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NAKBA – Il Film

21 Lug

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LA “NAKBA” – LA TRAGEDIA DEI PALESTINESI

21 Lug

LA “NAKBA” – LA TRAGEDIA DEI PALESTINESI

di Dagoberto Husayn Bellucci – Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

“…ognuno potrà convincersi come lo Stato di Israele non sia affatto il piccolo Stato che vive coraggiosamente delle proprie risorse , ma come esso sia in realtà uno Stato parassita, validamente sostenuto dalla finanza giudaica internazionale e intensivamente militarizzato.” (Maurice Bardéche)

“Nakba” è il termine arabo che designa la tragedia, la catastrofe, che colpirà il popolo palestinese nella primavera del 1948 ovvero la dichiarazione d'”indipendenza” che sancirà la ‘nascita’ dello Stato di “Israele”.

Un minimo di onestà intellettuale e di ‘coraggio’ permetterebbe all’opinione pubblica occidentale di rendersi conto dell’illegittimità di quell'”atto” – un autentica dichiarazione di guerra e una sfida , a tutt’oggi aperta, lanciata all’intero mondo arabo-islamico dai dirigenti sionisti – e della drammatica situazione nella quale si vennero a trovare rapidamente le popolazioni palestinesi, dell’esproprio terroristico commesso da “Israele” e dell’invenzione anti-storica di un’entità statale colonialista, razzista e sciovinista.

A distanza di quasi sessant’anni la “Nakba” palestinese non è terminata: assistiamo , per l’ennesima volta, alla prassi d’aggressione del sedicente Stato di “Israele” che ha lanciato non più di qualche settimana or sono un ennesimo attacco contro le popolazioni della striscia di Gaza.

“Israele” è responsabile della spirale di odio e violenza che si respira da oltre mezzo secolo nel Vicino Oriente; violando sistematicamente tutte le risoluzioni Onu di condanna della sua politica criminale e occupando territori delle vicine nazioni arabe (dal 1967 l’emporio criminale sionista ha ‘allargato’ il suo ‘mattatoio’ alle alture del Golan e alle fattorie di She’eba quest’ultimo lembo di terra rivendicato legittimamente dal Libano) i sionisti hanno imposto la loro lex judaica.

L’ennesima aggressione contro il popolo palestinese non deve stupire i cuori ‘tiepidi’ dell’opinionismo stupido-sistemico che blaterano di “due Stati due Popoli”; “Israele” ha semplicemente ‘svelato’ il suo vero volto.

La ‘maschera’ degli infiniti balletti diplomatici, degli accordi di Oslo, delle promesse mai mantenute è infine caduta.

Resta il ghigno satanico di un entità criminale che non recede di un millimetro dalla sua tradizionale prassi genocida.

“Israele” è unilateralmente responsabile dello scatenamento del nuovo conflitto a Gaza e Cisgiordania.

“Israele” è responsabile della strage dei natanti palestinesi (alla quale ha ‘opposto’ un ennesima cazzata propagandistica cercando di ‘scaricare’ sul movimento di resistenza palestinese di Hamas qualsiasi responsabilità).

“Israele” ha sequestrato metà esecutivo nazionale palestinese in nome di una concezione ‘ampia’ del diritto all’autodifesa e alla sicurezza nazionale. Nella più completa indifferenza delle “Istituzioni” della kippizzata Unione Europa i sionisti hanno commesso l’ennesimo atto di forza arrestando e condannando per “terrorismo” i ministri del Governo dell’Autorità Nazionale Palestinese.

Il premier sionista Olmert , capo di Kadima il partito creato dal suo predecessore – il boia di Sabra e Chatila , Ariel Sharon – per ‘colloquiare’ con i palestinesi, aveva chiaramente espresso la posizione ufficiale del Governo d’Occupazione israeliano all’indomani del voto elettorale palestinese che aveva visto sconfitto il partito di Abu Mazen (al Fatah) e il fronte ‘laico’ palestinese e vincente il movimento islamico di Hamas.

Pressioni per isolare il nuovo esecutivo di Haniyieh erano state indirizzate da Tel Aviv ai quattro angoli del pianeta: nessun dialogo, nessuna collaborazione nè pace con i “terroristi” di Hamas ‘sbraitava’ Olmert ad ogni occasione.

Era necessario isolare completamente l’esecutivo dell’ANP retto da Hamas e colpire la popolazione civile palestinese (dal febbraio scorso privata del sostegno finanziario dall’Unione Europea , la vile ‘enclave’ istituzionale dei lacchè d’Israele che ha sede a Strasburgo, e abbandonata da molte nazioni della stessa Lega Araba). Olmert non ha perso tempo: dal marzo scorso sono ripresi i cosiddetti omicidi ‘mirati’ (che causavano più vittime civili innocenti del ‘previsto’) e la dirigenza palestinese rimaneva isolata dal resto del mondo.

La Russia di Vladimir Putin ha provato a rompere questo accerchiamento e l’Iran di Mahmood Ahmadinejad è corso – finanziariamente – in soccorso dell’affamata popolazione della striscia di Gaza.

Quando il Cremlino ha ‘osato’ rivendicare il diritto ad un ruolo più attivo nel perimetro geopolitico e militare del Vicino Oriente (annunciando l’intenzione di aprire una base navale a Latakiya in Siria) con un tempismo davvero impressionante sono stati rapiti – e successivamente trucidati -quattro diplomatici russi della delegazione a Baghdad da sedicenti “organizzazioni” “jihaidiste” irachene ovvero da agenti sionisti del Mossad o della Cia.

Visto che “Israele” prosegue indisturbato la sua quotidiana mattanza di civili inermi vediamo di ripercorrere le tappe salienti dell’espropriazione terroristica del territorio palestinese consumatasi , nel silenzio complice dell’opinione pubblica mondiale, cinquantotto anni or sono.

Il terrorismo come prassi dell’occupazione sionista della Palestina era ‘previsto’ fin dai primi anni del secolo. Risale infatti al decennio 1900-1910 la creazione della prima organizzazione di “autodifesa” ebraica delle colonie sioniste denominata Bar-Kochbah (dal nome del capo ribelle che guidò la rivolta giudaica contro i romani nel 66-70 d.C.).

Nel 1909 da questa compagine si svilupperà la più organizzata HaShomer (il Guardiano) formazione segreta, clandestina e altamente operativa nella quale militeranno i futuri dirigenti del movimento sionista e dell’entità criminale denominata Israele (tra cui Ben Gurion, I. Ben Zvi e I. Shohat).

Altra formazione militare che si distinse prima della Grande Guerra del 14-18 sarà il cosiddetto Gruppo di Giaffa radicato nel ginnasio di Tel Aviv dove operavano D. Hoz, I. Tabenkin e E. Golomb.

Una rete di gruppi spionistici sionisti opererà in Terrasanta durante il conflitto mondiale tra questi ricordiamo il nucleo ‘Nili’ che trasmetterà informazioni all’Intelligence Militare britannico dal gennaio al settembre del 1917 fino a quando non sarà smantellato dalle autorità turche.

In pieno conflitto mondiale i sionisti si adopreranno per la costituzione di un Zion Mule Corps che parteciperà al lato dei franco-britannici alla spedizione a Gallipoli.

Vladimir Ze’ev Jabotinsky (1880-1940) proporrà ai britannici un piano nel 1914 per la creazione di una Legione Ebraica; iniziativa rispolverata con successo in coincidenza con la pubblicazione della Dichiarazione Balfour sul finire del 1917.

Nel febbraio ’18 i britannici costituirono il 38esimo e il 39esimo battaglione fucilieri ebrei che parteciperà a qualche azione sul fronte egiziano.

Alla fine del conflitto le iniziative militari sioniste ripresero alacremente. In Europa venne creato il movimento giovanile He Chaluz (il pioniere) che in Palestina si occuperà anche di addestrare i nuovi coloni all’uso delle armi da fuoco. Di notevole importanza sotto questo profilo sarà anche il primo congresso del movimento Achdùt Avodà (Unità nel Lavoro) svoltosi a Petach Tikvà nel 1919.

L’Achdut Avodà riprenderà la vecchia strategia dell’HaShomer mobilitandosi per creare i primi nuclei di difesa (Haganà) sorti fin dal 1920 dopo le decisioni prese al primo congresso della Confederazione del Lavoro sionista (Histadrut).

L’Haganà si dividerà in due organizzazioni con la creazione nel 1925 dell’Irgun (Organizzazione) del nazionalrazzista Jabotinsky.

Dieci anni dopo questo nucleo prenderà il nome di Irgun Zvaì Leumì (Organizzazione Militare Nazionale o EZEL) diretta da Jabotinsky fino al 40 e successivamente dal fanatico Menahem Beghin.

Negli anni quaranta si distinse un altro gruppuscolo di fanatici nazionalisti sionisti la Lohamei Herut Israel (Combattenti per la Libertà di Israele o , secondo la sigla in ebraico, LEHI) di Stern e del futuro premier israeliano Yithzak Shamir i quali cercheranno un intesa politica con il Terzo Reich per favorire l’immigrazione di massa ebraica in Palestina.

Durante la rivolta araba degli anni 36-39 si distingueranno le Plugot Sade (le squadre di campagna) al servizio , almeno formalmente, della potenza mandataria britannica. Un centinaio di uomini altamente addestrati e militarmente efficienti saranno inquadrati in una Plugot Halaila Hameiuchadot (squadra speciale notturna). Un rapido calcolo delle formazioni più o meno alle dirette dipendenza dell’Haganà nel 1937 permette di stabilire che la ‘Difesa’ sionista comprendeva circa diecimila militi di cui almeno quattromila donne ai quali devesi aggiungere altre diecimila unità di reparti di polizia.

La Haganà e le altre forze irregolari sioniste vennero trasformate con un decreto del governo provvisorio ebraico del 26 maggio 1948 in un vero e proprio esercito definito Zava Haganà Le Israel (Esercito di Difesa d’Israele meglio noto con la sigla di Tsahal).

Ben Gurion annoterà nei suoi diari che a metà giugno del 48 i combattenti sionisti a sua disposizione in quel momento erano oltre centomila.

“Israele” formalmente proclamatosi indipendente si doterà anche di efficienti servizi di sicurezza reclutando i vecchi terroristi dello SHAI (Sherut Iediot = Servizio Notizie) costituendo il MOSSAD (Mossad le alià bet = Istituto per l’immigrazione illegale) e la MACHLEKA’ ARAVIT SHEL HASOCHNUT HAIEHUDIT ( = sezione araba dell’Agenzia Ebraica).

Alla fine del giugno ’48 venne decisa una riorganizzazione di queste agenzie d’intelligenze: lo SHAI diverrà l’AMAN ( Agaf Modiin = Settore Informazione) al servizio delle forze armate; nascerà lo SHABAK o SHIN BET ( Sherut bitachon clali = servizio di sicurezza generale) che opererà come sezione estera del Mossad.

Mentre preparavano le proprie forze armate e i servizi di sicurezza (1) i sionisti cominciarono l’attuazione del piano di espulsione della popolazione palestinese (noto come Piano Dalet).

Interessante in merito registrare la guerra psicologica che verrà condotta dalle emittenti radiofoniche sioniste per terrorizzare i civili palestinesi.

– 18.02.1948 Radio Haganà dichiara che i volontari arabi dell’Esercito di Liberazione Arabo (formato da volontari palestinesi ai quali si uniranno corpi di spedizione provenienti da Siria, Iraq, Transgiordania, Egitto e Libano che – complessivamente – non raggiunsero mai le 14mila unità combattenti) erano affetti dal vaiolo;

– 27.02.1948 Radio Haganà comunica che i medici palestinesi stanno abbandonando le loro case;

– 10.03.1948 Radio Haganà annuncia che i paesi arabi stavano unendo le loro forze a quelle britanniche;

– 27.03.1948 la Zionist Free Hebrew Radio comunica in lingua araba che “è doveroso per tutti gli abitanti vaccinarsi contro colera, tifo e altre malattie infettive”;

– 22.04.1948 la Voice of the Jewish Defender comunica in lingua araba che le città si stanno svuotando e la popolazione palestinese è in fuga verso l’Egitto e gli altri stati arabi confinanti;

– 28.04.1948 Radio Haganà sostiene che la popolazione di Giaffa è in preda al panico e scappa;

– 05.05.1948 Radio Haganà trasmette in lingua araba la notizia della fuga degli arabi da Beit Dagan;

– 07.05.1948 Radio Haganà comunica in arabo che oltre 150.000 arabi avevano abbandonato le loro case e interi villaggi erano caduti nelle mani delle forze sioniste;

– 18/22/28.05.1948 Radio Israele trasmette bollettini in arabo nel quale si parla espressamente di “panico”, “paura” e “esodo” arabo dalle città e dai villaggi;

Gli abitanti della Palestina rurale vennero sottoposti all’aggressione militare e alla guerra psicologica condotta scientificamente dai sionisti.

Esemplare il caso degli abitanti di Huj obbligati dalle truppe sioniste a trasferirsi a causa della prossimità del contingente egiziano e mai rientrati nelle loro case.

Eclatanti anche i casi dei villaggi di Ikrit e Biram in Galilea evacuati dalle autorità sioniste nel novembre 48.

Chaifa , una delle principali città palestinesi, segnerà un punto di non ritorno nella strategia d’espulsione e di terrore israeliana: il 22 aprile 48 la Radio dell’Haganà comincerà a martellare di comunicati la popolazione civile invitandola ad abbandonare le case quindi inventando falsi comunicati del Gran Muftì Haij Amin al Hussein.

Come annoterà soddisfatto nei suoi diari Ben Gurion : “Nella notte del bombardamento del 22 aprile c’erano 25000-30000 arabi nella città che cominciarono a fuggire verso il porto, il quartiere tedesco (sotto controllo inglese), salivano su barche e autobus. Molti si nascosero nei magazzini del porto, i cristiani nelle chiese. Adesso a Chaifa ce n’é meno di 10000 forse 6000. Continuamente gli arabi se ne vanno.”

Terroristica invece l’azione che condusse i sionisti a conquistare Lydda e Ramle , cittadine che – secondo il piano di spartizione Onu – erano destinate a far parte dello stato palestinese.

Elaborata dallo stesso Ben Gurion alla fine di maggio del 48 l’operazione “Ludar” (Lud-Ramle) durò non più di cinque giorni e si svolse tra l’8 e il 13 luglio successivi. A questa aggressione parteciparono parecchi dei futuri ufficiali israeliani (Igal Allon , Moshè Dayan, Moshè Kalman, Yithzak Rabin, Shmarya Guttman) che condussero un incessante fuoco di sbarramento d’artiglieria unito a una serie impressionante di bombardamenti aerei. Fin dalla mattina dell’11 si assisteva ad una precipitosa fuga dei civili arabi da Ramle mentre nel pomeriggio di quello stesso giorno gli uomini di Dayan iniziarono una serie di incursioni e scorribande motorizzate nella vicina Lydda.

I resoconti israeliani dell’operazione Ludar parleranno di circa 250 vittime civili ma altri dossier faranno salire questa cifra a 400 , alcuni addirittura a 1700.

Le due cittadine , complessivamente abitate da circa 120mila abitanti dei quali 15mila rifugiati da Giaffa, furono rapidamente assediate dai sionisti che obbligarono tutti gli abitanti ad andarsene

Significativa sarà una discussione che si svolgerà nel quartier generale dell’Operazione quando gli ufficiali coinvolti domanderanno a Ben Gurion che cos’avessero dovuto fare degli arabi. Il primo presidente d'”Israele” risponderà sprezzante: “Espellerli” (garesh otam).

Ad accentuare il terrore nella popolazione araba erano state le notizie del massacro di Deir Yassin quando l’intera popolazione – oltre 250 tra donne, anziani e bambini – vennero sterminati da un commando dell’Irgun conformemente alle direttive ricevute dai capi politici sionisti.

In cifre l’esodo palestinese si riassume in questi dati: i profughi arabi dalla Palestina erano oltre 400.000 nel giugno ’48 e almeno 800.000 due anni più tardi.. La maggior parte dei circa 70mila arabi residenti a Chaifa fuggirà in Libano. Altri si riversarono ad ondate verso la striscia di Gaza, l’Egitto, la Siria e la Giordania.

La Nakba era iniziata e sarebbe continuata durante le altre guerre d’aggressione israeliane quando Golda Meir porterà avanti una nuova fase della politica dell’espulsione sul modello che , anni dopo, avrebbe rivendicato il fanatico rabbino Kahane.

Dopo la Guerra dei Sei Giorni (1967) il primo ministro israeliano ordinerà l’espulsione di mezzo milione di palestinesi e di 80.000 siriani dalla riva occidentale del Giordano; dalla striscia di Gaza e dalle alture del Golan.

Una strategia terroristica che si coniugava con le successiva operazioni criminali: dai bombardamenti al napalm sulle città giordane (68-69) alle atrocità di Sharon a Gaza (71-72), dalle provocazioni di confine sul Sinai (71-72) a quelle in Libano (77-78) per concludersi con l'”avventura libanese” del giugno 82 quando “Israele” lancerà la sua operazione militare più importante che condurrà i blindati sionisti alle porte della capitale Beirut (assediata per tre mesi, senz’acqua, elettricità, viveri praticamente ridotta ad una città fantasma).

L’occupazione israeliana del Libano durerà fino alla primavera 2000 quando, dopo una lunga e dolorosa guerra di liberazione nazionale, la Resistenza Islamica (al Moqawama al Islamiyah) del Partito di Dio (Hiz’b’Allah) riuscirà a cacciare oltrefrontiera l’esercito con la stella di Davide.

In conclusione la Nakba è la Tragedia dei Palestinesi ; la Catastrofe di un popolo sottomesso al giogo degli aguzzini sionisti, privato dei suoi diritti elementari, sottoposto ad una durissima occupazione e umiliato culturalmente, politicamente, religiosamente e razzialmente dai “nemici dell’uomo”.

Onore alla resistenza popolare palestinese che dinanzi all’arroganza sionista e al silenzio complice del mondo intero non arretra di un millimetro nè desiste: PALESTINA LIBERA!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

Note:

1) sui servizi di sicurezza sionisti si consulti:
– G. Valabrega – “Servizi segreti israeliani e strategia della tensione in Italia” – Calendario del Popolo nr 482, nov. 1985;
– Benny Morris – “The crystallisation of Israeli Policy against a return of the Arab Refugees April-December 1948” in “Studies on Zionism” Tel Aviv – Vol. 6 , Nr. 1 , 1985;
– L. Rokach – “Israel’s Sacred Terrorism” – Association of Arab-American University Graduates Inc. – Belmont 1980;
– Reja e Busailah – “The fall of Lydda, 1948: Impressions and Reminescences” – in “Arab Studies Quarterly” – Belmont 1981;
– I. Halevi – “Israel de la terreur au massacre d’Etat” – Papyrus , Paris 1984;
– M. Sharett – “Diario Personale” – Ma’ariv – Tel Aviv 1979;
Note:
1) sui servizi di sicurezza sionisti si consulti:
– G. Valabrega – “Servizi segreti israeliani e strategia della tensione in Italia” – Calendario del Popolo nr 482, nov. 1985;
– Benny Morris – “The crystallisation of Israeli Policy against a return of the Arab Refugees April-December 1948” in “Studies on Zionism” Tel Aviv – Vol. 6 , Nr. 1 , 1985;
– L. Rokach – “Israel’s Sacred Terrorism” – Association of Arab-American University Graduates Inc. – Belmont 1980;
– Reja e Busailah – “The fall of Lydda, 1948: Impressions and Reminescences” – in “Arab Studies Quarterly” – Belmont 1981;
– I. Halevi – “Israel de la terreur au massacre d’Etat” – Papyrus , Paris 1984;
– M. Sharett – “Diario Personale” – Ma’ariv – Tel Aviv 1979;

Il presente articolo è stato pubblicato dal quotidiano “Rinascita” il 14 Luglio 2006 e dal sito http://www.italiasociale.net

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