Ud]. Base USAF.

6. Maniago [Ud]. Poligono di tiro dell’Usaf.

7. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell’Us Army.

8. Trieste. Base navale Usa.

Veneto

9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.

10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.

11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.

12. Longare [Vi]. Importante deposito d’armamenti.

13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni

14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni

15. Istrana [Tv]. Base Usaf.

16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.

17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].

18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.

19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.

20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.

21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.

22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.

23. Venezia. Base navale Usa.

24. Sant’Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.

25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.

26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.

27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.

Lombardia

28. Ghedi [Bs]. Base dell’Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.

29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].

30. Remondò [Pv]. Base Us Army.

108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.

Piemonte

31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.

32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.

Liguria

33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].

34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.

35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell’Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di “occupazione di aree dello specchio d’acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]”. Poi c’è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall’artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].

Emilia Romagna

36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell’Usaf con copertura Nato.

37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

38. Parma. Deposito dell’Usaf con copertura Nato.

39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.

40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l’attivazione di bombe nucleari.

41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.

Marche

42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.

Toscana

43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e’ stoccata una riserva strategica per l’esercito e l’aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell’US Army per l’appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell’Africa del Nord e la Turchia.

44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.

45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell’Usaf.

46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell’Us Navy.

47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.

48. Livorno. Base navale Usa.

49. Monte Giogo [Ms]. Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

Sardegna

50. La Maddalena – Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana “Simon Lake”.

51. Monte Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa.

52. Sinis di Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa].

53. Isola di Tavolara [Ss]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.

54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.

55. Monte Arci [Or]. Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

56. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed impianto radar Usa.

57. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.

58. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.

59. Capo Teulada [Ca]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Or ], all’incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone “off limits”: poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.

60. Cagliari. Base navale Usa.

61. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.

62. Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf.

63. Salto di Quirra [Ca]. poligoni missilistici.

64. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.

65. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.

Lazio

66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato

67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria Usaf.

68. Rocca di Papa [Rm]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo

69. Monte Romano [Vt]. Poligono saltuario di tiro dell’Us Army.

70. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei “La Salle”.

71. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.

Campania

72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.

73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.

74. Monte Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

75. Ischia [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

76. Nisida [Na]. Base Us Army.

77. Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell’Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.

78. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base dell’Us Army.

80. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa.

81. Lago Patria [Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa.

82. Giugliano [vicinanze del lago Patria, Na]. Comando Statcom.

83. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.

84. Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra

85. Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.

Basilicata

79. Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa.

86. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.

Puglia

87. Gioia del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico.

88. Brindisi. Base navale Usa.

89. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato.

90. San Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].

91. Monte Iacotenente [Fg]. Base del complesso radar Nadge.

92. Otranto. Stazione radar Usa.

93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.

94. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.

Calabria

95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.

96. Monte Mancuso [Cz]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

97. Sellia Marina [Cz]. Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

Sicilia

98. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell’Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una.

99. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

100. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

101. Vizzini [Ct]. Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell’aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.

102. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell’Usaf.

103. Isola delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato.

104. Comiso [Rg]. La base risulterebbe smantellata.

105. Marina di Marza [Rg]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

106. Augusta [Sr]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni.

107. Monte Lauro [Sr]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

109. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

110. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy ].

111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.

112. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.

113. Isola di Lampedusa [Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d’ascolto e di comunicazioni Nsa.

    La ‘mappa’ del potere americano in Italia deve tener presente come furono dislocate e perché , le modalità d’uso e le armi che vi furono installate, le basi militari che rappresentarono, fin dall’immediato dopoguerra, i principali simboli della conquista americana del paese.

    Simboli ai quali si devono dare altre ‘cifre’ per meglio rappresentarne la vastità e la particolarissima funzione: nel nostro paese il Pentagono possiede 1430 edifici, per una superficie complessiva di 830mila metri quadrati, più quasi altrettanti immobili in affitto o concessione distribuiti in 42 siti principali ai quali se ne devono aggiungere un quarantina minori. Sebbene sia un numero minore a quelli a disposizione delle truppe americane dislocate dalla fine della seconda guerra mondiale in Germania (altra nazione europea uscita sconfitta e saccheggiata dai vincitori del conflitto) dove sarebbero 235 è in atto da alcuni anni un riallineamento strategico delle funzioni, del ruolo e del numero che questi immobili offrirebbero alla politica estera americana (come dimostrato dall’ampliamento della base ‘Ederle’ di Vicenza e le conseguenti manifestazioni di protesta che hanno caratterizzato gli ultimi anni e soprattutto dall’uso che di queste basi si è fatto in particolar modo in occasione dell’aggressione Nato contro la Serbia nella primavera 1999 e di quello che se ne sta facendo in queste ore per l’aggressione contro la Libia).

    E’ un dato di fatto indiscutibile infatti che l’Alleanza Atlantica stia dislocando le sue forze spostando uomini, mezzi e basi dall’Europa centrale e settentrionale verso le aree più direttamente interessate alle strategie geopolitiche americane degli ultimi venti anni: il Mediterraneo e l’Europa orientale (si spiega anche il recente viaggio in Polonia compiuto dal presidente Barak Obama che conferma il maggior interesse degli americani per i nuovi ‘alleati’ orientali i quali hanno accolto a braccia aperte sui rispettivi territori mezzi e truppe yankee).

    La situazione sempre incerta del quadrante balcanico, quella calda dei paesi del Maghreb e della sponda meridionale del Mediterraneo, l’area geostrategica vitale del Mar Nero e del Caspio sono diventati problemi di primo livello dopo il crollo dell’URSS e dei paesi satelliti del Patto di Varsavia e la fine della contrapposizione geopolitica mondiale tra l’Occidente americanocentrico e l’Oriente sovietico.

    Il nuovo sistema di difesa disegnato per le Ff.Aa. italiane fin dalla fine degli anni Ottanta aveva identificato proprio nel nuovo scontro Nord-Sud , tra Europa e nazioni islamiche, la dicotomia di schimittiana memoria ‘amico/nemico’ rilanciata dalla visione catastrofica su un ipotetico – e provocato ad arte dalle centrale di destabilizzazione sioniste e americane – ‘clash of the civilizations’ di cui Samuel Huntington , testa d’uovo dell’establishment mondialista e uomo legato ai circoli neo-conservatrici della politica americana, aveva delineato le linee guida e le direttrici di marcia.

    In questo contesto la 173.a Brigata, di stanza a Vicenza, è stata progressivamente, e al di là delle proteste di piazza, trasformata in una squadra da combattimento formata da più battaglioni e potenziando il suo ruolo di force de frappe , forza rapida aviotrasportata del Comando Europeo degli Stati Uniti. E’ per questo motivo che venne presa dai vertici Nato la decisione di creare una nuova base nell’area dell’aeroporto Dal Molin così come, sempre a Vicenza, venne installato l’U.S. Army Africa (Esercito USA per l’Africa) con la trasformazione della Forza tattica nel Sud Europa in componente terrestre al comando dell’AfriCom che ha il suo quartier generale a Stoccarda.

    Potenziata Aviano, una delle principali basi USA sul continente europeo, con la dislocazione del 31.mo “Fighter Wing”, l’unico stormo di cacciabombardieri USA a sud dell’arco alpino, e la presenza di ordigni nucleari che si trovano anche nella altrettanto fondamentale base militare di Ghedi (Brescia) e a Camp Darby (Pisa) che ha mantenuto il suo storico ruolo di base logistica più importante per il rifornimento delle truppe di terra e di quelle aeree americane nell’area del Mediterraneo, per l’Africa e il Vicino Oriente.

    Camp Darby è l’unica base dell’esercito americano in cui il materiale preposizionato (carri armati M1, Bradleys) è collocato in 125 bunker assieme all’equipaggiamento necessario per due battaglioni corazzati e due di fanteria meccanizzata.

    E’ da questa base che sono partite le bombe utilizzate nel recente passato dagli americani per le aggressioni alla Serbia (1999), all’Irak (2003) e anche le stesse bombe a grappolo lanciate dall’aviazione israeliana durante l’aggressione contro il Libano nell’estate di cinque anni fa.

    Secondo la rivista “Global Security” infatti il 31.mo squadrone di munizionamento della base di Camp Darby è responsabile anche di due depositi classificati che hanno la loro sede nell’emporio criminale sionista, una succursale della base toscana, e che ha fatto abbondante uso dei materiali bellici durante l’operazione “Piombo Fuso” del dicembre 2008 contro la Striscia di Gaza.

    Inutile ricordare che la Regione Toscana e i Comuni di Pisa e Livorno avevano approvato nel 2004 e poi successivamente tre anni più tardi una serie di mozioni per “la dismissione e la riconversione a usi esclusivamente civili di Camp Darby”. In questi casi – come in tutti quelli dove vi sia lo ‘zampino’ dei servizi di sicurezza e di organismi militari o di polizia – le risoluzioni non servono a un ciufolo…

     Una situazione analoga a quella della base toscana si respira a Napoli dove è stato trasferito da anni il Comando delle Forza Navali USA in Europa , un tempo con sede a Londra, e dove è stato installato anche quello delle forze navali AfriCom.

     Il settore meridionale della penisola svolge, con i suoi scali portuali, un ruolo fondamentale nella strategia USA di contenimento nell’intero Mediterraneo come confermato anche dall’ampliamento della base aeronavale di Sigonella che ospita due centri di rifornimento dell’U.S. Navy, una delle tre stazioni terrestri della rete di telecomunicazioni satellitari GBS, gestita dal 50th Space Communications Squadron responsabile delle telecomunicazioni spaziali dell’U.S. Air Force, e infine una squadra per operazioni speciali degli Stati Uniti per l’Africa. 

    Come appare evidente è aumentata considerevolmente e qualitativamente la funzione riservata dagli Stati Uniti alle loro basi in territorio italiano a conferma di una vera e propria strategia di condizionamento, di sfruttamento e di controllo che Washington esercita in Italia sia politicamente, sia culturalmente che militarmente sottoponendo il paese ai diktat che hanno caratterizzato da sempre il rapporto tra dominante/dominato, padrone/schiavo che è la costante della politica dei rapporti bilaterali tra il centro dell’Impero e le sue più remote province.

    E che l’Italia sia, non da oggi, una provincia dell’impero a stelle e strisce viene confermato oltretutto dalla normalizzazione imposta alla politica italiana dopo la stagione di tangentopoli che ha aperto le porte del potere a nuovi soggetti ed aggregazioni partitiche più conformi ai desiderata atlantico-sionisti con un riallineamento verso il centro di tutte le estreme, la frantumazione dei partiti tendenzialmente e ideologicamente anti-imperialisti e anti-sionisti e una vera e propria kippizzazione della politica nazionale che ha permesso l’ascesa ai vertici di governo di formazioni politiche un tempo definibili come “estreme” quali il vecchio Movimento Sociale (poi Alleanza Nazionale ed infine confluito nel PdL) o Rifondazione Comunista (oggi Federazione della Sinistra) in realtà soggetti partitici funzionali al Sistema il cui ruolo è stato evidenziato nitidamente durante i passati esecutivi di centro-destra o centro-sinistra (in democrazia tutti i partiti hanno una loro funzione e tutti rispondono agli stessi ordini imposti dai detentori del potere reale…Alta Finanza, Lobbie’s economiche, potentati industriali, giudeo-massoneria).

 

     La stagione di “tangentopoli” nota soprattutto per i suoi processi massmediaticamente riportati oltre ogni limite per occultare le strategie economiche di asservimento decise dalla finanza mondiale nei confronti di alcune delle principali aziende pubbliche e private del paese attraverso quel processo di privatizzazioni che portò alla svendita del patrimonio di istituti di credito, banche e imprese secondo le decisioni prese dall’establishment plutocratico sullo yacht “Britannia” –  presente nelle acque internazionali a largo del porto di Civitavecchia –  dettate senza condizioni e imposte ai nostri supini banchieri.

    “La privatizzazione delle aziende pubbliche (ferrovie, poste, autostrade ecc.) ha prodotto perdite economiche gravissime, il peggioramento della qualità dei servizi e l’aumento del costo per l’utente. Svendere i beni pubblici non significa soltanto impoverire il paese (che perde i profitti delle aziende vendute ed è anche costretto a finanziarle), ma anche indebolire il governo. Ad esempio, il Ministro per lo Sviluppo economico Pier Luigi Bersani ha propagandato come importante la sua riforma che eliminava il costo di ricarica delle schede telefoniche, senza dire però che il governo non aveva alcun potere di impedire che la cifra della ricarica venisse reinserita mediante l’aumento delle tariffe. Nel giro di pochi giorni, alcune società telefoniche cambiarono i piani tariffari, in modo tale da garantirsi gli stessi introiti che avevano in precedenza. Questo è un chiaro esempio di come le privatizzazioni sottraggono denaro e potere all’intera comunità, costringendo i cittadini a sottostare allo strapotere delle società private. Se i nostri ministri dovessero davvero difendere gli interessi dei cittadini, contro le corporation e le banche, sarebbero immediatamente richiamati all'”ordine” dalle autorità dell’Unione Europea e da quelle statunitensi.” (2)

 

    Anche per comprendere queste ‘evoluzioni’ (o per esser più esatti involuzioni) e genuflessioni della politica italiana occorre tenere presente il ruolo svolto dagli americani in Italia.

    Un ruolo quello svolto dagli americani fondamentale per comprende l’intera storia italiana degli ultimi settant’anni. E per comprendere la storia, dietro le quinte, di un paese a sovranità limitata, tenuto in scacco per decenni da quelli che servilmente chiama alleati ma che nella realtà cruda e nuda dovrebbero essere definiti solo ed esclusivamente come i padroni occorre ripercorrere anche – soprattutto alla luce delle interferenze, manomissioni, infiltrazioni, sovvertimenti, inquinamenti, insabbiamenti e tradimenti operati più o meno scioccamente – dei suoi servizi di sicurezza, dagli apparati che forma cioè l’intelligence di una nazione e che, nel caso Italia, sono né più né meno che una diretta emanazione di quel vasto leviatano che tutto vorrebbe controllare e tutto cercare di manipolare per i propri loschi interessi denominato C.I.A. Central Investigation Agency …la lunga mano dell’America negli affari sporchi del pianeta.

    I nostri servizi di sicurezza subalterni a quelli americani furono costituiti sotto l’egida CIA solo dopo le elezioni politiche del 18 aprile 1948 (quando la Democrazia Cristiana di De Gasperi ottenne con i partiti centristi la maggioranza assoluta dei voti sbaragliando il fronte popolare dei partiti di sinistra) e soprattutto con l’adesione italiana al Patto Atlantico.

    Questa situazione fu determinata dalla presenza del più forte partito comunista dell’intero blocco occidentale, un PCI che poteva minare in qualunque momento il tessuto sociale e modificare la situazione politica favorendo un pericoloso slittamento del paese verso l’area d’influenza sovietica come ritennero gli analisti del Pentagono adoperandosi, fin dalla primavera del 1945, per assoldare in proprie strutture paramilitari (che sarebbero negli anni Cinquanta confluiti nella rete spionistica e militare di Stay Behind-Gladio) quanti più collaborazionisti possibile in quella sorta di nuova crociata anticomunista che avrebbe trovato i suoi perni centrali nel paese nella Chiesa, nella Mafia (sbarcata in Sicilia al seguito delle truppe statunitensi), nelle logge massoniche e negli ambienti degli industriali.

     Le vicende relative ai molti misteri italiani (da Portella delle Ginestre alla tragedia della Moby Prince fino al Cermis e attraverso tutte le altre stragi di Stato rimaste impunite perché uno Stato non può accusare sé stesso né i suoi apparati e uomini che sono i responsabili primi di tutte quelle morti che hanno contrassegnato i cosiddetti anni di piombo in quella stagione di sangue caratterizzata dalla strategia della tensione e dagli opposti estremismi politici) passano attraverso questo rapporto di assoluta sudditanza dimostrato nei decenni dai nostri apparati d’intelligence rispetto ai loro colleghi americani.

     Ha scritto il giornalista Pietro Calderoni: “Un fatto è certo: nell’immediato dopoguerra gli americani impedirono, per circa due anni, che in Italia si ricostituissero i servizi segreti. Il clima politico era ancora incerto e gli Stati Uniti non erano ancora completamente sicuri della nostra affidabilità politica. (…) …a rilanciare ancora una volta la questione della subalternità dei nostri servizi a quelli americani (a dimostrazione di quanto il problema sia sentito e sia reale) è stato poco tempo fa un autorevole leader socialista, Rino Formica, attuale ministro del Commercio Estero ed ex membro del Comitato parlamentare di controllo sull’attività dei servizi di sicurezza. In una intervista rilasciata a “Repubblica” , Formica ha accusato esplicitamente i servizi segreti italiani di obbedire agli ordini e ai disegni strategici di americani. Parole, solo parole? Mica tanto. Anche in questo caso basterebbe andarsi a rileggere ad esempio – per tornare un po’ indietro nel tempo – le convenzioni che l’Italia stipulò quando aderì al Patto Atlantico il primo agosto 1949. Tra i vari obblighi che il nostro Paese assunse ce n’erano alcuni che riguardavano i servizi. Nel 1974 il giornalista Massimo Caprara sul settimanale “Il Mondo” rivelò che “In base agli accordi Nato, il Sid è tenuto a passare notizie e ricevere istruzioni, da una centrale apposita della CIA che dipende direttamente dalla Presidenza degli Stati Uniti. Il nome in codice dell’ufficio ricetrasmittente negli USA è Brenno. Ancora. Un altro degli accordi Nato prevedeva l’istituzione degli Uspa, ovvero degli Uffici Sicurezza Patto Atlantico. L’Uspa, presso il nostro ministero della Difesa, è sempre stato comandato dal capo del servizio segreto militare, ed è lui dunque che decide a quali personalità dello Stato si può concedere il famoso Nos, nulla osta sicurezza, che permette di accedere ai documenti segreti della Nato. In pratica sono sempre stati i capi dei servizi a prendere una decisione che dovrebbe essere di carattere strettamente politico.” (3) 

     Chi decide dunque la politica estera in Italia? Ovviamente non gli attori prestati dal mondo della politica a ruoli istituzionali e che, mai come oggi, sono ridotti al rango di semplici ‘amministratori’ del ‘cortile’ italiano dove si svolgono da sempre alla luce del sole o in quella zona d’ombra di cui spesso parlava l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, gli interessi e le strategie statunitensi.

     Kissinger, influente esponente ebraico dell’Establishment politico statunitense, in occasione di una famosa intervista concessa ad un giornalista, riferendosi alle operazioni ‘coperte’ della CIA contro altri governi in diversi teatri geostrategici del pianeta, aveva sottolineato che i consueti rapporti politici tra gli Stati variavano ed oscillavano generalmente tra la normale attività diplomatica e l’uso della forza e che, fra questi due ‘estremi’, esisteva una ‘zona grigia’ dov’era possibile operare al di fuori della consueta prassi attraverso pressioni commerciali, finanziarie, spionistiche e militari e dove ovviamente erano all’ordine del giorno tutte le procedure e le operazioni che si ritenessero opportune e fuori dalla legalità.

     Ora che ciò si sia verificato in Italia , in tutte le occasioni ed in particolare ogni qualvolta si sia resa necessaria una interferenza dei servizi per evitare che qualche segreto scomodo venisse a conoscenza dell’opinione pubblica, è uno dei pochi dati certi sui quali conviene soffermarsi ulteriormente riprendendo quanto scrisse ormai un quarto di secolo fa il giornalista Calderoni: “Nella loro minuziosa ricostruzione dell’attività dei servizi segreti, i giudici di Bologna si sono occupati naturalmente di questo aspetto (e del problema, più generale, della “subalternità” dei nostri servizi a quelli americani). E  una indicazione significativa, su questo argomento, l’ha data un teste, Gianfranco Ghiron, collaboratore del Sid e in particolare di Miceli e Maletti negli anni caldi del 1974. Ghiron, interrogato, ha spiegato ai magistrati bolognesi, che solitamente in nulla osta sicurezza “viene rilasciato dal capo dei servizi militari in accordo con la Nato”. E’ dunque la Nato a pronunciare l’ultima parola, a dire se una determinato autorità italiana gode della fiducia Nato a tal punto da poter entrare in possesso del Nos. (…) Da uno degli ufficiali del Sid col quale aveva rapporti, Ghiron venne a sapere “una notizia data per certa nell’ambito dei servizi” e cioè che “l’inimicizia tra Andreotti e Miceli era stata determinata dal fatto che, allorquando Andreotti stava per diventare presidente del Consiglio dei ministri, Miceli si fece ricevere da Leone, allora presidente della Repubblica, e gli disse che mai avrebbe dato il Nos ad Andreotti in quanto lo riteneva troppo legato, sin dal 1972, al Partito Comunista.”. Commentano i giudici di Bologna: “Ne conseguirebbe che il condizionamento nelle più delicate scelte politiche come la nomina del presidente del Consiglio, passerebbe attraverso il vaglio ed il parere del capo dei servizi segreti militari, tradizionalmente operante all’interno di strumentalizzazioni e di logiche ricattatorie, come si è visto, e che sarebbe portatore di un più alto potere di controllo rispetto ad ogni carica costituzionale, derivategli dal fatto di rappresentare “superiori” interessi del Patto Atlantico.” (…) La tesi che emerge dalle pagine dell’ordinanza di Bologna (e forse sottovalutata da stampa e politici) è senz’altro clamorosa anche se non del tutto nuova. I giudici, in pratica, sostengono che se i servizi segreti italiani hanno agito in un certo modo nella recente storia d’Italia ciò non è accaduto solo per colpa di qualche generale fellone. E’ successo, soprattutto, per altri motivi, ben più gravi e seri, e cioè perché quel determinato comportamento dei nostri servizi (insabbiare, tradire, favorire, deviare) faceva parte di un gioco più ampio, di una strategia politica più complessa, di un disegno apparentemente senza forma ma invece ben chiaro in chi lo andava mano mano disegnando. Aldilà dell’oceano.” (4)

    Una domanda che inquieta: avrà avuto il Nos l’On. bungabunghista Silvio Berlusconi (già esponente della Loggia Massonica Propaganda 2) e i di lui più o meno prezzolati servitori? Sarà bastato a Sion-Silvio Berluskippah essere stato nominato statista dell’anno 2003 dalla loggia massonica esclusivista ebraica del B’nai B’rith di Jew York e successivamente (2008) aver portato in parlamento l’estremismo becero e razzista dell’ultra-sionista Fiamma Nirenstein nominata alla presidenza di una commissione di vigilanza contro l’antisemitismo su internet? Evidentemente, e lo si è palesemente visto in occasione della recente aggressione contro la Libia dell’ex amico fraterno il Colonnello Muhammar Gheddafi, il Cavaliere di Arcore è stato preso per le palle a dovere e riportato sulla ‘retta via’ dell’interventismo bellicista Nato da chi di dovere….

     Tant’è Nos o meno i politici italiani – tutti nessuno escluso tra quelli che hanno un seggio parlamentare e spesso anche nelle fila dell’extra-parlamentarismo (come ci insegnano proprio le vicende relative alla strategia della tensione) – sono, né più né meno, che i camerieri dei banchieri e della Grande Finanza cosmopolita e i ruffiani leccapiedi delle direttive provenienti d’oltre-oceano perché, piaccia o dispiaccia, il problema della sovranità nazionale non più limitata ma inesistente dovrebbe rappresentare una battaglia politica prioritaria per qualunque partito che intenda risistemare la situazione in questo paese senza più né capo né coda, senza idee né progetti e che – oggi più che mai – si trova in balia delle vicende di politica internazionale privo di direzione e di strategie adempiendo esclusivamente a quel pluridecennale compito di cane da guardia scodinzolante delle strategie e degli interessi statunitensi in Europa e nel mondo.

     Inutili quindi le ‘ciancie’ leghiste su un più che legittimo ritiro immediato dei nostri contingenti militari dal teatro di guerra afgano: senza una politica fondata sulla sovranità nazionale non esistono condizioni tali per cui l’Impero a stelle e strisce dovrebbe ‘considerarci’ degni di attenzione…

     L’Italia …ieri i ‘bulgari’ della Nato, oggi gli straccioni delle guerre asimmetriche ameregane.

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

Note –

1 – Vincenzo Vinciguerra – “Ergastolo per la libertà”  – Ediz. “Arnaud”    , Firenze 1989;

2 –  Antonella Randazzo – “L’Italia è una colonia?” per il sito www.disinformazione.it ;

3 – Pietro Calderoni – “Servizi Segreti” – Ediz. “Tullio Pironti” , Napoli 1986;

4 – Pietro Calderoni – ibidem;

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