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L’IMAM KHOMEINI – La vita, la lotta, il messaggio

14 Lug

L’IMAM KHOMEINI – LA VITA, LA LOTTA, IL MESSAGGIO

di Dagoberto Husayn Bellucci – Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

 

 

 

In occasione del diciassettesimo anniversario della scomparsa dell’Imam Khomeini ( 3 Giugno 1989 – 2006 ) la Guida della Rivoluzione Islamica , Ayatollah Seeyed Alì al Khamine’ì , ha ribadito quali siano le linee guida della politica estera della Repubblica Islamica dell’Iran.

La Repubblica Islamica dell’Iran segue le direttive del suo fondatore e ribadisce la sua tradizionale posizione di antagonismo ai disegni egemonici dell’Imperialismo.

Nel celebrare questo anniversario la Guida della Rivoluzione ha sottolineato come il messaggio rivoluzionario dell’Imam Khomeini sia di estrema attualità ancora oggi in un contesto internazionale traumatizzato dall’espansionismo economico del grande capitale (globalizzazione) che condiziona e determina i rapporti tra gli Stati stabilendo una divisione tra i paesi ricchi e quelli poveri del pianeta, tra un Nord capitalistico e un Sud affamato.

L’Imam Seyeed Ruhollah Musavi al Khomeini nacque il 1° Ottobre del 1900 in occasione della ricorrenza della nascita di Fatimah Zahra (a.s.) , la figlia del Profeta dell’Islam (s.a.w.s.) la più Nobile delle Donne.

Il padre dell’Imam , Ayatollah Seyeed Mustafa Mousavi, era un esperto teologo di dottrina islamica, aveva compiuto studi religiosi nella città santa irachena di Najaf e successivamente si era trasferito prima a Samarra e infine a Khomein sua cittadina natale dove esercitò la funzione di guida religiosa fino alla morte.

L’Imam Khomeini sin dall’infanzia dimostrerà una spiccata propensione per gli studi religiosi, seguendo le orme dell’illustre genitore , e approfondirà le sue conoscenze dapprima presso il Centro Teologico di Arak, poi all’Università di studi religiosi di Qòm il principale centro d’insegnamento islamico dell’Iran.

A Qòm l’Imam Khomeini verrà riconosciuto unanimemente come una autorità in fatto di Giurisprudenza Islamica (Fiqh), di Teologia, di Legislazione e di Filosofia.

L’Imam Khomeini iniziò ad insegnare filosofia all’età di 27 anni occupandosi anche di sviluppare ampie analisi , poi trascritte in una copiosa serie di volumi, sui filosofi classici della Grecia (Platone, Socrate, Epicuro) e sui loro successori arabi (Avicenna, Averroe).

Trentenne l’Imam convolò a nozze sposando la figlia di un dotto teologo: un matrimonio che sarebbe stato allietato dalla nascita di due figli maschi e tre femmine.

L’Imam Khomeini si interesserà anche delle vicende politiche a partire dagli anni quaranta e – con maggior vigore – nell’immediato dopoguerra mondiale quando sosterrà con altre autorità religiose il tentativo della nazionalizzazione petrolifera avviato dal primo ministro Mossadeq.

Il potere oppressivo della casa regnante dei Pahlevi non poteva lasciare insensibile l’Imam Khomeini che sarà tra i più incisivi fustigatori del clima di corruzione e di terrore instaurato nel paese dallo shah.

I Pahlevi assunto il ruolo di gendarme dell’imperialismo statunitense nel Golfo avevano creato un sistema di sfruttamento della popolazione che si sosteneva unicamente sulla forza dell’Esercito (considerato come uno dei cinque eserciti meglio equipaggiati e addestrati al mondo) e la repressione durissima della Polizia (la famigerata Savak).

Le opposizioni (dai comunisti del Tudeh ai nazionalisti del Fronte Nazionale fino alla classe religiosa dei Mullàh) non avevano alcuna voce rispetto al programma di riforme economiche (la cosiddetta Rivoluzione Bianca) nè alle direttive di politica estera (asservite completamente ai diktat di Washington) imposte dalla corona.

Era lo shah che dirigeva in maniera dispotica tutta la vita del paese ed erano i suoi accoliti a ricoprire le cariche amministrative e di governo. Non esisteva nell’Iran “imperiale” alcuna voce di dissenso malgrado un diffuso malcontento popolare stigmatizzasse lo sfarzoso tenore di vita dei sovrani e la repressione poliziesca fosse onnipresente a impedire sommosse e moti di protesta.
Nel 1962 tra le durissime critiche rivolte alla politica del tiranno l’Imam Khomeini decise che era arrivato il momento di esprimere la propria veemente protesta contro il continuo ricorso della Corte Suprema di Teheran alle torture e alle incarcerazioni senza processo.

L’Imam aveva avuto già occasione di scontrarsi pubblicamente contro le autorità e aveva espresso nitidamente la sua condanna al governo per la sua servile prostrazione all’imperialismo.

L’Iran imperiale dei Pahlevi era inoltre il solo stato musulmano ad aver riconosciuto ufficialmente lo stato di Israele usurpante la Terrasanta di Palestina e questo riconoscimento – che aveva portato numerosi esperti del Mossad a cooperare con i loro colleghi della Savak – era da anni motivo di forte critica da parte di tutte le autorità religiose.

L’Imam Khomeini criticò chiaramente l’attitudine della monarchia che anzichè difendere gli interessi del suo popolo continuava a garantire gli interessi dell’Occidente capitalista , delle grandi compagnie petrolifere statunitensi e britanniche e dell’imperialismo americano.

I discorsi dell’Imam contribuirono a suscitare la rabbia della popolazione , una popolazione già esacerbata dalle continue angherie e violenze imposte dalla Savak e frustrata dalla povertà generata dallo sfruttamento.

Il popolo iraniano scese nelle piazze e il Centro Teologico di Qòm proclamò lo sciopero generale in tutto il paese diventando alfiere della rivolta e guida delle direttive dell’insurrezione.

Lo Shah di fronte ad una ennesima protesta popolare rispose proclamando lo stato d’emergenza per tutto il paese, impose il coprifuoco e mandò le sue milizie poliziesche e l’esercito nelle strade per riportare la calma.

Il 22 marzo 1963 il Governo di Teheran decise che era arrivato il momento di chiudere la partita con il clero sciita e la Savak venne inviata a Qòm per far rispettare le leggi d’emergenza. Durante un venerdì nero la Savak aprì il fuoco uccidendo centinaia di fedeli e diverse guide religiose davanti ad un centro religioso.

L’Imam Khomeini anzichè cedere esortò i religiosi di tutto il paese a diffondere notizie durante i loro sermoni nelle moschee riguardo all’accaduto.
I discorsi dell’Imam Khomeini ovunque venivano accolti benevolmente e adesso il suo nome era riconosciuto come quello del principale ispiratore della rivolta contro la tirannia.

La Savak impedì all’Imam di proseguire l’insegnamento ma Khomeini continuava a recarsi alla sua Houselmijah (scuola teologica islamica) suscitando l’approvazione dei suoi studenti e di numerosi altri Ulemà.

La reazione dello Shah fu violentissima: la notte del 5 giugno 1963 la Savak assediò Qòm, penetrò nottetempo nella casa dell’Imam , lo sequestrò e lo condusse a Teheran dove venne tradotto in prigione.

La notizia dell’accaduto risvegliò la collera popolare: il giorno successivo i bazar della capitale e delle principali città dell’Iran restarono chiusi in segno di protesta, ovunque vennero organizzate manifestazioni popolari di appoggio alla linea dell’Imam e nacquero immediatamente comitati di studenti e operai che ne richiedevano la liberazione.

La polizia rispose a queste nuove manifestazioni aprendo il fuoco: tra il 5 e il 6 giugno morirono per mano degli sgherri della Savak non meno di quindicimila innocenti e queste cifre si riferiscono alla sola capitale Teheran. Altri incidenti si verificarono a Qòm, Tabriz, Arak, Shiraz, Mashad, Isfahan e nei centri minori.

La notizia degli scontri e della repressione ovviamente fece il giro del mondo. Le proteste contro lo shah si intensificarono e costrinsero il Governo a concedere gli arresti domiciliari all’Imam Khomeini e , dopo qualche mese, gli fu permesso di rientrare a Qòm.
A Qòm l’Imam Khomeini riprese a tenere i suoi corsi e i suoi comizi accusando esplicitamente il Governo di essersi venduto all’America, denunciando le nuove leggi che di giorno in giorno il regime monarchico imponeva.

Un nuovo durissimo braccio di ferro si svolse quando il Governo di Teheran varò la legge sull’extra-territorialità che concedeva a tutti i numerosissimi consiglieri statunitensi presenti in Iran la più completa immunità per qualsiasi forma di reato: era, secondo l’Imam, un servile atto di sottomissione, la rinuncia alla propria sovranità nazionale e la manifesta servitù di un’amministrazione corrotta e dispotica.

Nel novembre del 1964 la città santa di Qòm venne nuovamente stretta d’assedio dall’esercito, l’Imam Khomeini arrestato e infine inviato in esilio in Turchia accompagnato, qualche settimana più tardi, dal figlio maggiore. In seguito l’Iraq accettò di accogliere l’Imam in esilio e gli permise di studiare presso le scuole teologiche sciite di Najaf nel sud del paese.

 

 

L’Imam Khomeini riprese a Najaf , città santa irachena che accoglie il mausoleo dell’Imam Alì (a.s.), la sua attività: si dedicò all’educazione di una nuova generazione di religiosi, scrisse trattati di filosofia, di giurisprudenza e di politica, tenne discorsi e mantenne viva l’opposizione del popolo iraniano contro il regime che dichiarava “illegittimo, sanguinario e nemico dell’Islam”.

Nel 1977 in Iran si susseguivano incidenti e scontri di piazza tra una eterogenea opposizione e le forze speciali dello Shah. Il fronte dell’Opposizione anti-monarchico era composto essenzialmente dai militanti comunisti del Tudeh, dai rivoluzionari “islamico-socialisti” dei Muhjaeddin é Khalq (i Combattenti del Popolo che fino al 1980 si proclamavano seguaci “dell’Imam” per poi cominciare una violenta campagna terroristica contro la Repubblica Islamica e schierarsi militarmente al fianco del nemico iracheno stabilendo le loro basi militari a Baghdad e nel nord del Kurdistan iracheno), dai nazionalisti del Fronte Nazionale ad un insieme di gruppi minori.

Lo Shah , assolutamente insensibile di fronte alle proteste della piazza, continuava con la repressione contro quell’alleanza “rosso-nera” che identificava nell’inesistente fronte comune dei partiti marxisti con gli ambienti del clero sciita.

Fin dalla metà degli anni settanta, su indicazione dell’Imam Khomeini, era nato il movimento del clero combattente e degli ulemà. Influenzati dalla teoria della Welayath et Faqhì (la Guida del Giuriesperto) , proclamata dallo stesso Imam Khomeini nel suo volume “Il Governo Islamico”, un nutrito numero di religiosi avevano aderito alla tesi dell’insurrezione popolare contro la tirannia delineata dall’Imam.

L’Imam Khomeini ricordava ai religiosi il martirio di al-Hus’ayn (a.s.) il Signore dei Martiri dell’Islam shi’ita , ne sottolineava l’esempio e la devozione alla fede nel Dio Unico e incitava i suoi seguaci a promuovere in ogni moschea e centro religioso le sue tesi (i discorsi dell’Imam cominciarono a diffondersi anche attraverso le audiocassette che, dall’Iraq dov’era esiliato, venivano fatte entrare clandestinamente nel paese).

Venne creato nel 1977 un Comitato Centrale Rivoluzionario con al vertice cinque autorevoli Guide Religiose (direttamente designate dall’Imam) tra le quali l’Ayatollah Seyeed Alì al Khamine’ì, l’Ayatollah Morteza Motahari, l’Ayatollah Montazeri e l’Hojjatolislam Alì Akbar Rafsanjani.

Nel gennaio 1978 la popolazione iraniana scese per le strade di Qòm e nelle settimane successive la protesta si estese a tutte le altre città fino al “venerdi di sangue” del settembre quando la polizia dello shah compì un nuovo massacro.

A mani nude i rivoluzionari si gettavano addosso alla polizia che sparava loro senza esitazione; donne di tutte le età – tenendo stretti i loro figli – marciavano compatte con il tradizionale copricapo iraniano, il chador nero, per richiedere l’instaurazione di una Repubblica Islamica al grido “nè Usa nè Urss, nè Oriente nè Occidente: vogliamo una Repubblica Islamica!”.

 

 

Un intero paese era in stato di permanente rivoluzione. L’Imam decise di lasciare l’Irak , visto che il governo gli aveva impedito di continuare la sua attività politica e i suoi sermoni, ed ottenne il visto per la Francia.

La diffusione di radiocassette e messaggi dell’Imam raggiungeva l’Iran molto più velocemente dall’Europa e i suoi discorsi infiammavano le piazze.

Le proteste erano oramai quotidiane in tutte le città senza soluzione di continuità, Nel novembre 1979 in coincidenza con le celebrazioni religiose dell’Asciurà – massima festa shi’ita che ricorda il martirio di ‘al-Hus’ayn (a.s.) a Karbala – milioni di persone diedero vita ad una delle più straordinarie manifestazioni di massa mai viste fino ad allora in Iran.

Dai tetti delle case di Teheran e delle altre città iraniane uomini e donne lanciarono il grido “Allah ‘u Akbar!” (Dio è Grande!) e “Ogni giorno è Asciurà Ogni luogo è Karbala” (che da allora divenne uno degli slogan prescelti dal Partito della Repubblica Islamica e dagli esponenti dell’Hez’b’Allah iraniano).

All’inizio del nuovo anno lo shah decise di abbandonare il paese e mestamente cercare esilio in Egitto e negli Stati Uniti.

La Rivoluzione stava trionfando: da Parigi l’Imam annunciava la costituzione di un Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica e , qualche giorno più tardi, faceva il suo trionfale rientro a Teheran dove lo accoglievano oltre sette milioni di iraniani in festa.

La Repubblica Islamica venne proclamata l’11 febbraio 1979. A distanza di dieci anni l’Imam – che aveva tenuto testa alla vile aggressione irachena e condotto la Guerra Imposta dall’Imperialismo internazionale – abbandonava la sua vita terrena nella notte del 3 Giugno 1989.

Le lacrime di un intero popolo hanno accompagnato la dipartita dell’Imam Khomeini. Milioni di iraniani per il periodo di lutto dei quaranta giorni stabiliti dalle autorità, in ossequio alla tradizione shi’ita, hanno reso omaggio a questa grande personalità del mondo islamico che – proprio come al-Hus’ayn a Karbala – ha risvegliato dal suo storico torpore le massem musulmane incitandole a riprendere nelle proprie mani le redini del proprio destino.

Il mausoleo dell’Imam Khomeini – che Allah lo abbia in gloria – è ancora oggi meta da tutto il mondo di un incessante pellegrinaggio di fedeli.

Le sue parole, i suoi messaggi, i suoi appelli ad una giustizia più equa sono ancora scolpite a monito degli imperialisti.

“Nel governo islamico dovrebbe sempre esistere spazio per rivendere e correggere. Il nostro sistema rivoluzionario esige che si consenta di emergere ai punti di vista differenti, persino ai punti di vista opposti.” scrisse l’Imam nel suo volume “Sahifej-e Nour”.

Gli insegnamenti etici e filosofici dell’Imam sono ancora una miniera dalla quale ricavare intuizioni e modelli di vita sostenibili non necessariamente patrimonio esclusivo della sola Ummah (comunità) islamica. Tali indicazioni etiche sono in realtà rivolte all’intera umanità verso la quale spesso l’Imam guardava con particolare riferimento ai “mustadhafin” agli oppressi.

“La cultura – dichiara l’Imam – è la fonte della felicità o della disgrazia di un popolo… Ciò che edifica le nazioni è una cultura integra. Una cultura che sia plasmata secondo il disegno di altri, è l’arma più letale che esista, perchè educa i giovani a diventare parassiti.” (da un discorso del 9 settembre 1964)

In maniera semplice ma efficace l’Imam dava un piccolo saggio del suo pensiero filosofico e precisava: “Noi non ci opponiamo alla civiltà, noi ci opponiamo ad una civiltà esportata, noi vogliamo una civiltà fondata sulla dignità e sul senso dell’uomo. Lo stomaco, il pane e l’acqua non sono i parametri sui quali fondarsi; la questione principale è la dignità dell’essere umano.”

Un essere umano spesso al centro del pensiero e della filosofia dell’Imam Khomeini che dichiarava in proposito:
“L’essere umano non potrà raggiungere i suoi obiettivi pienamente umani fintanto che continuerà a vivere all’ombra delle armi da fuoco. Voi intellettuali dovete cercare,. usando le vostre parole e le vostre penne, di accantonare le macchine da guerra e aprire il campo alle penne, alla conoscenza e alle scienze. Grazie ad un istruzione appropriata l’intero mondo può riformarsi.”

Il centro dell’interpretazione filosofica dell’Imam era l’Irfan , che traduciamo in “gnosi” , cioè la conoscenza che viene descritta come un continuo sforzo a superare sè stessi.

Il messaggio rivoluzionario dell’Imam Khomeini è dunque rivolto essenzialmente all’individuo, alla sua sfera spirituale, alla sua anima. Ma è , anche, un messaggio che ha risvegliato prepotentemente le masse diseredate dell’Islam e ha mutato il corso della storia contemporanea.

Per la prima volta dall’infame patto stipulato a Yalta dagli sciacalli dell’Imperialismo dell’Est e dell’Ovest una nazione riusciva a riappropriarsi della propria sovranità nazionale, spezzava le catene dell’oppressione e della tirannia e quelle della sottomissione agli interessi capitalistici stranieri.

A distanza di ventisette anni dalla vittoria della Rivoluzione Islamica in Iran lo Stato eretto dall’Imam Khomeini secondo i principii fondamentali dello Shi’ismo e la Shariya (legge islamica) è ancora il principale baluardo del fronte anti-mondialista planetario e resiste alle pressioni dell’alleanza reazionaria del capitalismo mondiale.

L’insegnamento filosofico, etico, religioso e politico dell’Imam Khomeini, la sua vita e la sua lotta contro l’oppressione sono ancora oggi più che mai un esempio che fa paura ai detentori delle ricchezze planetarie.

Un esempio di autodeterminazione nazionale, di ridistribuzione delle ricchezze di un paese ritornato sovrano e la prova che esista una terza via , al di là del capitalismo plutocratico e del collettivismo marxista , che sappia coniugare in un matrimonio fruttuoso le libertà individuali con quelle collettive, le esigenze dello Stato con quelle dei cittadini, la Fede con tutti gli altri aspetti “laici” della vita quotidiana, il senso della Gerarchia e della Disciplina con quello di uno sviluppo armonioso della società, delle famiglie e dei singoli individui.

La Repubblica Islamica dell’Iran è , al di là delle minaccie sioniste e statunitensi, in piedi tra le rovine di un pianeta devastato dall’egemonismo liberal-capitalista della plutocrazia americana e – Khomeini docet – non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia.

“L’Occidente è anarchia. Noi non vogliamo saperne dell’Occidente e della sua democrazia.” (Imam Khomeini)
DAGOBERTO HUS’AYN BELLUCCI

 

 
Nota Bibliografica –

Una nota bibliografica finale per consentire ai lettori di Italia Sociale un più agevole studio del pensiero dell’Imam Khomeini.
Ricordiamo tra le poche opere disponibili in lingua italiana:

– Ayatollah Khomeini – “Il Governo Islamico” – ediz. L.ed.E. – Roma s.d.;

– Imam Khomeini – “Lettera al Papa” – edizione a cura del Centro Culturale Islamico Europeo di Roma – 1983;

– Imam Khomeini – “Lettera a Gorbaciov” – ediz. All’Insegna del Veltro – Parma 1989;

– Ayatollah Khomeini – “La Vita, la Lotta, il Messaggio” – ediz. a cura del Centro Culturale Islamico Europeo – Roma s.d. (primi anni novanta);

– Imam Khomeini – “Centenario della Nascita” – a cura dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma , 2000;

– “L’Imam contro il Sionismo” – ediz. a cura del Centro Culturale Islamico Europeo – Roma 1983;

– Ayatollah Khomeini – “Poesie scelte” – ediz. “Il Ponte” – Bologna 2004;

 

 

 

Il presente articolo è stato pubblicato sul sito www.italiasociale.net nel 2006 e  inserito come saggio nel volume Imam Khomeini – “Il Governo Islamico”, pubblicato dalle edizioni “Il Cerchio” di Rimini nel 2007.