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20 Lug
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LA LEGGE SULLA REICHSBANK – UNO SCHIAFFO AGLI USURAI DELLA FINANZA INTERNAZIONALE

20 Lug

LA LEGGE SULLA REICHSBANK – UNO SCHIAFFO AGLI USURAI DELLA FINANZA INTERNAZIONALE

– di Dagoberto Bellucci

“Con queste premesse è insensato affermare: sul terreno economico sussistono inevitabilmente differenze di valori, non però sul terreno politico! E’ infatti contraddittorio fondare l’esistenza, da un punto di vista economico, sul principio della capacità, del valore della personalità…e dal punto di vista politico negare invece l’autorità della personalità e mettere al posto suo la legge dei grandi numeri, la democrazia. (…) O si riesce, da questo conglomerato di partiti, organizzazioni, associazioni, concezioni del mondo, vaneggiamenti sulle classi e sui ceti sociali, a forgiare nuovamente un organismo nazionale duro come il ferro, oppure la Germania andrà definitivamente a fondo”

( Adolf Hitler – Discorso all’Industrieklub di Dusseldorf – 26 Gennaio 1932 )

Il Nazionalsocialismo tedesco è l’insuperata mitofania della razza guerriera ario-europea: su un piano metastorico la razza ariana sarà ‘supera’ manifestazione del divino che opporrà la sua volontà di ‘totalkampf’, la guerra totale del sangue contro l’oro, contro l’eruzione demoniaca delle forze sovversive – il capitalismo occidentale ed il bolscevismo orientale – sprigionate contro il Terzo Reich e l’Europa dell’Ordine Nuovo dalla razza inferiore ebraica.

Gli Ebrei – per i quali continueremo ad utilizzare il convenzionale ‘distintivo’ fonema di ‘razza’ – in realtà non sono una razza ma un substrato razziale che ‘codifica’ nella psicologia complessata dall’invidia (il ‘demoniaco’ è sempre invidioso) l’accampamento ebraico tra le nazioni realizzato mediante la pratica di sfruttamento occulto attraverso la prassi usuraia che ha reso “Israele” ‘padrona’ tra le genti e le nazioni.

Si tratta della compensazione dei complessati ebrei rispetto ai nessi oggettivi di superiorità/inferiorità riferiti alla razza ariana e ad ogni altra razza: “Voi israeliti siete chiamati uomini, mentre le nazioni del mondo non sono da chiamarsi uomini ma bestiame” (Talmud, Baba Mezia, fol. 114, c.2); “Il migliore dei non-ebrei, uccidilo” (Aloda Zara, 26b, Tosephot); “Dovunque gli ebrei arrivano, devono farsi sovrani dei loro signori” (Sanhedrin, fol. 19, c.2).

La dicotomia radicale – metastorica e metafisica – tra l’ariano e l’ebreo sarà metallicamente rappresentata dalla Battaglia di Berlino nella quale gli ultimi difensori del Reich, le divisioni Waffen S.S. e i volontari francesi della Charlemagne, ‘incendieranno’ le migliori energie combattenti ario-europee contro le orde bestiali sub-umane slavo-bolsceviche andando, panzerfaust in spalla, all’assalto dei tank sovietici: si combatterà per il Fuhrer, si combatterà per la razza!

La Battaglia di Berlino sarà dunque il “crepuscolo degli Dei” e della Tradizione ario-europea; l’ultima manifestazione di quelle forze di luce che – dal Nord della Thule, dalla leggendaria Hiperborea – avevano nei secoli contenuto le pulsioni infere e telluriche della sottorazza ‘metecia’ giudaica.

“La metastoria iranica della Tradizione ario-boreale – scrive Maurizio Lattanzio (1) – è totalità metafisico-ontologica del divino e dell’umano ‘circolarmente ‘compiuta’ nella unità della hamsa, la sovracasta delle origini, anteriore alla ‘scansione’ ciclica inerente alla dottrina delle quattro età, nonché alla differenziazione delle diverse forme tradizionali e delle caste. Sa essa ‘muoverà’ il processo di manifestazione discendente che ‘si allontana’ dal ‘principio’ ‘conchiudendo’ la successione temporale nell’epilogo ciclico denominato kali-yuga o “età oscura”, così identificato nei testi ‘cardinali’ del Mondo della Tradizione: “Razze di servi, di fuori-casta (…) si renderanno padroni (…). La casta prevalente sarà quella dei servi (…) sola via di successo nelle competizioni la falsità. (…) Le vesti sacerdotali faranno le veci della qualità di sacerdote (…) Chi distribuirà più denaro dominerà gli individui e la discendenza cesserà di essere un titolo di preminenza. Gli individui concentreranno il loro interesse nell’acquisizione, anche se disonesta, della ricchezza. (…) La gente avrà quanto mai terrore della morte e paventerà l’indigenza: solo per questo conserverà residui religiosi.(2)”.

Anche sul piano delle realizzazioni il Nazionalsocialismo sarà superiore manifestazione del Genio Ariano: è questa propositiva attitudine delle autorità del Terzo Reich che ne fanno un’idea-forza assoluta, irripetibile e insindacabile esperienza storica, politico-ideologica, socio-economica e militare o, per dirla con alcuni noti ‘indagatori’ dell’ “esoterismo” (3), il Nazionalsocialismo sarà Renè Guènon più le divisioni corazzate metastorica ‘presenza’ della Tradizione primordiale incarnatasi nel fiume della modernità del XX.mo secolo nella forma ‘magnetica’ della Rivoluzione crociuncinata hitleriana.

Senza una comprensione ‘altra’, distinta dal nozionismo della ‘scolastica’ sistemica, non ha alcun ‘senso’ alcuna analisi della storia dell’unico movimento rivoluzionario capace di scardinare dall’interno del sistema capitalistico, nel cuore dell’Occidente giudaico-mondialista, i meccanismi dell’usurocrazia finanziaria internazionale.

La Germania nazionalsocialista sarà anche l’inveramento dei principii compiuti del Fascismo italiano il quale si dimostrerà ‘monco’ e incapace dell’affrontamento vis a vis della ‘questione maledetta’ lasciata in ‘sospeso’ dopo la messa al bando delle logge massoniche da Mussolini desideroso di ‘tenere a bada’ l’Ebraismo Internazionale: il Giudaismo cosmopolita mondiale riserverà tutt’altro trattamento al Duce assicurandolo alle bande mercenario giudeo-partigiane ed alla vigliacca e biliosa manifestazione sciacallesca della plebe affollata a Piazzale Loreto a Milano in quelle che il segretario del PCI e marito della giudea Rita Montagnana, Palmiro Togliatti, avrà il coraggio di definire “giornate radiose”.

Anche nei confronti della questione monetaria e del controllo del sistema bancario il Nazionalsocialismo affronterà il problema mediante il varo della Legge sulla Reichsbank del 15 giugno 1939.

Ha scritto Maurizio Lattanzio: “Il socialismo classista del giudeo Karl Marx, alias Kissel Mordechai, ‘ignorerà’ il capitalismo bancario ‘detenuto’ dai suoi consanguinei, mentre il Nazionalsocialismo ‘riconoscerà’ nella struttura di prevaricazione usuraia il ‘luogo’ finanziario parassitario del giudaismo internazionale. (…) Il Fascismo ‘ometterà’ l’ ‘affrontamento’ radicale della questione ebraica ‘riconosciuta’ quale questione razziale implicante la ricognizione di potenziamento inerente al sangue ario-italico identificante l’ascendenza razziale originaria della comunità nazionale italiana, nonché la individuazione, la circoscrizione e l’espulsione della razza ebraica dalle istituzioni e dalle strutture dello Stato (‘tendenzialmente’…) totalitario fascista. Nel giugno 1932, il Duce pronuncerà le seguenti parole: “Non amo gli ebrei, ma hanno una grande influenza dappertutto. E’ meglio lasciarli in pace.”. E, in effetti, al di là delle ‘leggi razziali’ del mese di novembre 1938, i giudei saranno ‘lasciati in pace’ affinché, ‘accampati’ all’interno delle articolazioni statuali e comunitarie del regime rivoluzionario fascista, possano ‘concertare’ – come riferito dalla bibliografia di Antonino Trizzino – la pratica di sabotaggio della guerra rivoluzionaria ‘condotta’ dalle Potenze dell’Ordine Nuovo ‘guidate’ dal Terzo Reich nazionalsocialista affermatore della unità continentale eurasiatica nel nome della razza ariana e dello ‘spazio’ gerarchico imperiale: Neue Ordnung aus Rasse und Raum. (…) Sul piano finanziario, il giudeo tecnocrate Felice Guarneri, ministro degli Scambi e Valute, nel quadro degli interventi legislativi di ‘edificazione’ rivoluzionaria del 1936, i quali riconosceranno alla Banca d’Italia la connotazione di ente di diritto pubblico – impedirà l’abrogazione dell’obbligo della riserva aurea e in “valuta pregiata”, determinandone la mera sospensione , unitamente con la conservazione del titolo usuraio di emissione che addebita allo Stato le somme ‘stampate’ dalla Banca d’Italia, mentre giudei saranno il ministro delle Finanze, Guido Jung, il vice-capo della polizia Dante Almansi, il sottosegretario agli Interni Aldo Finzi…” (4)

Mentre il Fascismo italiano cercherà di sopravvivere infiltrato da soggetti ebrei o ebraicizzanti, mentre il Bolscevismo sovietico sarà complice della guerra d’aggressione giudaica scatenata contro l’Europa dell’Ordine Nuovo delle Rivoluzioni Nazionali, il Nazionalsocialismo tedesco ‘risolverà’ la questione della sovranità monetaria attraverso l’atto rivoluzionario della “Legge sulla Reichsbank” che permetterà la disintegrazione del principio usurocratico della carta ‘straccia’ ancorata alla conversione in oro decisa dai grandi banchieri internazionali.

Sarà questo uno dei principali motivi per i quali le demoplutocrazie d’Occidente – e l’Ebraismo Internazionale – scateneranno contro il Reich la loro guerra d’annientamento perché una nazione che non si indebita fa rabbia agli strozzini mondialisti e fuoriesce dal controllo della grande finanza internazionale.

Il problema reale per la banda degli usurai mondiali fu che Adolf Hitler ad un certo punto deciderà di stampare moneta in proprio senza il signoraggio bancario.

Ha scritto uno storico contemporaneo, Hans Ulrich Thamer: “Si è parlato di una doppia rivoluzione del nazionalsocialismo: di una rivoluzione dei fini, diretta contro il mondo borghese industriale, e di una rivoluzione dei mezzi, che ebbe un carattere borghese e industriale e portò avanti suo malgrado il processo di modernizzazione della società tedesca, che era stato fino a quel punto frenato. L’ambiguità fu dovuta in larga parte alla contraddizione tra le vaghe finalità della politica sociale ed economica, da un lato, e la politica rivoluzionaria da grande impero dall’altra. L’ordine internazionale che sbarrava la strada alla pretesa di grandezza della Germania poteva infatti essere rovesciato solo con i mezzi della tecnica e dell’industria e attraverso una mobilitazione, ovvero uno scioglimento dai vincoli e dalle regole della società borghese tradizionale. Nell’epoca industriale tuttavia ogni conflitto militare (…) poteva essere condotto solamente con i mezzi dell’industria e in una “guerra industriale”. In futuro si sarebbe risolta la contraddizione tra fini e mezzi con l’espansione territoriale verso est. Lì sarebbe stata intrapresa una più ampia correzione di tendenza nella politica determinata dal riarmo e dalla mobilitazione totale per la guerra…” (5) che, fuor di metafora, significa che l’esperimento nazionalsocialista destò le forze reazionarie della Finanza cosmopolita internazionale costrette a correre al riparo davanti ai ‘coup de force’ con i quali Hitler stava modellando il Terzo Reich e il nuovo assetto continentale.

Vediamo come andarono gli avvenimenti che portarono al varo di questa rivoluzionaria legge che avrebbe modificato l’assetto della Germania e, in prospettiva, dell’intero continente se l’Asse avesse trionfato tagliando definitivamente i lacci usurocratici che lo tenevano prigioniero e schiavo dei grandi strozzini della City londinese e della statunitense Wall Street:

“Nel giugno del 1939 in Germania per la prima volta da quando, nel 1694, si era imposto il signoraggio un governo aveva avuto il coraggio e la forza di nazionalizzare la banca di emissione, riacquistando, così, la proprietà della moneta. Gli avvenimenti successivi – ci riferiamo ovviamente al secondo conflitto mondiale – hanno messo in ombra questo evento di portata storica. Le ‘democrazie occidentali’ che pure poco o nulla avevano fatto per salvare quell’abborracciata anomalia statale battezzata a Versailles Cecoslovacchia e da loro vezzeggiata e armata in funzione anti-tedesca, scoprirono, all’improvviso, l’irrefrenabile desiderio, l’imprescindibile necessità di “morire per Danzica”. Nessuno storico, almeno a nostra conoscenza, ha mai correlato i due fatti, il che indurrebbe a ritenere che, secondo gli ufficiali sacerdoti, i due avvenimento – lo scoppio delle ostilità e la nazionalizzazione della banca di emissione – corrano su binari diversi, mai destinati ad incontrarsi. E questo è, quantomeno per gli storici così attenti alla componente economica, decisamente strano.
Tutti hanno accettato di buon grado e come incontrovertibili le motivazioni ufficiali di Francia e Gran Bretagna. Eppure è ingenuo pensare che i governi inglese e francese nel dichiarare guerra alla Germania palesassero le reali motivazioni in forza delle quali decidevano di entrare in conflitto. Del resto se “morire per Danzica” destava già non poche perplessità fra il popolo e l’esercito francese (6), come avrebbero mai reagito questi ad una parola d’ordine che suggerisse di morire per il signoraggio? A guerra finita, le potenze occupanti hanno provveduto ad eliminare quest’anomalia bancaria tedesca, da loro vista come una pericolosa infezione.
Gli americani hanno provveduto con la Legge n. 60 del 1.o marzo 1948 ( “Militarregierung Deutschland”, Americanisches Kontrollgebiet, Gesetz nr 60 vom 1 Marz 1948), gli inglesi con l’Ordinanza n. 129 del 1.o marzo 1948 ( “Militarregierung Deutschland”, Britisches Kontrollgebiet, Verordnung Nr. 129 vom 1 Marz 1948), e i francesi con l’Ordinanza 203 del 26 marzo 1949 (“Militarregierung Deutschland”, Franzosisches Kontrollgebiet, Verordnung Nr. 203 vom 26 Marz 1949).
Non siamo in grado di fornire al lettore gli estremi della norma promulgata nel settore sovietico, del resto se si pensa che la Gosbank – la banca di emissione sovietica – era anch’essa privata e contava fra i suoi soci il miliardario americano Armand Hammer è difficile pensare che abbiano tardato ad emettere una norma del genere.
C’erano voluto poco meno di dieci sanguinosi anni e qualche milione di morti, ma, finalmente, l’ordine era stato ripristinato e gli affari potevano riprendere il loro corso usuale. Per garantirsi, però, un lungo sonno indisturbato ed evitare il ripetersi di analoghi ‘crimini’ era necessario demonizzare l’avversario ed esporlo al pubblico ludibrio dell’universo mondo. E anche questo è puntualmente avvenuto.” (7)

Due mesi e mezzo dopo il varo della Legge sulla Reichsbank le potenze plutocratiche dell’Occidente – le democrazie asservite agli interessi della casta degli usurai mondiali ovvero la Francia e la Gran Bretagna – scateneranno il conflitto passato alla storia come la seconda guerra mondiale: una guerra voluta ed eterodiretta dall’Ebraismo Internazionale contro una nazione rea di aver reciso i lacci che la costringevano schiava del mammonismo finanziario cosmopolita.

Ecco il testo completo di quella legislazione che avrebbe rivoluzionato il corso degli eventi della storia contemporanea:

Legge sulla banca tedesca del Reich
del 15 giugno 1939
modificato dal
Decreto del 4 Settembre 1939 (RGBl. I. S. 1694)
di fatto abrogato dalla legge Nr. 60 del governo militare americano in Germania, rispettivamente il decreto Nr. 129 del governo militare inglese in Germania del 1° Marzo 1948 (GVBl. Wirtschaftsrat supplemento Nr. 3)
Il governo del Reich ha approvato la seguente legge, che viene così resa nota:
La banca tedesca del Reich è, come banca d’emissione, alle dirette dipendenze dell’illimitata sovranità del Reich. E’al servizio dello sviluppo degli scopi posti dal governo nazionalsocialista nei limiti della sua sfera di competenza affidatale, soprattutto per la garanzia del valore della valuta tedesca.
Per regolamentare i rapporti giuridici della banca del Reich costituita dalla legge del 14 Marzo 1875 (RGBl. S. 177), Il governo del Reich ha approvato la seguente legge, che viene così resa nota:

I. Forma giuridica e Incombenze
§ 1. (1) La banca tedesca del Reich fa capo direttamente al Führer e al cancelliere del Reich.
(2) E’ una persona giuridica di diritto pubblico con sede a Berlino. Può avere delle filiali.
§ 2. I compiti della banca tedesca del Reich derivano dalla sua posizione di banca d’emissione del Reich. Lei sola ha il diritto di emettere banconote. Deve inoltre regolamentare le transazioni e le operazioni finanziarie in Germania e all’estero. Deve anche provvedere alla utilizzazione dei mezzi economici disponibili dell’economia tedesca nel modo più appropriato per l’interesse collettivo e politico-economico.
II. Direzione e Amministrazione
§ 3. (1) La banca tedesca del Reich è diretta e amministrata dal presidente della banca tedesca del Reich e dagli altri componenti del comitato direttivo della banca del Reich, secondo le disposizioni e con la supervisione del Führer e cancelliere del Reich.
(2) Nel comitato direttivo della banca del Reich, il presidente della banca tedesca del Reich prende le decisioni.
§ 4. (1) Il Führer e cancelliere nomina il presidente della banca e gli altri componenti del comitato direttivo. Egli decide la durata del loro incarico.
(2) Gli stipendi, gli assegni di aspettativa, le pensioni e gli stipendi dei sopravvissuti del presidente della banca tedesca del Reich e degli altri componenti del comitato direttivo della banca del Reich, vengono definiti da un contratto con la banca tedesca del Reich. Il contatto necessita dell’approvazione del Führer e cancelliere del Reich.
(3) Il Führer e cancelliere del Reich può rimuovere il presidente della banca tedesca del Reich e gli altri componenti del comitato direttivo della banca del Reich in qualsiasi momento, nel rispetto della salvaguardia delle esigenze contrattuali.
§ 5. (1) La banca tedesca del Reich è rappresentata legalmente e extragiudizialmente dal comitato direttivo della banca del Reich.
(2) Per la banca tedesca del Reich le dichiarazioni sono attendibili se vengono rilasciate da due componenti del comitato direttivo della banca del Reich. Possono essere anche rilasciate da esponenti nominati dal comitato direttivo della banca del Reich.
(3) I comitati direttivi delle filiali indipendenti (uffici centrali della banca del Reich e uffici della banca del Reich) rappresentano la banca tedesca del Reich legalmente e extragiudizialmente, all’interno delle competenze delle filiali da loro dirette. Per la banca tedesca del Reich le dichiarazioni delle filiali indipendenti sono attendibili se vengono rilasciate da due membri del comitato direttivo o dai loro rappresentanti. Qualsiasi lamentela alla banca tedesca del Reich, nei confronti dell’attività commerciale di una certa filiale, può essere sollevata dal tribunale responsabile della sede della filiale.
(4) Se si deve esprimere una dichiarazione di volontà nei confronti della banca tedesca del Reich, è sufficiente la consegna ad un rappresentante autorizzato.
§ 6. (1) Il presidente della banca tedesca del Reich costituisce all’interno del comitato direttivo della banca del Reich un comitato consultivo, del quale detiene la presidenza. Egli nomina tra i componenti del comitato un rappresentante permanente.
(2) Il presidente della banca tedesca del Reich può istituire commissioni del comitato per particolari tribunali del lavoro e affidare ad alcuni membri del comitato particolari incarichi.
(3) Presso le filiali possono essere costituiti comitati di distretto.
(4) I membri dei comitati e dei comitati di distretto sono attivi a titolo onorifico.
§ 7. (1) Il presidente della banca tedesca del Reich nomina i dipendenti della banca. Per la nomina dei dipendenti della banca bisogna ascoltare il rappresentante del Führer, o l’autorità preposta, per quanto riguarda le disposizioni in vigore per i dipendenti della banca.
(2) I dipendenti della banca sono indirettamente dipendenti del Reich. I loro rapporti giuridici sono regolamentati da uno statuto degli impiegati emanato dal presidente della banca tedesca del Reich, che deve sostenere i particolari bisogni di un’ordinata ed efficiente attività bancaria. Lo statuto necessita dell’approvazione del governo del Reich.
(3) I dipendenti della banca sottostanno al regolamento di punizione disciplinare del Reich. La più alta autorità di servizio tra i dipendenti della banca è il presidente della banca tedesca del Reich.
§ 8. (1) Il presidente della banca tedesca del Reich emana le disposizioni circa gli stipendi, gli assegni di aspettativa, le pensioni, gli stipendi dei sopravvissuti e i premi per i dipendenti. Queste disposizioni necessitano dell’approvazione del governo del Reich.
(2) Il presidente della banca tedesca del Reich può concedere, nel caso specifico, secondo i bisogni della banca tedesca del Reich, particolari compensi per determinati meriti. Questi compensi non devono superare nel totale un decimo del totale degli stipendi degli impiegati della banca tedesca del Reich.
§ 9. Il presidente della banca tedesca del Reich può nominare, per la banca tedesca del Reich e le sue filiali, impiegati addetti al rilascio di documenti. Questi devono possedere la qualifica di giudice e detengono un sigillo d’ufficio. Gli impiegati addetti al rilascio di documenti possono, per quanto concerne gli affari della banca tedesca del Reich, assumere tutti gli incarichi che appartengono all’attività d’ufficio di un notaio. L’autorizzazione a rappresentare la banca tedesca del Reich può essere provata da un certificato di un impiegato della banca tedesca del Reich addetto al rilascio di documenti.
§ 10. (1) I membri del comitato direttivo della banca del Reich, tutte le persone in servizio attivo presso la banca tedesca del Reich, così come i membri del comitato consultivo della banca tedesca del Reich e dei comitati di distretto, sono obbligati a mantenere il silenzio su tutte le questioni e istituzioni della banca del Reich di loro conoscenza, soprattutto su tutti gli affari della banca e sull’entità dei crediti concessi, anche quando la loro collaborazione con la banca tedesca del Reich verrà meno.
(2) Essi non devono deporre in merito a tali questioni né davanti alla corte né extraprocessualmente, senza approvazione del presidente della banca tedesca del Reich, e non devono nemmeno rilasciare dichiarazioni. Il permesso di deporre come testimone verrà negato se le deposizioni vanno a svantaggio dell’interesse del Reich o se compromettono l’adempimento di compiti pubblici o li mettono in seria difficoltà. Il permesso di avanzare un parere può essere negato se il rimborso anche in caso contrario va a svantaggio dell’interesse generale del Reich.
(3) § 96 L’ordinamento di procedura penale è valido per la banca tedesca del Reich a condizione che la più alta autorità di servizio in questa disposizione sia il presidente della banca tedesca del Reich.
III. Capitale sociale e partecipanti
§ 11. (1) Il capitale sociale della banca tedesca del Reich ammonta a 150 milioni di marchi tedeschi. E’ diviso in partecipazioni. I partecipanti non rispondono personalmente delle obbligazioni della banca tedesca del Reich.
(2) Sono ammessi come partecipanti della banca tedesca del Reich solo i cittadini tedeschi che secondo la loro origine adempiano i requisiti per il guadagno del diritto civile del Reich, nonché persone giuridiche e aziende che abbiano la loro sede nell’ambito di applicazione di questa legge.
(3) L’acquirente di una partecipazione deve documentare, su richiesta della banca tedesca del Reich, entro i termini stabiliti da questa, che è conforme al paragrafo 2 per il possesso delle partecipazioni della banca tedesca del Reich. Il comitato direttivo della banca del Reich decide escludendo le vie legali, se le prove sono rigettate.
(4) Lo statuto (§ 27) può decidere che i titoli di partecipazione vengano venduti. Possono essere riportati attraverso una girata. Per la forma della girata, il documento legale del tirolare e il suo obbligo di restituzione valgono,a seconda del senso, gli articoli 12, 13, 14 del paragrafo 2 e l’articolo 16 della legge cambiaria.
§ 12. (1) L’assemblea generale è la rappresentanza dei partecipanti.
(2) Riceve il bilancio di fine anno e il resoconto della gestione. Delibera, previa proposta del presidente della banca tedesca del Reich, un aumento del capitale sociale.
IV. Giro d’affari della banca tedesca del Reich
§ 13. (1) La banca tedesca del Reich è autorizzata a condurre i seguenti affari:
1. Comprare e vendere cambiali e assegni, per i quali tre persone solventi conosciute garantiscono. Le cambiali, contando il giorno dell’acquisto, devono essere pagabili entro tre mesi. Devono essere cambiali commerciali vantaggiose.
Si può rinunciare al requisito della terza firma se attraverso una garanzia collaterale o in altri modi è assicurata la sicurezza della cambiale o dell’assegno.
2. Comprare e vendere effetti del tesoro emessi dal Reich che, contando dal giorno dell’acquisto, devono essere pagabili entro tre mesi. Il Führer e cancelliere del Reich stabilisce l’importo massimo che la banca tedesca del Reich, riguardo a questo regolamento, può avere nelle sue riserve e, secondo il Nr. 5c, ipotecare.
3. Comprare e vendere, secondo la regolamentazione del mercato monetario, titoli a tasso fisso emessi secondo l’ufficiale commercio in borsa, e buoni del tesoro del Reich che, contando dal giorno dell’acquisto, devono essere pagabili entro un anno.
4. comprare e vendere oro e valute estere.
5. concedere prestiti fruttiferi, in cambio di un deposito, non più lunghi di tre mesi (traffici su pegno), e quindi:
a) in cambio d’oro fino all’ammontare del prezzo d’acquisto (§ 14),
b) in cambio di cambiali che soddisfino i requisiti del Nr. 1, al massimo 9/10 del loro importo nominale,
c) in cambio di effetti del tesoro concessi dal Reich, che soddisfino i requisiti del Nr. 2, al massimo 9/10 del loro importo nominale,
d) in cambio di titoli di credito a reddito fisso definiti dal comitato direttivo della banca del Reich, in cambio di buoni del tesoro del Reich o di un Land tedesco che, contando dal giorno del prestito, devono essere pagabili entro un anno – in somme e parti del fondo comune presso banche di raccolta di titoli – così come in cambio del prestito iscritto nel gran libro del debito pubblico del Reich, al massimo 3/4 della loro quotazione di borsa.
Se non esiste, per i valori di questo tipo, nessuna quotazione di borsa, il comitato direttivo della banca del Reich stabilisce il valore di un prestito secondo le possibilità di realizzazione esistenti.
e) in cambio di merce che giace in patria o documenti sostitutivi al massimo 2/3 del loro valore.
Se il debitore di un prestito tutelato dal prestito su pegno è in arretrato, la banca tedesca del Reich è autorizzata, senza delega o collaborazione giudiziaria, a vendere pubblicamente il pegno mediante uno dei suoi impiegati o mediante un impiegato autorizzato alle aste o, se l’oggetto ha un prezzo di borsa o di mercato può ottenere la vendita al prezzo corrente anche non pubblicamente, mediante uno dei suoi impiegati o un broker e convenire sul ricavato per quanto riguarda i costi, gli interessi e il capitale. La banca tedesca del Reich mantiene questo diritto anche nei confronti di altri creditori e nei confronti dell’ attivo fallimentare dei debitori.
6. Accettare denaro a interesse zero – in casi eccezionali anche con interessi – in movimenti di conto corrente o come deposito.
7. Prendere in custodia e in gestione oggetti di valore, soprattutto titoli. La banca tedesca del Reich ha la funzione di una banca che raccoglie titoli di credito.
8. Per conti stranieri previa copertura:
a) eseguire affari di banca;
b) comprare e vendere metalli preziosi.
(2) Il comitato direttivo della banca del Reich deve rendere noti pubblicamente i futuri tassi d’interesse applicati al movimento d’affari della banca tedesca del Reich.
§ 14. (1) La banca tedesca del Reich è obbligata a comprare oro in lingotti per la sua sede di Berlino ad una tariffa fissa di 2784 marchi tedeschi per un chilogrammo raffinato. E’ autorizzata, a spese del venditore, a esaminare tale oro e farlo dividere.
(2) La banca tedesca del Reich preleva dalle sue scorte disponibili oro in lingotti al prezzo di 2790 marchi tedeschi per un chilogrammo raffinato dietro pagamento in contanti, se le sembra garantito l’utilizzo di scopi politici-economici giustificati.
§ 15. (1) La banca tedesca del Reich è obbligata a eseguire tutta la gestione del Reich per quanto riguarda gli affari di banca, fin dove questi, dopo la disposizione di questa legge, siano permessi, come pure a fare da mediatore in tutte le operazioni finanziarie delle casse del Reich, del distretto organizzativo del Reich, delle regioni, dei comuni e delle federazioni di comuni. Per questo non deve conteggiare al Reich i costi e le tasse.
(2) Il Reich, attraverso la banca tedesca del Reich, si occuperà di tutta la gestione del Reich per quanto riguarda gli affari di banca. Il Reich concederà principalmente attraverso la banca tedesca del Reich obbligazioni e buoni del tesoro.
§ 16. (1) La banca tedesca del Reich può concedere al Reich prestiti, il cui tasso è deciso dal Führer e cancelliere del Reich.
(2) Inoltre la banca tedesca del Reich può concedere prestiti alle poste tedesche del Reich e alle ferrovie del Reich fino ad un importo massimo di 200 milioni di marchi tedeschi per entrambe le aziende. In questo caso, su richiesta della banca tedesca del Reich, trova applicazione la prescrizione § 15 paragrafo 2.
§ 17. La banca tedesca del Reich è autorizzata ad acquisire e alienare azioni e obbligazioni della banca aurea di sconto tedesca così come azioni della banca, per l’appianamento di pagamenti internazionali e a rilevare le garanzie per le sottoscrizioni di tali azioni.
§ 18. (1) La banca tedesca del Reich può effettuare altri affari oltre a quelli autorizzati dai punti § 13 a 17, solo per scopi aziendali o per realizzazione o liquidazione di affari permessi.
(2) La accettazione di cambiali è proibita alla banca tedesca del Reich.
§ 19. (1) Se la banca tedesca del Reich ha un assegno ricavato da essa con certificato di conferma, allora è obbligata al pagamento nei confronti del possessore. Per il pagamento garantisce anche al traente e al girante.
(2) La banca tedesca del Reich è autorizzata solo previa copertura a fornire un assegno con certificato di copertura.
(3) Il pagamento degli assegni certificati non può essere rifiutato anche se nel frattempo sul patrimonio del traente si è dato inizio alla procedura fallimentare.
(4) L’obbligo sul certificato viene meno se l’assegno non è presentato per il pagamento nel giro di otto giorni dall’emissione. Sulla dimostrazione della presentazione trovano applicazione le prescrizioni dell’articolo 40 della legge sugli assegni.
(5) Il diritto al certificato cade in prescrizione dopo due anni dalla presentazione.
(6) Sull’azione giudiziaria per rivendicare i propri diritti per quanto riguarda il certificato, trovano applicazione le norme di competenza e di procedimento vigenti in tema di cambiali.
(7) Il certificato non giustifica l’obbligo di pagamento del bollo sulla cambiale o di un’altra tassa.
V. Emissione di banconote, copertura delle banconote e documenti
§ 20. (1) Le banconote del Reich sono, otre alle monete d’oro del Reich, l’unico e assoluto mezzo di pagamento legale.
(2) Le banconote del Reich sono i marchi tedeschi. Le banconote del Reich superiori al piccolo importo di dieci marchi tedeschi devono essere emesse solo di comune accordo con il governo del Reich.
§ 21. (1) Le banconote della banca tedesca del Reich in circolazione devono essere coperte in qualsiasi momento grazie alle loro scorte
di cambiali e assegni secondo § 13 Nr. 1,
di cambiali del tesoro del Reich secondo § 13 Nr. 2,
di documenti di valore secondo § 13 Nr. 3,
di crediti giornalieri in scadenza per quanto riguarda i prestiti su pegno secondo § 13 Nr. 5.
(2) La banca tedesca del Reich deve mantenere le scorte di oro e di valute estere, al livello necessario secondo il suo giudizio per il regolamento delle operazioni finanziarie con l’estero e per il mantenimento del valore della valuta.
(3) Le scorte di oro e di valute estere, delle quali la banca tedesca del Reich può disporre in qualsiasi momento sono, come i cosiddetti fondi di copertura nel paragrafo 1, accettati come copertura delle banconote. L’oro, per quanto riguarda questa norma, consiste in monete d’oro del Reich calcolate alla pari, e inoltre in lingotti d’oro e altre monete d’oro che valgano 2684 marchi tedeschi per un chilogrammo raffinato. Le valute estere, per quanto riguarda questa norma, sono denaro in corso all’estero, con eccezione delle monete spicciole, pagabili all’estero e cambiali e assegni in valuta straniera secondo § 13 Nr. 1 così come crediti in scadenza giornaliera che siano pagabili in valuta straniera da una banca nota per essere solvente a una piazza finanziaria straniera centrale.
§ 22. (1) La banca tedesca del Reich deve versare un risarcimento per le banconote rovinate, purché il possessore o presenti una parte della banconota più grande della metà o dimostri che l’altra parte della banconota, della quale egli ha solo la metà o una parte più piccola, sia sottoposta a nichelatura. Il comitato direttivo della banca del Reich decide, escludendo le vie legali ordinarie, se la prova è rifiutata.
(2) Il ritiro e la confisca delle banconote avviene per mezzo del comitato direttivo della banca del Reich che emette le più precise disposizioni. Queste disposizioni sono rese note pubblicamente.
(3) Le banconote ritirate non sono più valide, dopo la scadenza del termine definito dal comitato direttivo della banca del Reich.
(4) La banca tedesca del Reich non è obbligata a versare alcun risarcimento per le banconote distrutte, perse o non valide.
§ 23. (1) La banca tedesca del Reich deve pubblicare regolarmente lo stato del suo attivo e passivo.
(2) La pubblicazione deve indicare:
1. per quanto riguarda il passivo:
il capitale sociale,
i fondi di riserva e l’accantonamento,
l’ammontare delle banconote in circolazione,
le obbligazioni a scadenza giornaliera,
le obbligazioni vincolate ad un preavviso,
il passivo ulteriore;
2. per quanto riguarda l’attivo:
la copertura delle scorte di oro e valute straniere,
le scorte di:
cambiali e assegni e cambiali del tesoro del Reich,
documenti di valore che sono stati acquistati secondo § 13 Nr. 3,
crediti su pegno,
monete spicciole tedesche,
rendita delle banconote della banca,
ulteriori documenti di valore,
l’attivo ulteriore.
(3) Inoltre bisogna mettere in evidenza le obbligazioni derivate da assegni negoziati pagabili nel territorio nazionale.
VI. Bilancio di fine anno e distribuzione degli utili
§ 24. (1) Il comitato direttivo della banca del Reich stabilisce la distribuzione degli utili.
(2) Dal profitto annuale si deve apportare il dieci per cento di un fondo di riserva legale, fino a che questo non raggiungerà l’ammontare del capitale sociale. Il fondo di riserva legale può essere usato solo per il risarcimento di svalutazioni e per la copertura di perdite particolari. All’utilizzo del fondo di riserva legale non è d’intralcio l’esistenza di riserve libere per il risarcimento di svalutazioni e per la copertura di perdite particolari.
(3) Sul profitto rimasto i partecipanti ricevono una quota di utile del cinque per cento. L’eccedenza spetta al Reich.
VII. Giri d’affari della banca tedesca del Reich
§ 25. (1) Con la carcerazione e con una multe di illimitata entità o con una di queste pene – in caso di negligenza con multe o con l’arresto – viene punito
1. chi senza autorizzazione o emette obbligazioni al portatore a interesse zero o utilizza per i pagamenti denaro (francobolli, monete, banconote o altri documenti che possono essere utilizzati nelle operazioni finanziarie al posto delle monete o banconote permesse legalmente) anche se il suo valore non è stampato nella valuta del Reich;
2. chi utilizza per i pagamenti nel territorio nazionale denaro emesso all’estero che, esclusivamente o per quanto riguarda altre determinazioni di valori, è intestato alla valuta del Reich.
(2) Anche il solo tentativo è punibile.
(3) Oltre alle pene, gli oggetti su cui verte il reato punibile possono essere confiscati. Se nessuna persona specifica può essere perseguita e giudicata, si può emettere indipendentemente un sequestro se ci sono le condizioni.
§ 26. (1) I componenti del comitato direttivo della banca tedesca del Reich saranno puniti con una multa o con la carcerazione
1. se, nelle pubblicazioni prescritte nel § 23, presentano in modo intenzionalmente falso o occultano lo stato dei rapporti della banca tedesca del Reich;
2. se ordinano o permettono intenzionalmente che la banca tedesca del Reich emetta più banconote di quelle che è autorizzata a emettere.
(2) L’azione penale ha inizio per ordine del Führer e cancelliere del Reich.
VIII. Disposizione finale e transitoria
§ 27. (1) Il presidente della banca tedesca del Reich emana lo statuto. Lo statuto e i suoi emendamenti devono essere resi noti pubblicamente.
(2) Lo statuto deve decidere per quanto riguarda:
1. l’apertura delle filiali;
2. il comitato della banca tedesca del Reich e i consigli distrettuali;
3. la quota di capitale sociale della banca tedesca del Reich, il suo trasferimento o pignoramento;
4. l’emissione e la forma di banconote e la relativa quota di partecipazione agli utili e sostituzione di banconote, l’impiego e la dichiarazione di nullità di banconote perse o distrutte, nonché il procedimento in seguito alla scomparsa di quote di partecipazione agli utili e sostituzione di banconote;
5. l’assemblea generale, soprattutto le condizioni dell’esercizio del diritto di voto e l’ordinamento interno;
6. l’anno amministrativo, il bilancio di fine anno e la sfera di competenza;
7. la revisione dei conti e i provvedimenti per questi conti;
8. il pagamento delle quote di utile.
(3) Fino a che il presidente della banca tedesca del Reich non ha emanato uno statuto valgono le disposizioni dello statuto uscente, per quanto le norme non siano d’intralcio a questa legge.
§ 28. (1) Il comitato direttivo della banca tedesca del Reich e i comitati direttivi delle filiali della banca tedesca del Reich hanno la carica di autorità del Reich.
(2) Nell’ambito della banca tedesca del Reich il comitato direttivo della banca tedesca del Reich ha la carica di suprema autorità del Reich.
(3) Le norme sulla garanzia del Reich per i suoi dipendenti valgono, a seconda del significato, anche per la banca tedesca del Reich.
§ 29. Per gli avvisi pubblici della banca tedesca del Reich è sufficiente una sola inserzione sulla Deutsche Reichsanzeiger (giornale: Gazzetta Tedesca del Reich) e sulla Preußische Staatsanzeiger (giornale: Gazzetta dello Stato Prussiano). L’avviso è considerato raggiunto quando a Berlino viene venduto il numero definito di Deutsche Reichsanzeiger e di Preußische Staatsanzeiger.
§ 30. Sono permesse partecipazioni della banca tedesca del Reich ad ogni borsa per il commercio in borsa. Allo scopo dell’introduzione alla borsa si devono comunicare al comitato direttivo di borsa le caratteristiche; non è necessaria la pubblicazione di un prospetto informativo.
§ 31. (1) La banca tedesca del Reich gode in questioni di costruzioni, abitazioni e affitti delle stesse agevolazioni del Reich.
(2) Le disposizioni circa la partecipazione alla camera dell’industria e commercio non trovano applicazione sulla banca tedesca del Reich.
§ 32. La banca di credito tedesca non può aumentare l’ importo delle banconote della banca di credito in circolazione. Secondo particolari disposizioni si possono ritirare dalla circolazione le banconote della banca di credito.
Dal decreto del 4 settembre 1939 venne stabilito:
” Gli Art. I. …e § 32 della legge sulla banca tedesca del Reich del 15 giugno 1939 (RGBl. I. S. 1015) non trovano, fino a nuovo ordine, alcuna applicazione”.
§ 33. (1) Le banconote in corso all’entrata in vigore di questa legge, insieme alle quote di partecipazione agli utili e sostituzione di banconote devono essere presentate dal 30 aprile 1940 presso la banca tedesca del Reich. Se una banconota è distrutta o smarrita è sufficiente, al posto della presentazione, la prova che il procedimento sia stato richiesto.
(2) Ogni partecipante deve portare alla presentazione, o al massimo entro il 30 aprile 1940, la prova che egli può possedere partecipazioni della banca tedesca del Reich (§ 11 paragrafo 2). I partecipanti che non sono iscritti nei registri della banca tedesca del Reich devono richiedere l’iscrizione entro il 30 aprile 1940 e portare gli eventuali documenti legali ritenuti necessari dalla banca tedesca del Reich. La banca tedesca del Reich non garantisce per la verifica die documenti legali.
(3) Il comitato direttivo della banca tedesca del Reich decide con esclusione delle vie legali se le prove necessarie nel paragrafo 2 sono rifiutate. Il comitato direttivo della banca tedesca del Reich può prorogare il termine per queste prove.
(4) Le partecipazioni della banca tedesca del Reich che non sono presentate entro il termine convenuto dal paragrafo 1 o per le quali i partecipanti non hanno rimesso le prove richieste entro il termine stabilito, possono, oltre alle relative cedole del dividendo e rinnovamenti di banconote del comitato direttivo della banca tedesca del Reich, essere dichiarate non valide per mezzo di un avviso pubblico in favore della banca tedesca del Reich. Le partecipazioni verranno nuovamente distribuite.
(5) Il comitato direttivo della banca tedesca del Reich emette le ulteriori norme esecutive.
(6) La banca tedesca del Reich accorda un risarcimento per le partecipazioni ritenute non valide. Accorda inoltre un risarcimento per la modifica della distribuzione degli utili.
(7) L’assemblea generale stabilisce definitivamente i risarcimenti su proposta del comitato direttivo della banca tedesca del Reich.
§ 34. (1) Per la durata della carica dei componenti del comitato direttivo della banca tedesca del Reich che si trovano in carica durante l’entrata in vigore di questa legge, valgono le disposizioni durate fino ad ora.
(2) Le disposizioni durate fino ad ora restano in vigore fino all’emanazione di uno statuto dei dipendenti secondo § 7 e alle disposizioni circa gli stipendi, gli assegni di aspettativa, le pensioni e gli stipendi dei sopravvissuti dei dipendenti della banca tedesca del Reich secondo § 8.
(3) Per i dipendenti della banca tedesca del Reich, ai quali fino all’entrata in vigore di questa legge spettavano diritti più importanti di quelli che questa legge e lo statuto dei dipendenti da emanare secondo § 7 paragrafo 2 concedono loro, restano invariati questi diritti.
§ 35. Per la correzione del registro mediante il cambiamento della denominazione “banca del Reich” in “banca tedesca del Reich” non viene imposta alcuna tassa.
§ 36. Non è più in vigore:
la legge della banca del 30 agosto 1924 (RGBl. II. S. 235) comprese le rispettive modifiche di legge,
§ 1 della legge sulle modifiche delle leggi della banca del 19 marzo 1924 (RGBl. II. S. 73),
l’ordine del Bundesrat (Camera Alta) del 31 agosto 1916 (RGBl. S. 985) circa la conferma/convalida degli assegni attraverso la banca del Reich e l’articolo 6 della legge di introduzione alla legge sugli assegni del 14 agosto 1933 (RGBl. I. S. 605),
la legge del 17 luglio 1922 (RGBl I. S. 693) sull’emissione e la riscossione della moneta provvisoria e il capitolo IX della terza ordinanza del presidente del Reich per la sicurezza dell’economia e delle finanze del 6 ottobre 1931 (RGBl. I. S. 537, 562) comprese le rispettive ulteriori disposizioni.
§ 37. (1) Questa legge entra in vigore con la promulgazione della norma sulla distribuzione del profitto (§ 24) con effetto già per l’anno finanziario 1938.
(2) Per l’autorizzazione alla partecipazione alla assemblea generale che nel § 33 ha stabilito un previsto risarcimento, la disposizione del § 11 paragrafo 2 non è presa in considerazione
Berchtesgaden, 15 giugno 1939.
Il Führer e cancelliere del Reich
Adolf Hitler
Il ministro del Reich dell’economia
Walther Funk
Il ministro del Reich delle finanze
Graf Schwerin von Krosigk
Il ministro del Reich dell’interno
Frick
Il ministro del Reich della giustizia
In rappresentanza
Dr. Schlegelberger
Il ministro del Reich e capo della cancelleria
Dr. Lammers

Vediamo esattamente in cosa consisteva la legge in questione una volta approvata.

Ha scritto Maurizio Lattanzio: “Dopo il 30 gennaio 1933, giorno della vittoria rivoluzionaria crociuncinata, il Terzo Reich nazionalsocialista provvederà a rifondare giuridicamente la natura, la struttura e le funzioni della Reichsbank.
Sia pure in carenza di un provvedimento legislativo, comunque subordinato alla efficacia fattuale rivoluzionaria, le autorità politiche del Terzo Reich nazionalsocialista, innanzitutto, adotteranno attualmente il cosiddetto corso forzoso del marco, cioè un regime monetario in cui è obbligatoria l’accettazione in pagamento della carta moneta, senza che sia possibile ottenerne dalla banca la conversione in oro o in “valuta pregiata”. L’emissione del marco, quindi, non sarà più ‘ancorata’ al valore della riserva, bensì alla potenzialità lavorativa del popolo tedesco e alle esigenze di equilibrio economico della comunità nazionalpopolare.
In secondo luogo, la Reichsbank svolgerà una funzione subordinata di supporto creditizio rispetto alle necessità finanziarie dello Stato popolare. Questo rapporto di servizio si realizzerà attribuendo alla Reichsbank la funzione di esclusivo acquirente dei titoli di Stato: attraverso tale strumento tecnico-giuridico , la Banca di emissione accrediterà sostanzialmente allo Stato i volumi monetari ‘funzionali’ al sostegno finanziario delle decisioni politiche e delle scelte operative: “….l’ammontare dei titoli di Stato detenuti dalla Reichsbank – scrive Bettelheim ( crf Charles Bettelheim – “L’economia della Germania nazista” – “Mazzotta Editore”, Milano 1977 ndr ) – passa da 259 milioni alla fine del 1933 a 556,8 milioni nel 1938.”
I collegamenti, di fatto vigenti tra lo Stato e la struttura bancaria, saranno giuridicamente regolamentati nel quadro normativo della legge 15 giugno 1939 , la quale subordinerà la Reichsbank alla diretta autorità del Cancelliere del Reich, carica riunita, tra le altre, nella persona di Adolf Hitler. Il Fuhrer , quindi, fisserà la quota degli anticipi che la Banca avrebbe dovuto concedere obbligatoriamente al Ministro del Tesoro, nonché l’ammontare degli acquisti e delle vendite di Buoni del Tesoro; inoltre, il Fuhrer, deciderà la risoluzione di ogni questione di carattere monetario. La legge quantificherà, infine, a 2784 RM il valore di un kg di oro; si tratterà, comunque, di una quantificazione formale, poiché la Reichsbank emetterà il marco prescindendo dai valori di riserva.
Infatti “…non esiste più – scrive Bettelheim (op. cit.) – alcuna corrispondenza tra la quantità di moneta circolante e l’entità delle riserve auree e di valuta straniera, il che non fa che ratificare una situazione di fatto. La legge del 1939 è importante soprattutto dal punto di vista delle relazioni tra lo Stato e la Reichsbank (…) …dal momento che la Reichsbank (…) può anticipare dei soldi allo Stato (o acquistare Buoni del Tesoro) solo stampando nuove banconote.”
Anche il complesso degli istituti di credito ordinario sarà integrato nelle forme dinamiche di controllo politico attivate dallo Stato nazionalsocialista. La legge del 4 dicembre 1934 istituirà presso la Reichsbank un Ufficio di Controllo formato dal Presidente e dal Vice-Presidente della Reichsbank , dai ministri delle Finanze, dell’Economia, dell’Agricoltura e degli Interni. Il Commissario per le Banche – per altro già istituito nel 1931, ma allora sostanzialmente privo di poteri – rappresenterà l’organo esecutivo dell’Ufficio di Controllo. Egli avrà il compito, innanzitutto, di controllare il volume complessivo dei movimenti finanziari degli istituti di credito. Inoltre, eserciterà la funzione di vigilanze – imponendo ai competenti organi l’obbligo della preventiva notifica – in merito alle decisioni e ai provvedimenti di modifica del capitale, di razionalizzazione operative, di trasformazione strutturale (fusioni, apertura di nuove succursali), di cambiamento di direzione. L’Ufficio di Controllo verificherà quindi la conformità politica degli atti richiesti, autorizzandone, eventualmente, l’esecuzione ove si manifesti la sussistenza degli idonei requisiti politici.
La legge comprenderà anche una serie di norme destinate alla regolamentazione delle operazioni di credito. A tale riguardo, gli istituti non potranno concedere crediti sproporzionalmente eccedenti rispetto alle riserve di cassa; infatti, la legge stabilirà un rapporto di 1 a 5 tra risorse (capitali e riserve) e impieghi (creditizi, accettazioni, emissioni, conti depositi e conti correnti). L’Ufficio di Controllo vigilerà sull’adempimento di questi obblighi legislativamente sanzionati. In sintesi, “…gli scopi di questa legislazione – scrive H. Priester ( crf H. Priester – “Das Deutsche Wirtschaftwunder” – Amsterdam 1936 ) – sono: la concentrazione di tutte le forze dell’organizzazione bancaria, l’economia delle liquidità esistenti o a venire, l’eliminazione delle operazioni rischiose, la diminuzione delle spese impreviste, la divisione razionale del lavoro bancario, la soppressione di una concorrenza sregolata e nociva e la fissazione di una liquidità conveniente.” Il controllo politico del Partito Nazionalsocialista assorbirà non solo la struttura, le funzioni e gli scopi dell’apparato bancario, ma si estenderà anche ai conti dei singoli mediante l’abolizione del cosiddetto “segreto bancario”. (…)
In definitiva, mediante il ‘poderoso impatto’ rivoluzionario della legislazione finanziaria nazionalsocialista, la struttura bancaria sarà collocata alle dipendenze gerarchiche e subordinata al controllo totale dello Stato, il quale riconquisterà la propria sovranità monetaria, sopprimendo la posizione di privilegio privatistico che – all’interno delle democrazie occidentali asservite alla plutocrazia giudaica mondiale – determina una situazione di sfruttamento usuraio degli Stati e dei popoli” (8).

‘Questo’ scriveva Maurizio Lattanzio…. A noi ‘basta’ e ‘avanza’….ad ‘altri’, a quelli che stravedono per le ciancie di qualche economista o si imbavettano con le ‘manovrine’ finanziarie anti-speculative del vicario dei giudei e della finanza mondialista Giulio Tremonti, ‘evidentemente’ l’abc della storia del sistema di controllo creato dal Nazionalsocialismo sul sistema monetario e bancario tedesco non ‘interessano’ perché…. ‘datate’….

Noi siamo ‘rimasti’ indietro…

Meno male che ci siete ‘voi’ che guardate ‘avanti’…

Ogni agglomerato finanziario, ogni istituto bancario, qualunque sistema economico delle democrazie contemporanee rispondono tutti al dominio giudaico che si esercita mediante lo strozzinaggio “legalitario” del signoraggio ovvero l’Usura di Stato determinata dalle Banche Centrali.

L’usurocrazia finanziaria giudaica e la finanza cosmopolita internazionale ‘puntarono’ il Terzo Reich fin dal 30 gennaio 1933 quando Hitler divenne Cancelliere adottando il boicottaggio contro la Germania Nazionalsocialista.

L’Alta Banca parassitaria mondiale non ha fatto ‘sconti’: il ‘debito è stato ‘saldato’ dal popolo tedesco – che aveva osato liberarsi dal giogo delle catene usurocratiche ritrovando sotto il segno della svastica la sua sovranità nazionale in campo economico-monetario – e contro l’Europa dell’Ordine Nuovo.

Gli ebrei avrebbero preso la loro rivincita su Hitler; i massoni su Mussolini… ‘Questa’ è storia…

Tutto il ‘resto’ è…noia.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

NOTE –

1 – Maurizio Lattanzio – Articolo “ ‘Programmi protocollari’…” da “Islam Italia” – Anno 2 – Nr. 22 , Novembre 2003;

2 – “Vishnu puràna” – curata da H.H. Wilson – London 1868, vv. IV e VI;

3 – ha scritto Giorgio Galli: “Diviene in questo modo più comprensibile la posizione degli studiosi della destra esoterica che contestano le analisi in questo campo supponendo che chi indaga sulle origini “occulte” del nazismo voglia fare di Hitler un demone e quindi “demonizzare” (espressione di moda) i maestri dell’esoterismo compreso Guènon, il quale, per venire alla conclusione, spiega perchè ora e non prima si possa parlare dell’Agharti: “Nelle circostanze in mezzo alle quali viviamo attualmente, gli avvenimenti si svolgono con una tale rapidità che molte cose le cui ragioni non appaiono nell’immediato potrebbero trovare, prima di quanto si creda, applicazioni molto impreviste, se non del tutto imprevedibili. Vogliamo astenerci da ciò che, in qualche modo, possa assomigliare a una “profezia”, teniamo tuttavia a citare, per concludere, una frase diu Joseph de Maistre, che è ancor più vera oggi di un secolo fa: “Bisogna tenerci pronti per un avvenimento immenso dell’ordine divino, verso il quale procediamo a una velocità accelerata che deve colpire tutti gli osservatori. Temibili oracoli annunciano già che i tempi sono giunti”.

( Giorgio Galli – “Hitler e il nazismo magico” – Ediz. “Rizzoli”, Milano 1993 )

4 – Maurizio Lattanzio – Articolo “La Grossa Usura Giudaica…” da “Islam Italia – Anno 2 – Nr. 23, Dicembre 2003;

5 – Hans-Ulrich Thamer – “Il Terzo Reich” – Ediz. “Il Mulino” – Bologna 1993;

6 – Ha scritto uno storico affatto ‘simpatizzante’ dell’idea nazionalsocialista, Giorgio Galli: “Il secondo aspetto – la valutazione hitleriana della Francia in rapporto all’Inghilterra – è di rilevante importanza sul piano del processo decisionale. (…)…la svolta nella politica hitleriana che porterà alla guerra mondiale parte dalla rimilitarizzazione della Renania (febbraio-marzo 1936) non consentita dal trattato di Versaglia. Il mondo rimase stupito dalla mancanza di reazione da parte della Francia (in grado di sconfiggere rapidamente la divisione tedesca mandata sul Reno), che Hitler aveva previsto, contro l’opposta valutazione dello stato maggiore tedesco. Questa previsione si basava sulla convinzione del Fuhrer (espressa nel Mein Kampf) che, diversamente dall’Inghilterra, la quale conservava uno spirito imperiale, la Francia era votata ad una inarrestabile decadenza, perché dominata dalle influenze ebraiche oltre che massonico-democratiche. A questa valutazione (…) Hitler aggiungeva probabilmente la convinzione di essere dotato di qualche forma di preveggenza e quella che in Francia esistessero gruppi ristretti di formazione culturale “ariana” – era il paese di Gobineau – che potevano appoggiare la sua politica di “restauratore” del ruolo della razza bianca nel mondo. Vi erano inoltre settori importanti dell’alta borghesia francese che stavano per adottare il motto “meglio Hitler del fronte popolare” (che si era costituito e si preparava a vincere le elezioni dell’aprile-maggio 1936). Effettivamente quando scoppiò la guerra la Francia la combattè senza convinzione sino alla rapida sconfitta del giugno 1940 e si sviluppò un forte movimento per una aperta collaborazione con la Germania. In questo movimento confluirono (e spesso si scontrarono) posizioni diverse, dal populismo originato dalla sinistra già marxista (Doriot, Dèat), a una destra nella quale era forte una tradizione con componenti esoteriche…”

( crf Giorgio Galli – “Hitler e il nazismo magico – Le componenti esoteriche del Reich millenario” – Ediz. “Rizzoli” – Milano 1993);

7 – “La legge sulla Reichsbank” – Ediz. “Effepi” – Genova;

8 – Maurizio Lattanzio – Articolo “La ‘Grossa Usura’ giudaica…” – da “Islam Italia” – ibidem;

Recensione Libraria: “IL TRATTATO DEL RIBELLE” di Ernst Junger

20 Lug

IL TRATTATO DEL RIBELLE

– di Dagoberto Bellucci

“Il Ribelle non è un soldato. Non conosce le forme della vita militare nè la sua disciplina. La sua vita è contemporaneamente più libera e più dura della vita militare. I Ribelli vengono reclutati tra quanti sono decisi a lottare per la libertà anche in condizioni disperate.”

(E. Junger – “Trattato del Ribelle”)

“Ma che sarà, che cosa t’offrirà
quest’altra storia, quest’altra novità
l’unico rischio è che sia tutto finto
e che sia tutta pubblicità!…
Ma che ne sai, se non ci provi mai
che rischi corri se non vuoi volare
coi piedi a terra, legato alla ragione
ti passa presto, la voglia di sognare!
Ma è quello che vogliono da te
già appena nati ci hanno abituati
a non pensare, ma a darcene l’illusione
e sempre con la scusa della ragione!…
E anche se fosse solo finzione
solo il pretesto per fare una canzone!
vale la pena almeno di tentare
se è un’occasione per poter volare
allora non la sprecare, prova a volare!…
Attenzione-attenzione! Comunicato ufficiale!
parla l’organo del partito, non lasciatevi suggestionare!
Quella voce che vi invita a volare
è di un maniaco sabotatore!…
Spegnete la radio adesso
giradischi e registratori, presto!… presto!…
Ma la radio va e non si fermerà
ti prenderà per mano ti insegnerà a volare
visti dall’alto i draghi del potere
ti accorgi che son draghi di cartone!…
E anche se fosse solo finzione…
Attenzione-attenzione! A tutte le persone serie!
consapevoli, equilibrate, non lasciatevi suggestionare!
abbiamo ben altri progetti per voi
uomini del 2000, saggi e civili
perciò prestate attenzione
solo alla voce della ragione!…
Ma la radio va e non si fermerà ti prenderà per mano, ti insegnerà a volare, visti dall’alto i draghi del potere ti accorgi che son draghi di cartone!…
Ma non lo vedi sono di cartone
se resti a terra che vuoi capire
con la scusa di schiarirtele
ti confonderanno sempre più le idee
ti manderanno allo sbaraglio in questa
farsa, nel ruolo di comparsa!…
Ma basta che voli in alto
ma basta che ti alzi un poco
e forse scopri che quello che ti faceva
paura era soltanto un gioco!
e adesso, hai l’occasione per poter
volare, allora, non la sprecare, prova a volare!…
Prova ma che ne sai
se non ci provi mai non puoi
sapere se vale o no la pena
di tentare, è un’occasione
per volare, per volare!…
Adesso basta! Fatelo stare zitto!
Abbiamo troppo sopportato!
Abbiamo troppo tollerato!
E’ un provocatore! Fatelo tacere!
….Fatelo tacere!….”

(Edoardo Bennato – “Ma che sarà” – album “Sono solo canzonette” 1980)

“Chi va dicendo in giro
che odio il mio lavoro
non sa con quanto amore
mi dedico al tritolo,
è quasi indipendente
ancora poche ore
poi gli darò la voce
il detonatore.
Il mio Pinocchio fragile
parente artigianale
di ordigni costruiti
su scala industriale
di me non farà mai
un cavaliere del lavoro,
io sono d’un’altra razza,
son bombarolo.
Nello scendere le scale
ci metto più attenzione,
sarebbe imperdonabile
giustiziarmi sul portone
proprio nel giorno in cui
la decisione è mia
sulla condanna a morte
o l’amnistia.
Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c’è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io sono d’un altro avviso,
son bombarolo.
Intellettuali d’oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.
Vi scoverò i nemici
per voi così distanti
e dopo averli uccisi
sarò fra i latitanti
ma finché li cerco io
i latitanti sono loro,
ho scelto un’altra scuola,
son bombarolo.”

( Fabrizio De Andrè – “Il Bombarolo” – album “Storia di un impiegato” 1973)

Testo fondamentale di una stagione , quella dell’immediato primo dopoguerra mondiale, il “Trattato del Ribelle” di Junger ha il dono di restituirci un’immagine, che è anche uno stilema di battaglia, del combattente per la libertà, di chi – nel bailamme generale della situazione presente – voglia lottare contro il sistema senza cedere di un millimetro alle lusinghe del potere qualunqu’esso sia e sotto qualsivoglia spoglie si celi. Un’opera essenziale ancor più di quanto non lo fosse quando venne scritta e di quando venne pubblicata (nel 1951) adatta ai tempi moderni. Il Ribelle di jungheriana memoria è l’uomo della società contemporanea che rivendica il diritto a determinare autonomamente la propria vita opponendosi al controllo capillare del Potere attraverso una presa di coscienza che lo porterà ad una scelta senza ritorno: passare al bosco, dissociandosi per sempre dalla società, e varcare il meridiano zero. E’ dentro questi schemi che si sviluppa tutto il volume e prende vita la “ribellione” jungeriana al potere: Junger , appartenendo alla sua epoca, individua il momento significativo di questa presa di coscienza individuale nel rifiuto della scheda elettorale (mediante astensione) o nel voto contrario che dovrebbe innescare una specie di sabotaggio del meccanismo elettorale da sempre strumento di qualsiasi potere e, particolarmente, dei poteri totalitari. La domanda è opportuna: non è forse la democrazia moderna, come la conosciamo attualmente in Occidente, il regime totalitario per eccellenza? Non è forse proprio l’utopia democratica , con le sue regole, le sue norme, le sue leggi, a creare le condizioni per la più tangibile forma di controllo e asservimento di un popolo? Scritto in un’epoca dominata dai grandi sistemi totalitari , nel momento di massimo scontro tra i sistemi instaurati nell’Europa occidentale dal Fascismo e ad Est dal Comunismo, il Ribelle jungeriano mal si adatterebbe alla prevaricazione occulta che viene propinata quotidianamente – attraverso una variopinta gamma di mode e costumi, musiche e arti, modelli di riferimento e stereotipi culturali e sociali funzionali alla conservazione e al rafforzamento del Potere democratico – contro il singolo individuo nelle società democratiche moderne. Ecco perchè il “Trattato” risulta estremamente attuale e condivisibili ne sono le linee guida e le indicazioni per una prassi politica che voglia seriamente fuoriuscire dagli schemi; da tutti gli schemi. Occorre dirlo con chiarezza e senza nascondersi: nella società dell’omologazione consumista e dell’assimilazione, nell’insieme disorganico di soggetti deambulanti depauperizzati da decenni di rincoglionimento massmediatico e dal fallimento delle ideologie del Novecento, l’unico modello autenticamente rivoluzionario riproducibile e adeguato alla ‘battaglia’ senza schemi e senza regole rimane l’Anarca di jungeriana memoria. L’Anarca è il singolo braccato dal vuoto post-nichilista della società senza valori contemporanea. E’ il ribelle che sceglie , quale atto volontario, di darsi alla macchia per non accettare compromessi con un potere troppo forte e troppo tecnicamente superiore per essere affrontato a viso aperto, nell’arena politica o elettorale. E’ il gesto affatto disperato ma lucido, razionalmente e fanaticamente lucido, di colui che – da Uomo Libero – rifiuta le imposizioni e le regole di un sistema che avverte iniquo e ingiusto e i limiti imposti da un ordine sociale e politico che quotidianamente esige un controllo sempre maggiore delle attività individuali. Probabilmente Junger non avrebbe mai immaginato che all’inizio del terzo millennio il suo “Ribelle” potesse ancora rappresentare un modello di riferimento per quanti hanno ancora la forza, il coraggio e la consapevolezza di “dire no”.

Ma vediamo subito di chi stiamo trattando, chi è questo “ribelle” e quale dovrà essere il suo ruolo di sabotatore dell’ordine costituito, di disturbatore del potere, di nemico delle convenzioni e avversario irriducibile di qualunque compromesso. “Chiamiamo (…) Ribelle chi nel corso degli eventi si è trovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all’annientamento. Ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti – perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso a opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell’intenzione di contrapporsi all’automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo. Considerandolo sotto questo aspetto, non avremo più dubbi circa il significato che il passaggio al bosco assume non soltanto nel pensiero ma anche nella realtà di questi nostri anni.” Ecco il ribelle jungeriano, l’anarca, il dissolutore di ogni ordine e il nemico implacabile di qualunque potere costituito. E’ un sovversivo, un sabotatore, un nemico di questa ipocrita quiete sociale che in realtà serve a mascherare, proteggere e definire ogni tipo di potere e identifica il Sistema quale moderno leviatano, forma ultima di qualsiasi totalitarismo (un totalitarismo rovesciato quello democratico dove viene lasciato all’individuo il diritto , anzi potremmo dire che è tutta una proclamazione più o meno solenne, in pompa magna, di ‘diritti’ alla più assoluta libertà….un dispotismo di segno ‘rovesciato’ dove alla coercizione e alla limitazione delle libertà si sono sostituite l’obnubilazione, l’omologazione, il controllo capillare di informazioni che rappresentano nè più nè meno l’essenza ultima delle moderne democrazie). La democrazia ha le sue regole e le sue leggi, i suoi meccanismi di dominio e i suoi strumenti di controllo: nessun individuo all’interno di un moderno sistema democratico potrebbe mai sfuggire a questa nuova forma di totalitarismo. Non serve alla democrazia imporre divieti nè estendere più di quanto non sia necessario stati d’emergenza tipici strumenti repressivi delle dittature e dei regimi assolutistici di ogni epoca e tempo: la democrazia ha i suoi strumenti di normalizzazione e ne fa un uso spregiudicato contro quella che viene poi scambiata tra la massa belante , le pecore matte della contemporaneità contorta e complessata, come un’esercizio di libertà e una prova di “tolleranza”. I sistemi democratici contemporanei hanno esteso la loro sfera di influenza alla vita privata dell’individuo in modo talmente affabile, in maniera completamente soft, da far credere e instillare nelle menti all’ammasso degli individui – dai singoli ai gruppi più o meno politicamente organizzati – di vivere in oasi di libertà, di essere addirittura padroni della propria esistenza, di poter “osare l’inosabile” in quanto gli spazi di manovra consentiti si sono apparentemente moltiplicati ed i palcoscenici (a cominciare da quelli offerti dai mass media, strumenti demonicamente perfetti e realtà attive nell’esercizio di un controllo spregiudicato e multiforme, finendo alle opportunità di carriera, di successo, di popolarità offerte a mani basse all’utile idiota di turno) ove dar sfogo al libero esercizio della propria “trasgressione” hanno avuto un incremento pari alle mode demenziali dell’imbecillità di massa contemporanea. Diciamocelo pure: chi nella società rovesciata moderna non ha un suo ‘spazio’ di manovra e di espressione? Qual’é il limite attualmente tra il lecito e l’illecito se ci hanno mostrato che “trasgredire è bello” e va pure di moda? I rivoluzionari potenziali sulla scena si conterebbero ‘tendenzialmente’ a milioni. Ma, tra il dire e il fare, c’é l’illusione che questo pseudo-ribellismo non sia nient’altro che l’ennesimo prodotto del potere, che alimenti il gioco del potere, che ne sia addirittura un elemento costituente, una sorta di valvola di sfogo concessa docilmente , e in determinati momenti storici, alle pretese ‘ribellistico-agitatorie’ delle individualità disintegrate che compongono il quadro disorganico delle società moderne. E’ una sensazione che, passati gli anni del “tutto e subito” di sessantottina memoria, l’epoca tragica e sanguinosa della stagione della strategia della tensione e del terrorismo, simili esperienze hanno prodotto gli effetti desiderati dal Potere: ridurre al minimo qualunque forma di autentica ribellione, qualsiasi progettualità rivoluzionaria, ogni tentativo , dal basso, di cambiare gli eventi. Tutto quanto avviene è unidimensionale: non è dettato dalle scelte dei singoli individui; è una concessione del potere che ingrassa e alimenta gli strumenti di controllo del potere stesso. Niente accade dunque per caso e niente al di fuori del controllo. Nulla sfugge all’occhio vigile del Grande Fratello di Orwelliana memoria, la riduzione dell’individuo a numero tra i numeri, massa nella massa, la dispersione dei valori e l’annullamento delle coscienza, l’assimilazione dei singoli nelle dinamiche socio-culturali e politiche della società ne sono la più evidente riprova. Il potere ingrassa sè stesso e si alimenta, triturando, masticando, digerendo e infine espellendo se necessario qualunque moda , qualsiasi costume, qualsivoglia ideale o volontà possa metterne in discussione l’esistenza. Ma se , come detto, ribellarsi è giusto come dovrà agire allora il Ribelle per non cadere vittima anch’esso di questo “grande gioco” degli specchi dove tutto sembra permesso purchè funzionale all’obiettivo di rafforzare e preservare il potere stesso? “Il Ribelle, dunque, deve possedere due qualità. – scrive Junger – Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore nè con i mezzi della propaganda nè con la forza. Il Ribelle inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento. A queste condizioni, potrà affrontare il rischio del passaggio al bosco. (…) Nell’epoca del nichilismo, la nostra epoca, si è diffusa l’illusione ottica per cui il movimento sembra acquistare importanza a spese dell’immobilità. In realtà tutto il potere tecnico dispiegato oggi altro non è che un effimero bagliore dei tesori dell’essere. L’uomo che riesce a penetrare nelle segrete dell’essere, anche solo per un fuggevole istante , acquisterà sicurezza: l’ordine temporale non soltanto perderà il suo aspetto minaccioso , ma gli apparirà dotato di senso. Chiamiamo questa svolta passaggio al bosco e l’uomo che la compie Ribelle.” Il passaggio al bosco non come forma di anarchismo – sebbene chi lo compia potrà sempre apparire a lorsignori del potere come un anarchico – ma come autentica ribellione all’ordine e alla quiete che uccidono le coscienze, distruggendo i sogni, rendendo vane le speranze e annichilendo la dignità umana. Come rileva lo stesso autore “la dottrina del bosco è antica quanto la storia dell’uomo, e forse persino più antica. (…) Il bosco è segreto. Heimlich , segreto, è una di quelle parole della lingua tedesca che racchiudono in sè anche il proprio contrario. Segreto è l’intimo, ben protetto focolare, baluardo di sicurezza. Ma nello stesso tempo è anche ciò che è clandestino, assai prossimo in quest’accezione all’Unheimliche, l’inquietante, il perturbante. (…) In questa luce il bosco è la grande casa della morte, la sede del pericolo di annientamento. Il compito della guida spirituale è di condurvi per mano il discepoli per liberarlo dalla paura. Il bosco lo fa morire e risorgere simbolicamente. A un passo dall’annientamento c’é il trionfo. Chi ha inteso questo , sa innalzarsi al di sopra della violenza temporale. L’uomo impara che questa violenza non ha alcun potere su di lui,m anzi è destinata unicamente a confermarlo nel suo valore supremo.” Chi vive nella paura, chi vive nel timore non potrà mai essere realmente un uomo libero. Occorre andare dunque incontro alla morte metafisica e rischiare la morte fisica per risorgere a nuova gloria e comprendere pienamente le dinamiche che faranno del singolo un Ribelle colui che non avrà paura ad opporsi, a sfidare, a condurre fino al punto estremo (il punto di non ritorno rappresentato dal meridiano zero) la sua azione. “La grande solitudine dell’individuo è uno dei segni che contraddistingiono il nostro tempo. Egli è circondato , anzi assediato, dalla paura che lo stringe sempre più d’appresso”. Occorre imparare a coabitare con la solitudine per dare battaglia. E’ questa una regola principale di cui dovrà tener conto il Ribelle: abbattere la solitudine costruita dalla società per vivere , intimamente, nella solitudine individuale che alimenterà l’azione. Non esistono amici, non devono esistere legami familiari nè sentimentali di sorta per colui che deciderà di effettuare il passaggio nel bosco in piena consapevolezza. Il Ribelle deve sapere prim’ancora di agire quali sono i rischi che dovrà affrontare. E dovrà svestirsi di tutte le sue paure per effettuare il passaggio , sorta di vera e propria trasmutazione da uno stato di semi-libertà o pseudo-libertà ad una condizione di libertà assoluta, che non richiederà una fede assoluta, una morale, un’etica prestabilite ma l’assunzione , in sè e per sè, di valori autoimposti, liberamente accettati e condizionanti. “Il motto del Ribelle è : “Hic et nunc” – essondo il Ribelle uomo d’azione, azione libera e indipendente. (…) Al Ribelle non è permessa l’indifferenza, essendo essa il segno di un’epoca passata, al pari della neutralità dei piccoli Stati o della reclusione in fortezza per delitti politici. Il passaggio al bosco induce a decisioni più gravi. Compito del Ribelle è definire la misura di una libertà che sia valida per un’epoca futura a dispetto del Leviatano. (…) La resistenza del Ribelle è assoluta, non conosce neutralità nè remissione, nè reclusione in fortezza. Il Ribelle non si aspetta che il nemico accetti i suoi ragionamenti nè, tanto meno, che si comporti secondo le regole della cavalleria. Oltretutto sa che, per quanto lo riguarda, la pena di morte non verrà sospesa.” La lotta dunque sarà impari e senza tregua ma sarà quella che il Ribelle , non il sistema, imporrà sul terreno di scontro avversario con le modalità che lui intenderà adottare e i mezzi, gli strumenti, le regole che lui deciderà di scegliere, cambiare, modificare. E’ il Ribelle che decide quale tattica di combattimento, quale metodologia di sabotaggio, quale strategia militare potrà utilizzare per mettere a segno i suoi colpi. La prospettiva bellica è invertita: non è uno scontro tra forze regolari, non vi sono schemi prestabiliti, regole da seguire come tra due schieramenti in armi su un campo di battaglia. Il campo di battaglia è ovunque il ribelle decida di colpire, in qualunque momento, a qualunque ora, in qualsiasi condizione e con qualsivoglia strumento. E’ il suo vantaggio , la sorpresa, e la sua forza. E il ribelle saprà come servirsene per assestare , al momento opportuno, i colpi più duri al nemico. Il passaggio al bosco ha straordinariamente agevolato il suo compito e moltiplicato la sua forza ed il ribelle, conscio di questo vantaggio, non si lascerà sfuggire l’occasione e saprà calibrare scegliendo i tempi, i modi, gli strumenti. “Per quel che riguarda il luogo, il bosco è dappertutto: in zone disabitate e nelle città, dove il Ribelle vive nascosto oppure si maschera dietro il paravento di una professione. Il bosco è nel deserto, il bosco è nella macchia. Il bosco è in patria e in ogni luogo dove il Ribelle possa praticare la resistenza. Ma il bosco è soprattutto nelle retrovie del nemico stesso. Il Ribelle non si lascia abbagliare dall’illusione ottica che vede in ogni aggressore un nemico della patria. Egli (…) conduce la sua guerriglia lungo i binari e le vie di rifornimento, minaccia ponti, cavi e depositi. Il Ribelle organizza la rete di informazioni, il sabotaggio, la diffusione delle notizie tra la popolazione. E si ritrae nelle zone impervie e nell’anonimato per riapparire non appena il nemico dia segni di cedimento. Egli diffonde una continua agitazione, provoca il panico notturno. (….) Il Ribelle non dispone di grandi mezzi di combattimento ma sa come mettere a segno un colpo audace per distruggere armi che valgono milioni: ne conosce le debolezze tattiche, i punti di minor resistenza, l’infiammabilità. Inoltre più liberamente della truppa , può scegliere il luogo dell’azione e stabilirsi dove valuta che un minimo di forze sia sufficiente a provocare guasti ingenti – ai valichi, lungo le arterie che traversano terreni accidentali, in posizioni molto distanti dalle basi.” Questo è il Ribelle per autonomasia. Un sabotatore certo. Un nemico delle regole e un maestro del colpo improvviso, imprevisto. E’ quest’immagine del Ribelle , dell’anarca, di Jungeriana memoria che occorre riconsiderare anche alla luce dei tempi e delle problematiche della società moderna , dei suoi sistemi di controllo sofisticati, del suo plebiscitario consenso di massa ottenuto attraverso le seduzioni e le fascinazioni di mode effimere e stereotipi validi per qualche mezza stagione. La ‘partita’ non è ancora chiusa per chi vorrà opporre una resistenza senza sosta. Senza fretta ma senza tregua perchè la politica sarà comunque e sempre l’arte dell’impossibile!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

Articolo-recensione pubblicato da diversi siti informatici nella primavera 2009.