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Recensione Libraria: “IL SEGRETO DI DACHAU” di Pio De Martin

9 Lug

RECENSIONE LIBRARIA – “IL SEGRETO DI DACHAU” DI PIO DE MARTIN

–         di Dagoberto Bellucci

“Spero nella possibilità d’una grande emigrazione di tutti i Giudei verso una colonia in Africa o altrove, per realizzare la completa obliterazione del concetto ‘Giudeo’.”

  Rigetto “il metodo bolscevico dello sterminio fisico di un popolo per intima convinzione come non-germanico ed impossibile”  (aus innerer Uberzeugung als ungermanisch und unmoglich)

 

 

( Memorandum unito ad un rapporto di Heinrich Himmler ad Hitler – Maggio 1940 )

 

Annotazione di Adolf Hitler in margine al rapporto: “Ottimo e opportuno” ( “sehr gut und richtig”)

 

 

 

 “Non è necessario spiegare perché Pio XII non parlò in merito allo sterminio degli Ebrei più di quanto sia necessario spiegare perché egli non protestò per lo sterminio degli Esquimesi”

 

( Richard R. Butz – “The Hoax of the 20th Century” )

 

 

 

 

 

     Abbiamo sempre sostenuto che il cosiddetto “revisionismo” sull’olocausto – ovvero la cazzata interplanetaria inventata ad ‘arte’ dai maestri di menzogna che sono da sempre i giudei  ( non casualmente il Messia rivolgerà loro queste intemerate parole Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna.” – Vangelo di Giovanni , VIII , 44 ) –  rappresenti uno dei principali fronti analitici inerenti alla prassi di disinformazione e di controllo sistemico esercitata dall’Internazionale Ebraica sulle nazioni ‘goyim’ determinanti i rapporti di forza fuoriusciti dall’ultimo conflitto mondiale ossia la guerra d’aggressione giudaica contro l’Europa dell’Ordine Nuovo.

 

     Gli Ebrei hanno sapientemente e spregiudicatamente giocato d’anticipo rispetto ad un possibile risveglio storico, politico e militare delle nazioni europee e creando ad hoc la leggenda olocaustica, sorta di spada di Damocle ricattatoria posizionata sulla testa delle libertà e delle sovranità nazionali dei popoli di un intero continente.

 

Unitamente alla costituzione dell’emporio criminale ebraico occupante la Terrasanta palestinese ed all’instaurazione delle istituzioni sovra-nazionali (leggasi le Nazioni Unite) – che rappresenteranno lo stadio embrionale per l’edificazione dell’One World, il mondo ad una dimensione ( quella economicistico-materialista ) impregnata di ‘spirito’ mercantilistico d’impronta ebraico-calvinista – gli Ebrei nell’immediato secondo dopoguerra otterranno e realizzeranno ‘magicamente’  l’inversione dei ‘valori’ che, sul piano storico, porterà alle ‘casse’ del Kahal Supremo, centro direttivo mondiale ebraico con sede a New York, la monetarizzazione del ‘tragico’ o, per esser più chiari, lo sfruttamento programmatico e cinico della menzogna ‘olocaustica’.

 

     Noi affermiamo che il ‘revisionismo’ sull’olocausto ha un ‘senso’ se inserito in una prassi politica ed in una strategia progettuale mirante la disintegrazione del sistema giudaico-mondialista.

 

    Qualora gli studi revisionistici dovessero rimanere ‘confinati’ esclusivamente agli ambiti accademico-scientifici, con la pretesa oltretutto da parte dei ‘professori’ chiamati a ‘revisionare’ la storia della più grande menzogna partorita da crani ebraici di limitarsi a studiare dati chimici e prove ‘documentali’ d’epoca , ci troveremmo dinnanzi ad un ‘tema incapacitante’ in quanto risulterebbe arma ‘spuntata’ a mezzo-servizio o, più probabilmente, funzionale agli stessi ambienti ebraici per legittimare misure di repressione sbirresche e invocare legislazioni liberticide come ormai sta avvenendo da più di mezzo secolo a questa parte nei quattro angoli del pianeta (e particolarmente in Europa dove maggiori sarebbero i ‘rischi’ per l’ebraismo internazionale di un auspicabile, per quanto inverosimile…viste le ‘condizioni’ in cui versa il Vecchio Continente, risveglio dei popoli europei principali vittime dei diktat sinagogico-sistemici loro imposti nel 1945 da giudeo-capitalismo statunitense e giudeo-bolscevismo sovietico).

 

     Che poi la ciofeca olocaustica sia arrivata a produrre indicibili dichiarazioni di un’assurdità inaudita e intollerabile  – ricordiamo, per tutte, quella rilasciata dal giudeo Simon Wiesenthal, il “cacciatore” di nazisti che la propaganda sistemica ha ‘lodato’ per cinquant’anni innalzandolo al rango – ‘patacche’ auto-celebrative giudaiche – di “benedetto” per la sua pluri-decennale attività di assassino al soldo della menzogna e del Sionismo internazionale; che in una occasione arrivò a sostenere che “gli ebrei assassinati non sono sei, ma undici milioni” (1) – è un ‘problema’ di cui dovrebbero interrogarsi gli ‘animaletti parlanti’ della contemporaneità rovesciata del mondo dell’assurdo sotto dittatura kosher che, dal dopoguerra ad oggi, ci hanno ‘regalato’ la pavidità e la meschinità dei politicanti del vecchio continente…ma questo è un’altro discorso…’forse’…

 

    Appare oltremodo ‘stucchevole’ questa contabilità cimiteriale relativa al numero degli effettivi Ebrei morti durante l’ultimo conflitto mondiale anche perché non è questione numerica ma di verità storica che si deve eventualmente parlare quando si affronta la controversia sul preteso ‘sterminio’: i numeri prima di ogni altra cosa non ‘tornano’ – come dimostrano anche le statistiche effettuate prima (censimento del 1938) e dopo il conflitto (censimento del 1948) dal World Jewish Congress che danno le cifre rispettivamente di 15 milioni e mezzo e, dieci anni più tardi, di 18 milioni così come non quadra la questione ‘metodologica’ sulle tecniche utilizzate dai tedeschi per l’eliminazione di quella che era pur sempre preziosa manodopera di guerra e tantomeno qualcosa risulta chiaro anche alla luce della “soluzione finale” sempre intesa dai vertici nazionalsocialisti come un piano d’evacuazione o trasferimento (piano Madagascar) della popolazione ebraica dal Reich e dai territori dell’Est annessi dopo lo scatenamento del conflitto.

       Ha scritto in merito alla controversia olocaustica il dr. Bradley Smith: “Nessun altro argomento allerta i benpensanti come il revisionismo sull’Olocausto. Naturalmente si può dibattere ogni importante evento storico, ma alcuni gruppi di pressione hanno reso l’Olocausto un’eccezione, corrompendo con i dogmi lo spirito critico, anche all’interno di scuole e Università (…)  Gli storici revisionisti si differenziano da quelli ortodossi in quanto negano che lo stato tedesco abbia mai perseguito una politica di sterminio, nei confronti degli ebrei o di chiunque altro, attuata mediante l’utilizzo di camere a gas o di altre forme di abuso e di negligenza. I revisionisti sostengono, inoltre, che la cifra di sei milioni di Ebrei volutamente sterminati sia una menzogna e che nei campi europei controllati dai Tedeschi non vi fu mai nessuna camera adibita alla gassazione dei prigionieri. Esistevano, al contrario, numerosi apparati per la pulizia e la disinfestazione dei vestiti, progettati per prevenire il diffondersi di malattie tra i prigionieri. Verosimilmente è proprio da questa procedura, volta a salvare vite umane, che è emerso il mito delle camere a gas.

   I revisionisti ritengono che i governi alleati abbiano deciso di perpetuare la loro oscura propaganda sulle pretese atrocità tedesche, ben oltre la fine della guerra, essenzialmente per tre ragioni. In primo luogo era necessario continuare a giustificare i sacrifici sopportati per aver combattuto due guerre mondiali. Secondariamente, gli Alleati intendevano sviare l’attenzione dai brutali crimini contro l’umanità da loro stessi commessi, tra i quali rientrano, a parte le indicibili atrocità di cui si macchiarono i Sovietici, i bombardamenti incendiari delle popolazioni civili nelle città tedesche e giapponesi. Infine, per terzo e più importante motivo, era necessario dare una giustificazione agli accordi postbellici che, tra l’altro, comportarono l’annessione alla Polonia di vasti territori tedeschi, territori che non erano, peraltro, aree di confine contese, ma che appartenevano indiscutibilmente alla Germania. I milioni di Tedeschi residenti in queste regioni furono spogliati di tutto e brutalmente cacciati dalle proprie case. Diverse centinaia di migliaia di loro morirono.

    Durante la guerra e nel periodo postbellico le organizzazioni sioniste si accordarono con i governi alleati per formulare e diffondere una vera e propria propaganda di odio versola Germaniae i Tedeschi. Rimane ancora il dubbio che il loro scopo fosse quello di catalizzare la compassione del mondo assieme al sostegno finanziario e politico per le proprie cause, soprattutto in vista della formazione dello stato di Israele. Oggi, mentre i benefici politici dell’Olocausto sono andati scemando, la storia gioca ancora un ruolo importante nelle ambizioni dei sionisti e di altre organizzazioni radicate nella comunità ebraica. Sono i leader di queste organizzazioni politiche e propagandistiche che continuano a darsi da fare per sostenere la leggenda dell’Olocausto e il mito delle atrocità tedesche della II guerra mondiale.

    Coloro che ritengono che queste interpretazioni siano antisemite, pretendono di aver letto qualcosa che semplicemente noi non abbiamo scritto. I revisionisti non accusano gli esponenti di punta degli Ebrei di aver fatto, durante e dopo la guerra, nulla che anche gli stessi alleati non abbiano fatto.

    Per coloro che ritengono che il processo di Norimberga abbia fatto piena luce sui crimini di guerra tedeschi, sarà un grosso colpo sapere che l’allora presidente della Suprema Corte di Giustizia Americana, Harlan Fiske Stone, descrisse il collegio giudicante come “un gruppo di linciatori”.” (2)

     Il problema inerente lo smascheramento delle menzogne diffuse da oltre sessant’anni dalla propaganda ebraica internazionale si ‘somma’ a quello della pretesa ‘riparatoria’  che le diverse organizzazioni ebraiche hanno imposto per i presunti ‘danni’ di guerra.

   A queste considerazioni si deve aggiungere anche la retorica sionista che ha ‘realizzato’ – sfruttando all’inverosimile la leggenda olocaustica – il prodigioso sogno (per gli ‘altri’ – i palestinesi e più vastamente i popoli arabi dell’area – si tratterà di un incubo senza fine) di costituire l’accampamento ebraico di Palestina alias lo “Stato” criminale israeliano che, fin dalla sua costituzione ufficiale, non ha mai negato di voler rappresentare – unitamente alle organizzazioni ebraiche internazionali (World Jewish Congress, B’nai B’rith, Anti-Defamation League, B’nai Zion, A.I.P.A.C ecc ecc) – i cosiddetti interessi ebraici a livello planetario ossia di istituzionalizzare il furto monetaristico delle ‘riparazioni’ di guerra attraverso la prassi di spoliazione sistematica delle ‘casse’ delle Banche Centrali di quelle nazioni ‘coinvolte’ nel pretesto ‘genocidio’ (in particolarela Germania ma, analoghe richieste nel corso degli anni, hanno coinvolto anche altri Stati sovrani compresala Svizzera…la storia, piuttosto recente del ‘nazi-gold’ è , in merito, particolarmente significativa …consigliamo in proposito la lettura del volume di Mario Spataro (3) …e soprattutto ‘chiarisce’ esattamente i rapporti di forza all’interno della finanza cosmopolita dove gli Ebrei dettano legge…).

  Tra le menzogne costruite sul “mito” dell’olocausto ebraico rientra anche quella relativa al campo di concentramento di Dachau istituito dalle autorità nazionalsocialiste immediatamente dopo la presa del potere da parte di Hitler nel gennaio 1933.

    Secondo la ‘vulgata’ corrente anche il campo di Dachau risulta tra i presunti campi “di sterminio” e, fin dall’immediato dopoguerra, veniva presentato con annessa camera “a gas”…

   Ora, premessa l’inesistenza di alcuna gasazione come provato dal Rapporto Leuchter (4) e soprattutto come dimostrato dalla ‘logica’ (la propaganda di guerra alleata – eterodiretta dalle centrali di disinformazione ebraiche – per quanto ‘convincente’ gli spiriti belli dei kippizzati d’ogni risma e colore non solo rimane quel che è – cioè semplice propaganda buona per i gonzi e non diversa da quella che durante il 1.o conflitto mondiale inventò la storiella dei bambini dalle mani e piedi mozzati dai tedeschi in un villaggio del Belgio occupato…ovviamente si trattava di guerra psicologica e nient’altro che di questo – ma in particolare conferma quanto sapevamo già sui piani di vendetta dell’ebraismo internazionale nei confronti della Germania nazionalsocialista unica nazione che osò sfidare apertamentela Finanza cosmopolita ed i suoi padroni…gli ebrei avevano ‘auspicato’ la guerra ebraica contro il Terzo Reich fin dalla primavera 1933 ed hanno mantenuto la loro promessa), il problema ‘centrale’ del campo di Dachau è che a furia di inventare cazzate inverosimili anche l’ebraismo olocaustico-piagnucolante ha finito per ‘pisciare fuori’ come si sul ‘dire’ ovvero dover ammettere l’esistenza di una vera e propria montatura mediatica realizzata ad arte per inebetire il già vinto popolo tedesco e aumentarne i sensi di ‘colpa’.

    Scrive Pio De Martin: “Un gruppo di studenti, all’inizio degli anni ’60, nel corso d’una visita alla città di Monaco di Baviera, veniva dirottato – a titolo ovviamente ‘educativo’, non si sa se per iniziativa o in base a direttive generali del ministero per le gite scolastiche – verso l’ex campo di concentramento posto nelle vicinanze di Dachau, ad alcuni chilometri dalla capitale bavarese. Fu mostrata loro la lapide con inciso il numero di coloro che, secondo la consueta litania, erano stati “uccisi mediante gasazione o nei forni crematori”: 238.000.  I giovani non notarono, allora, il particolare costituito dal fatto che i forni mostrati, salvo uno, mancavano del camino (*). E c’era, naturalmente, il locale delle docce, che hai visitatori di allora si diceva essere stato una ‘camera a gas’ ed a quelli odierni una ‘camera a gas non ultimata’ (**). (…) Soltanto parecchi anni dopo uno di quegli studenti, chi scrive queste note, venne a conoscenza d’una dichiarazione pubblicata – proprio nei giorni della visita a Dachau – dall’Institut fùr Zeitgeschichte (Istituto di Storia Contemporanea) di Monaco sul settimanale “DIE ZEIT” alla data del 19/8/1960. Il dr. Martin Broszat, a nome dell’Istituto (del quale è membro dal 1955 e direttore dal 1972) dichiarava a “Die Zeit”: “Nessuna camera a gas funzionò nei campi di concentramento dell’Antico Reich (cioè nella Germania delle frontiere del ’37) , ma soltanto in un limitato numero di campi in territori occupati dai tedeschi, principalmente in Polonia”. Inoltre: “La camera a gas di Dachau non fu mai ultimata e posta in servizio”. Così, sic et simpliciter, senza alcuna spiegazione! Questa revisione, nota Faurisson, riduceva a nulla mille ‘testimonianze’ , mille ‘prove’ di pretese gasazioni ad Oranienburg, a Bergen-Belsen, a Dachau, a Ravensbruck, a Mauthausen. E tanto peggio per quei disgraziati come Oswald Pohl e gli altri che erano stati inviati alle forche per quelle ‘testimonianze’ , per quelle ‘prove’…(…) Oggi nella guida ufficiale in vendita al museo di Dachau, è detto: “Camera a gas – Iniziata nel ’42…ultimata soltanto nel ’45…Pertanto questa camera a gas non è mai stata utilizzata…Soltanto dei morti furono bruciati nel forno crematorio, nessun vivente fu gasato.”

      Al di là delle menzogne abilmente create ad arte dalla propaganda ebraica negli ultimi sessantacinque anni noi affermiamo che il cosiddetto “olocausto” di milioni di ebrei (l’imbroglio del XX.mo secolo)  non è altro che una grandiosa macchina succhia soldi con i quali il Giudaismo Internazionale ha realizzato i suoi ‘obiettivi’: a) tenere sotto controllo, sfruttare, depredare economicamentela Germania dal secondo dopoguerra mondiale fino ai nostri giorni; b) creare un eterno ‘complesso di colpa’ nei tedeschi rei di aver sostenuto il Nazionalsocialismo; c) costruire un ‘dogma’ insindacabile che vorrebbe nel preteso ‘genocidio’ del popolo ebraico un evento ‘unico’ – come vanno ripetendo in tutti i modi e luoghi da decenni i propagandisti ebrei e i mass media controllati dai loro consanguinei – , evento ‘catalizzatore’ della modernità, spartiacque o ‘punto di non ritorno’ per l’umanità come proclamato oramai apertamente perfino dalla stessa Chiesa cattolica supinamente prostratasi dinanzi alle menzogne ebraiche per propri tornaconti personali (o ‘forse’ per la sua stessa sopravvivenza); d) realizzare le premesse per l’occupazione campale ebraica della Palestina e infine e) imporre al pianeta le ‘verità’ fuoriuscite dalla sete di vendetta e rivalsa degli ebrei in preparazione di costruire il Governo Ebraico Mondiale.

    Una nota a parte parlando del campo di concentramento di Dachau la merita il “trattamento” riservato (Vae victis!) dagli americani “liberatori” ai  prigionieri tedeschi che rimarrà per sempre una pagina d’infamia per l’esercito degli Stati Uniti (che pure di infamità ne ha commesse a iosa nella storia recente e passata).

    Scrive l’autore: “il dr. Buechner non nasconde alcun dettaglio delle atrocità  commesse a Dachau dalle truppe americane che la ‘liberarono’. Ed è davvero una storia orripilante, dall’uccisione a sangue freddo del comandante del campo, il ten. della Waffen S.S. Heinrich Skodzenski, quasi immediatamente dopo che si era arreso, al mitragliamento, poche ore dopo, di più di 300 uomini della SS, disarmati ed allineati contro un muro, al sadistico assassinio di dozzine di altri uomini della guarnigione da parte degli internati. Qui la truppa americana sparò alle gambe degli uomini della SS, per renderli indifesi, poi assistette allo spettacolo dei più nefandi criminali liberati che si divertivano a cavar loro gli occhi, a pestarli a morte con le pale, a torturarli con le baionette, a sventrarli. In tutto 560 uomini della SS furono assassinati, incluse 200 Waffen SS della Divisione Viking, da poco arrivate come rimpiazzi, compresi quelli che erano ricoverati nell’ospedale del campo per ferite di guerra: dopo aver ucciso il personale medico della Waffen SS dell’ospedale di Dachau davanti ai propri familiari (ed alle cineprese degli operatori dell’esercito americano) la truppa americana eroicamente uccise 118 militari tedeschi ivi ricoverati per ferite gravi e due infermiere. Dopo la carneficina i prigionieri di guerra della Waffen SS furono obbligati a rimuovere i corpi degli uccisi e dare loro fuoco, a seguito di che i prigionieri stessi furono uccisi ed i loro cadaveri gettati nella pira. (…) L’undicesimo capitolo del libro di Buechner tratta  dei tentativi dell’esercito nordamericano di nascondere le atrocità compiute dagli americani a Dachau. (…) I capi d’accusa contemplavano la violazione della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra e, nel caso del dr Buechner, il non aver tentato di fermare gli assassini e il non aver dato aiuto medico ai feriti. Quando l’inchiesta raggiunse l’ufficio del generale Patton (***), che era governatore militare della Baviera, egli “ordinò ad ogni ufficiale che aveva partecipato all’inchiesta di riferire al suo ufficio. Egli chiese pure che gli venisse portato ogni documento e fotografia che essi avevano raccolto. Poi chiese loro se avessero consegnato ogni frammento di prova nelle sue mani. Assicurato che nulla era rimasto fuori, gettò tutto il materiale in un cestino metallico per rifiuti, chiese un accendino e personalmente diede fuoco ai documenti” (pag. 119) Le accuse furono lasciate cadere, i rapporti furono inseriti negli archivi dell’esercito.” ….

      Niente documenti, niente prove, niente atrocità.

 

     Niente di nuovo sul ‘fronte occidentale’: gli americani ci hanno abituato a questi e ben altri sadismi…La storia recente e passata delle nefandezze commesse dall’esercito degli Stati Uniti è tale che non basterebbe una intera biblioteca per raccogliere ogni atto d’accusa lanciato dai popoli del pianeta contro questa accozzaglia meticcia di stupratori dell’anima e di violentatori degli spiriti.

     Ma vediamo – citando come riferimento il libro “Dachau: The hour of the Avenger” (Dachau: l’ora del vendicatore) del Col. Howard A. Buechner dell’Esercito degli Stati Uniti presente con la sua unità, il 3.o Btg del 157.o Rgt della 45.ma Divisione, che la mattina del 29 aprile ’45 entrò nel villaggio di Dachau – come Pio De Martin commenta il “segreto” di Dachau:

     “Tre mesi dopo aver tentato di nascondere gli omicidi di Dachau, Patton scrisse nel suo diario: “I Tedeschi sono il solo popolo decente rimasto in Europa”. Nel suo diario riporta un commento fattogli dal generale francese Alphonse Juin: “E’ davvero deplorevole, mon gènèral, che gli Inglesi e gli Americani abbiano distrutto in Europa l’unico paese sano – e non intendola Francia”.

   Patton resistette vigorosamente agli sforzi del giudaismo internazionale per punire arbitrariamente ogni ex-membro del partito nazionalsocialista ed ogni uomo della SS. Fu per le sue resistenze alla politica giudaica di vendetta che l’ambizioso politicante Eisenhower lo rilevò dal comando verso la fine del ’45.  L’atteggiamento di Buechner oscilla fra un “forse non avremmo dovuto farlo” ed un “meritavamo di essere uccisi” e cerca di paragonare il suo caso all’esecuzione di prigionieri di guerra in ambedue i campi contendenti. “Gli Americani, avendo vinto, riuscirono a nascondere le atrocità da loro commesse, come a Dachau, e ad esagerare od inventare quelle tedesche, come il così detto massacro di 72 prigionieri di guerra americani a Malmedy nel Dicembre 1944. Ma i Tedeschi non sono mai stati accusati di aver commesso atrocità contro prigionieri di guerra americani o inglesi neanche lontanamente simili a quelle commesse dagli statunitensi a Dachau”.

  A prescindere dalla grandezza delle atrocità americane a Dachau, è evidente che Roosvelt riuscì a manovrare gli americani in modo che parteggiassero per i degenerati d’Europa (“Patton che successivamente ebbe modo di conoscere gli ex-internati quando gli fu affidato il compito di nutrirli e vestirli, si riferiva a loro come ad esseri “inferiori agli animali”). Per contrasto gli uomini della Waffen SS che essi annientarono – arruolati in ogni nazione del continente, provenienti da tutti i ceti sociali – erano il meglio che quella generazione della gioventù europea aveva da offrire.”.

 Conclude Pio De Martin: “Nonostante l’evoluzione (involuzione?) della società in questi 40 e più anni da quel 29 aprile “si cercherebbe invano nel libro un’indicazione che l’autore abbia realizzato il significato della conquista militare della Germania e dei suoi alleati da parte dei democratici dell’Occidente e dei comunisti dell’Oriente: il trionfo della barbarie sulla civiltà europea, della degenerazione e criminalità sulla nobiltà e sul genuino altruismo. Ciò che accadde a Dachau il 29 aprile 1945 fu un compendio di tutto ciò.”.

     Come concludere a questo punto una ‘ricognizione scrittoria’ sul testo relativo al ‘segreto di Dachau’ e quindi ad un documento sul pensiero revisionista contemporaneo? Ricordando una certa ‘frase’ – indice del ‘livello’ di astio e odio che può scaturire dalla malvagità e dallo spirito di vendetta degli ‘eletti’ di Sion –  riportata dall’ebreo Primo Levi nel suo bestseller sterminazionista “Se questo è un uomo” dove, a pagina 134, compare questa memorabile ‘dichiarazione’: “Gli occhi azzurri e i capelli biondi sono essenzialmente malvagi”.

    Che ‘aggiungere’ se non un bel “ma vaffanculo”…

     Il mondo si divide in due categorie: chi ‘crede’ alle fole giudaiche e chi, uomo libero, fa ancora sentire la propria voce ed il proprio dissenso al di là del deserto che avanza…

    Noi non ‘odiamo’ i Giudei (non siamo ‘inclini ai ‘sentimentalismi’ quando si parla di sub-umanità sovversiva anti-tradizionale) ma ci chiediamo: c’è veramente qualcuno – che non sia giudeo, cripto-giudeo o giudaizzante – che può  “amare” realmente un siffatto detrito antropologico metecio e criminale  indegno di far parte del ‘consorzio civile’ dell’umanità?  Ai posteri l’ardua ‘sentenza’…  

    Au revoir!

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia” 

 

 

Note –

1 – Wiesenthal rilasciò questa dichiarazione al settimanale belgaolandese “De Post” del 9 maggio 1982… “magicamente” il numero dei giudei “gassati” – secondo la ‘vulgata’ sterminazionista quasi raddoppiò…quando si ‘dice’ “al peggio non c’è mai fine”…

2 – Bradley Smith – “Le controversie sull’olocaustico – E’ ora di un dibattito serio”, dal sito internet www.codoh.com ;

3 – Mario Spataro – “Dal caso Priebke al Nazi-gold – Storie d’ingiustizia e di quattrini” – Ediz. “Settimo Sigillo”, Roma 1999. Testo fondamentale per comprendere esattamente le dinamiche repressivo-processuali che accompagnarono la ‘cattura’, il trasferimento e la vicenda giudiziaria che ha investito l’ex capitano delle S.S. Erich Priebke vittima sacrificale della sete di vendetta della kehillah capitolina che modificò a suo piacimento una sentenza assolutoria emessa nell’agosto 1996 dal Tribunale Militare di Roma.

Come ricorda l’autore è significativo che “il caso Priebke sia esploso proprio quando era alle porte la scadenza del termine che avrebbe consentito alle banche elvetiche di incamerare il “nazi gold” e i conti correnti risalenti agli anni della guerra.

E non si tratta di questioni di poco conto: alla forzata transazione che ha consentito a quelle organizzazioni di incamerare 1,25 miliardi di dollari di provenienza elvetica e che da qualificatissime parti è stata bollata col termine “ricatto”, hanno fatto seguito analoghe manovre nei confronti di banche, industrie e compagnie di assicurazione svizzere, tedesche, austriache, francesi, italiane e persino inglesi e americane.”

Al centro della tesi del volume di Spataro il ruolo svolto dal Centro “Simon Wiesenthal” di Vienna e da analoghi, potentissimi, gruppi di pressione ebraico-americani che, dell’intera vicenda, furono i registi più o meno ‘occulti’ e consegnarono l’ultra-ottantenne ufficiale tedesco alle autorità italiane. Autorità e Stato italiani che furono nient’altro che esecutori degli ordini provenienti dal Kahal Supremo newyorchese (il cuore dell’ebraismo, il Gran Sinedrio ebraico ricostituito a gloria e a difesa degli interessi di “Israele” e motore immobile del Sistema giudaico-mondialista).

Sinedrio Ebraico che fu anche la stessa ‘mano invisibile’ che, contemporaneamente all’affaire Priebke mise in moto la manovra di sciacallaggio usurocratico nei confronti delle banche svizzere.

 La domanda che il libro di Spataro pone in termini espliciti ma che ovviamente lascia senza risposta è questa: “Senza la visibilità e la credibilità derivanti da decenni di caccia al nazi e recentemente rinverdite dal caso Priebke, sarebbero quelle organizzazioni riuscite ad autonominarsi patrocinatrici o credi dei superstiti e delle vittime dell’olocausto di mezzo secolo prima?”.

Noi diciamo che, al di là della ‘contabilità cimiteriale’ e delle ‘riparazioni’ monetaristiche, gli Ebrei rimarranno sempre – per dirla con Napoleone Bonaparte – degli ‘straccivendoli’ la cui sola dimensione ‘terrena’ è quella materialistico-bottegaia eredità di millenni di strozzinaggio effettuato sulla pelle dei popoli del pianeta.

4 – “Rapporto Leuchter” – Ediz. “All’Insegna del Veltro” – Parma 1993; Sul testo – fondamentale per gli studi revisionistici sul preteso olocausto – ha scritto il Prof. Robert Faurisson: “Fred A. Leuchler, 45 anni di età, è un ingegnere che vive a Boston, Massachusetts, specialista nella progettazione e costruzione di apparecchiature per esecuzioni, utilizzate nelle carceri degli Stati Uniti. Uno dei suoi maggiori progetti è stato quello di una camera a gas per iI penitenziario statale del Missouri, a Jefferson City.

Le mie prime conversazioni con Fred Leuchter avvennero a Boston il 3 e 4 febbraio 1988. Mi impressionò per le sue concise risposte alle mie domande e per l’abilità nello spiegare ogni dettaglio del processo di gasazioni. Egli mi confermò la natura particolarmente pericolosa, per gli operatori e gli astanti, di un’esecuzione con gas di cianuro.

Le esecuzioni con questo gas furono realizzate per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1924; però ancora oggi, nel 1988, permangono difficoltà nella costruzione di camere a gas per questo scopo, a prescindere dai problemi di ermeticità per le filtrazioni. Peraltro, notai che Fred Leuchter non aveva dubbi sulla realtà dell'”olocausto”.

Quando tornai in Canadà, dopo che lo ebbi informato delle mie conversazioni con Fred Leuchter, Zündel decise di sollecitargli una perizia sulle presunte camere a gas di Auschwitz, Birkenau e Majdanek.

Fred A. Leuchter accettò l’incarico dopo una riunione nella quale, inoltre, esaminò fotografie di campi di concentramento durante la guerra, piante di crematori e delle presunte camere a gas, documentazione sullo Zyklon-B e diapositive dei luoghi prese dal ricercatore svedese Ditlieb Felderer nel 1970.

Il 25 febbraio 1988 Fred A. Leuchter partì per la Polonia, insieme a sua moglie Carolyn, al suo disegnatore tecnico Hourerd Miller, al videoperatore Jürgen Neumann ed al traduttore polacco Theodor Rudolf. Essi tornarono il 3 marzo, dopo otto giorni di permanenza in Polonia.

Successivamente, Fred Leuchter scrisse una relazione di 192 pagine, incluse le appendici. Le sue conclusioni sono chiare. L’evidenza che non ci furono camere a gas per esecuzioni in Auschwitz, Birkenau e Majdanek è lampante e si è così stabilito che le presunte camere a gas non avrebbero potuto essere utilizzate né allora né mai.

Il 20 e 21 aprile 1988 il signor Leuchter partecipò come testimone al processo contro Zündel a Toronto (Canadà).

All’inizio rispose alle domande che gli rivolse l’avvocato difensore di Ernst Zündel, Douglas H. Christie, assistito da Keltie Zubko e Barbara Kulaszka. Leuchter affrontò poi l’interrogatorio del Pubblico Ministero, John Pearson, che fu assistito durante tutto il dibattimento da un altro magistrato della Corona, da un impiegato del tribunale e, con frequenti consultazioni, da esponenti ebraici che erano seduti direttamente dietro di lui nell’aula del tribunale.

L’interrogatorio ebbe luogo alla presenza di un giudice e di una giuria di undici membri. Nell’aula giudiziaria l’atmosfera era estremamente tesa. Mi capitò di sedere accanto a numerosi esperti revisionisti, tra cui il Dr. William Lindsay, capo ricercatore chimico della Ditta Dupont, fino al suo pensionamento nel 1985. Ognuno, nella sala del processo, indipendentemente dai suoi personali punti di vista riguardo alla questione in esame, si sentiva emozionato — così credo — perché stavamo partecipando ad un evento storico. Il mito delle camere a gas era finito.”  (dalla prefazione al volume).

(*) – Durante la guerra esisteva un solo forno; gli altri furono fatti costruire dagli americani, a guerra finita, a prigionieri tedeschi. Si dimenticarono però del camino. (Richard Harwood – “Auschwitz o della soluzione finale” – Ediz. “Le Rune”, Milano 1978, pag. 27);

(**) – A) “Stephen F. Pinter, che lavorò per sei anni, dopo la guerra, come consulente legale per il Ministero della Guerra USA per le truppe di occupazione in Germania ed Austria, scrisse nel diffuso giornale cattolico “Our Sunday Visitor” in data 14/6/1959: “Sono stato per 17 mesi, dopo la guerra, a Dachau, come avvocato del Ministero della Guerra degli Stati Uniti e posso confermare che a Dachau non esisteva alcuna camera a gas. Quello che veniva mostrato ed indicato come camera a gas ai visitatori era un forno crematorio (e lo sbaglio non era certo involontario)”. Pinter è molto acuto trattando la questione dei crematori solitamente presentati come ‘camere a gas’. E’ un’astuzia ricorrente: infatti in questi campi di concentramento non potè mai essere mostrata una camera a gas; da qui la designazione di Gasofen (forni a gas) che ha lo scopo di creare confusione tra il concetto di ‘camera a gas’ e quello di ‘crematorio’. Quest’ultimo era un forno simile a quelli usati ancora oggi nei cimiteri e serviva alla cremazione dei cadaveri di quelle persone che erano morte per cause naturali soprattutto per malattie infettive.”

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