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Il complottismo sistemico – Julian Assange, Wikileaks e il “complotto ebraico”

5 Lug

IL COMPLOTTISMO SISTEMICO –

JULIAN ASSANGE, WIKILEAKS E IL “COMPLOTTO EBRAICO” ….

 

di Dagoberto Bellucci

 

 

    La storia contemporanea come ci hanno insegnato oramai le cronache è letteralmente inondata di invenzioni ad oltranza, menzogne create ad arte e leggende metropolitane…magari qualcuna di queste notizie, specie quelle frammiste a mezze verità, riescono ad ottenere il ‘palcoscenico’ mediatico per qualche giorno…qualcuna anche per settimane…tengono, come si suol dire, ‘banco’ e fanno spesso comodo al Potere per distogliere l’attenzione da problemi reali e dal quotidiano fotti fotti che caratterizza questa sgangherata e maleodorante finzione sistemica che vorrebbe imporre un’autorità ad un mondo letteralmente impazzito dove non si contano né errori né orrori…

    Tra le favolette massmediatiche meglio riuscite degli ultimi anni in fatto di politica internazionale ci sarebbe quella che riguarda Julian Assange e la sua organizzazione WikiLeaks con gli ormai famosi file (…sembra di ritornare indietro alle rappresentazioni ‘telefilmiche’ di qualche anno addietro…ricordate la serie “X Files” non casualmente interpretata dal giudeo David Duchovny? A parte altre strane ‘assonanze’ non propriamente ‘gentili’ soprattutto tra i responsabili della produzione di quella fortunata serie televisiva occorre ricordare – come ha fatto, forse troppo ‘paranoicamente’ forse no … – che ci volete fare, a noi i ‘paranoici’ ci sono sempre andati a ‘genio’ – …tal Paolo Franceschetti il quale, in un suo articolo apparso sul sito www.comedonchisciotte.org ha scritto: “Un telefilm come X-Files, ad esempio, richiama la cultura ebraica in modo ossessivo in ogni piccolo particolare, dal nome degli attori al nome dei personaggi (Dana Scully richiama nel nome la tribù di Dan, che è la tribù di Israele da cui nascerà l’Anticristo e nel cognome lo scheletro; Gillian Anderson richiama nel nome il giglio, simbolo di Israele, e nel cognome Anderson che è colui che ha redatto le costituzioni massoniche, David Duchovny richiama la stirpe di Davide nel nome, ma anche un’autorità spirituale del mondo ebreo polacco nel cognome..e così via” (1) …diciamo che sicuramente certi ‘rimandi’ non erano propriamente ‘casuali’…altro da aggiungere francamente non c’è…) che avrebbero dovuto sputtanare la politica mondiale, i suoi attori (o marionette a seconda dei casi) e in particolar modo avrebbero dovuto nuocere agli interessi degli Stati Uniti d’America…

    Mai ‘barzelletta’ fu meglio congegnata, studiata e realizzata per prendere letteralmente per i fondelli l’intera umanità kippizzata, insulsa e paranoica, deambulante nella contemporaneità post-nichilista…i burattini sinagogici insomma.

    Ora la vicenda WikiLeaks, l’organizzazione incriminata per aver diffuso cablo segretissimi che ‘dicasi’ siano stati trafugati dalla corrispondenza più o meno ordinaria delle ambascerie, si arricchisce di un nuovo, ‘avvincente’ (…quasi quanto la saga di Harry Potter per quanto ci ‘riguarda’…), capitolo: quello del complotto ebraico.

    Che Assange fosse un abile furbastro lo si era capito da sé…basta vederlo per capire di che ‘pasta’ è fatto il ‘tipo’ umano …che avesse evidentemente bisogno di continuare a far parlare di sé era altrettanto scontato e così è stato.

    E’ notizia di qualche tempo fa quella che disegnerebbe un tentativo di attacchi contro il fondatore della nota organizzazione internazionale ordito sembra da ambienti ebraici collegati con il quotidiano londinese “The Guardian”. A rivelarne i particolare sarebbe stato il direttore della rivista satirica “Private Eye”, Ian Hislop, il quale ha diffuso la ‘velina’ secondo la quale Julian Assange avrebbe accusato di “cospirazione” diversi giornalisti di origine ebraica.

    Vediamo di ‘capirci’ qualcosa: secondo Hislop sarebbe stato proprio il fondatore di Wikileaks ad essersi sfogato, il 16 febbraio scorso, per lamentarsi di un articolo a firma Israel Shamir – socio della sua organizzazione in Russia – che sarebbe stato redatto per privare il suo gruppo del sostegno ebraico.

    Secondo quanto ha riferito Hislop “Assange mi ha detto che il pezzo era un evidente tentativo per privare lui e la sua organizzazione del sostegno e delle donazioni degli ebrei, e che lui conosceva benissimo chi l’aveva scritto”. Hislop ha sottolineato come Assange durante la conversazione avesse accusato ripetutamente “Private Eye” di essere “parte di una cospirazione guidata dal Guardian che avrebbe coinvolto il giornalista David Leigh, il direttore Alan Rusbridger e John Kampfner di Index on Censorship”. “Sono ebrei”, avrebbe ripetuto l’ex hacker australiano che qualcuno ha disegnato come l’uomo che ha fatto tremare i potenti del pianeta.

      “Ho sottolineato che Rusbridger in realtà non è di religione ebraica, ma Assange ha insistito sul fatto che lui fosse ‘una sorta di ebreo’, perché legato a David Leigh (sono fratellastri)”, ha fatto sapere il direttore di “Private Eye”.

     Questa l’immediata replica di Assange:  “Ha distorto, inventato quasi ogni affermazione e un’espressione in particolare, ‘complotto ebraico’, è completamente falsa”. “E’ grave, sconvolgente. Piuttosto che correggere una sbavatura, Hislop ha tentato di giustificare una diffamazione”. “Wikileaks promuove l’ideale di ‘giornalismo scientifico’”, dove le prove degli articoli sono a disposizione del lettore proprio per evitare questo tipo di distorsioni. Facciamo tesoro del sostegno ebraico, così come facciamo tesoro del supporto degli attivisti arabi per la democrazia e degli altri che condividono con noi la speranza di un mondo più giusto”.

     Vabbè…che ‘dire’…che dietro alla macchina sputa-file di WikiLeaks si celasse una abbastanza scontata direzione con kippah era nell’aria: Assange che conferma un apporto ebraico alla propria causa non fa altro che sottoscrivere quanto già era emerso proprio dai file che riguardavano “Israele” e i paesi arabi o islamici con insinuazioni a dir poco politically correct contro l’Iran,la Siria ed i movimenti di resistenza islamici della regione.

     Niente di nuovo insomma…semplice ‘bagarre’ tra giornalisti o qualcosa di più?

     Difficile dirlo, magari si è trattato di una specie di avvertimento in forma di boutade polemica proprio rivolto allo stesso Assange il quale, tra le altre questioni, tutto ci sembra tranne che un individuo “pericoloso” alla causa del Sionismo internazionale specie dopo le affatto convincenti figure rimediate nelle non rare occasioni in cui è comparso a parlare ospite di qualche televisione araba (tipo “al Jazeera” per intenderci)  dando una dimostrazione quasi inverosimile di incompetenza e ignoranza profonda non solo sul mondo arabo propriamente detto ma anche sulle singole domande inerenti i singoli Stati arabi (…Assange rispondeva sull’Afghanistan…che ovviamente è “arabo” quasi quanto il sottoscritto…mah…).

    Ora si potrebbe ridere, come piangere non foss’altro che questa buffonata va avanti oramai da diverso tempo e continua ad essere pure presa sul serio dai giornalisti della carta stampata e da quelli televisivi…. Chi paga Assange? Chi c’è dietro Wikileaks? A quali imput risponde la sua organizzazione? Cui prodest questo complottismo sistemico di servizio?

     L’affaire Wikileaks ha soltanto un nome: si chiama diversione strategica… o, appunto, disinformazione complottistica di ‘servizio’.

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

 

 

Nota –

1 –  Paolo Franceschetti – “Questione ebraica, complotto ebraico-massonico e omicidio rituale contemporaneo” ;

 Articolo che peraltro non dimostra assolutamente nulla se non il vuoto presente – in materia di questione ebraica e complottismo in generale – nella zucca dell’autore.

Atteggiamento non nuovo tendente a sminuire, demonizzare o, come in questo caso, scientificamente provare a ridicolizzare qualsivoglia tentativo di dimostrare l’esistenza di un complotto ebraico-massonico internazionale: identica tecnica e stessa modalità utilizzata da oltre un secolo dagli stessi ambienti ebraici e massonici per screditare “I Protocolli dei Savi Anziani di Sion” ed il loro valore in quanto documento storico e progetto di dominio planetario dell’Internazionale Ebraica.

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Orrori commessi dagli americani nell’Iraq sotto occupazione

5 Lug

Riceviamo dalla Radio di Stato iraniana, I.R.I.B., di Teheran –  e volentieri ripubblichiamo – questa notizia su nuovi orrori commessi dalle truppe d’occupazione americane in Iraq.

Un’occupazione feroce che già dalle sevizie e dalle immagini fuoriuscite dal carcere di Abu Ghraib – così come pure dalle prigioni per i sospetti di “terrorismo” presenti a Guantanamo – dimostra in tutta la sua cruda bestialità che cosa hanno ‘esportato’ i “paladini” della democrazia e della libertà a stelle e strisce…Storia “vecchia” per chi, come gli europei, hanno subito le angherie e analoghi atti criminali durante e dopo la seconda guerra d’aggressione scatenata dall’Internazionale Ebraica contro l’Europa dell’Ordine Nuovo.

In questo articolo nuove rivelazioni sull’occupazione yankee dell’Iraq.

 

 

Nel nome di  Dio, il Misericordioso, il Clemente 

Arti amputati con sega elettrica, occhi cavati…nuove rivelazioni sulle torture americane in Iraq

Erano venuti per portare Democrazia e Libertà; almeno così avevano annunciato. Portarono guerra, distruzione e atrocità, e solo col passare del tempo si apprende di cosa furono capaci.

Il rappresentante del sindacato dei prigionieri iraqeni ha rivelato all’agenzia “Al-Iraq News”, che violentare, tagliare gli arti con la sega elettrica, spruzzare acido sul corpo, perforare il corpo con cacciavite elettrico, togliere le unghia e cavare gli occhi sono alcune delle torture inflitte dagli americani ai prigionieri iraqeni nelle prigioni segrete sparse per l’Iraq.

Una conferenza tenutasi nel 2008 con la cooperazione dell’Università di Bruxelles, in Belgio, riuscì a rivelare alcune delle verità e dei dati sconcertanti su ciò che hanno commesso gli americani nelle prigioni segrete ai danni dei poveri iraqeni.

Resoconto di Human Rights Watch

Nel 2008 HRW pubblicò un rapporto che rivelò che gli americani avevano imprigionato nelle carceri segrete 25 mila iraqeni senza nemmeno sapere della loro colpevolezza; senza aver nemmeno comunicato loro il perchè dell’arresto e senza naturalmente un processo. Secondo il rapporto Onu dello stesso anno i numeri sono più o meno gli stessi. Sono 38 mila i prigionieri iraqeni e di questi 18 mila si trovano nelle prigioni gestite dagli americani. Molto differente è invece il numero dato dalla croce rossa internazionale. 60 mila sono i prigionieri in tutto e circa la metà si troverebbero nelle mani degli americani.

I quattro “gruppi” di prigionieri iraqeni e i centri di detenzione

I documenti pubblicati dal sindacato dei prigionieri iraqeni rivelano che gli Usa avevano diviso in quattro “gruppi” i loro prigionieri iraqeni.

Il primo gruppo era quello delle persone arrestate durante le operazioni militari tra il 20 marzo ed il 9 aprile 2003.

Il secondo gruppo, noto come lista nera, comprendeva i 55 alti responsabili del regime Baath ed il primo della lista era Saddam.

Il terzo gruppo era quello delle persone arrestate con l’accusa di aver collaborato con i terroristi.

Il quarto gruppo era quello dei delinquenti comuni.

Le principali strutture di detenzione in Iraq erano quelle di Buka, Kruber e Suse.

Buka si trova nella città di Umm-ul-Qasr, nella regione di Bassora. Kruber su trova vicino all’aeroporto internazionale di Baghdad e Suse nella regione di Suleimanyah, nel nord dell’Iraq. La più grande tra tutte e Buka che dovrebbe contenere qualcosa come 20 mila prigionieri. Gli americani, inoltre, hanno costruito in tutto l’Iraq 32 campi ed in ognuno di essi vengono detenuti circa 500 iraqeni appartenenti a diverse etnie e confessioni religiose. La stragrande maggioranza dei centri di detenzione sono chiusi alle organizzazioni internazionali e solo di rado è possibile fare ispezioni.

Le torture

Il sindacato dei prigionieri iraqeni, per cui ha parlato il portavoce Al-Yaseri, ha elencato tutta una lista di azioni che venivano compiute ai danni degli iraqeni in cella.

I prigionieri venivano ammassati volontariamente in celle che non avevano posto sufficiente per contenerli. Venivano trasferiti in cellule solitarie per lungo tempo. I prigionieri venivano picchiati violentemente e offesi. Le botte venivano date con cavi elettrici.

Erano costretti a rimanere nudi. I soldati americani poi, di solito, urinavano sui loro corpi.

Erano costretti a rimanere nudi nel freddo o nel caldo intenso per lunghi periodi; altre volte venivano appesi al soffitto.

Per i più resistenti la tortura era quella di amputare gli arti o parti sensibili del corpo con la sega elettrica. Il corpo dei detenuti alle volte veniva perforato con il cacciaviti elettrico. Le unghie venivano levate e venivano persino cavati gli occhi.

Anche l’acido veniva versato sui corpi dei prigionieri.

La domanda ora è questa: dopo questi orrori, commessi dagli americani, non è una illusione credere che gli iraqeni dimenticheranno?

La “democrazia” made in U.S.A.