Archivio | 5:30 pm

Si scrive “Times” si legge “Semit”….

14 Lug

Annunci

Alle origini del sistema bancario internazionale: la Banca d’Inghilterra e la guerra d’indipendenza americana –

14 Lug

ALLE ORIGINI DEL SISTEMA BANCARIO INTERNAZIONALE : LA BANCA D’INGHILTERRA E LA GUERRA D’INDIPENDENZA AMERICANA

–         di Dagoberto Bellucci

“L’influenza del capitalismo finanziario e dei banchieri internazionali che lo crearono, si esercitò sia sul mondo degli affari che sui governi, ma non avrebbe potuto farlo senza essere riuscito a far accettare agli uni e agli altri due assiomi della sua ideologia. Ambedue questi assiomi erano basati sul principio che i politici erano troppo deboli e troppo soggetti a temporanee pressioni popolari per essere affidabili nel controllo del sistema monetario.”

 

 

( Dr. Carroll Quigley – “Tragedy and Hope – A History of the World in Our Time” )

 

“I Rockefeller sono la personificazione del Potere permanente della nazione: i governi cambiano, l’economia fluttua, le alleanze si spostano, i Rockefeller restano.”

 

( Walter Cronkite – reporter della ‘CBS’ )

 

 

 

 

 

    La piramide di potere che determina gli assetti amministrativi del Sistema Mondialista passa attraverso la storia e l’evoluzione del sistema bancario, autentico motore immobile dell’economia internazionale che ha finito – a partire dal XVIII.mo secolo – per assumere più o meno direttamente le redini delle vicende delle società contemporanee investendo progressivamente spazi e dinamiche un tempo riservate esclusivamente alle autorità espressione della politica.

    Pochi sanno e ancor meno hanno idea che una delle date chiave della storia recente del pianeta sia quella del 1694 anno in cui, William Paterson, l’inventore delle banconote, del credito e del ‘danaro creato dal nulla’, costituivala Banca d’Inghilterra (1). Questo evento avrebbe costituito la nascita del capitalismo moderno.

    L’Inghilterra, già attivamente presente nei principali mercati mondiali, si trovò a fronteggiare in quel periodo una stretta finanziaria: tra il 1642 e il 1647 orafi e mercanti avevano contribuito al finanziamento della “rivoluzione” di Oliver Cromwell – che sottometterà Irlanda e Scozia al giogo britannico, aprirà le porte dell’Isola agli Ebrei (espulsi dalle isole britanniche dal 1290 dopo una serie di casi di crimini rituali) e, per un breve periodo, decapiterà la dinastia sostituendola con una propria dittatura d’impronta ultra-conservatrice protestante – ma quando venne ripristinata la monarchia (alla fine del XVII.mo secolo) le casse dello Stato erano vuote.

    Patterson riunì un cartello di ricchi mercanti, si appellò ai più noti prestamonete del Regno e decise di concedere a re Guglielmo III (che governò dal 1689 al 1702) un prestito di 1,2 milioni di sterline con tassi d’interessi annui dell’8% e la promessa reale che istituiva la creazione di quella che sarebbe diventata la Banca d’Inghilterra (istituita ufficialmente il 27 luglio 1694) notoriamente rinomata anche come The Old Lady of Threadneedle Street, la vecchia signora di Threadneedle Street, dal nome della strada in cui si trova dal 1734.

    Quello che Patterson ed il suo gruppo, nucleo embrionale della futura oligarchia del danaro che da allora in poi dominerà le sorti del pianeta espandendo i suoi tentacoli a tutte le altre nazioni europee prima e extra-europee successivamente, stavano creando erano i presupposti per la creazione del sistema monetario bancario e finanziario che oggi conosciamo e riuscirono in questa impresa quando ottennero dal sovrano anche il diritto esclusivo ad emettere banconote non protette dai patrimoni bancari.

 

    Le ripercussioni sull’economia nazionale furono immediate e allo stesso tempo disastrose: i prestiti a basso rischio, utilizzati per la guerra, trovarono garanzia dalle tasse che impoverirono ulteriormente il Regno: nei primi quattro anni il debito nazionale inglese era aumentato di dieci volte.

    Il sistema bancario inventato da Patterson si reggeva su una colossale truffa, la stessa che da quel fatifico 1694 fino ai giorni nostri, regge le sorti del sistema bancario e finanziario internazionale: l’uso dei “certificati” o ricevute che sostituivano i depositi in oro dei privati cittadini.

    In teoria con questi certificati un qualunque individuo che avesse lasciato un deposito in oro (in monete o in lingotti) in una banca poteva rientrarne in possesso semplicemente presentando un ‘titolo’.  Il meccanismo funzionava proprio per la facile maneggevolezza del titolo cartaceo; era talmente comodo che solo una minima percentuale dei depositanti esigeva di rientrare in possesso delle sue fortune in oro il che significava per l’istituto bancario un enorme surplus di quantità d’oro che permise loro di cominciare a fare affari in proprio.

    “In pratica, da allora, le banche speculano con danaro altrui, sul quale pagano sì un tasso d’interesse, ma da esse stesse fissato – quindi sempre altamente conveniente. V’è di più. Esse speculano anche su denaro altrui che in qualche caso non solo non costa niente, ma che rende due volte: è un “miracolo” che ha avuto inizio con l’invenzione delle banconote, cioè con la emissione della prima cartamoneta. Non si trattava più di “certificati” emessi a fronte di oro depositato da clienti, ma di veri e propri “certificati a vuoto”. Dal momento che nelle casse delle banche restavano sempre giacenze incontrollabili di oro o di moneta solida, si potevano emettere certificati in eccesso rispetto ai depositi reali; tanto, finchè non si fosse data la improbabile “corsa al ritiro” da parte di tutti i depositatori allo stesso tempo, nessuno avrebbe saputo e nessuno avrebbe protestato. Ma non basta. Non solo le banche prestavano questi “certificati a vuoto” – cartamoneta – ad un interesse in genere alto, ma sempre più spesso il prestito veniva emesso sotto forma di deposito trattenuto nelle casse delle banche, e sul quale il beneficiato eseguiva prelievi parziali e saltuari. Anche questa massa di danaro restava quindi in buona parte a disposizione dei banchieri. (…) Nell’ottenere l’Atto di autorizzazione ad aprire la Banca d’Inghilterra nel 1694, William Paterson affermò: “The Bank haths benefits of interest on all money which it creates out of nothing£ – “la banca beneficia degli interessi su tutto il danaro che essa crea dal nulla” (2).

 

 

    In ogni caso l’Inghilterra da allora continuò a produrre enormi debiti di guerra per tutto il XVIII.mo secolo (intorno alla metà il debito del governo britannico ammontava a 140 milioni di sterline) mentre, al di là dell’Atlantico, la sua prospera colonia americana – di lì a poco sul viale dell’indipendenza dalla corona – stampava soldi privi di debito. Sarà la decisione britannica di far approvare il “Currency Act” nel 1764 a provocare deliberatamente nelle colonie d’oltre oceano una grave depressione che aumentò la disoccupazione: da quello che fu un vero e proprio atto di guerra economica avrà inizio la guerra d’indipendenza che porterà alla formazione degli Stati Uniti d’America.

    Il “Currency Act” venne varato essenzialmente come programma di prelievo fiscale dalle colonie americane  per pagare gli interessi alla Banca d’Inghilterra.

    In America all’epoca non esisteva alcuna banca centrale, erano le banche dei singoli Stati ad emettere valuta cartacea: nel 1690 aveva iniziato la colonia della baia del Massachusetts a stampare moneta seguita nel 1703 dalla Carolina del Sud e infine da altri Stati.

    Per limitare la circolazione di cartamoneta nel 1720 venne ordinato ad ogni governatore di controllare l’emissione di valuta coloniale, un provvedimento che rimase lettera morta. Ventidue anni dopo il “British Resumption Act” stabilì che tasse e debiti fossero corrisposti in oro una decisione che provocò malumori e depressione economica che determinarono per i ricchi possidenti d’oltre oceano l’auto-pignoramento di tutte le proprietà più floride.

    Benjamin Franklin sostenne il diritto delle colonie di stampare la propria valuta cartacea: inviato a Londra nel1757 a perorare la causa finì per rimanervi per i successivi 18 anni quasi fino allo scoppio della rivoluzione americana.

    “Nell’arco di questo periodo, un numero crescente di colonie americane ignorò le prescrizioni del Parlamento e cominciò ad emettere la propria valuta, chiamata ‘buono coloniale’; il tentativo fu coronato dal successo, con notevoli eccezioni. Il buono coloniale rappresentava un affidabile mezzo di scambio e, inoltre, aiutava a suscitare un sentimento di unità fra le colonie. Ricordate che il buono coloniale era perlopiù valuta cartacea, non gravata da debiti, stampata nel pubblico interesse e non sostenuta realmente da riserve d’oro o d’argento; in altri termini, si trattava di moneta a corso forzoso.
I funzionari della Banca d’Inghilterra chiesero a Franklin in che modo potesse spiegare la ritrovata prosperità delle colonie ed egli, senza esitazioni, rispose:
La questione è semplice. Nelle colonie noi emettiamo la nostra valuta, che si chiama buono coloniale. La emettiamo in quantità appropriata rispetto alla domanda commerciale e industriale per far sì che i prodotti passino facilmente dal produttore al consumatore… In questo modo, creando per noi stessi la nostra valuta, ne controlliamo il potere d’acquisto e non dobbiamo pagare interessi a nessuno.
Questo per Franklin era semplicemente buonsenso, potete tuttavia immaginare l’effetto che ebbe sulla Banca d’Inghilterra. L’America aveva scoperto il segreto del denaro e il genio doveva tornarsene nella bottiglia il prima possibile. Il risultato fu che il Parlamento approvò in fretta e furia il Currency Act del 1764, provvedimento che vietava ai funzionari delle colonie di emettere la propria valuta e ordinava loro di pagare tutte le tasse a venire con monete d’oro o d’argento; in altri termini costringeva le colonie ad adeguarsi agli standard in oro e argento. Questo diede origine alla prima intensa fase della Prima Guerra Bancaria in America – risoltasi con la sconfitta dei Cambiavalute – che iniziò conla Dichiarazione di Indipendenza e si concluse col successivo trattato di pace, il Trattato di Parigi del 1783.” (3)

 

    Franklyn nella sua autobiografia scriverà: “Nel giro di un anno la situazione si era rovesciata al punto che l’era della prosperità era terminata lasciando il posto alla depressione, in misura tale che le strade delle Colonie traboccavano di disoccupati. (…) Le colonie avrebbero sopportato di buon grado la ridotta tassa del thè e di altre materie se l’Inghilterra non avesse tolto alle Colonie stesse la loro valuta, creando disoccupazione e malcontento.”.

 

 

 

    Nel 1774 il Parlamento di Londra approvò lo “Stamp Act” con il quale prescriveva l’apposizione, su ogni atto commerciale, di un bollo attestante il pagamento di una tassa in oro; una misura che minacciava la valuta delle colonie americane. Due settimane più tardi il Massachusetts Committee of Safety promulgò una risoluzione a favore dell’emissione di nuova valuta coloniale con il riconoscimento delle valute emesse dalle altre colonie.

    I certificati coloniali (colonial scrips), soldi cartacei non sostenuti da oro e argento ma esclusivamente dall’autorità dei governi locali, per tutta la durata della loro esistenza (52 anni) non avevano mai subito né inflazione né crisi e garantivano la stabilità dei prezzi.

    Sarà proprio l’abolizione di questi titoli, con il ritorno imposto dalla Banca d’Inghilterra alla sua sterlina, che porterà non solo al declino dell’economia nelle colonie del Nord America ma anche la causa principale della guerra per l’indipendenza americana.

    L’identità rivoluzionaria dei certificati coloniali apparve non solo nella rinuncia al legame con oro e argento ma in particolare nell’idea di abolire definitivamente il concetto stesso – base del Sistema dei grandi strozzini internazionali – di prestito bancario all’autorità (governo) sotto interessi; una pratica che andò diffondendosi in tutta l’Europa nel XVIII.mo secolo.

    L’assenza dal “peso del debito” sulla base del proprio danaro delle colonie americane consentiva infatti alle amministrazioni locali di ridurre significativamente le tasse e la concessione di prestiti a bassi tassi d’interesse che a sua volta avevano portato alla fioritura di scambio merceologico e di produzione.

    Il 10 maggio 1775, durante un incontro segreto, i rappresentanti del Secondo Congresso Coloniale avevano deciso l’emissione di “banconote di credito per un importo non superiore ai 2 milioni di dollari spagnoli” come misura di protezione dell’America dalle mire monetaristiche britanniche.

    Il 10 e il 22 giugno 1775 il Congresso delle Colonie deciderà l’emissione di 2 milioni di dollari in valuta cartacea in base al credito e alla fiducia delle “Colonie Unite”: era l’atto di sfida decisivo contro il sistema monetario ingiustamente imposto dalla Banca d’Inghilterra ai suoi possedimenti d’oltre oceano.

    Le dodici colonie da allora si impegnarono ad accettare la nuova emissione di moneta come legale ed i nuovi certificati stampati per l’occasione furono denominati “Moneta continentale” (Continental Currency).

    Questi attestati di credito (cioè la valuta cartacea), spesso considerati da molti storici come strumenti di una politica finanziaria incosciente, rappresentarono in realtà i veri principi della Rivoluzione Americana, i motivi stessi per cui le colonie d’oltre oceano si ribellarono; anzi, erano più di questo: erano la Rivoluzione stessa.

    La rivoluzione americana nacque dunque per liberare le colonie dal giogo dell’usurocrazia bancaria che Londra andava progressivamente stringendo attorno al collo dei suoi possedimenti d’oltremare primo esempio di conflitto economico moderno che farà scrivere a Thomas Jefferson, commentando le decisioni del parlamento britannico in una missiva indirizzata a John Adams, le seguenti amareggiate parole: “…io credo sinceramente, come voi, che le istituzioni bancarie siano più pericolose di un esercito in campo…”

 

 

 

    Nel 1776 il padre della scienza economica europea, Adam Smith, ha scritto con un’aperta ammirazione dei “miracolosi certificati” coloniali: “Il governo della Pennsylvania, ha inventato un nuovo modo di erogazione di prestiti, che, in mancanza di denaro in oro e argento a disposizione, tuttavia, sostituisce completamente le funzioni di denaro. Il governo ha fornito al popolo dei certificati cartacei di credito a percentuale d’interesse e ipoteca sulla terra, che passavano di mano in mano come obbligazioni bancarie (banconote) e si consideravano un mezzo legale per tutte le transazioni. Questo sistema riduceva sostanzialmente la spesa pubblica annuale del governo e, dicono, che la moneta cartacea di Pennsylvania non si era mai svalutata sotto il valore di oro e argento stabiliti nelle colonie prima della sua introduzione”.

    

   

   

 

 

 

 

    In ogni caso le turbolenti circostanze dell’epoca con i rischi sempre più alti di un confronto militare con la Gran Bretagna avevano impedito lo sviluppo favorevole della circolazione dei “Continental Currency”: molto presto l’emissione di questi titoli locali andò fuori controllo tanto che, alla fine del 1775, la quantità dei ‘continentali’ stampati superava già di tre volte quella inizialmente prevista (6 milioni di dollari spagnoli) mentre nel 1779 si raggiunse il suo limite con 242 milioni.

     L’inflazione assunse dimensioni tali che ogni 100 dollari ‘metallici’ (o garantiti dalla copertura aurea o d’argento) ne circolavano tranquillamente 16.800 di carta.

    Oltre a questi problemi la protezione poligrafica dei ‘continentali’ si rivelerà talmente debole che per i britannici fu un gioco da ragazzi divertirsi nel loro sabotaggio economico, garantendo ai propri macchinari la stampa dei falsi a pieno ritmo.

   

    Un tipico annuncio dell’epoca della Guerra d’Indipendenza (preso dalla newyorchese “Rivington’s Gazette”) si presentava così: “Forniamo ai viaggiatori indirizzati verso le altre colonie un qualsiasi numero di banconote false del Congresso a prezzo d’ingrosso di carta. La qualità di stampa è talmente alta, e l’imitazione talmente esatta, che non c’è il minimo rischio di rigetto, tanto più che i nostri prodotti sono praticamente indistinguibili dall’originale. Le banconote debitorie sono state messe da noi in circolazione in volume molto elevato ripetutamente e con successo. Gli interessati possono chiedere O.E.D. nella Coffee House dalle 11 alle 16 tutti i giorni durante tutto il mese”.

    A questo punto una domanda più che legittima è quella di colui che si chiede come mai i Governi dei diversi Stati non fondassero banche proprie emettendo da sé valuta in modo diretto come era stato sempre fatto fino al XVII.mo secolo?

    Era una prerogativa che, secondo diverse leggi costituzionali, doveva spettare proprio allo Stato.

    Ma era una prerogativa che sarebbe andata a cozzare contro i grandi banchieri internazionali che inevitabilmente avrebbero preso le loro contromisure dichiarando guerra a chiunque si fosse posto al di fuori del sistema bancario che stavano costruendo: era nata ufficialmente la dittatura usurocratica mondiale al cui vertice si situava l’Ebreo.

    Un tentativo di rompere drasticamente il cappio usurocratico venne tentato da Lincoln, durante il periodo della Guerra di Secessione americana – che vide tra l’altro l’ebreo Rothschild finanziare contemporaneamente il Nord ed il Sud in guerra lucrando sulla pelle dei soldati che si facevano ammazzare al fronte mentre questo strozzino dalle mani sporche di sangue si ingrassava questo sulle disgrazie altrui di popoli e nazioni (4)  – un secolo più tardi e, nel XX.mo secolo dalla Germania nazionalsocialista e dall’Italia fascista.

    Lincoln in piena guerra di secessione invocò la legittimità da parte del Congresso di battere moneta ed emise 356 milioni di dollari che, non essendo stati stampati da banche private, non costarono agli Stati Uniti un solo dollaro d’interesse.

    La storia del Grande Capitale cosmopolita gronda di sangue: è la storia di un’entità rapace e sciacallesca che ha divorato le carni delle vittime di conflitti e tragedie che hanno investito negli ultimi tre secoli l’intera umanità.

    E’ la storia dei grandi usurai che sono alla guida del Sistema Mondiale di sfruttamento: due o trecento famiglie, 1200 nominativi, qualche migliaia di individui ‘affiliati’ che controllano e determinano le sorti del pianeta.

     Noi affermiamo che dov’è usura è l’ebreo; dov’è la banca è l’usura: la banca è creazione ebraica e strumento giudaico di controllo delle società non ebraiche.

 

 

 

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

 

 

 

NOTE –

1 – La Banca d’Inghilterra viene considerata, fino alla fine della seconda guerra mondiale (quando – dopo gli accordi di Bretton Woods che sancirono il passaggio della guida del capitalismo mondiale dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti d’America , in una conferenza svoltasi tra il 1.o e il 22 luglio di quell’anno in una cittadina nei pressi di Carroll nel New Hampshire – le redini del potere bancario internazionale varcarono l’Atlantico trasferendosi dalla City di Londra a Wall Street a New York), la più importante banca centrale del pianeta. Le politiche economiche dell’Istituto londinese portarono alla Grande Depressione prima della sua, almeno ufficiosa, ‘nazionalizzazione’ decretata dal governo laburista di Clement Attlee nel 1946.

. La pietra miliare successiva nella storia della banca è del 1997, sotto il mandato di Gordon Brown come Cancelliere. Secondo il Bank of England Act del 1998, la Banca d’Inghilterra ha la competenza esclusiva di fissare i tassi di interesse. Sempre nel quadro della legge del 1998, alla Banca d’Inghilterra è stata data l’indipendenza operativa sulle decisioni di politica monetaria.

Questo significa, né più né meno, l’ufficializzazione della completa autonomia dell’Istituto rispetto alla politica.

2 – Sergio Gozzoli – “Sulla pelle dei popoli – Viaggio nel labirinto del potere mondialista” – Rivista trimestrale – Ediz. de “L’Uomo Libero” – Milano , Anno IX, Nr. 27 – Giugno 1988;

 3 – “The Money Masters: how international bankers gained control ofAmerica” – Ediz. “Royalty Production Company” –  Piedmont (Oklahoma) 1998;

4 –  “L’Unione nordista veniva sovvenzionata dal finanziere August Belmont, agente dei Rothschild in America, ela Confederazione sudista dagli Erlanger, che della famiglia Rothschild erano una filiazione.” ( crf S. Gozzoli – op. cit. )

Recensione Libraria: “Il Governo Islamico” dell’Ayatollah Khomeini –

14 Lug

– Recensione Libraria –

“IL GOVERNO ISLAMICO”  dell’AYATOLLAH KHOMEYNI

 

 di Dagoberto Husayn Bellucci

 

 

 
 

“Nessuno di loro (i militanti marxisti-leninisti ndr) ha combattuto e sofferto. Semmai hanno sfruttato per i loro scopi il dolore del popolo che combatteva e soffriva. Lei non è bene informata: buona parte della sinistra cui allude era all’estero durante il regime imperiale , ed è tornata soltanto dopo che il popolo aveva cacciato lo Scià. Un altro gruppo stava quì, è vero, nascosto nei suoi covi clandestini e nelle sue case, e soltanto dopo che il popolo ha dato il suo sangue sono usciti per servirsi di quel sangue. (…) Non hanno contribuito a nulla. Non hanno servito in alcun senso la rivoluzione. Alcuni hanno lottato, si, ma per le loro idee e basta, i loro scopi e basta, i loro interessi e basta. Non hanno pesato per niente sulla vittoria, non vi hanno portato niente. Non hanno avuto nessun rapporto col nostro movimento, non hanno esercitato nessuna influenza su di esso. No, le sinistre non hanno mai collaborato con noi: ci hanno messo i bastoni fra le ruote e basta. (…) E il mio punto di vista è che si tratti (…) di una sinistra (…) partorita e sostenuta dagli americani per lanciare calunnie contro di noi e sabotarci e distruggerci.”

( Imam Khomeini – intervista concessa a Oriana Fallaci – da “Il Corriere della Sera” – 26 settembre 1979 )

“L’Islam è la religione dei combattenti che vogliono il diritto e la giustizia, la religione di quelli che esigono la libertà e l’indipendenza, e di quelli che non vogliono permettere agli infedeli di dominare sui credenti. Ma in nemici hanno descritto l’Islam in una luce diversa. Hanno impresso nella mente della gente comune un’immagine distorta dell’Islam e l’hanno introdotta perfino nelle accademie religiose. Lo scopo recondito del nemico era di spegnere la fiamma dell’Islam e di provocare la perdita del suo essenziale carattere rivoluzionario, di modo che i musulmani non potessero pensare a cercare di liberare se stessi e di rendere effettive tutte le norme della loro religione attraverso la creazione di un governo che garantisse la loro felicità nel quadro di una dignitosa vita umana. Si è detto che l’Islam non ha alcuna relazione con l’organizzazione della vita e della società o con la creazione di un governo di qualsiasi genere, e che si occupa soltanto delle norme concernenti le mestruazioni ed il parto. Esso può contenere alcune norme etiche. Ma, al di là di ciò, non ha alcun rapporto con problemi concernenti la vita e l’organizzazione della società. E’ deplorevole che tutto ciò abbia avuto le sue conseguenze negative non soltanto sulla gente comune, ma anche tra persone di livello universitario e studenti di teologia. Costoro fraintendono l’Islam e non hanno alcuna conoscenza di esso. Per loro l’Islam è diventato tanto estraneo quanto lo è per gli stranieri. (…) Voi giovani, che siete i soldati dell’Islam, dovete esaminare più compiutamente le brevi asserzioni che vi sto facendo: per tutta la vostra vita, dovete far conoscere alla gente le leggi e le norme dell’Islam, e dovete fare questo con ogni mezzo a vostra disposizione: con gli scritti, coi discorsi e con le azioni. Istruite il popolo sulle catastrofi, le tragedie ed i nemici che hanno bloccato l’Islam fin dall’inizio. Non nascondete al popolo ciò che sapete e non lasciategli immaginare che l’Islam sia come il cristianesimo attuale, che non vi siano differenze tra la moschea e la chiesa…(…) In un’epoca in cui le tenebre predominavano sui paesi dell’Occidente , Dio fece delle leggi che rivelò al profeta più grande , Muhammad – che Dio lo benedica e lo salvi -, di modo che l’uomo potesse nascere nel loro ambito. Ogni cosa ha la sua morale e le sue leggi. (…) Nell’Islam, i diritti sono di alto livello, completi ed onnicomprensivi.”

( Ayatollah Khomeyni – “Il Governo Islamico” )

 

RECENSIONE

La Repubblica Islamica dell’Iran è una forma ‘scolpita’ di Stato Tradizionale e Rivoluzionario, metallica forma spartana di società in ordine con i principii della Tradizione informale e legittimamente ispirata dalla legislazione islamica (Shariya) dalla quale procede e verso la quale ritorna la struttura statal-piramidale della Gerarchia ‘ecclesiastica’ shi’ita persiana.

L’Iran in quest’epoca crepuscolare e dissolutiva, all’interno delle società moderne – usurocraticamente ‘condizionate’ dai meccanismi perversi del sistema di affamamento capitalistico alias Globalizzazione dei mercati – e nell’attuale ciclo cosmico post-nichilista dello sconsacramento di ogni valore, del disconoscimento di qualunque ideale e della negazione di tutte le morali; rappresenta la più alta espressione di “Stato platonico”, perfetta organizzazione ed elaborazione gerarchica di società tradizionale che si posiziona nei confronti del mondo moderno quale autentico vettore anti-imperialista e anti-modernista rivendicando alla Tradizione religiosa islamico-shi’ita ed al Nazionalismo persiano un posto nella storia recente oltre a rappresentare una pietra di paragone insindacabile per qualunque movimento politico che ‘miri’ alla disintegrazione del sistema occidentale di potere e di controllo globali ed alla fuoriuscita dai meccanismi ricattatori intercapitalistici del mercato cosiddetto globale.

I nemici della Repubblica Islamica dell’Iran di ieri, di oggi e di domani sono agenti-provocatori dell’imperialismo plutocratico statunitense, mercenari filo-sionisti, reazionari piccolo-borghesi o – tutt’al più – sciocche comparse di ambienti politici alla deriva, naufraghi di stagioni storiche superate dagli avvenimenti storici (deambulanti ed eterni fuorigioco incapaci di ‘cogliere’ i ‘nessi’ e le dinamiche storiche, culturali, geopolitiche e religiose di un sistema di rapporti di forza internazionali in profonda mutazione ed in trasformazione all’indomani del crollo dei regimi socialisti dell’Europa orientale e del tracollo ideologico marxista seguente la fine della cosiddetta Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica).

Teheran è l’asse portante, axis mundi, della Tradizione in ‘marcia’ , centro di gravità permanente da oltre un trentennio delle forze rivoluzionarie e tradizionali islamiche, vettore ‘puntato’ contro il Mondialismo affamatore dei popoli e l’unidimensionalità vuota e post-ideologica espressa dalla società del nulla contemporanea della quale sono ‘ispiratrici’ e ‘edificatrici’ le forze più ‘sottili’ della Sovversione. La società moderna come villaggio globale ‘rovesciato’ all’interno del quale si situano – in posizione servilmente sottomessa a mode e costumi, ‘idee’ culturali e suggestioni di massa – i soggetti decadenti e depauperizzati della contemporaneità ‘lacerata’ dall’attraversamento ‘sgangherato’ dell’epoca oscura post-nichilista.

Ora per comprendere la valenza rivoluzionaria e tradizionale ed il ruolo di autentico vettore ‘immobile’ – “Agharti” di ogni resistenza contro il mondo moderno per i ribelli ed i diseredati del pianeta – della Repubblica Islamica dell’Iran è assolutamente necessaria una ricognizione d’analisi relativa alla specificità religiosa shi’ita ed al nazionalismo persiano unitamente ad un preliminare fase di studio del pensiero del suo fondatore (l’Imam Seyyed al Mousavi al Khomeini) attraverso la ri-lettura del suo testo essenziale sul “Governo Islamico” che ispirò e diede una forma ‘ideologica’ alla rivolta popolare di massa degli iraniani trionfalmente conclusasi con l’avvento della Rivoluzione Islamica nel gennaio 1979 e la proclamazione della Teocrazia sciita persiana.

Una ‘ricognizione’ scrittoria assolutamente insufficiente per un approfondimento ed una visione d’insieme organica delle idee, della politica e della filosofia di Khomeini quantunque risulti una premessa ‘utile’ per chi saprà ‘cogliere’ dalle ‘indicazioni’ politiche e dalla ‘mirabile’ traiettoria anti-imperialista e anti-sionista lucidamente e ‘spregiudicatamente’ seguita dai successori dell’Imam ( = la Guida ) alla direzione degli affari di politica interna ed estera, economica e sociale della Repubblica Islamica ‘echi’ ‘lontani’ di situazioni ‘altre’ delle quali furono protagoniste e avanguardie le nazioni europee in lotta contro gli stessi nemici che attualmente ‘puntano’ le loro ‘armi’ ( culturali, ideologiche, politico-sociali, militari e religiose ) contro Teheran…. ( …”mondi lontanissimi”…).

L’Islam shi’ita ed il nazionalismo persiano…una storia relativamente ‘antica’ ma , sicuramente, un matrimonio felice che ha generato l’attuale identità etnico-spirituale di un’intera nazione e di un popolo ‘fanaticamente’ ‘fascinato’ da un sentimento patriottico che trova rarissimi analoghi casi e giunge dal XVImo secolo (in cui la Shi’ia divenne religione di Stato) fino ai giorni nostri in una continuità che ha reso esemplare il modello di riferimento nazionalista iraniano.

Scrive la professoressa Maria Scarcia Amoretti: “La storia dello sciismo in Iran è , come si è già ampiamente visto, strettamente collegata con quella dello sciismo iracheno. Non si tratta di una specifica dipendenza , bensì di un’ennesima manifestazione di una costante storica che vede l’Iraq come entroterra naturale della civiltà che si sviluppa sull’altopiano iranico e nel contempo come punto di smistamento verso l’Iran di stimoli o fenomeni provenienti da occidente (mondo semitico e mondo mediterraneo) vale a dire ellenismo, Giudaismo, Cristianesimo. Tale flusso verso e dall’Iraq non si interrompe neanche quando , con maggiore o minore atto d’arbitrio, vengono fissate frontiere politiche delimitanti spazi culturalmente contigui anche se geograficamente distinti. (…) Nessuna particolare conflittualità nel momento in cui, con la battaglia di Qàdisiyya (637) , il mondo iranico si apre all’Islam. Tuttavia non è un caso che la storiografia musulmana e non musulmana , interpreti l’esplosione di opposizione al regime ommiade , e poi la fisionomia , soprattutto culturale, del califfato abbaside, come il risultato di una sempre più consistente presenza di elementi iranici, non assimilati nè assimilabili, nel corpo sociale dello stato islamico. (…) L’Iran viene considerato oggi – a torto – la culla dello sciismo, prestandosi a un passato ivi remoto un dato che risale invece all’inizio del Cinquecento : l’assunzione del credo sciita imamita come religione di stato da parte della dinastia allora al potere, i Safavidi, e la successiva, lenta ma costante, conversione delle masse iraniane allo sciismo fino al suo farsi religione maggioritaria. Lo sciismo come elemento di identità protonazionale non funziona immediatamente. Bisognerà attendere l’invasione afghana del paese (1722-1732) , condotta, tra l’altro, in nome dell’ “ortodossia” islamica , da capi tribali indubbiamente meno civilizzati, perchè si sviluppi una reazione, spesso genuinamente popolare, un senso d’appartenenza che porta poco a poco all’equazione sciismo-Iran: il 92% delle popolazioni dell’odierno stato iraniano è oggi sciita.” (1)

Coniugando in una sintesi perfetta le preesistenti forme di spiritualità , lo Zoroastrismo (2) e i culti di derivazione mazdeistica (peraltro riconosciuti dall’Islam e nell’attuale Repubblica Islamica come manifestazioni di religiosità monoteistica), al tradizionale nazionalismo persiano, la nuova fede nell’Ahl ul Bayth ( = la Famiglia del Nobile Profeta Mohammad – la pace su di Loro ) e la weelthanshauung imperiale ( dal latino “Imperium” che sottende una visione del mondo in movimento, con il riconoscimento di un potere di tipo militare che, come denuncia il suffisso ‘ ium ‘ , ha una natura dinamica, conferendo al suo titolare , Stato o Autorità , la facoltà di impartire direttive e consegne irrevocabili alle quali è impossibile sottrarsi con il conseguente potere di sottoporre i recalcitranti e chiunque vi si opponga a pene coercitive di natura fisica o patrimoniale ) eredità di una civilizzazione tra le più antiche e fiorenti del mondo antico; in Iran si andrà a sviluppare nel corso del XVImo e fino al XVIIImo secolo un processo di unificazione dinamico mirante l’inclusione di elementi essenziali e caratteristici dell’antica società pre-islamica iraniana con l’iniezione all’interno del corpo sociale persiano della nuova spiritualità shi’ita in una fusione che determinerà gli sviluppi futuri della nazione iraniana avviando quel processo simbiotico che realizzerà la ordinato ad unum esemplarmente incarnatasi nell’attuale forma statale della Repubblica Islamica.

“La manifesta aspirazione a fare dell’ordine di valori di cui si è portatori il centro di gravità di un processo di unificazione mondiale, è stata sempre caratteristica costante di ogni forma tradizionale, di ogni religione e , più ampiamente, di ogni movimento di Idee ispirato ai valori della tradizione. – scrive Maurizio Lattanzio (3) – E’ la ‘ordinato ad unuum’ , l’universalità – cioè il progetto di integrazione dei popoli nel quadro di un ordine gerarchico a contenuto etico-spirituale, modellato sui valori dell’Essere e culminante nella dimensione metafisica o Unità Principale (chi ‘sa’ mi intende…). Cio’ avviene all’interno di differenziate e organiche forme tradizionali conformi alle vocazioni spirituali e alle conformazioni etiche delle diverse comunità umane.”

Per comprendere questi processi di ‘nazional-islamizzazione’ shi’ita persiana occorre ricomprendere all’interno di questa Totalità Organica il ruolo che viene svolto in Iran dal clero sciita e la sua omogenea ripartizione all’interno di tutte le “classi” sociali con particolare riferimento ai ceti poveri dei diseredati sui quali farà leva l’ideologia khomeinista e sui quali ‘seducentemente’ faranno presa gli appelli delle masse rivoluzionarie iraniane alla rivolta contro lo shah e la sua effimera pretesa di ergersi a continuatore della antica tradizione imperiale proclamandosi “shahinsha” (il re dei re) instaurando un regime dispotico, repressivo e funzionale esclusivamente agli interessi della superpotenza statunitense dalla quale Reza Pahlevi (4) sarà ‘delegato’ ad assumere il ruolo di “gendarme del Golfo” in funzione anti-sovietica ed anti-comunista, contro i ‘sussulti’ rivoluzionari del mondo arabo in fermento (fin dai primi anni Cinquanta dopo la vittoria dei Liberi Ufficiali di Gamal Abdel Nasser in Egitto e l’affermazione ba’athista in Siria ed Iraq nel decennio successivo) e posizionandosi come oggettivo alleato dell’Imperialismo e del Sionismo internazionali nel quadro geopolitico, strategico e militare della Guerra Fredda ( il regime imperiale dei pahlevi non casualmente sarà per decenni il solo Stato musulmano a riconoscere l’entità criminale sionista occupante la Palestina , il sedicente “stato d’Israele”, con il quale aprirà ufficialmente relazioni diplomatiche nel 1960 avviando , tre anni dopo, la cosiddetta “rivoluzione bianca” conforme ai desiderata occidental-imperialistici ed alle mire della plutocrazia mondialista sul ‘trono del pavone’ di Persia ).

Shi’ismo che, come scriverà legittimamente il prof. Franco Cardini “ è un oggetto ancora abbastanza misterioso nelle conoscenze islamiche medie degli italiani, tuttavia la nebbia si sta dirandando; gli sciiti del sud dell’Iraq sono stati i protagonisti di una parte cospicua della storia recente di quel paese, e sono ormai note le vicende della persecuzione che hanno dovuto sopportare durante il regime di Saddam Hussein, così come quelle del loro ruolo nella resistenza all’aggressione statunitense del 2003. La storia dell’Islam shi’ita è particolarmente complessa e straordinariamente vivace sotto il profilo sia storico sia culturale. Una varietà di “differenze identitarie” da mantenere, da rispettare, da studiare, da conoscere.” (5).

Niente da eccepire considerando il livello ‘medio’ della conoscenza ‘scolastica’ che ‘affiora’ rovinosamente anche dai media italiani e da una classe giornalistica nazionale servilmente prona ai diktat sistemico-sionistici ‘evidenti’ sulla carta-straccia da decenni di kippizzazione della cultura e della politica ‘tricolori’ di una nazione ‘intesa’ dal suo attuale presidente del Consiglio alla stregua di una “azienda”…

Risulta oltremodo ‘conforme’ sottolineare una volta di più la funzionalità dell’informazione italiana alle esigenze propagandistiche del padrone statunitense ed alle volontà del Sionismo internazionale (tutti, nessuno escluso, i quotidiani, le riviste e i mezzi di ‘trasmissione’ di notizie sono ‘under controll’ in questa ‘rovesciata’ “terra dei cachi” di italica memoria e di ‘americana’ cultura). Nè , ovviamente, deve stupire l’assoluta ignoranza relativa alla storia, alle vicende politiche o militari, dell’Iran…terra lontanissima – anni luce – dall’Occidente giudaico-mondialista. Ignoranza che si evidenzierà lapalissianamente anche negli ambienti ‘intellettual-chic’ della cosiddetta “sinistra europea” (quelli che si ritengono portatori di verità assolute ed insindacabili da sempre e che , da sempre, continueranno a non comprendere alcunchè delle dinamiche storiche e politiche delle nazioni sovrane nè dei destini ‘generati’ da forze ‘altre’ , superiori e metafisiche, che hanno agito ed avuto un ruolo determinante sugli avvenimenti iraniani degli ultimi cinquant’anni cominciando da quelli che porteranno al trionfo della Rivoluzione Islamica e all’edificazione della Teocrazia sciita) ‘spiazzati’ clamorosamente dalla vittoria khomeinista ‘avvertita’ da queste pecore matte si(o)nistre semplicisticamente come un’insurrezione di popolo di ‘stampo’ socialista determinata da organizzazioni e gruppuscoli estremisti marxisti che, nella realtà fattuale, ben poca cosa rappresentarono ed ancor meno influenza riuscirono ad esercitare nel corso degli eventi rivoluzionari:

“Un evento storico, soprattutto quando ancora non sono trascorsi tre anni da esso, non può mai essere fatto apparire in maniera diversa anche servendosi di una propaganda costruita ad arte, noi basandoci su questo dato di fatto , esamineremo, in modo succinto, gli elementi che hanno portato al trionfo della Rivoluzione Islamica sul regime dello Shah, fantoccio degli USA, affinchè risulti chiaro come i vari gruppuscoli che prima della Rivoluzione , conducevano la loro “lotta di organizzazione” , non hanno mai avuto un ruolo rilevante in questa grande vittoria, ma anzi, talvolta, hanno costituito un “elemento frenante” nella lotta delle masse islamiche. In base alla testimonianza di tutto il popolo iraniano, che da vicino è stato testimone degli eventi e così pure come possono provare tutto un insieme di documenti, film, fotografie, scritti e stampati, il fattore fondamentale e più importante del movimento popolare, nel distruggere il regime dello Shah , è stato “l’Islam”, un Islam che ha istituito il più profondo legame fra l’Ommat (popolo, comunità islamica, in tutta l’ampiezza del suo significato) , e l’Emamat, rappresentata dalle autorità religiose e dalla presenza dell’Imam Khomeini. La direzione data al movimento rivoluzionario dagli ideali esclusivamente religiosi e l’apporto dei profondi sentimenti religiosi che caratterizzano profondamente il popolo iraniano , hanno creato nella società uno spirito rivoluzionario e le masse, in base alla loro fede islamica ed in base al principio del “dovere e necessità di seguire le Guide Religiose” , si sono ribellate. Queste masse , avendo adottato tattiche di lotta particolari al popolo musulmano dell’Iran, cosa che non trova simili riscontri nella storia del mondo, sconcertavano ogni giorno di più l’America e il regime dell Shah e s’avvicinavano alla vittoria. Nelle moschee si formavano cortei di milioni di persone, senza armi e a “mani nude” di fronte ai terribili mezzi a disposizione del regime, scandendo lo slogan “Dio è il più grande!” (Allah-u-Akbar). (….) Quando questa forma di lotta , con le sue nuove e particolari caratteristiche, prese corpo in Iran, anche le varie organizzazioni limitate ed isolate dalle masse, avevano delle pretese di lotta. Comunque, noi non vogliamo qui negare che il regime dello Shah abbia sofferti danni da questi gruppi e negare la loro lotta; però, non bisogna neanche disconoscere la vera ed evidente realtà e cioè: primo, l’insieme dei gruppi, negli ultimi tempi del regime dello Shah, conduceva la sua “lotta d’organizzazione e di gruppo” , isolato rispetto al movimento delle masse e la loro lotta , sia qualitativamente che quantitativamente, fu cosa di ben poco conto e non riuscirono mai a prendere in mano la direzione di una sia pur minima parte di questo movimento; secondo, il fossato fra gli scopi dei credenti musulmani, i quali si rifacevano alle loro Guide religiose, e gli scopi di gruppo di queste organizzazioni , era talmente profondo da non permettere a questi gruppi di lottare nelle file delle masse islamiche….(…) Nelle loro analisi interne, cioè limitate all’ambito del loro stesso gruppo, citano il fatto di non aver giocato un ruolo importante nella vittoria della Rivoluzione come un grave errore ed hanno fatto l’autocritica (ciò con metodi propri alla loro organizzazione); terzo, le sconfitte che queste organizzazioni di guerriglia, subirono nel 1971 e 1972 li escluse irrimediabilmente dalla lotta, per cui la loro lotta non andò mai oltre qualche piccolo attentato terroristico e il far scoppiare bombe in quartieri poveri. Grazie alla lotta dei diseredati iraniani e grazie al sangue versato dai seguaci dell’Imam Khomeini, le porte delle prigioni dello Shah furono aperte e quei signori tornarono in libertà.” (6).

La Rivoluzione Islamica iraniana sarà la consacrazione della giustezza delle tesi contenute nel volume “Il Governo Islamico” nel quale l’Ayatollah Khomeini espone il suo punto di vista sull’attualità storica, sulla valenza rivoluzionaria e sull’esatta interpretazione del Testo Sacro islamico , il Corano, e gli Insegnamenti del Nobile Profeta Mohammad (la pace su di Lui e la sua Famiglia). E’ un testo essenziale per comprendere la direzione di marcia di un intero popolo ‘ordinato’ gerarchicamente e inquadrato ‘strategicamente’ dalle Guide Religiose , dal clero sciita, che riconosceranno validità suprema alla principale novità introdotta da Khomeini nell’ambiente islamico sciita ovvero l’enunciato della dottrina della Walayat et Faqì = la Guida del Giuriesperto della quale analizzeremo contenuti e ragioni storiche, culturali oltre a quelle di natura più squisitamente teologico-dottrinaria proprie della fisionomia dell’Islam shi’ita.

“Il Governo Islamico” è il Governo del Giuriesperto, della massima autorità in fatto di legislazione coranica presente all’interno della gerarchia ‘ecclesiastica’ shi’ita.

Scrive l’Ayatollah Khomeini (di lì a pochi anni riconosciuto dall’intera comunità musulmana iraniana come “l’Imam” = la Guida in persiano “Rahbar”): “Il governo dell’esperto della legge è un chiaro concetto scientifico che può non richiedere alcuna prova, nel senso che chiunque conosca le leggi e la fede può vederne la natura assiomatica. Ma le condizioni della società musulmana, e in particolare le condizioni delle nostre accademie religiose, hanno allontanato questa conclusione dalle menti, al punto che ora è necessario dimostrarla nuovamente.”.

L’Iran pre-rivoluzionario – occidentalizzato dalla dittatura pahlevi (che cercherà di seguire le orme a cinquant’anni di distanza di quanto avviato nella vicina Turchia da Kemal Ataturk e dal movimento laico e nazionalista dei Giovani Turchi, rappresentati dal partito “Ittihad ve Terakki” (Unione e Progresso), molti dei quali fuoriusciti dalla setta cripto-giudaica dei dummeh eredi dell’eresia messianica di Sabbatai Zevi del 1666) che andrà imponendo costumi e mode, musiche e cinematografia e quant’altra suggestione ‘preconfezionata’ dalla cloaca massima del capitalismo occidentale (gli Stati Uniti d’America) – rappresenterà un archetipo di società rovesciata e deviata , tipico della modernità contemporanea, all’interno della quale si svilupperanno ‘tendenze’ dissolutive l’antico ordine feudale miranti lo sgretolamento e lo sfaldamento sia dei rapporti di potere interni alla società persiana sia l’esclusione delle forze tradizionali che, di quel mondo ‘antico’, erano eredi e custodi, in primis il clero.

Il regime imperiale dei pahlevi sarà soprattutto l’esempio classico di un sistema dispotico e tirannico dominato da una cricca di nobili e aristocratici legati a doppio mandato al trono , incapaci di gestire i loro malaffari (una sorella dello shah, Ashraf, sarà riconosciuta come una delle maggiori trafficanti di stupefacenti dell’area) senza il ricorso alla brutalità senza fine e alla violenza di Stato commissionata agli sgherri della Savak indottrinati, addestrati e armati fino ai denti dai loro colleghi della CIA e del Mossad israeliano.

Per gli iraniani l’epoca precedente la Rivoluzione Islamica sarà l’epoca dell’ignoranza = in arabo la “Jihayjyyah” (come i musulmani designano il periodo precedente la missione profetica di Mohammad e l’avvento dell’Islam) mentre la vittoria delle forze rivoluzionarie iraniane viene ricordata dalla propaganda della Repubblica Islamica come “l’alba della consapevolezza” di un popolo capace di spezzare le catene della schiavitù e levarsi all’unisono al grido impetuoso e devastante di “La Gharbiyah La Sharkiyah Joumouriyah Islamiyah!” = Nè Occidente, Nè Oriente Repubblica Islamica! Che accompagnerà le fasi più sanguinose della rivoluzione e la celebrazione della vittoria dell’11 febbraio 1979 quando verrà solennemente proclamata dall’Imam Khomeini la Repubblica Islamica dell’Iran.

“Fin dal principio – prosegue l’Imam – il movimento islamico venne tormentato dagli Ebrei , i quali diedero inizio alla loro attività reattiva inventando falsità contro l’Islam , attaccandolo e calunniandolo (*). Ciò è continuato fino ai nostri giorni. Poi sopravvenne la funzione di gruppo che possono essere considerati più malvagi del demonio e delle sue schiere. Questa funzione venne a galla con l’attività colonialista, che risale a più di tre secoli fa. I colonizzatori trovarono nel mondo musulmano l’obiettivo a lungo ricercato. Per soddisfare le loro ambizioni colonialistiche, i colonizzatori cercarono di creare le condizioni adatte all’annientamento dell’Islam. Non cercarono di trasformare i Musulmani in Cristiani dopo averli allontanati dall’Islam, perchè non credevano in alcuna delle due religioni. Volevano controllare e dominare, poichè, durante le Crociate, avevano acquisito la consapevolezza che il maggiore ostacolo che impediva loro di raggiungere i propri fini e poneva i loro disegni politici sull’orlo di un abisso era l’Islam con le sue leggi e il suo credo e con l’influenza che esso esercitava sul popolo attarverso la fede. Questa è la ragione per cui essi trattarono l’Islam ingiustamente e nutrirono cattive intenzioni nei suoi confronti. Le attività dei missionari , degli orientalisti e dei mezzi d’informazione – i quali sono tutti al servizio dei paesi colonialisti – hanno contribuito a deformare la realtà islamica in un modo che ha indotto molte persona , in particolare quelle colte, ad allontanarsi dall’Islam e ad essere incapaci di trovare una strada per raggiungerlo.”

Inutile dire che quest’azione di contrasto sottile ma quotidiana continua ed è spaventosamente aumentata all’indomani dell’attacco “terroristico” dell’11 settembre 2001 ; momento ‘spartiacque’ nella storia contemporanea che ‘segna’ l’inizio della guerra d’aggressione occidentalista statunitense-sionista nei confronti delle Nazioni musulmane e l’avvio di un processo su scala globale di denigrazione, demonizzazione, controllo, repressione e eliminazione laddove possibile delle comunità musulmane, della fede islamica e dei movimenti-partiti di Resistenza Nazionali presenti dal Maghreb alla Cina nel continente eurasiatico. Una strategia deliberatamente elaborata e attuata dall’amministrazione statunitense Bush su ‘imput’ dell’Establishment giudaico-mondialista che controlla la politica economica, interna ed estera degli Stati Uniti d’America ( novella ‘Terra Promessa’ per gli Ebrei di tutto il pianeta (7) e stato sotto controllo sistemico per eccellenza ) attraverso i suoi organismi ‘sovranazionali’ e sovra-istituzionali, organizzazioni occulti o ‘discrete’, quali il Council on Foreign Relations, la Trilateral Commission e le diverse confraternite massoniche a cominciare dal B’Nai B’Rith – massoneria esclusivista ebraica – e dai gruppi di pressione lobbistici pro-sionisti quali l’AIPAC.

La soluzione per l’Imam Khomeini per porre fine a questa situazione di asservimento delle nazioni musulmane rispetto alle superpotenze e contro l’influenza nefasta dell’Occidente è quella di un ritorno all’Islam , al vero Islam anzi al Puro Islam mohammadiano. Esiste per l’Imam un “islam americano” fabbricato dalle centrali di controllo del Sistema di sfruttamento mondialista e funzionale agli interessi delle superpotenze e dell’Imperialismo: quest’Islam non è Islam. E’ una parodia, ed anche una oscena parodia se vogliamo dirla tutta, è l’Islam wahabita dell’Arabia Saudita asservito alle logiche del divide et impera dell’Impero a stelle e strisce; è l’Islam dei regni e delle monarchie ereditarie del Marocco, della Giordania; è l’Islam massonico del presidente egiziano Hosni Mubarak che esclude dalla competizione elettorale la principale forza islamica dell’Africa del Nord (l’organizzazione dei Fratelli Musulmani creata da Hassan al Banna al Cairo sul finire degli anni Venti del secolo scorso); è l’Islam dei ruffiani dell’America e dei mercenari filo-sionisti della rete terroristica di Al-Qaeda nata durante l’aggressione sovietica all’Afghanistan tra i muhjaeddin che contrastavano l’Armata Rossa e per anni sostenuta e finanziata dai servizi di sicurezza statunitensi che , di fatto, ne sono i creatori e gli ideatori.

Quest’Islam non sono Islam. Non lo sono perchè non rappresentano le volontà di Dio nè quelle dei popoli e delle nazioni all’interno delle quali operano.

“Nell’Islam c’è forse monarchia, norma ereditaria o successione al trono? Come può accadere tutto questo nell’Islam, quando sappiamo che il regime monarchico è in contrasto con quello islamico e con il sistema politico islamico? L’Islam ha abolito la monarchia e la successione al trono. Quando fece la sua comparsa, l’Islam considerò illegali i sistemi sultanici di governo in Iran, Egitto, Yemen ed Impero Romano d’Oriente. Il Profeta, che Dio lo benedica e lo salvi, inviò dei messaggi all’Imperatore dei Romani Eraclio ed al re di Persia, esortandoli a lasciare il popolo libero di venerare solo Dio, poichè solo Dio è il sultano. La monarchia e la successione al trono costituiscono il sistema di governo sinistro e nullo contro cui incorse e combattè al-Husayn , il più grande dei martiri. Respingendo l’ingiustizia e rifiutando di sottomettersi alla sucessione ed al governo di Yazid, al Husayn avviò la sua storica rivoluzione. Nell’Islam, non esiste un sistema monarchico ereditario. Se alcuni considerano questo come un difetto dell’Islam, lasciate che dicano che l’Islam è difettoso. Uniti a questo difetto c’è il fatto che l’Islam ha trascurato di organizzare l’usura, ha ignorato la possibilità di bere bevande alcooliche ed ha trascurato di organizzare la fornicazione e l’abominio. Per correggere questi difetti e per riempire questi vuoti, le autorità di governo – i figli adottivi del colonialismo – fecero ricorso alle disposizioni legislative che regolavano tali questioni, traendo leggi dall’Inghilterra, dalla Francia, dal Belgio e dagli Stati Uniti. Sappiamo che tutto ciò è proibito nella nostra religione e che uno dei punti d’orgoglio del nostro Islam è che esso è esente da norme concernenti tali questioni. All’inizio della cosiddetta era costituzionale, il colonialismo britannico esercitò degli sforzi a due obiettivi: uno era quello di eliminare l’influenza russa in Iran; l’altro era quello di soppiantare ed espellere l’Islam dalla sfera di applicazione e di importare leggi occidentali al fine di sostituire quelle islamiche. Queste leggi straniere causarono molti problemi alla società musulmana.” (8)

Il problema dell’extraterritorialità concessa dal regime pahlevi agli americani, sia ai rappresentanti diplomatici che ai numerosi militari presenti nel paese, fu tra le cause dello scatenamento della Rivoluzione Islamica agli inizi degli anni Sessanta. Nessuna nazione sovrana , nessuno Stato autenticamente e non semplicemente o nominalmente indipendente accetterebbe la limitazione della propria sovranità nazionale e una giurisdizione ‘aliena’ da quelle che sono le basi giuridiche della propria cultura in materia di magistratura e di ordinamento della giustizia.

 
L’Imam rileverà chiaramente quali saranno i principali scopi dei colonialisti (l’Italia democratica e antifascista nata dalla Resistenza è, unitamente al resto dei paesi dell’Unione Europea, una colonia a stelle e strisce, null’altro più che un ‘avamposto’ ed una base militare proiettata nel bacino mediterraneo in funzione delle logiche d’aggressione espansionistico-imperialistiche statunitensi come ampiamente dimostrò la guerra d’aggressione lanciata dall’amministrazione Clinton contro la Serbia nella primavera 1999 utilizzando , affatto ‘casualmente’, le basi NATO presenti sul nostro territorio…identica ‘concessione’ è stata fornita in fatto di rifornimenti di armi e ‘smercio’ di materiali bellici per le successive ‘imprese belliche’ alias guerre imperialistiche contro la sovranità eurasiatica e le nazioni islamiche dell’Afghanistan e dell’Irak…attualmente ‘prestiamo’ truppe d’occupazione ai padroni yankee, ‘stazionanti’ nella regione di Herat, in Afghanistan, a difesa degli interessi coloniali della Casa Bianca) affermando: “Le idee sparse dai colonialisti in mezzo a noi comprendono questa affermazione: “Nella legislazione islamica non c’è governo e, nell’Islam, non ci sono organizzazioni di governo. Ammettendo che vi siano delle importanti leggi nella Shari’a, queste leggi mancano degli elementi atti a garantire la loro messa in opera. Di conseguenza, l’Islam è legislatore e niente di più.”. E’ evidente che tali affermazioni sono una componente inseparabile dei piani dei colonialisti che cercano di tener lontani i musulmani dall’interessarsi di politica, di governo e di amministrazione. Queste affermazioni sono in conflitto con le nostre principali convinzioni. Noi crediamo nel governo e crediamo nella necessità , per il Profeta, di nominare un ‘Khalìfa’ dopo di lui, così come egli fece. Che cosa significa la nomina di un successore? Significa forse una semplice spiegazione delle leggi? La semplice spiegazione delle leggi non richiede un successore. Per il Profeta , che Dio lo benedica e lo salvi, sarebbe stato sufficiente diffondere le leggi tra il popolo, poi raccoglierle in un libro e lasciarlo al popolo, affinchè lo consultasse dopo la sua morte. L’esigenza di un successore riguarda la messa in opera delle leggi, poichè nessuna legge viene rispettata se non c’è un esecutore. In tutto il mondo, la sola legislazione non è sufficiente e non può garantire la felicità del popolo. Deve esserci un’autorità esecutiva e, in qualsiasi nazione, l’assenza di una tale autorità è un fattore di carenza e di debolezza. Questa è la ragione per cui l’Islam decise di stabilire un potere esecutivo che rendesse effettive le leggi divine. La persona che detiene il potere è la stessa che rende effettive le leggi. Ciò è quanto fece il Profeta, che Dio lo benedica e lo salvi. Se non avesse agito in questo modo, non avrebbe trasmesso il suo messaggio. La nomina di un successore che rendesse effettive e difendesse le leggi e che diffondesse la giustizia tra il popolo fu un elemento che integrava e completava il messaggio del Profeta. (…) Un successore non è un trasmettitore delle leggi e non è neppure un legislatore. Un successore è necessario per la messa in opera delle leggi. E’ qui che viene a galla l’importanza di formare un governo e di creare ed organizzare delle strutture esecutive. La fede nella necessità di formare un governo e creare tali organizzazioni è una componente inseparabile delle fede nell’autorità. Esercitare sforzi in questo senso ed andare alla ricerca di un tale obiettivo sono due aspetti della fede nell’autorità. Dovete presentare l’Islam così come dovrebbe essere presentato. Definite l’autorità così com’è. Dite alla gente: noi crediamo nell’autorità, perchè il Profeta , che Dio lo benedica e lo salvi, nominò un successore agli ordini di Dio; perchè crediamo nella necessità di formare un governo e perchè crediamo di rendere effettivi l’ordine ed il precetto divini di governare il popolo, sbrigare i suoi affari e provvedere ad esso. Lo sforzo per formare un governo procede di pari passo con la fede nell’autorità. Scrivete e propagate le leggi dell’Islam e non tenetele segrete. Impegnatevi ad applicare una norma islamica, abbiate fiducia in voi stessi e non dubitate della vittoria.”

Sarà questa convizione radicale, questa volontà dinamica ed intransingente, questa ferma abnegazione nel seguire le indicazioni dell’Imam Khomeini che porteranno il popolo islamico dell’Iran ad abbattere il regime dispotico dei pahlevi ed instaurare a furor di popolo una Repubblica Islamica che è e rimane un “ideale metafisico nella realtà del XXImo secolo” o , per esser più esatti, Teofania gerarchica, Stato Organico, entità statale rivoluzionaria e tradizionale in ordine con i principii ed i precetti della Shi’ia duodecimana e con la dottrina islamica che risveglierà gli oppressi ed i diseredati del pianeta – tra le masse islamiche quanto tra i ribelli contro il mondo moderno – per invitarli ad un “Jihàd” (= sforzo sulla strada, sul sentiero, di Dio) continuo contro gli affamatori delle ricchezze mondiali, i fautori e gli esecutori dell’One World unipolare e unidimensionale del Mondialismo, i nemici della Verità, i negatori della Fede, i moderni neo-colonialisti a stelle e strisce ed i loro alleati sionisti.

“La Verità vi renderà liberi” sentenzierà Gesù , il Messia. Seguire la Verità significa, in quest’epoca rovesciata e dissoluta, riconoscere nell’Islam l’ultimo baluardo contro l’omologazione giudaico-statunitense del pianeta, la sua normalizzazione manu militari su basi imperialistiche ed il suo annullamento materialista determinato dall’affermazione di un turbo-capitalismo globale onnicomprensivo, alienante e depauperizzante. Il ‘resto’ è inutile ‘ciarpame’ scrittorio di ‘aggeggi’ funzionalmente aggregati alle schiere di Satana dai nemici dell’Uomo. Giudei e giudaizzanti di ogni latitudine, risma, razza e religione.

L’Occidente , tutto e – soprattutto – niente!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

Note

1 – Biancamaria Scarcia Amoretti – “Sciiti nel mondo” – ediz. “Jouvence” – Roma 1994;

2 – “Religione ufficiale ben prima dell’avvento dell’Islam, lo zoroastrismo (o mazdaismo dal dio Mazda, o anche magismo dai “magi”, i sacerdoti sacri) è stata per secoli la principale confessione di fede in Iran, quando ancora si chiamava Persia, prima di essere scacciata a ovest dalla religione di Allah e il suo profeta, e a est dagli influssi buddhisti provenienti dall’Estremo Oriente. Gli zoroastriani sono i seguaci di Zoroastro (Zartosht, Zarathustra), nato probabilmente intorno al 550 a.C. a Mazar-é-Sharif nell’odierno Afghanistan, sebbene diverse località in Iran oggi si contendano i natali di Zoroastro. La religione zoroastriana è stata una delle prime a postulare l’esistenza di un Dio unico e onnipotente, Ahura Mazda. La sua ossatura teorica si basa sul concetto di dualismo, secondo cui tutto è riconducibile alla contrapposizione perenne tra Bene e Male, Vohu Mano (spirito del Bene) e Ahem Mano (spirito del Male), giorno e notte, in una dialettica che divide e spiega il mondo e le sue cose. La purezza degli elementi è centrale nella teorica zoroastriana. Infatti tipicamente gli zoroastriani non usavano né seppellire i defunti né tanto meno cremarli, per non contaminare terra e aria; essi venivano esposti nelle cosiddette “torri del silenzio” e lasciati in pasto agli avvoltoi. Questa antica pratica oggi è stata sostituita con l’uso di casse in cemento in cui vengono rinchiusi i cadaveri. Legato all’atto della purificazione e alla sua importanza è l’elemento del fuoco che, sacro, arde perennemente nei templi esistenti, come nel tempio di Yazd in Iran, per l’appunto. Ricorrenti nel simbolismo zoroastriano sono anche le figure alate, molto ricorrenti soprattutto su antichi monumenti funebri del periodo preislamico. I diversi strati di piume che li caratterizzano simboleggiano la purezza del pensiero e dell’azione. Dell’antica diffusione della religione zoroastriana in Iran oggi non resta che un gruppo sparuto di 30 mila persone e le tante forme dell’arte persiana preislamica che ricordano, soprattutto nell’architettura, la vocazione persiana per la religione di Zoroastro. Zoroastriani se ne possono trovare soprattutto a Yazd, ma anche a Shīrāz, Tehran, Isfahān e Kermān; molti di essi, tuttavia, sono stati costretti a riparare in altri Paesi (per esempio in India) dopo la conquista islamica. Essi si distinguono ancora nell’abbigliamento. Questo vale soprattutto per le donne, che indossano abiti ricamati con colori crema, bianco e rosso, e pur non ricorrendo al chador iraniano, non rinunciano ad avvolgere il capo nell’hijab. Nonostante oggi sia relegata a religione di minoranza, lo zoroastrismo torna ad affascinare molti giovani, musulmani e non, che si accostano a conoscere l’antica fede preislamica e ne difendono l’essenza erigendola quasi a simbolo della propria iranicità.”

( dal sito internet www.iran.it )

3 – Maurizio Lattanzio – articolo “Il Mondialismo” – dal mensile “Orion” nr 15 del Dicembre 1985 , ripubblicato dal mensile “Avanguardia” di Trapani nei primi anni Novanta;

4 – L’azione destabilizzante ed il ruolo di agente dissolutore dei tradizionali valori spirituali e del nazionalismo persiano ricoperto dallo ‘shah’ – Mohammaed Reza Pahlevi – risulta palese anche alla luce dell’ “affaire Mossadeq”. Nel 1951 l’Assemblea nazionale approvò un disegno di legge per la nazionalizzazione di tutti gli impianti petroliferi operanti nel Paese. Il governo del primo ministro Hasain Ala, contrario alla misura, viene fatto cadere, e si costitusce un governo di coalizione di tutti i gruppi nazionalisti capeggiato da Muhammad Mossadeq. Il nuovo governo avalla la nazionalizzazione della Compagnia anglo-iraniana del petrolio. Si apre così un lungo contenzioso internazionale. Nell’aprile 1952 Mossadeq si dimise dalla carica di primo ministro, ma un’ondata di manifestazioni popolari in suo favore, costrinsero lo scià a rinnovargli l’incarico e a concedergli poteri eccezionali. Gli Stati Uniti , intervenendo in prima persona negli affari interni iraniani, tentarono di mediare il contenzioso Gran Bretagna – Iran sul petrolio con l’intenzione , neanche troppo occultata, di succedere ai britannici fino a quel momento i veri detentori delle ricchezze petrolifere iraniane ( si tratterà del conseguenziale ri-equilibrio interno ai rapporti di forza intercapitalistici determinato dagli accordi di Bretton Wood del 1944 che sancirono il ‘passaggio di consegne’ tra il capitalismo finanziario britannico e quello plutocratico statunitense ). La trattativa fallirà miseramente e nell’ottobre 1952 si arriva alla rottura delle relazioni diplomatiche tra Londra e Teheran. Lo scià , contrario all’intransigenza di Mossadeq sulla questione petrolifera, prenderà la decisione di rimuoverlo dalla carica. Mossadeq si rifiuterà stavolta di dimettersi, forte dell’appoggio popolare e di quello del clero e delle organizzazioni nazionaliste, ed i suoi sostenitori daranno vita a violente manifestazioni di piazza culminate in scontri aperti con le forze di sicurezza imperiali che spingeranno lo scià a rifugiarsi a Roma. Dopo tre giorni di rivolta popolare, l’esercito riprese il controllo della capitale Teheran messa a ferro e fuoco dai sostenitori dell’ex premier. Mossadeq e alcuni suoi collaboratori saranno arrestati. Lo scià torna in patria e deciderà di porre alla guida del governo il generale Fazullah Zahedi , noto esponente della Massoneria e fantoccio degli interessi plutocratici americani. Gli americani appoggeranno il nuovo corso imperiale ‘elargendo’ un prestito di emergenza di oltre 45 milioni di dollari. Il colpo di stato dello shah, ideato ed attuato da elementi della CIA statunitense, consentirà al tiranno l’instaurazione di un regime repressivo che farà – nei successivi 27 anni – largo uso della tortura e del crimine contro gli oppositori politici (lo shah si esprimeva , sulla falsariga delle ‘veline’ provenienti dalle diverse amministrazioni statunitensi, a proposito delle opposizioni parlando dell’”alleanza” rosso-nera tra i comunisti, le sinistre ed il clero). La Savak, la polizia segreta dell’Iran imperiale dei pahlevi, collaborerà largamente con l’Intelligence Service statunitense e con il Mossad israeliano ed il regime manterrà inalterate le sue caratteristiche di stato-cuscinetto e base di lancio delle strategie americane e sioniste nell’Asia centrale e nel Vicino Oriente fino alla fine.

Per un quadro sintetico ma esaudiente della funzionalità del regime pahlevi alle logiche imperialistiche statunitensi si consulti il saggio di Francois Derivery “Massacri e repressione in Iran” presente nel volume “Il Libro nero del capitalismo” – ediz. “Tropea” – Roma 1999;

5 – Franco Cardini – prefazione al nostro “Conoscere l’Islam – Le basi della dottrina shi’ita” – ediz. “Il Cerchio” – Rimini 2005;

6 – “La vittoria del febbraio 1979 ed il ruolo dei vari gruppi politici” . Primo capitolo del volume “Terrore in Iran – Rivoluzione e Terrorismo in Iran” – pubblicazione a cura del Centro Culturale Islamico Europeo di Roma , 1983, direttamente collegato all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia e ironicamente “dedicato ai difensori dei diritti umani in Italia” – come riporta il retrocopertina – sempre pronti a ‘starnazzare’ per qualunque causa interessi Stati, Nazioni o Movimenti politici legati a doppia mandata al Sionismo e all’Imperialismo internazionali ma silenziosamente assenti dal commentare, per anni, le notizie relative agli attacchi terroristici commessifin dai primi anni dall’avvento della Teocrazia sciita da questi gruppuscoli d’ispirazione marxista ( fra i quali i sedicenti “Muhjaheddin e Kalq” = “combattenti del popolo”…sic!…e il Tudeh = il Partito Comunista Iraniano) e sempre ripresentatisi opportunisticamente sulla scena iraniana mediante l’uso del terrorismo (lo stesso che ha recentemente colpito la città di Zahedan e il mausoleo dell’Imam Khomeini nelle periferie meridionali della capitale Teheran a seguito dell’attuale ‘sommovimento’ pseudo-legalitario che sta interessando il dopo-elezioni e la riconferma del Presidente Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica Islamica). Costoro sono dei mercenari al servizio dell’imperialismo e del sionismo, nemici dell’Islam e della Repubblica Islamica come si evince nitidamente dalla loro partecipazione, durante la Guerra Imposta all’Iran dal regime ba’athista irakeno nel periodo 1980-88, al lato delle truppe di Saddam e dal mantenimento fino a qualche anno fa delle loro basi di addestramento sul territorio irakeno.

In proposito scrive ‘Omar Amin nell’introduzione alla prima edizione de “Il Governo Islamico” dell’Imam Khomeini (ediz. “L.Ed.E.” – Roma s.d.) : “Egualmente estranei alla cultura del popolo musulmano si sono dimostrati i comunisti del Tudeh e tutti i vari marxisti-leninisti (si tratta generalmente di studenti e intellettuali guadagnati al marxismo nel corso della loro permanenza in Occidente); e ciò non vale soltanto per i gauchistes dell’Iran, ma per tutti coloro che , in terra d’Islam, hanno preferito ‘Il Capitale’ al ‘Corano’. Un ex attivista del partito comunista iracheno ha pubblicato su “Le Monde” una significativa autocritica – o meglio, una sincera dichiarazione di fallimento – , nella quale si dice fra l’altro: “Noi vedevamo nei nostri concittadini solo degli uomini alla ricerca di vitto e di alloggio, privi della minima dimensione spirituale. Noi ci preoccupavamo soltanto delle loro condizioni materiali d’esistenza, definite in termini occidentali. (…) Noi non avevamo mai voluto cogliere la natura specifica dell’Islam, dell’uomo musulmano, per il quale il sacro rimane, anche quando viene razionalmente respinto, la base , il fondamento dell’essere. Nessun settore della sua esistenza sfugge all’impregnazione religiosa, così profonda e viscerale che la si crederebbe innata (….). Il marxismo tende alla sua modernizzazione integrale, alla sua laicizzazione forzata, il che significherebbe in realtà la sua perdizione ontologica, la sua trasformazione in un altro essere – l’internazionalismo anonimo – , un essere sbiadito e adulterato, un sosia del consumatore occidentale, la sua copia conforme alle esigenze del mondo attuale, dello schiavismo macchinista.” (N. Jamal ad-Din – “Communiste en pays d’Islam” – “Le Monde” 15 marzo 1979)

(*) – “Sarebbe facile citare molti fatti che dimostrano come gli Ebrei, certamente sempre a causa della ignoranza dell’arabo della totalità degli Europei, continuarono, di secolo in secolo, ad essere i loro informatori circa quanto riguardava l’Islam. Tuttavia spesso quegli informatori sapevano ben poco circa quanto veniva loro chiesto o ne davano deliberatamente notizie false. (…) Gli Ebrei, in epoca imprecisabile, ma probabilmente antica, incominciarono ad effettuare rappresaglie di particolare genere contro l’Islam (…). Si tratta per lo più di componimenti intitolati “dottrine”, “teologie” e simili, nonchè di storielle comiche, come quella degli angeli ubriachi, nei quali appare evidentissimo lo scopo di mettere in ridicolo l’Islam (…). Il fine propostosi dai compositori di quelle parodie diffamatorie fu completamente raggiunto, poichè, oltre all’aver inculcato nella mente di moltissimi Europei un concetto non solo errato, ma grottesco dell’Islam, riuscirono a trarre in inganno persino un Pontefice che (…) inserì una delle favole pseudoislamiche in una sua solenne Lettera ufficiale e perdette tempo a farne la critica. La falsità dei componimenti dei quali ci stiamo occupanto è dimostrata in modo indiscutibile fin dal loro titolo, poichè sono presentati come libri sacri dell’Islam complementari del Corano, oppure come Trattati islamici di teologia. E’ ben noto invece che, oltre al Corano, non esistono altri libri sacri islamici. (…) L’esame di questa curiosa e caratteristica letteratura ne rivela l’origine indubbiamente ebraica, poichè, oltre al contenere rifacimenti e adattamenti di note storielle talmudiche, essa corrisponde esattamente , tanto per l’intonazione generale quanto per la forma, e molti precisi particolari, alla analoga, nota letteratura ebraica anticristiana.” ( da Aldobrandino Malvezzi – “L’Islamismo e la cultura europea” – ediz. ‘Sansoni’ – Firenze 1956 – pp 194-197) Nota a cura di Omar ‘Amin al primo capitolo de “Il Governo Islamico”- ediz. LE.D.E – Roma s.d.

Dobbiamo sottolineare a proposito come la letteratura anticristiana di matrice giudaica si sia estrinsecata attraverso i secoli sia mediante i componimenti di testi alteranti il messaggio dottrinale cristiano (fra i quali probabilmente buona parte dei cosiddetti Vangeli Gnostici) sia , soprattutto, mediante l’invenzione di quel corpo di storielle immonde e denigranti la figura del Cristo, Messia dell’Umanità e Profeta dell’Unicità Divina secondo i musulmani, e della di Lui Madre, la Vergine Maria (che Dio li abbia in Gloria). Tale oltraggioso volume è noto come l’antivangelo del Ghetto e con il suo nome ebraico di “Toledhot Jeshù” dal quale attualmente i rabbini moderni, opportunisticamente, prendono le ‘distanze’ pubblicamente smentendone i contenuti che, al contrario, sono ‘conformi’ ai testi “sacri” del Talmud e agli insegnamenti della Cabbala ebraica i quali, fra le altre cose, ‘sentenziano’:

– “Tutti i beni del cristiano sono come il deserto: il primo di noi che li occupa ne è il padrone”

– “Per poter ingannare i cristiani è permesso ad un ebreo farsi passare per cristiano”

– “Il migliore dei cristiani deve essere ammazzato”

– “Spegnendo la vita ed uccidendo il cristiano riuscirai gradito alla Maestà Divina come colui che fa un’offerta d’incenso”

– “La nostra redenzione sorgerà appena Roma sarà distrutta”

– “Dove gli israeliti prevalgono colla forza, è proibito ad ognuno di noi lasciare un solo cristiano , anche se egli fosse rimasto per caso tra noi, o vi fosse di passaggio andando da una città all’altra per affari, poichè non gli dobbiamo permettere nemmeno il passaggio”

Ricordiamo quì , quale esempio pratico, come l’entità criminale sionista oltre a celebrare annualmente come festività eventi storici dell’antico “Israele” (la pesah= pasqua ebraica ; il purim) che ricordano i massacri di popolazioni ‘nemiche’ (ovvero tutto il resto dell’umanità non ebraica) , non sia aliena da pulsioni xenofobe anti-religiose nei confronti sia dei palestinesi cristiani sia dei loro concittadini musulmani. Alcuni anni or sono, un decennio fa, la stampa italiana riportò le notizie – peraltro a breve distanza l’una dall’altra – di alcuni disegni sacrilegi raffiguranti la Vergine Maria con una testa di mucca ed il Profeta dell’Islam , Mohammad, con testa asinina ‘comparsi’ sui muri di alcuni quartieri di Gerusalemme e Tel Aviv. L’odio contro qualsiasi religiosità non-ebraica (…ammesso che di ‘religiosità’ si possa parlare quando si parla di ebrei…noi diciamo ‘contro-chiesa’ con i suoi insegnamenti derivati da un culto demoniaca influenzato secolarmente da entità ‘demoniache’ , tellurico-lunari e alimentato dall’odio atavico con il quale gli emissari della Sinagoga di Satana ‘intendono’ e ‘interpretano’ , vedono e identificano qualunque dottrina religiosa non-ebraica…) è una costante ed una ‘prassi’ criminale proveniente dai bassifondi dell’anima ebraica: un’anima per la quale il mondo si continua a dividere – e tale sarà la percezione che avranno gli ebrei della relazione con l’umanità non ebraica – in “Israele” , popolo eletto e beniamino dell’Onnipotente in qualunque epoca ed in qualsiasi circostanza, ed i “Goyim” = i non ebrei; gli stolti ‘Gentili’ ; carne da macello, animali, sterco da utilizzare esclusivamente al servizio della causa ebraica del trionfo di “Israele” che mira all’edificazione di un Governo Mondiale Ebraico o novello Regno Universale di Sion.

7 – In proposito si consiglia l’agile ma ‘efficace’ volume di Pierre Antoine Cousteau – “L’America Ebraica” , ediz. “Effepi” – Genova 2003 e di Maurizio Blondet – “Chi comanda in America” e “Israele, Usa, il terrorismo islamico” entrambi pubblicati per i titoli delle edizioni “Effedieffe” di Milano;

8 – Ayatollah Khomeyni – “Il Governo Islamico” – ediz. ‘LE.D.E.’ – Roma s.d. La nuova edizione curata dalle edizioni “Il Cerchio” di Rimini del libro dell’Imam è uscita nel 2007 con introduzione dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia; prefazione del Prof. Franco Cardini ed un nostro saggio su “L’Imam Khomeini – La vita, la lotta, il messaggio” quale postfazione.

 

 

 

Il presente articolo è stato pubblicato dal sito www.terrasantalibera.org nel 2009.