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Le guerre americane dal 1798 alla seconda guerra mondiale –

13 Lug

 

 

 

LE GUERRE AMERICANE DAL 1798 ALLA SECONDA GUERRA MONDIALI –

 

1798-1800: guerra navale non dichiarata con la Francia, incluse azioni di terra come nella città di Puerto Plata, repubblica dominicana, in cui i marines catturarono il capitano di una nave pirata francese.

1801-1805 – Tripoli: prima guerra contro gli «stati di Barberia», per liberare la nave Philadelphia catturata dai pirati, sbarco dei marines e tentativo di far insorgere Tripoli.

1806- Messico (colonia spagnola): un plotone americano invase il territorio spagnolo presso le sorgenti del Rio Grande.

1806-1807 – Golfo del Messico: cannoniere americane condussero operazioni contro navi corsare spagnole e francesi al largo del delta del Mississippi.

1810 – Florida occidentale (colonia spagnola): il governatore della Louisiana occupò, su ordine presidenziale, un conteso territorio a est del Mississippi, fino al fiume Pearl, senza scontri armati.

1812 – Amelia Island e zone della Florida orientale: il loro possesso temporaneo fu autorizzato dal presidente Madison e dal Congresso, per impedirne l’occupazione da parte di un’altra potenza. Ma il possesso fu ottenuto in modo così irregolare che fu sconfessato dal presidente.

1812-1815 – Gran Bretagna: guerra del 1812, dichiarata formalmente.

1813 – Florida occidentale (colonia spagnola), aprile: con mandato del Congresso, il generale Wilkinson a capo di 600 soldati s’impadronì di Mobile Bay. Una guarnigione spagnola si ritirò permettendo agli Stati uniti di avanzare fino al fiume Perdido, senza combattimenti.

1813-1814 – Isole Marquesas: costruzione di un forte sull’isola di Nukahiva per proteggere tre navi catturate agli inglesi.

1814 – Florida spagnola: il generale Andrew Jackson conquistò Pensacola e cacciò gli inglesi.

1814-1825 – Caraibi: ripetuti scontri tra pirati e navi o squadre americane, soprattutto a terra e al largo di Cuba, Portorico, Santo Domingo e Yucatan. 3.000 attacchi di pirati contro navi mercantili tra il 1815 e il 1823. Nel 1822 il commodoro James Biddle impiegò nelle Indie Occidentali una flotta di 2 fregate, 4 corvette, 2 brigantini, 4 golette e 2 cannoniere.

1815 – Algeri: seconda guerra contro gli stati di Barberia. Su mandato del Congresso, una flotta agli ordini di Decatour attaccò Algeri e ottenne risarcimenti.

1815 – Tripoli: dopo l’accordo con Algeri, Decatour bordeggiò con la sua flotta davanti a Tunisi e a Tripoli, dove ottenne risarcimenti.

1816 – Florida spagnola: forze americane distrussero Nichols Fort, detto anche Negro Fort che riparava chi compiva incursioni negli Stati uniti.

1816-1818 – Florida spagnola: prima guerra seminole. Gli indiani seminole, la cui terra era rifugio di schiavi fuggiaschi e di briganti di frontiera, furono attaccati dalle truppe dei generali Jackson e Gaines e inseguiti nella Florida settentrionale. Le postazioni spagnole furono attaccate e occupate, i cittadini britannici giustiziati. L’azione avvenne senza mandato del Congresso, ma fu sostenuta.

1817 – isola Amelia (territorio spagnolo in Florida): agli ordini del presidente Monroe, truppe degli Stati uniti sbarcarono e cacciarono un gruppo di contrabbandieri, avventurieri e predoni.

1818 – Oregon, agosto: la nave Ontario approdò presso il fiume Columbia e prese possesso di territori dell’Oregon, di cui la Gran Bretagna aveva concesso la sovranità ma che erano rivendicati anche da Russia e Spagna.

1820-1823 – Africa: dopo la legge del Congresso del 1819, unità navali effettuarono incursioni contro il traffico di schiavi.

1822 – Cuba: forze navali Usa anti-pirateria approdarono sulla costa nord-occidentale di Cuba e incendiarono una base dei pirati.

1823 – Cuba: nell’inseguimento di pirati, brevi sbarchi l’8 aprile a Escondido, il 16 aprile vicino Cayo Blanco, l’11 luglio a Siquapa Bay, il 21 luglio a Cabo Cruz, il 23 ottobre a Camrioca.

1824 – Cuba, ottobre: la nave Usa Porpoise sbarcò marines vicino a Matanzas per inseguire pirati.

1825 – Cuba, marzo: truppe americane e inglesi in azione congiunta sbarcarono a Sagua La Grande per catturare pirati.

1827 – Grecia, ottobre e novembre: gruppi da sbarco diedero la caccia a pirati nelle isole di Argeintere, Mikonos e Andros.

1831-1832 – Isole Falkland: per investigare sulla cattura di tre navi per la caccia alle foche e per proteggere gli interessi americani.

1832 – Sumatra, 6-9 febbraio: Per punire gli indigeni della città di Quallah Battoo per i saccheggi di navi americane.

1833 – Argentina, 31 ottobre – 15 novembre: Un reparto sbarcò a Buenos Aires per proteggere gli interessi degli Stati uniti e di altri paesi durante una sommossa.

1835-1836 (10 dicembre – 24 gennaio e 31 agosto – 7 dicembre) – Perù: marines protessero interessi americani a Callao e Lima durante un sollevamento rivoluzionario.

1836 – Messico, luglio-dicembre: il generale Gaines occupò Nacogdoches (Texas) e il conteso territorio circostante, durante la guerra texana per l’indipendenza.

1838, 24 dicembre – 1839, 4 gennaio – Sumatra: sbarco per punire gli indigeni delle città di Quallah Battoo e Mukki per i saccheggi delle navi americane.

1840 – Isole Fiji, luglio: Per punire i nativi colpevoli di avere assalito gruppi americani di esplorazione e rilevamento.

1841 – isola Drummond, arcipelago Kingsmill: per vendicare l’uccisione di un marinaio da parte di nativi.

1842 – Samoa, 24 febbraio: vendetta su nativi dell’isola di Upolu per l’uccisione di un marinaio americano.

1842 – Messico, 19 ottobre: il commodoro A.A.C. Jones occupò Monterey con una flottiglia, credendo che fosse scoppiata la guerra. Scoperto che c’era la pace, si ritirò: un episodio simile avvenne una settimana dopo a San Diego.

1843 – Cina: marinai e marines della St. Louis sbarcarono vicino alla concessione di Canton dopo uno scontro tra americani e cinesi.

1843 – Africa, 29 novembre – 16 dicembre: quattro navi americane fecero sbarcare distaccamenti di truppe (uno composto da 200 marines e marinai) per scoraggiare il commercio degli schiavi lungo la Costa d’Avorio e per punire i nativi per gli attacchi a marinai e bastimenti americani.

1844 – Messico: il presidente Tyles schierò forze americane per proteggere il Texas dal Messico in attesa che il Senato approvasse un trattato di annessione (che fu respinto).

1846-1848 – Messico: guerra messicana. L’occupazione di un territorio conteso da parte del presidente Polk scatenò il conflitto.

1849 – Smirne, luglio: una squadra navale ottenne la liberazione di un americano catturato da funzionari turchi.

1851 – Turchia: Dopo un massacro di stranieri (inclusi americani) a Jaffa in gennaio, fu ordinata una dimostrazione lungo la costa orientale della Turchia dal nostro squadrone nel Mediterraneo. Apparentemente senza cannonate.

1851 – Isola Johanna (est dell’Africa), agosto: per esigere il rilascio di un capitano americano di una baleniera illegalmente imprigionato.

1852, 3-12 febbraio e 17 settembre- aprile 1853 – Argentina: sbarco e stazionamento di marines a Buenos Aires per proteggere gli interessi americani durante la rivoluzione.

1853 – Nicaragua, 11-13 marzo: per proteggere vite e interessi americani durante disordini politici.

1853-1854 – Giappone: l’«apertura del Giappone» e la spedizione Perry.

1853-1854 – isole Ryukyu e Bonin: prima di recarsi in Giappone, e mentre aspettava una risposta giapponese, in tre visite il commodoro Perry fece una dimostrazione navale, sbarcando due volte marines, assicurandosi una concessione carbonifera a Okinawa dal sovrano di Naha. Altra manovra davanti alle isole Bonin, sempre per assicurarsi concessioni commerciali.

1854 – Cina, 4 aprile – 15 (17?) giugno: per proteggere interessi americani a Shangai e nei dintorni durante una guerra civile cinese.

1854 – Nicaragua, 8-15 luglio: San Juan del Norte (Greytown) fu distrutta per vendicare un insulto all’ambasciatore americano in Nicaragua.

1855 – Cina, 19-21 (?) maggio: per porteggere interessi americani a Shangai. 3-5 agosto per combattere pirati vicino a Hong Kong.

1855 – Isole Fiji, 12 settembre – 4 novembre: per ottenere risarcimenti per saccheggi di americani.

1855 – Uruguay, 25-29 (o 30) novembre: forze navali americane ed europee sbarcarono a Montevideo per proteggere interessi americani durante un tentativo rivoluzionario.

1856 – Panama, repubblica di Nuova Grenada, 19-22 settembre: per proteggere interessi americani durante un’insurrezione.

1856 – Cina, 22 ottobre – 8 dicembre: per proteggere interessi americani a Canton durante le ostilità tra inglesi e cinesi, e per vendicare un attacco non provocato a un’imbarcazione che batteva bandiera americana.
 Sono 168 operazioni, tra il 1798 e la fine della seconda guerra mondiale.

 

1858 – Uruguay, 2-27 gennaio: 2 navi da guerra Usa sbarcarono in forze per proteggere le proprietà americane durante una rivoluzione a Montevideo.

1858 – isole Fiji, 6-16 ottobre: per punire gli indigeni per l’assassinio di due americani.

1858-1859 – Turchia: dispiegamento di forze navali a oriente su richiesta del segretario di stato dopo un massacro di americani a Jaffa e il maltrattamento altrove per «ricordare alle autorità (ottomane) la potenza degli Stati uniti».

1859 – Paraguay: il Congresso autorizzò una squadra navale a ottenere riparazione per un attacco contro un vascello sul fiume Parana avvenuto nel 1855. Scuse furono offerte dopo un ampio dispiegamento di forze.

1859 – Messico: 200 soldati Usa traversarono il Rio Grande inseguendo il bandito Cortina.

1859 – Cina, 31 luglio – 2 agosto: per proteggere interessi americani a Shangai.

1860 – Angola (Africa portoghese), primo marzo: per proteggere vite e proprietà americane a Kissembo quando gli indigeni divennero importuni (troublesome).

1860 – Colombia, baia di Panama, 27 settembre – 8 ottobre: per proteggere interessi americani durante una rivoluzione.

1863 – Giappone, 16 luglio: per riparare un insulto alla bandiera americana, bruciata su un vascello a Shimonoseki.

1864 – Giappone, 14 luglio – 3 agosto circa: per proteggere l’ambasciatore degli Stati uniti quando visitò Yedo per negoziare alcune richieste americane e per rendere le più facili le sue trattative impressionando i giapponesi con la potenza americana.

1864 – Giappone, stretti di Shimonoseki, 4-14 settembre: per costringere il Giappone e in particolare il principe di Nagato a consentire il passaggio negli stretti al naviglio straniero, secondo i trattati già firmati.

1865 – Panama, 9-10 marzo: per proteggere vite e proprietà di residenti americani durante una rivoluzione.

1866 – Messico, novembre: per proteggere residenti americani, il generale Sedgwick con cento uomini ottenne la resa di Matamoras. Dopo tre giorni gli fu ordinato dal governo di ritirarsi. Fu sconfessato dal presidente.

1866 – Cina, 20 giugno – 7 luglio: per punire un’aggressione del console Usa a Newchwang; il 14 luglio per consultazioni con le autorità rivierasche; il 9 agosto a Shanghai per aiutare a spegnere un grave incendio nella città.

1867 – isola di Formosa, 13 giugno: per punire un’orda di selvaggi che si supponeva avessero assassinato la ciurma di un vascello americano naufragato.

1868 – Giappone (Osaka, Hiogo, Nagasaki, Yokohama e Negata), soprattutto 4-8 febbraio, 4 aprile – 12 maggio, 12-13 giugno: per proteggere interessi americani durante la guerra civile in Giappone con l’abolizione dello shogunato e la restaurazione del mikado.

1868 – Uruguay, 7-8 e 19-28 febbraio: per proteggere i residenti stranieri e la dogana durante un’insurrezione a Montevideo.

1868 – Columbia, ad Aspinwall, 7 aprile: per proteggere passeggeri e tesoro in transito in assenza di polizia e truppe locali per la morte del presidente della Colombia.

1870 – Messico, 17-18 giugno: per distruggere la nave pirata Forward incagliata a circa 40 miglia dalla foce del rio Tecapan.

1870 – isole Hawaii, 21 settembre: per porre a mezz’asta la bandiera americana per la morte della regina Kalama, quando il console americano non volle assumersi la responsabilità di farlo.

1871 – Corea, 10-12 giugno: per punire gli indigeni per aver depredato americani, in particolare per aver assassinato la ciurma del General Sherman e aver bruciato la goletta, e per aver poi aver aperto il fuoco su altre piccole imbarcazioni americane che risalivano il fiume Salee scandagliandolo.

1873 – Colombia (baia di Panama), 7-22maggio e 22 settembre – 9 ottobre: per proteggere interessi americani durante le ostilità per il possesso dello stato di Panama.

1873 – Messico: truppe statunitensi traversarono più volte il confine messicano all’inseguimento di bestiame e di ladri. Vi furono reciproci inseguimenti di truppe messicane nel nostro territorio di frontiera. I casi furono solo tecnicamente invasioni, anche se il Messico protestò costantemente. I casi più notevoli avvennero a Remolina nel maggio 1873 e a Las Cuevas nel 1875. Spesso ordini da Washington autorizzarono le azioni. Alla fine accordi tra Messico e Stati uniti, il primo nel 1882, legittimarono queste incursioni che continuarono a intermittenza, con dispute minori, fino al 1896.

1874 – isole Hawaii, 12-20 febbraio: per mantenere l’ordine e proteggere vite e interessi americani durante l’incoronazione del re.

1876 – Messico, 18 maggio: per presidiare la città di Matamoros che era temporaneamente senza governo.

1882 – Egitto, 14-18 luglio: per proteggere interessi americani durante la guerra tra inglesi ed egiziani e il saccheggio della città di Alessandria da parte degli arabi.

1885 – Panama (Colon), 18 e 19 gennaio: per scortare i valori in transito sulla Ferrovia Panama, e le casseforti e le camere di sicurezza della compagnia, e (marzo-maggio) per restaurare la libertà di transito durante la rivoluzione.

1888 – Corea, giugno: per proteggere residenti americani a Seul in condizioni politiche instabili, quando ci si attendeva una sommossa della teppaglia (populace).

1888-1889 – Samoa, 14 novembre – 20 marzo: per proteggere il consolato e i cittadini americani durante una guerra civile indigena.

1888 – Haiti, 20 dicembre: per persuadere il governo haitiano a restituire un vapore americano sequestrato con l’accusa di aver rotto il blocco navale.

1889 – isole Hawaii, 30-31 luglio: per proteggere interessi americani a Honolulu durante una rivoluzione.

1890 – Argentina: una forza navale sbarcò per proteggere il nostro consolato e legazione a Buenos Aires.

1891 – Haiti: per proteggere vite e proprietà americane sull’isola di Navassa quando i braccianti negri divennero incontrollabili.

1891 – Stretto di Bering, 2 luglio – 5 ottobre: per fermare la pesca di frodo delle balene.

1891 – Cile, 28-20 agosto: per proteggere il consolato americano di Valparaiso e le donne e i bambini che vi si erano rifugiati durante una rivoluzione.

1893 – Hawaii, 16 gennaio – 1 aprile: dichiaratamente per proteggere vite e proprietà americane; di fatto per promuovere un governo provvisorio guidato da Sanford B. Dole. L’azione fu sconfessata dagli Stati uniti.

1894 – Brasile, gennaio: per proteggere il commercio e il naviglio americano a Rio de Janeiro durante una guerra civile brasiliana. Non ci furono sbarchi ma un dispiegamento di forza navale.

1894 – Nicaragua, 6 luglio – 7 agosto: per proteggere interessi americani a Bluefield dopo una rivoluzione.

1894-1896 – Corea, 24 luglio 1894 – 3 aprile 1896: per proteggere vite e interessi americani a Seul durante e dopo la guerra sino-nipponica. Una guarnigione di marines rimase a guardia della legazione per quasi tutto il tempo fino all’aprile 1896.

1894-1895 – Cina: marines furono stazionati a Tiensin e penetrarono a Pechino a scopi di protezione durante la guerra sino-nipponica.

1894-1895 – Cina: un vascello della marina fu tirato a riva e usato come forte a Newchwang per proteggere cittadini americani.

1895 – Colombia, 8-9 marzo: per proteggere interessi americani durante un attacco alla città di Bocas del Toro da parte di una banda di banditi.

1896 – Nicaragua, 2-4 maggio: per proteggere interessi americani a Corinto in periodo di agitazione politica.

1898 – Nicaragua, 7-8 febbraio: per proteggere vite e proprietà Usa a San Juan del Sur.

1898 – Spagna: guerra ispano-americana. Pienamente dichiarata.

1898-1899 – Cina, 5 novembre – 15 marzo: per scortare l’ambasceria a Pechino e proteggere il consolato di Tiensin durante la contesa tra l’imperatrice vedova e il figlio.

1899 – Nicaragua, 22 febbraio – 5 marzo: per proteggere gli interessi americani a San Juan del Norte e, poche settimane dopo a Bluefield per l’insurrezione del generale Juan P. Reyes.

1899 – Samoa, 13 marzo-15 maggio: per proteggere interessi americani e prendere parte al conflitto per la successione al trono.

1899-1901 – isole Filippine: per proteggere interessi americani durante la guerra con la Spagna e per conquistare l’isola sconfiggendo i filippini nella loro guerra per l’indipendenza.

1900 – Cina, 24 maggio – 28 settembre: per proteggere vite straniere durante la rivolta dei Boxer, soprattutto a Pechino. Dopo quest’esperienza, alla legazione di Pechino fu mantenuta per parecchi anni una guarnigione che veniva rafforzata quando si profilava una sommossa: vi rimase fino al 1934.

1901 – Columbia (Stato di Panama), 20 novembre – 4 dicembre: per proteggere proprietà americane sull’istmo e mantenere aperte le vie di transito durante gravi insurrezioni.

1902 – Colombia, 16-23 aprile: per proteggere vite e proprietà americane a Bocas del Toro durante una guerra civile.

1902 – Colombia (stato di Panama), 17 settembre – 18 novembre: per mettere scorte armate su tutti i treni che traversavano l’istmo e per tenere aperte le comunicazioni ferroviarie.

1903 – Honduras, 2-30 (o 31) marzo: per proteggere il consolato americano e il molo marittimo a Puerto Cortez in un periodo di attività rivoluzionaria.

1903 – Repubblica dominicana, 20 marzo – 30 aprile: per proteggere interessi americani nella città di Santo Domingo durante una sommossa rivoluzionaria.

1903 – Siria, 7-12 settembre: per proteggere il consolato americano a Beirut quando si temeva un’insurrezione musulmana.

1903-1914 – Panama: per proteggere vite e interessi americani durante e dopo la rivoluzione per l’indipendenza dalla Colombia durante la costruzione del Canale. Con brevi interruzioni, marines statunitensi furono stazionati sull’istmo dal 4 novembre 1903 al 21 gennaio 1914 per proteggere interessi americani.

 

 

1904 – Repubblica dominicana, 2 gennaio – 11 febbraio: per difendere interessi americani a Puerto Plata, Sosua e Santo Domingo city durante combattimenti rivoluzionari.

1904-5 – Corea, 5 gennaio 1904 – 11 novembre 1905: per custodire la legazione americana a Seul.

1904 – Tangeri, Marocco: «Vogliamo o Perdicaris vivo o Raisuli morto». Dimostrazione di una squadra navale per costringere a rilasciare un americano rapito. La guardia marina sbarcò per proteggere il console generale.

1904 – Panama, 17-24 novembre: per proteggere vite e proprietà americane ad Ancon quando si temeva un’insurrezione.

1904-1905 – Corea: guardia marina mandata a Seul per protezione durante la guerra russo-giapponese.

1906-1909 – Cuba, settembre 1906 -23 gennaio 1909: intervento per restaurare l’ordine, proteggere stranieri, e stabilire un governo stabile dopo una seria attività rivoluzionaria.

1907 – Honduras, 18 marzo – 8 giugno: per proteggere interessi americani durante una guerra tra Honduras e Nicaragua: truppe furono stazionate per pochi giorni o settimane a Trujillo, Ceiba, Puerto Cortez, San Pedro, Laguna e Colona.

1910 – Nicaragua, 22 febbraio: durante una guerra civile, per avere informazioni sulle condizioni a Corinto; il 19 maggio e il 4 settembre per proteggere interessi americani a Bluefields.

1911 – Honduras, 26 gennaio e poche settimane dopo: per proteggere vite e interessi americani durante una guerra civile.

1911 – Cina: fasi iniziali della rivoluzione nazionalista. Un guardiamarina e 10 uomini cercarono a ottobre di entrare a Wuchang per liberare missionari, ma si ritirarono dopo un avvertimento. Sempre a ottobre una ridotta unità da sbarco protesse proprietà private americane e il consolato ad Hankow. In novembre fu stabilita una scorta navale ai posti del telegrafo di Shanghai. Forze da sbarco furono mandate a scopo di protezione a Nanchino, Chinkiang, Taku e altrove.

1912 – Honduras: sbarco di una forza ridotta per prevenire la confisca da parte dello stato di una compagnia ferroviaria di proprietà americana. Le forze si ritirarono dopo che gli Stati uniti disapprovarono l’azione.

1912 – Panama: su richiesta di ambedue i partiti politici, truppe supervisionarono le elezioni nella Zona del Canale.

1912 – Cuba, 5 giugno – 5 agosto: per proteggere interessi americani nella provincia d’Oriente e all’Avana.

1912 – Cina, 24-26 agosto sull’isola Kentucky e 26-30 agosto a Camp Nicholson: per proteggere americani e interessi americani durante agitazioni rivoluzionarie.

1912 – Turchia, 18 novembre – 3 dicembre: per proteggere la legazione americana a Costantinopoli durante la guerra dei Balcani.

1912-1925 – Nicaragua, agosto – novembre 1912: per proteggere interessi americani durante una tentata rivoluzione. Una piccola unità con funzione di guardia alla legazione e di promotrice di pace e stabilità governativa rimase fino al 5 agosto 1925.

1912-1941 – Cina: i disordini che, iniziati con la ribellione del Kuomingtang, riorientati con l’invasione giapponese della Cina, portarono infine alla guerra tra Giappone e Stati uniti, diedero origine a continue dimostrazioni di forza e a sbarchi in Cina a scopo di protezione dal 1912 al 1941. Una guarnigione fu mantenuta a Pechino e sulla strada per il mare fino al 1941. Nel 1927, gli Stati uniti avevano 5.670 soldati in Cina e 44 soldati nelle sue acque territoriali. Nel 1933 avevamo 3.027 uomini. Tutte queste azioni protettive avvenivano in accordo ai trattati firmati con la Cina dal 1858 al 1901.

1913 – Messico, 5-7 settembre: qualche marine sbarcò a Ciari Estero per aiutare a evacuare cittadini americani e altri dalla valle Yaqui, resa pericolosa per gli stranieri da una guerra civile.

1914 – Haiti, 29 gennaio – 9 febbraio e 20 febbraio – 19 ottobre: per proteggere cittadini americani in un periodo di pericolose agitazioni.

Repubblica dominicana, giugno e luglio: durante una rivoluzione, forze navali Usa fermarono a cannonate il bombardamento di Puerto Plata e con la minaccia della forza mantennero zona neutrale la città di Santo Domingo.

1914-1917 – Messico: Le non dichiarate ostilità messicano-americane in seguito all’affare del Dolphin e alle incursioni di Pancho Villa compresero la cattura di Vera Cruz e più tardi la spedizione Perching nel Messico settentrionale.

1915-1934 – Haiti, luglio 1915 – 14 agosto 1934: per mantenere l’ordine in periodo di cronica minaccia insurrezionale.

1916-1924 – Repubblica dominicana, maggio 1916 – settembre 1924: per mantenere l’ordine in periodo di cronica minaccia insurrezionale.

1917-1918 – Prima guerra Mondiale. Formalmente dichiarata.

1917-1922 – Cuba: per proteggere interessi americani durante un’insurrezione e la conseguente instabilità. La maggior parte delle forze americane lasciarono Cuba nel 1919 ma due compagnie rimasero a Camaguey fino al febbraio 1922.

1918-1919 – Messico: dopo il ritiro della spedizione Pershing, i nostri soldati entrarono in Messico alla caccia di banditi almeno tre volte nel 1918 e sei volte nel 1919. Nell’agosto 1918 soldati americani e messicani si combatterono a Nogales.

1918-1920 – Panama: per i compiti di polizia stabiliti dalle clausole del trattato, a Chiriqui durante le sommosse elettorali e le successive agitazioni.

1918-1920 – Russia sovietica: in giugno e luglio marines furono sbarcati a Vladivostock e dintorni per proteggere il consolato americano e altri punti durante i combattimenti tra i bolscevichi e l’esercito ceco che aveva traversato la Siberia dal fronte occidentale. Una dichiarazione congiunta di governo d’emergenza e di neutralità fu emanata dai comandanti americano, giapponese, britannico, francese e ceco in luglio e le nostre truppe rimasero fino a fine agosto. In agosto il progetto si ampliò: allora 7.000 uomini furono sbarcati a Vladivostok e rimasero fino al gennaio 1920 come parte di una forza alleata di occupazione. Nel settembre 1918, 5.000 soldati americani si unirono alla forza alleata d’intervento ad Arcangelo, subirono 500 perdite e rimasero fino al giugno 1919. Un pugno di marines aveva in precedenza preso parte a uno sbarco britannico sulla costa Murmanska (vicino alla Norvegia), ma solo incidentalmente. Tutte queste operazioni dovevano neutralizzare gli effetti della rivoluzione bolscevica in Russia e furono in parte sostenute da elementi zaristi e di Kerensky. Non fu dichiarata guerra. A volte elementi bolscevichi agirono assieme a noi, ma la Russia sovietica reclama ancora risarcimenti.

1919 – Dalmazia: su richiesta delle autorità italiane soldati Usa sbarcarono  a Trau per mantenere l’ordine tra italiani e serbi.

1919 – Turchia: i marines della nave da guerra Arizona sbarcarono per proteggere il consolato americano durante l’occupazione greca di Costantinopoli.

1919 – Honduras, 8-12 settembre: una forza da sbarco fu spedita a terra per mantenere l’ordine in una zona neutrale durante un tentativo insurrezionale.

1920 – Cina, 14 marzo: una forza da sbarco fu mandata a terra per poche ore per proteggere vite durante un tumulto a Kiukiang.

1920 – Guatemala, 9-27 aprile: per proteggere la legazione e altri interessi americani, come il telegrafo, durante gli scontri tra gli Unionisti e il governo del Guatemala.

1920-22 – Russia (Siberia), 16 febbraio 1920 – 19 novembre 1922: invio di una scorta navale per proteggere proprietà e una stazione radio degli Stati uniti su un’isola russa nella baia di Vladivostok.

1921 – Panama-Costarica: squadre navali americane manovrarono sulle due sponde dell’istmo per prevenire una guerra tra i due paesi per una disputa di confine.

1922 – Turchia, settembre-ottobre: un contingente fu sbarcato con il consenso delle autorità sia turche sia greche per proteggere vite e proprietà americane quando i nazionalisti turchi sbarcarono a Smirne.

1922-1923 – Cina: tra aprile 1922 e novembre 1923 cinque sbarchi di marines per proteggere americani durante le agitazioni.

1924 – Honduras, 28 febbraio – 31 marzo e 10-15 settembre: per proteggere vite e interessi americani durante scontri elettorali.

1924 – Cina, settembre: marines furono sbarcati a Shanghai per proteggere americani e altri stranieri durante gli scontri tra fazioni cinesi.

1925 – Cina, 15 gennaio- 19 agosto: scontri tra fazioni cinesi accompagnati da tumulti e dimostrazioni a Shanghai costrinsero allo sbarco di soldati americani per proteggere vite e beni nella concessione internazionale.

1925 – Honduras, 19-21 aprile: per proteggere stranieri a La Ceiba durante una sommossa.

1925 – Panama, 12-23 ottobre: scioperi e tumulti spinsero a sbarcare circa 600 soldati per mantenere l’ordine e proteggere gli interessi americani.

1926-1933 – Nicaragua, 7 maggio – 5 giugno 1926, 27 agosto 1926 – 3 gennaio 1933: il colpo di stato del generale Chamorro innescò attività rivoluzionarie che portarono allo sbarco di marines per proteggere gli interessi degli Stati uniti. Forze statunitensi andarono e vennero, ma non sembra che lasciassero del tutto il paese prima del 3 gennaio 1933. La loro azione incluse operazioni contro il fuorilegge Sandino nel 1928.

1926 – Cina, agosto e settembre: l’attacco nazionalista su Hankow rese necessario lo sbarco di forze navali per proteggere cittadini americani. Una piccola unità restò al consolato generale anche dopo il 16 settembre, quando il resto delle truppe era stato ritirato. Verosimilmente, quando le forze nazionaliste catturarono Kiukiang, forze di marina furono sbarcate per proteggere stranieri il 4 e 5 novembre.

1927 – Cina, febbraio: i combattimenti a Shanghai costrinsero ad aumentare le forze navali e i marines nella zona. A marzo una scorta di marina fu stazionata davanti al consolato americano a Nanchino dopo che le truppe nazionaliste avevano conquistato la città. Più tardi, cacciatorpediniere americane e britanniche spararono granate per proteggere americani e altri stranieri. «In seguito a quest’incidente, ulteriori forze navali e di marines furono inviate in Cina e stazionarono vicino a Shanghai e Tientsin».

1932 – Cina: sbarco di truppe per proteggere interessi americani durante l’occupazione giapponese di Shanghai.

1933 – Cuba: dimostrazione di forza della flotta Usa durante una insurrezione contro il presidente Gerardo Machado, ma senza sbarchi.

1934 – Cina: sbarco di marines a Fuzhou per proteggere il consolato americano.

1940 – Terranova, Bermuda, St. Lucia, Bahamas, Jamaica, Antigua, Trinidad e Guiana britannica: soldati furono mandati per proteggere basi aeree e navali ottenute con negoziati dalla Gran Bretagna. Talora queste basi sono chiamate basi lend-lease (in prestito, o in leasing).

1941 – Groenlandia, aprile: presa sotto protezione degli Stati uniti.

1941 – Olanda (Guiana olandese), novembre: con l’accordo del governo olandese in esilio il presidente ordinò alle truppe americane di occupare la Guiana olandese. Il Brasile cooperò a proteggere il rifornimento di alluminio greggio dalle miniere di bauxite in Surinam.

1941 – Islanda: presa sotto protezione degli Stati uniti per ragioni di sicurezza, col consenso del suo paese.

1941 – Germania: in primavera il presidente ordinò alla marina di pattugliare le rotte navali per l’Europa. A luglio le nostre navi da guerra scortavano i convogli e attaccavano i sommergibili tedeschi. Non ci fu autorizzazione del Congresso. In novembre la Legge di Neutralità fu in parte ritirata per consentire la’iuto militare a Gran Bretagna, Russia, ecc.

1941-1945 – Germania, Giappone, Italia, ecc.: Seconda guerra mondiale. Formalmente dichiarata.

1942 – Labrador: stabilita una base navale

 

 

 

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“Non riesco ad avere miti nè eroi…”

13 Lug

“Non riesco ad avere miti né eroi, io sono un mito per me”

 

(Luca Carboni/Tiziano Ferro – “Pensieri al tramonto” )

 


RAZZA, ANTI-GIUDAISMO E ‘PRIVACY’…

13 Lug

RAZZA, ANTI-GIUDAISMO E ‘PRIVACY’…

 

 

–         di Dagoberto Bellucci

 

 

 

 

“La razza ebraica è prima di tutto una razza interiore (…), la sua essenza non è puramente religiosa, poiché comprende nella stessa maniera sia gli atei dichiarati che i sinceri praticanti (…). Antropologicamente gli ebrei non presentano le caratteristiche che potrebbero farne una razza unica. E’ pur tuttavia indubbio che ciascun ebreo nasconde nelle sue vene qualche goccia di sangue specificamente ebraico.”

 

 ( Adolf Hitler – “Ultimi Discorsi” – Ediz. di “Ar” – Padova 1988 ) 

 

 

 

 

 

 

 

     E’ un reato pubblicare su un sito internet una lista di cognomi?

 

     E, in particolare, di quale tipo di ‘reato’ si dovrebbe parlare?

 

    A queste domande molti, magari scuotendo la testa, non saprebbero esattamente cosa rispondere anche perché la legislazione relativa alla rete informatica è quantomeno lacunosa.

 

    Il “web” – meglio noto come World Wide Web (la GrandeReteMondiale) – è fonema ‘inglish’ identificante il perimetro sistemico ‘raccattante’ gli esiti terminali di decomposizione della società contemporanea alias gli animaletti ‘parlanti’ del Pianeta-papalla i quali si ‘affidano’ affannosamente alle ‘lusinghe’ computatorio-informatiche abilmente messe loro a disposizione dai presidi sinagogici ( non sarà forse un ‘caso’ l’uniformità planetaria che si è riusciti a raggiungere utilizzando i social-netwoork … in particolare “Facebook” …il ‘libro’ dei cazzi vostri in diretta 24h su 24….recentemente ci sarebbe arrivato anche un ‘invito’ – l’ennesimo – ad aprirvi una nostra pagina personale…. Spiacenti di ‘deludere’ ma – se permettete, e anche se non permettete – i cazzi nostri ce li facciamo in ‘privato’…ammesso e non concesso che oltretutto il così tanto sbandierato diritto alla ‘privacy’ possa avere ancora un senso in un paese under controll).

 

    La Radio di Stato della Repubblica Islamica dell’Iran, Radio Irib-Radio Italia, ‘dice’ abbia aperto una pagina facebook…mah…

 

    Qualcuno ci dia il ‘senso’ di tutto questo ‘pippettare’ computatorio che, ancora, non l’abbiamo ‘compreso’…

 

    Indipendentemente da tutto quanto ‘circoli’ sulla rete e al di là delle ‘cianfrusaglie’ mentali degli anti-mondialisti di servizio  noi affermiamo che non esiste anti-mondialismo senza anti-giudaismo, ovunque c’è un ebreo c’è il Sionismo (con buona ‘pace’ degli “anti-sionisti” giudei del movimento Naturei Charta): la questione ebraica è questione razziale.

 

     Quando ci riferiamo alla ‘razza’ ebraica – si dovrebbe in realtà parlare di detrito razziale sub-umano ebraico ‘controllato’ dall’ebraicità (1) – intendiamo l’insieme sgangherato della presenza sinagogico-sistemica irradiatesi nelle società contemporanee di massa e massimamente rappresentato da Ebrei, cripto-ebrei, ebraicizzanti di ogni risma e colore… marrani, ‘conversi’ e ‘arianizzati’ compresi e senza tralasciare i figli delle ebree, i meteci e tutti coloro i quali abbiano conservato nel proprio pedigree “ginecologico-razziale” anche una sola goccia di sangue ebraico.

 

    Scrive Maurizio Lattanzio: “La operatività, temporalmente ‘precedente’, di un ‘insieme’ di coefficienti ‘religiosi’, ‘intellettuali’ e amministrativo-documentali ( Torah, Talmud, Protocolli dei Savi di Sion…) è ‘filtrata’ dagli opinionismi di propagazione (liberaldemocrazia, socialismo marxista, costituzionalismo, neospiritualismo…) che hanno avuto ‘esito’ di ‘diluizione’ nell’ambito di una ‘risultante’ costituita da una ‘contiguità’ sincretistica non-codificata e ‘distribuita’ secondo moduli di ‘onnipervadente’ complicità sociale di sfruttamento occulto. Essa è ‘mediata’ da soggetti ebraici, i quali, nelle società occidentali, ‘vantano’ una ‘consistenza’ numerica ampiamente ‘prevalente’ rispetto a quella ‘accreditata’ dalle ‘varie’ collettività ebraiche ‘accampate’ nelle ‘nazioni’ occidentali. Oltre ai giudei praticanti ‘dichiarati’ e/o iscritti negli elenchi delle collettività ebraiche, si ‘trovano’ milioni di giudei ‘laici’, non praticanti o fintamente ‘convertiti’ al cattolicesimo oppure ad altre ‘forme’ religiose, nonché ‘iscritti’ a partiti, associazioni, circoli – i quali ‘custodiscono’ rigorosamente la propria ‘individuazione’ ebraica (l’identità è un’ ‘altra cosa’…). Essi costituiscono, oltre le apparenti ‘diversità convenzionali’ e unitamente con i massoni e con i non-giudei asserviti alla sinagoghe, nonché in ‘meccanico’ collegamento con gli apparati repressivi sistemici (procure della repubblica, carabinieri, polizie ecc.), la principale organizzazione poliziesca sistemica ‘adibita’ a compiti di controllo e di delazione (ogni giudeo è delatore) nei confronti dei soggetti i cui comportamenti politico/religiosi risultino ‘contrastanti’ con il programma di governo mondiale elaborato dall’ebraismo internazionale. I giudei risultano ‘titolari’ di una doppia individuazione , la quale appare ‘dissociabile’ in una individuazione palese, conformisticamente ‘ossequente’ il costume della società di ‘accampamento’, e in una individuazione occulta, primariamente ‘inserita’ nella convenzione sub-razziale e nel ‘reticolo’ organizzativo in cui ‘si aggrega’ la complicità d’interessi internazionali dell’esclusivismo ebraico, oggettivamente ‘dissolutivo’ nei confronti del ‘bene’ politico e degli interessi economici riferiti alla nazione in cui i giudei sono ‘insediati’, ‘beneficiando’ altresì della doppia cittadinanza correlata con l’insieme sub-razziale ebraico internazionale e con il territorio nazionale di residente. La prevaricante ‘ubicazione’ nelle istituzioni, nelle associazioni, nell’economia, nella finanza, nei gruppi di pressione, negli ambiti dell’informazione – consente ai giudei di ‘suscitare’ ogni e qualsivoglia ‘agitazione’ – in ‘collaborazione’ con i soggetti ‘installati’ ‘direttivamente’ nei kahal ebraici delle ‘aree’ locali nelle quali risulta amministrativamente suddiviso il Sistema giudaico-mondialista – contro ogni soggetto che operi in sostanziale ‘distonia’ con gli ‘scopi’ di governo mondiale ‘perseguiti’ dall’ebraismo internazionale.” (2)

 

 

    Nessuno, ripetiamo nessuno, ha mai eguagliato il Grande Guascone di Popoli….

 

    Ora, premesso che viviamo nella terra di nessuno della contemporaneità capovolta del nichilismo, che siamo arrivati ormai alla dittatura sinagogica che in Occidente determina tutto ed il suo contrario, che la società “libera” e “democratica” occidentale non è nient’altro che un grande laboratorio dove il Giudaismo internazionale modella – attraverso i costumi, le mode, le musiche, i film e l’opinionismo kippizzato delle servili bestioline prone ai diktat e zelantemente ubbidienti ai ‘desiderata’ sinagogici – e determina stili di vita, crea sub-cultura e governa politica ed economia.

 

    Nel ‘pianeta-papalla’ l’individuo, mai come oggi ridotto a numero tra i numeri, massa tra la massa deambula ‘under controll’: telefoni cellulari, schede magnetiche, carte di credito bancarie e non, tessere sanitarie, carte d’identità tutto ‘passa’ attraverso la ‘Grande Rete’ ovvero …siamo tutti schedati e doverosamente spiati e – oltre a non rendersene neanche conto – ai più sta bene così com’è anzi…c’è la ‘gara’ dell’esibizionismo demenziale con i profili su fb, tweeter e gli altri portali ‘sociali’….le comunità virtuali di sta mischia…

 

    Come non ‘bastasse’ abbiamo telecamere di ‘sorveglianza’ per ogni dove posizionate in qualunque angolo delle nostre città.

 

 

 

     “Siamo pervasi da apparecchi telefonici e codici “imei”. Lo sapevate che nel momento in cui la nostra sim telefonica entra in contatto con il codice imei, codice identificativo del cellulare, ovunque noi ci troviamo è possibile essere localizzati? Ecco perché rubare un cellulare non è sempre congeniale… Benvenuti nel “Orwell telematico intercettativo”. Un paese senza privacy è quello cui si accinge l’Italia, l’unica giusta privacy c’è se facciamo un acquisto, allora in quel caso diamo o meno il nostro consenso, anche se talvolta senza consenso non è possibile eseguire una determinata operazione, della serie fatta la legge trovato l’inganno, come sempre.

Fanno impressione i dati raccolti dal ministero di Grazia e Giustizia. Nel corso del 2007 sono stati 124 mila i bersagli d’intercettazioni legalmente ordinate dalla magistratura, negli Stati Uniti ad esempio tanto per avere un termine di paragone ne sono state effettuate circa 1700. Inoltre nel 2001 sempre parlando in cifre: gli spiati sono stati 32 mila. Dati alla mano  c’è stato non un raddoppio ma una quadruplicazione nel giro di pochi anni. Se facessimo un conto empirico e analizzassimo i 124 mila intercettati si potrebbe affermare che per ogni interlocutore spiato minino si possono associare trenta persone  con le quali l’intercettato interloquisce, dunque a conti fatti sporchi o puliti tre sono i milioni di persone ascoltate.” (3)

 

 

    Torniamo comunque alla domanda iniziale: è un reato pubblicare una lista di cognomi?

 

    E’ reato, come vorrebbero ‘raccontarci’ i controllori sistemici, per esempio mettere in rete la lista dei cognomi degli ebrei che compare nel testo di Samuele Scharf  “I Cognomi degli Ebrei in Italia” pubblicata dalla casa editrice “Israel” di Firenze nel 1925?

 

    Di quale lesa maestà stiamo ‘cianciando’?

    «La nuova pubblicazione dei cognomi ebrei italiani su un sito internet viola gravemente la privacy» (4).

    A raccontare questa idiozia è un dirigente della polizia postale, Sergio Staro, in una intervista rilasciata al giudeo ‘demoscopico’ Klaus Davi  in una inchiesta condotta dal programma “KlausCondicio” e con riferimento al sito holywar.org ed alla pubblicazione appunto della lista ‘incriminata’.

    I ‘birri’ si dividono in due categorie: quelli ‘intellettualmente’ onesti e quelli demenzialmente servili ciononostante sono antropologicamente tutti parte dello stesso apparato repressivo e di controllo dunque oggettivamente predisposti allo spappolamento di coglioni altrui. Ovvio che facciano il loro ‘lavoro’ e quindi – come tali – siano i rappresentanti del sistema repressivo della colonia italiota…come tali essi sono ‘delegati’ dal Sistema giudaico-mondialista a compiti di ‘sicurezza’ alias la difesa sistemica dello status quo quindi della dittatura sinagogica.

    Per quanto servili sarebbe comunque più onesto – da parte loro – l’ammissione che è a dir poco demenziale invocare “diritti alla privacy” e anche soltanto parlarne quando l’Italia è uno dei paesi maggiormente spiati dell’Occidente, quando si intercettano milioni di individui, se ne spiano le conversazioni telefoniche, si registrano parole, si riportano informazioni, si stilano fascicoli come già ebbe modo di dichiarare pubblicamente al “Resto del Carlino” una quindicina di anni or sono un sottufficiale dei Carabinieri di stanza a Forte Braschi, sede dei servizi militari italiani, che per aver semplicemente sostenuto che esistevano almeno 20 milioni di italiani sotto controllo venne licenziato in tronco… 

 

     E che uno dei mezzi ‘preferiti’ d’investigazione ‘birrica’ siano proprio i cosiddetti ‘social network crediamo non sia una novità per nessuno. Ne aveva parlato l’ottobre scorso un articolo a firma Giorgio Florian apparso nell’edizione ‘on line’ del settimanale “L’Espresso”: “La Polizia spia gli utenti di Facebook.” – riportava l’articolo in questione –  “Secondo la ricostruzione del giornalista, i dirigenti della Polizia postale si sarebbero recati a Palo Alto, California, dove ha sede il quartier generale della società fondata e guidata da Mark Zuckeberg. E lì avrebbero siglato un accordo di collaborazione che consente ad agenti e investigatori di poter setacciare a piacimento informazioni tra i 17 milioni di utenti Facebook italiani. Senza la necessità di attendere il via libera dalla magistratura e i tempi necessari per le rogatorie internazionali.(…) Secondo l’inchiesta, già da tempo, in alcuni casi, Polizia postale, Carabinieri, Digos e Guardia di Finanza vengono meno alle procedure previste dalla normativa italiana, bypassando l’iter richiesto dalla magistratura e violando, di fatto, le leggi a tutela della privacy dei cittadini.” (5)

 

 

 

    Con il pretesto di ‘criminalità organizzata’ e ‘terrorismo internazionale’ l’Italia si è definitivamente trasformata nel paese degli spioni dove lo Stato ricorre sovente alla delazione per ‘smascherare’ – il più delle volte – vizi nascosti, segreti inconfessabili e pettegolezzi gossippari di quarto livello ossia il nulla  trasformato dai media deficienti di questa Seconda Repubblica in ‘scoop’ di  “prim’ordine”… e c’è pure la Si(o)nistra ‘moralizzatrice’ che si scandalizza…

 

    Al di là dei ‘lazzi&cazzi” del premier ci sarebbe da chiedersi come mai la Si(o)nistra – e sotto certi versi pure la Destra (non si vede oggettivamente differenza alcuna…quando si dice “due facce della stessa medaglia”) – sia letteralmente latitante sul versante “sicurezza” e “privacy” dei cittadini quando ormai le informazioni che la “rete”, così come tutte le info che vi passano, sono costantemente sotto controllo degli apparati sistemici: in fondo il ‘gingillo’ informatico-computatorio per un qualche cazzo di motivo devono pur avervelo ‘dato’…. E pensare che di “Echelon” si parlava oramai oltre un decennio fa…

 

     Ad occuparsi dello spionaggio esercitato dalle forze dell’ordine sugli utenti internet per es. è stato il deputato radicale Marco Beltrandi che assieme a Luca Nicotra, segretario dell’associazione radicale Agorà Digitale avevano presentato nel gennaio di un anno fa un’interrogazione parlamentare rimasta, come tutto quanto coinvolge i “segreti” dello Stato (segreti di Pulcinella). Scrivevano i due esponenti radicali: “Siamo in presenza di una vicenda oscura, sulla quale urge fare chiarezza e che in apparenza condensa una serie di gravissime violazioni della normativa sulla privacy. Gli antefatti sono esemplarmente riportati dall’avv. Guido Scorza presso Punto Informatico: in sostanza FAPAV ha trascinato in via d’urgenza Telecom Italia in tribunale sostenendo che centinaia di migliaia di suoi utenti violerebbero la normativa sul diritto d’autore e richiedendo quindi l’inibizione all’accesso ad una serie di siti e il riconoscimento della corresponsabilità di Telecom Italia.

La FAPAVstessa dichiara: La Fapav ha chiesto al giudice romano di fornire i nominativi di chi scarica illegalmente, di oscurare l’accesso ai siti di file sharing e di inviare avvisi a coloro che commettono violazioni al diritto d’autore.

Avevamo avuto avvisaglie in questo senso da diversi mesi, da quando, cioè, nel maggio 2009,la FAPAVaveva intimato a Telecom Italia di comunicare alle autorità di pubblica sicurezza “i dati idonei a consentire a quest’ultima di adottare gli interventi di sua competenza” nei confronti di coloro che si rendono responsabili di aver scaricato illegalmente dalla rete contenuti audiovisivi protetti dal diritto d’autore.

Come faceva notare al tempo l’avv. Fulvio Sarzana: Come fa la FAPAV a sapere che ci sono elenchi di nomi da consegnare all’Autorità giudiziaria? Lo presume o ne è certa? E in questo ultimo caso come fa a sapere che ci sono soggetti che scaricano musica o film senza adottare meccanismi di tracciamento degli IP o, ancor più grave, sistemi di intercettazione dei flussi telematici?

Non possiamo che approvare l’iniziativa di Agorà Digitale e ci auspichiamo che il Parlamento sia pienamente informato e che le autorità competenti accertino se sono state commesse delle illegalità ai danni dei cittadini italiani.

Riportiamo la dichiarazione di Marco Beltrandi e Luca Nicotra apparsa sul sito di Agorà Digitale.

Gli utenti della rete italiani sono costantemente sorvegliati e monitorati dalle industrie dell’audiovisivo. Si tratta di un fenomeno intollerabile che le cronache degli ultimi giorni suggeriscono avere una diffusione maggiore di quella che ci si poteva immaginare e su cui è certamente urgente che la magistratura indaghi, avendo già condannato pratiche analoghe in occasione del famoso caso Peppermint.

Ma c’è un’altro punto ancora più inquietante che a molti sembra essere sfuggito. La Federazione antipirateria televisiva (Fapav), l’ente che ha effettuato il monitoraggio per conto delle industrie dell’audiovisivo, collabora costantemente con referenti istituzionali e con le Forze dell’Ordine operative sull’intero territorio, per creare un costante flusso di scambi informativi.” (6)

     La questione della “privacy” può aver senso in un paese così?  Se ne può parlare all’infinito così come spesso accade anche nell’arena politica quando a stare sotto i ‘riflettori’ sono gli interessi privati o pubblici del premier…il quale, diciamocelo pure, non ha “inventato” assolutamente niente neanche quando se la prende con la magistratura ‘politicizzata’ (è sempre esistita una magistratura politicizzata…la magistratura – organo dello Stato – è al pari di tutte le altre Istituzioni parte fondante dei presidi difensivi del Sistema democratico del quale fa organicamente parte).

    Che la giustizia poi in Italia faccia a dir poco schifo non dev’essere Berlusconi a ricordarcelo… Fa schifo. E nemmeno poco.

    Ritorniamo infine all’ultima considerazione relativa alla pubblicazione dei cognomi ebraici (…ogni qualvolta accade un episodio analogo apriti cielo lamentele e piagnucolamenti giudaici per ogni dove…le liste “nere” di proscrizione che invece vengono regolarmente stilate e periodicamente pubblicate dai centri ebraici nazionali e extra-nazionali quelle evidentemente vanno ‘benone’… Per gli “antisemiti” il pubblico ludibrio…Inquisizione Sinagogica…) e alle dichiarazioni offerte in merito dal dirigente della polizia postale Staro:  «Anche se il sito web ha sede in Norvegia, la lista è pubblicata in Italiano e pertanto la violazione è evidente – prosegue il ‘birro’ Staro, secondo cui c’è un vero e proprio boom di siti antisemiti. – Da parte nostra stiamo verificando se questo illecito è tale anche nel paese che lo ospita. Se queste due condizioni si verificano c’è la possibilità di rimuovere le liste».

    Mah…che dobbiamo commentare? Rimuovete pure ….noi la ripubblicheremo.

    Oscurate pure…riapriremo un altro spazio informatico..

    Magari metteteci in galera perché…. “gli antisemiti in galera” è lo ‘slogan’ ebraico più diffuso nella società moderna kosherizzata.

    Potreste, ‘male’ che vi ‘vada’, bombardare la Norvegia….

    Il problema, secondo Staro, riguarda anche i siti neonazisti. «L’azione di gruppi neonazisti su internet è particolarmente forte sui più giovani, particolarmente vulnerabili e non necessariamente dotati di un filtro di conoscenza storica per filtrare un certo tipo di informazioni. Per questo è necessario intervenire e arginare il fenomeno»

    Il ‘filtro’ si chiama olo-cazzata….

 

    Au revoir

 

 

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

 

 

NOTE –

 

 

1 – Per ‘ebraicità deve intendersi lo “…spirito antitradizionale che, esercitando la sua azione nel dominio della visione del mondo, della mentalità, dell’etica, ha fabbricato il mondo moderno. Tale opera di deviazione è avvenuta, ovviamente, per fasi successive ed è stata prodotta con strumenti diversi: è fra questi strumenti che rientra l’ebraicità. Nel caso di quest’ultima non si tratta, come scrive un autore di origine ebraica (Otto Weininger ndr) , “né di una nazione, né di una razza, né di una confessione religiosa, né di una data letteratura”, bensì di una “tendenza dello spirito, una costituzione psichica la quale rappresenta per ogni uomo una possibilità e che nell’ebraismo ha avuto solamente la sua realizzazione più grandiosa”. Bisogna dunque considerare l’ebraicità come una sorta di “idea platonica” che, in quanto tale, ha preceduto la stessa storia del popolo ebraico e ha determinato soltanto alcune fasi della vita di esso. (…)      Etica mercantile, mammonismo, usura: questi sono alcuni tratti della storia ebraica nei quali si è manifestata l’ebraicità, l’ “idea platonica” di cui si parlava all’inizio. Come un’anima dà vita ad un corpo, così l’ebraicità animò il corpo senza forma dell’ebraismo decaduto e ne fece uno strumento di azione antitradizionale. L’ebraicità fu certamente presente nell’ebraismo in un grado “quintessenziato”; ma è doveroso precisare che essa – appunto perché si tratta di una “tendenza dello spirito”, di una possibilità in agguato per ogni uomo e per ogni popolo – non è stata una peculiarità dei soli Ebrei, così come è necessario rilevare che non tutti gli Ebrei, dopo la secolarizzazione dell’ebraismo, rimasero vittime dell’ebraicità. (…) In altri termini il punto di partenza da stabilire non è l’essenza dell’Ebreo storico ma l’essenza – soprastorica – dell’ebraicità; la quale, come si è visto, si è riflessa in modo maggiore e più evidente nell’Ebreo, ma non ha risparmiato – servendosi spesso ma non sempre del veicolo ebraico come mezzo d’infezione – l’uomo europeo e, data la quasi totale europeizzazione del mondo, l’uomo non ebreo in generale”.

 

( Claudio Mutti – “Ebraicità ed Ebraismo” – Introduzione a “I Protocolli dei Savi Anziani di Sion” – Ediz. di “Ar” – Padova 1976 );

 

2 – Maurizio Lattanzio – “ ‘Traiettorie’ antiebraiche” – dal mensile “Islam Italia” –  Anno 2, Nr. 20 – Settembre 2003;

 

3 –   Zaira Fusco – “Milioni, milioni, milioni gli italiani spiati e intercettati” – Articolo dal sito www.ccsnews.it ;

 

4 –  (Fonte: Blitz quotidiano, 2 novembre 2009)

 

5 –  Andrea Galassi – “Profili Facebook utenti italiani spiati dalla polizia” – Articolo dal sito www.webmasterpoint.org del  28 Ottobre 2010;

 

6 – “Internet: cittadini italiani spiati illegalmente?” – Articolo presente all’indirizzo informatico:  http://blog.tntvillage.scambioetico.org