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Notiamo a Livorno una colonia ebrea…

8 Lug

Notiamo a Livorno una colonia ebrea…

( Monumento a F.D. Guerrazzi – Piazza Guerrazzi , Livorno)

 

 

Tra gli uomini del Risorgimento chi più di tutti avvertì il pericolo ebraico fu Francesco Domenico Guerrazzi che nelle sue «Note autobiografiche» scritte nel carcere di Portoferraio, fin dal 1833 osservava:

«Notiamo a Livorno una colonia ebrea; quando e come venisse s’ignora; ma, per indovinar giusto, può farsene rimontare l’origine alle prime monete che presero a circolare fra noi. Dove è moneta è ebreo. Però le scritture più antiche, serbate negli archivi livornesi, datano dal 1570, e sono distese in lingua spagnola; par certo che la colonia si aumentasse degli ebrei fuorusciti dalla Spagna, a ragione degli editti di Ferdinando e Isabella. La congiuntura acquista forza, notando, fra gli ebrei di presente domiciliati a Livorno, molti nomi affatto spagnuoli: Medina, Miranda, Nunez, Perenza de Leon e simili. A qual numero assommano è cosa incerta, avvegnaché l’eterno loro sospetto li consiglia a dissimularlo.
«Da poi che si fermarono tra noi, tanto
si seppero ingegnare che il Governo, non pure negli antichi privilegi li mantenne, ma altri nuovi ne concesse loro; il presente non fu da meno degli antecessori, e l’esigenza ed influenza loro giunse a tanto, da conseguire cose in Toscana, che certo non si attenterebbero chiedere altrove. A ragione di esempio narrerò come nell’opera del Rossini, la Gazza ladra, vi sia introdotto, a guisa di personaggIo subalterno, Samuele, giudeo merciaiolo; gli ebrei. di Livorno conservano negli archivi un bel rescritto, affinché Samuele non intervenga più a vendere spilli, né ferri da calze nella Gazza ladra. I fratelli Vignozzi vollero risparmiare a Livorno il romanzo della Sibilla Odaleta, modellandosi sopra un’edizione fatta a Milano; gl’israeliti s’adoperarono onde fossero tolte all’ebreo Malvezzi, personaggio del romanzo, alcune espressioni caratteristiche. Allorquando il Nistri, stampatore pisano, pubblicò una nuova edizione dell’lvanhoe di Gualtiero Scotti, gli ebrei levarono grandissima querimonia, chiamandosi offesi dalla descrizione d’Isac York. La ragione per la quale si tengono ingiuriati dalla pittura di quei costumi per avventura si è questa: non hanno ancora mutato costumi. Gli ebrei, ottimamente sentenziava Napoleone, saranno pur sempre rivenditori di robe vecchie.

 

 

Una opinione, partecipata dal potere, li ha per utili al commercio locale; l’esperienza dimostra falsa cotesta opinione; avari, nelle spese sottilissimi, riducono in prima a tali estremità il guadagno che allontanano i commercianti patrii, i quali sono i più, dai negozi; rimasti soli frodano a man salva, e domandando ai semplici un prezzo cinquanta volte maggiore del giusto, e barattando la merce, o somministrandotela fatturata in modo che dopo breve uso ti conviene gettarla. Così, dopo un leggiero benefizio per i compratori, apportano un danno gravissimo e giornaliero; così concentrano esclusivamente nelle loro mani un’industria la quale, più ripartita, provvederebbe molte famiglie che adesso languiscono di miseria.


«Ancora, ripugnanti dell’acquistare beni di suolo, non presentano garanzia a chi loro fida, e si apparecchiano con facilità
a transigere quando falliti. Siano le leggi commerciali improvvide, o malamente applicate, il fallimento si considera fra noi un mezzo di avvantaggiare le proprie fortune; l’ebreo vi calcola sopra, e, quando possiede un capitale assai esteso, ricorre all’asilo di Lucca; di costà capitola, e i mal consigliati, che in lui posero fede,scelgono, per lo meno reo partito, di adattarsi a quanto vuole restituire; e, caso diverso,perderebbero tutto.
«Sono, gli ebrei, solenni tosatori di monete oggi come un secolo, come tre secoli, come dieci secoli addietro, studiosi sempre a recarti ingiuria coi fatti; se non possono con fatti, con parole. Vendendoti una stoffa, nel mentre che la tagliano in sembianza di’ buono augurio, esclamano: «la sua salute!» ); e intendono esprimere il desiderio di reciderti la salute, come la tela; battagliandosi con essi intorno al più o al meno prezzo, e finalmente aggiustandosi, con una voce ipocrita ti dicono:«basta, se deve servire per il consumo della sua famiglia, la prenda), o non aggiustandosi: «non posso darla, se mi cadono gli occhi che ho davanti”, e così di seguito.
«Partecipi della natura dei gatti, mai li ammansisci; nulla con essi giova; l’amicizia non sentono: ogni loro affetto non oltrepassa la circonferenza dello scudo. Si mantengono come li fece Mosè; o in Toscana, o in Romagna, o in Polonia, per ogni dove per loro è l’Egitto, egiziani i popoli. Passano attraverso i secoli e la gente come olio per acqua: non si confondono, non si mescolano mai; essi gli eletti, essi i veri figli di Dio: terminerà la lunga servitù, alla fine verrà l’aspettato Messia, ed allora noi Amorrei, noi Amaleciti ben potremo chiamarci avventurosi se ci subiranno per somieri. Gli ebrei, con Mosè e dopo, presentano una vasta compagnia di masnadieri, più trista assai del Conte Lando; quando furono dispersi mutarono pelo, non vizio; di leoni si fecero volpi, e la guerra di sangue convertirono in guerra di frodi»

( cit. da Giovanni Preziosi – “Ebrei ed antisemitismo in Italia” dal volume “Giudaismo – Bolscevismo – Plutocrazia – Massoneria” , Ediz. “Hohenstaufen” , Weiblingen , 1944 )

‘Profezie’ Ebraiche

8 Lug

‘PROFEZIE’ EBRAICHE

… E VENNE LA GUERRA GIUDAICA CONTRO L’EUROPA DELL’ORDINE NUOVO

“Hitler non vuole la guerra, ma egli vi sarà costretto, non quest’anno, ma presto. E’ naturale chela Germaniae il Giappone, entrambi fuori dalla Società delle Nazioni, stringeranno tra di loro vincoli di simpatia. Tuttavia, dopo l’inevitabile guerra, avremo gli Stati Uniti d’Europa, per i quali ora non siamo ancora pronti. La guerra non risulterà per dispute territoriali, ma per l’educazione della gioventù in tutti i Paesi, che proclamano il loro amore per la pace ma continuano ad armarsi. L’ultima parola, come nel 1914, è all’Inghilterra, che può evitare la guerra dichiarandosi pronta a difendere la Francia contro gli aggressori.”

( Emil Ludwig, giornalista e agente della Sinagoga. Articolo “La Guerra di domani” pubblicato nel numero di Giugno 1934 della rivista francese “Les Annales” –  crf  Giovanni Preziosi – “La profezia del giudeo Emil Ludwig” , articolo “Profezie” da “La Vita Italiana” del 15 Agosto 1939 )

ITINERAIRE D’UN ENFANT GATE’ (…perchè “una vita” non basta…)

8 Lug

ITINERAIRE D’UN ENFANT GATE’

(…perché “una vita” non basta…)

– di Dagoberto Bellucci

“Sarà difficile
non fare degli errori
senza l’aiuto di potenze superiori
ho fatto un patto sai
con le mie emozioni
le lascio vivere
e loro non mi fanno fuori”

( Vasco Rossi – “Manifesto futurista della nuova umanità – Album “Vivere o niente” – 2011 )

“Ma s’io avessi previsto tutto questo
dati causa e pretesto forse farei lo stesso…”

( Francesco Guccini – “L’Avvelenata” )

        Avevamo abbondantemente ‘previsto’ (…ci vuole talmente ‘poco’…) che l’apertura di un nuovo, l’ennesimo, blog – stavolta almeno ‘autogestito’ ovvero ci facciamo quello che cazzo ci pare, ci scriviamo quello che più ci ‘aggrada’ e, piaccia o ‘dispiaccia’ (di norma dispiace sempre…l’invidia bavosa dei complessati), continueremo a gestircelo come meglio ci piacerà – avrebbe prodotto qualche ‘reazione’ qua e là nei tanti castratissimi soggetti deambulanti nella società contemporanea dello schiantamento ontologico prodotto dal nichilismo.

     “Eccoci qua” – parafrasando il grande Totò/ladro rivolto a Aldo Fabrizi/guardia nel film capolavoro della commedia all’italiana d’altri tempi “Guardie e ladri” – come sempre al di là dell’approvazione o, soprattutto, disapprovazione altrui…    

     Perché, se qualcuno non l’avesse ancora ‘capito’ (…ma come si fa a far comprendere l’abc della politica agli handicappati? C’è gente che non ci ‘arriverebbe’ nemmeno con la lavagnetta … ‘tempo perso’…) è una vita che non ci ‘frega’ molto di quanto ci circonda: esiste una evidente idiosincrasia tra la nostra identità ontologica, ideologico-politica e razziale e l’universo-mondo circostante  che fa si che, presto o tardi, ci ‘stanchiamo’ di tutto e, soprattutto, di tutti anche perché – se escludiamo Maurizio Lattanzio, il Grande Guascone di Popoli e la penna a ‘sonagli’ che ha sferzato un’intera area politica con le sue mirabolanti e inarrivabili scudisciate scrittorie ( il più grande, senza ‘se’ e senza ‘ma’…abbiamo un debito di riconoscenza umano prima ancora che ideologico e politico che va ben oltre la nostra ‘modesta’ persona perché se all’epoca della nostra collaborazione con il mensile “Avanguardia” c’era chi con lui pretendeva di interagire senza comprenderne minimamente il valore assoluto nè la manifesta superiorità noi ‘provavamo’ ad ‘apprendere’…e, a quanto ‘pare’, qualcosa l’abbiamo appreso ) – in ‘giro’ c’è il vuoto cosmico di idee, valori, progetti (quante ‘ciance’ più o meno roboanti per annunciare il nulla…il soldato-politico Vincenzo Vinciguerra ‘consegnandosi’ ai ‘birri’ nel lontano 1980 più che legittimamente poteva – già all’epoca – parlare del “niente che si poteva e del nulla che si voleva fare” ) ma, soprattutto, ‘ommini…

     Come andiamo oramai ripetendo fino alla nausea siamo al pianeta-papalla, alla dittatura sinagogica che ha creato, modellato e abilmente diffuso le mode ed i costumi demenziali di massa (dall’homo oeconomicus all’homo ebetis) per i suoi burattini… ‘vivetevela’ voi la ‘vita’ dei servi di Sion che, se ‘permettete’, avremo altro – e di meglio – da ‘fare’.

     Tra gli insegnamenti lattanziani continuiamo a tenere presente e soprattutto ‘applicare’ rigorosamente quello che è divenuto uno ‘stilema’ di vita ed è un adagio che ‘recita’, più o meno, questa sacrosanta verità: “Io non mi fido di voi, voi non fidatevi di me”…

     Una ‘lezione’ di ‘vita’ che continua a ‘preservarci’ da illusioni (in fondo che cos’è un’illusione se non l’auto-rappresentazione rovesciata che vogliamo dare e darci di un soggetto o di un evento?…meglio, molto meglio, un sano ‘realismo’ …né pessimisti né ottimisti ‘dunque’ anche perché non serve ‘oscillare’ fra questi due ‘parametri umorali’ nel mondo contorto e rovesciato del presente) nei rapporti personali prima ancora che in quelli ‘politici’ anche perché, sia detto per inciso, è realmente infantile pensare il contrario quando si viene quotidianamente a contatto con gli animaletti parlanti – e sparanti cazzate a ruota libera – della società nichilista.

     Di tempo ne abbiamo ‘perso’ fin troppo dietro al nulla altrui , ai pippeggiamenti ed alle mestruazioni mentali di soggetti di ogni risma e colore ‘politico’ vaganti senza meta e senza senso nella terra di nessuno della contemporaneità (…i gelidi e impervi camminamenti del nichilismo…).

     Abbiamo ‘imparato’ a signoreggiare il vortice psichico e ne facciamo buon ‘uso’ laddove ‘serve’ e soprattutto quando se ne presenta l’occasione…

     Occorre, ed è un concetto sul quale continueremo a fossilizzare la nostra attenzione anche in prospettiva (ed anche in mancanza di una prospettiva degna di questo nome), rimanere evolianamente fedeli alla propria natura…questo e nient’altro è testimonianza coerente e ‘esempio’ di Milizia.

     Scrive Julius Evola: “Il cardine dell’etica tradizionale è esser sé e restare fedeli a sé stessi. Ciò che si “è”, bisogna riconoscerlo e volerlo, anziché cercar di realizzarsi diversi a quel che si è. Ciò non significa per nulla passività e quietismo. Esser se stessi è sempre, in una certa misura, un compito, un “tener fermo”. Implica una forza, una drittura, uno sviluppo. Ma questa forza, questa drittura, questo sviluppo qui hanno una base, prolungano disposizioni innate, si legano ad un carattere, manifestano tratti di armonia, di coerenza con se stessi, di organicità. (…) E’ così che l’antica saggezza formulò massime, come queste: “Se gli uomini si fanno una norma d’azione non conforme alla loro natura, essa non deve essere considerata come norma d’azione”. E ancora: “Meglio il proprio dovere anche se imperfettamente compiuto, che il dovere di un altro bene eseguito. La morte nel compiere il proprio dovere è preferibile; il dovere di un altro ha grandi pericoli”. Questa fedeltà al proprio modo d’essere assurse perfino ad un valore religioso: “L’uomo raggiunge la perfezione – è detto in un antico testo ario – adorando colui, dal quale tutti i viventi procedono e tutto questo universo è compenetrato, mediante il compimento del proprio modo essere” Ed anche: “Fa sempre ciò che deve esser fatto (in conformità alla propria natura) senza attaccamento, perché l’uomo che agisce in un disinteresse attivo consegue il Supremo”.” (1)

     Dunque siamo quello che è stato di noi in questo ‘scorcio’ di vita…una vita ‘vissuta’ possiamo dire… ‘a capofitto’ parafrasando il grandissimo Piero Ciampi da Livorno…nostro cugino per parte patrilineare perché, proprio come Ciampi quando, salito sbronzo su un palco e per questa sua ‘apparizione etilica’ fischiato sonoramente dalla sala ‘pagante’, rispondendo ad un ‘merlo’ tra il pubblico lo invitava a ‘salire sul palco’ o a tacere e portare maggior rispetto perché – come gli dirà in faccia – “io rischio, tu no”.

     Ora, noi è da una vita che ‘rischiamo’ … ed è questa una delle poche certezze che ci hanno accompagnato nel nostro ‘percorso’ ideologico-politico in quel saliscendi di idee, certezze, altrui opinioni e nostre verità, emozioni e ‘canzoni’ (…anche questo è un ‘doveroso’ riconoscimento alla maestria lattanziana…), e siccome il rischio sta diventando quasi un ‘mestiere’ non possiamo lamentarcene perché alla fine la vita è una splendida avventura che deve essere vissuta altrimenti non è vita anzi non è niente (…ci ricorda non a ‘caso’ Ligabue: “Dicono che tutto sia comunque scritto/ quindi tanto vale che non sudi/ nasci da incendiario muori da pompiere dicono…si può però morire vivendo sempre e solo per sentito dire”…occorre ‘sperimentare’ la vita).

     Di cosa esattamente ‘tratta’ questo articolo, l’ennesimo, ‘autobiografico’? Di tutto e di niente, di quelle che sono le incertezze del presente, delle incognite che accompagnano i nostri coetanei (non diremo propriamente simili anche perché – ce ne fossero – avremmo probabilmente già vinto), di tutta quella ridda di supposizioni, domande, ipotesi che stanno all’ordine del giorno di una società sottosopra, mondo rovesciato inquieto e inquietante dove ha fatto la sua comparsa storica la disintegrante assenza rappresentata dal Nichilismo, l’ultima devastante ideologia partorita dal mondo degli Immortali Principi e della Modernità, un’ideologia della crisi e per la crisi o, per essere chiari, una ‘possibilità’ per chiunque saprà cavalcare la tigre di orizzonti segnati dal punto zero di ogni valore di un’epoca sconsacrata dove , parafrasando Friedrich Nietzsche, “il deserto cresce” fuori e, soprattutto, dentro le anime perse senza un perché e senza alcun senso che contraddistinguono questo arco spazio-temporale da Kali Yuga, tempi ultimi, età terminale di un ciclo segnata dall’estinzione di qualsiasi valore.

     In proposito rileva giustamente lo stesso Evola, citando Reininger, come “la figura di Nietzsche ( colui che disse “Io sono il primo e più grande nichilista” anticipando i ‘tempi’ ndr) ha anche il valore di un simbolo, che la sua persona incarna nel contempo una causa: “è la causa dell’uomo moderno per la quale qui si combatte, di quest’uomo senza più radici nel sacro suolo della tradizione, oscillante fra le vette della civiltà e gli abissi della barbarie, cercante se stesso, volto, cioè, a crearsi un senso appagante per una esistenza del tutto rimessa a se stessa”. (2)

     Non ‘preoccupatevi’ troppo…siamo ‘appagati’ da una vita!

     Anche se….il nostro percorso rappresenta né più né meno la metafora dell’itineraire d’un enfant gatè (…un bambino ‘viziato’…e anche ‘vizioso’ a dirla ‘tutta’…) – straordinario film del regista Claude Lelouch con un insuperabile Jean Paul Belmondo dell’ormai lontano 1988 – perché in fondo “…una vita non basta”.

     A noi non ce ne basterebbero duecentoventisettemila ma, tant’è, ‘contentiamoci’ di quella che c’è e tiremm innanz senza rimpianti né rimorsi perché, come sempre, “ci vuole un fisico speciale per fare quello che ti pare…” e noi, ‘acciacchi’ permettendo, continueremo a fare quanto più ci aggrada…

     ‘Stateci’ bene….

     Au revoir….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

Note –

1 – Julius Evola – “Fedeltà alla propria natura” dal volume “Etica Aria” – Ediz. “Europa” – Roma 1987;

2 – Julius Evola – “Nietzsche ancora oggi” dal “Roma” del 28 Luglio 1971 , dal volume “Ultimi Scritti” – Ediz. “Controcorrente” – Napoli 1977;