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CON LA PALESTINA!

26 Lug

CON LA PALESTINA!

– di Dagoberto Bellucci

“Il coltello puntato sulla gola
o patria, io ti dico: – aspettami! –
Le mani legate dietro la schiena
canto, o patria,
per te canto, o mia ferita,
io che non ti ho tradita,
tu non tradirmi,
io che non ti ho venduta,
tu non vendermi.

Patria di tristi salmi,
di volti perduti,
patria di odiose radici,
patria delle tempeste, dei fulmini e delle notti fredde
patria dei giardini rubati e delle mani tese,
patria dei villaggi in rovina,
patria di sangue, patria di lacrime e fuoco
devo io sostenerti
tu che sei stata tradita
o tu mi sosterrai?

Patria di vecchie menzogne
e di visioni profetiche,
tu che sei stata tradita,
sarò io il tuo segreto
o sarai tu il mio?

Patria delle separazioni,
nell’esilio, nei massacri e nei rifugi,
patria di valigie, di porti e di aeroporti stranieri.

Patria della collera e dell’umiliazione,
ho creduto nell’amore che dona
e che nel dono si annulla.

Il coltello è puntato sulla mia gola,
ma, tu aspettami!

Dov’è colui che ha sbriciolato la pietra delle nostre tombe?

Perché la nudità delle parole?
Perché il vento è divenuto spina e il carbone delle notti specchio?
Chi lacera la mia pelle e trafigge le mie ossa?
Chi trasforma il mio cuore in un razzo e i petti dei cantori in bandiere
Quando la bocca diviene tuono?

Chi accende il fuoco sotto il letto del Khalife
se non il dolore dell’uomo incatenato
sua madre, sua sorella, la sua fidanzata
son divenute giocattoli
nelle mani dei soldati
e dei mercanti di discorsi infiammanti
mentre si consuma
il fuoco della sua casa,
il fuoco del vicino.

L’uomo, allora,
coi denti rompe le sue catene
e avanza verso la morte
verso l’ombra dei tuoi occhi.

Vengo
nell’ombra dei tuoi occhi,
dal libro di parole mummificate
sulle labbra che si ripetono.
Lungo la via la mia giumenta
ha mangiato una cavalletta,
lungo la via una nube
mi ha lacerato la fronte.
Perdonami questa umiliazione:
perdonami di appartenere a un margine bruciato.”

( Samih Al Kassem – “Aspettami” – dal volume “Palestina: Versi della Resistenza” – Ediz. a cura dell’Unione Generale degli Studenti Palestinesi in Italia, Ediz. “EAST” – Roma 1971)

La Palestina vive oramai da sessantatre anni sotto il giogo sionista.

Il mondo guarda immobile la quotidiana strage di bambini, giovani, uomini, donne e vecchi palestinesi trucidati da un nemico che ha fatto della barbarie la propria arma migliore; che non ha rispetto per alcuno dei tanto sbandierati e invocati “diritti umani”, che ha sprezzantemente rifiutato ogni accordo diplomatico preferendo sempre e comunque la contesa delle armi forte della solidarietà internazionale, dell’appoggio finanziario e militare della superpotenza americana, del vile e ipocrita atteggiamento della flaccida Europa e dell’impotenza al quale progressivamente sono stati indotti e ridotti i suoi vecchi alleati ieri sovietici oggi russi.

La Palestina è sola contro il mondo. La sua lotta di resistenza continua ma è sempre più flebile la sua voce e sempre meno ascoltate le sue parole.

C’è un intero popolo che resiste nell’indifferenza generale e aspira ad ottenere la sua sovranità nazionale, calpestata, derisa, umiliata e saccheggiata dalle bande mercenarie sioniste.

L’ebreo è entrato da predone nella Terrasanta che apparteneva ai suoi legittimi proprietari e ne ha disintegrato l’anima, cercando di distruggerne l’identità, prima attraverso le lusinghe poi con il terrore sistematico che ha costretto il mondo arabo a risvegliarsi dal suo tradizionale torpore: il conflitto arabo-israeliano del ’48 diede vita allo stato degli ebrei alias “Israele”; uno Stato pensato, creato e istituito solo ed esclusivamente per la smania di dominio sionista che non riconosce alcuna legittimità né autorità ad altre nazionalità, ad altri culti, ad altre tradizioni.

Il mondo cosiddetto “civilizzato” delle democrazie d’Occidente assieme all’URSS di Stalin celebrarono la ricostituzione del novello “Regno d’Israele” in pompa magna: con il mito del cosiddetto “olocausto” gli ebrei furono abili a costituire la loro homeland; attraverso gli altri miti fondatori (“la Terra Promessa” e “la terra senza un popolo per un popolo senza terra”) ingannarono l’umanità, raccattando consensi tra le nazioni.

Poi venne la guerra di Suez nel ’56 e “Israele” comprese di aver ‘cavalcato’ il cavallo sbagliato affidandosi alle ormai militarmente decadenti nazioni europee (Francia e Inghilterra) e fu la svolta-chiave nella storia recente del Vicino Oriente che sancì e rese granitica l’alleanza strategica tra imperialismo americano e terrorismo sionista. Con il conflitto del ’67 cadrà Gerusalemme, capitale che gli ebrei non avrebbero mai lasciato agli arabi, e con essa l’intera Cisgiordania.

Altri conflitti incendiarono la Palestina nel ’73 e poi quindici anni più tardi (1987) con la rivolta delle pietre, l’Intifadah…e furono ancora morti, ancora vittime. E fu repressione.

Oggi si riunisce il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (l’emporio sovranazionale mondialista, l’assise della burocrazia eterodiretta dalla finanza cosmopolita che aspira a realizzare il suo One World) per decidere il riconoscimento dello Stato palestinese.

Non è una notizia per chi conosce la storia, recente e passata, della Palestina.

Oltre 120 nazioni di tutti i continenti hanno ratificato il documento che verrà presentato all’ONU e che chiede il riconoscimento della nazione palestinese.

“Israele” in queste ore appare interessato a boicottare quest’ennesima iniziativa con l’aiuto del suo alleato americano e il servile appoggio che riceverà da molti paesi europei.

Venti anni di negoziati tra i paesi del Vicino Oriente hanno dimostrato ampiamente la pavidità dell’Europa e il ruolo di alter ego di “Israele” che rivestono gli Stati Uniti d’America mai come oggi al fianco degli ebrei: è una sinergia quella us-raeliana totale …l’America ebraicizzata ‘tifa’ in tutte le sue principali Istituzioni per lo “stato degli ebrei” e non potrebbe essere altrimenti.

La politica estera statunitense per il Vicino Oriente è solo ed esclusivamente tesa a salvaguardare in ogni modo e con ogni mezzo l’entità sionista…tutto l’asse delle relazioni bilaterali tra questi due “soggetti” statali ruota attorno alla prioritaria “difesa” di “Israele” da parte di Washington dove potranno cambiare le amministrazioni, i presidenti, e i partiti ma nulla si modifica quando di mezzo ci sono gli interessi ebraici.

In America e più vastamente in tutto l’Occidente a dettare legge è l’Internazionale Ebraica, sono le lobbie’s di pressione, i potentati ebraici, i luogotenenti d’ “Israele” che premono quotidianamente per legislazioni “anti-antisemite”, per provvedimenti contro “razzismi” e “xenofobie” che – tradotto per gli ‘stolti’ – nient’altro risultano che vere e proprie spade di Damocle contro le Tradizioni, le Culture, le Sovranità dei popoli e delle nazioni.

Esiste una lex judaica non scritta, non sempre dichiarata, che in Occidente impone ai media l’asservimento totalizzante alle direttive provenienti dalla “lobby” che, fuor di metafora, nient’altro è che l’insieme sgangherato dei soggetti ebrei dominanti nell’economia, nella politica, nel giornalismo ovvero coloro i quali formano la cosiddetta “pubblica opinione” che crea e traduce nel quotidiano le ‘idee’ dominanti per le quali esisterebbe una “civiltà giudeocristiana” alle radici dell’Europa; l’Islam sarebbe “un pericolo” o avvertito come tale; “i musulmani” tutti dei “fanatici estremisti” pronti al martirio; e l’Iran un “mostro” uno Stato “sponsor” del cosiddetto “terrorismo internazionale”.

Nessuno che osi levare alta la voce per rispondere a simili menzogne per vigliaccheria, viltà, paura.
Perché vige la lex judaica.

Perché l’Occidente è sotto il dogma , l’ultimo e l’unico rimasto, della fandonia dell’ “olocausto” dei sei milioni di ebrei; perché le stesse comunità islamiche non hanno né la capacità né i mezzi e spesso neppure la volontà e la forza per ribattere il tam tam mediatico che abilmente e con quotidiano stillicidio di dichiarazioni viene portato abilmente avanti dai mezzi d’informazione tutti in mani ebraiche e tutti ‘under controll’.

Ma dove e soprattutto come nasce la “questione palestinese” della quale vorrebbero parlarci studiosi e raccontarci giornalisti free-lance?

Scriveva Giovanni Preziosi, il più acuto osservatore e studioso del problema ebraico mai avuto dall’Italia, nel lontano settembre 1921 (ovvero 27 anni prima della creazione ufficiale dello “Stato ebraico”) : “Nel mese di aprile i giornali inglesi pubblicavano lo schema del mandato all’Inghilterra sulla Palestina. Esso deve ancora, è vero, essere ratificato dal Consiglio della Lega delle Nazioni, ma poiché, dopo anni di trattative tanto fra le Potenze dell’Intesa, quanto fra l’Intesa e l’organizzazione sionista; si è giunti ad una conclusione, non vi è da attendersi alcuna ulteriore modificazione del testo. Con la ratifica del progetto potrà dunque considerarsi come realizzato il così detto “Programma di Basilea” che l’organizzazione mondiale israelita-politica fondata da Herzl espose nel primo Congresso sionista (1897 – Basilea); programma concepito così: “Il sionismo tende alla costituzione di una sede pubblicamente e giuridicamente assicurata in Palestina al popolo israelita”. (…) Le più importanti disposizioni del mandato sono le seguenti: la Lega delle Nazioni (alla quale è stata ceduta la Palestina dalla Turchia) designa l’Inghilterra come Potenza mandataria. L’organizzazione sionista viene riconosciuta come “conveniente rappresentanza degli Israeliti” (Jewish Agency) , vale a dire come corporazione pubblica che avrà il diritto di cooperare alla costituzione della sede nazionale israelita. L’immigrazione degli israeliti verrà incoraggiata: verrà promossa la formazione di una colonia chiusa di israeliti, e a questo scopo verranno messe a disposizione terreni di Stato e terreni incolti. (…) Il 1.o luglio 1920 l’amministrazione della Palestina accolse l’Alto Commissario nominato dall’Inghilterra, sir Herbert Samuel, ebreo e zelante sionista, un uomo che è stato ripetutamente Ministro, una gloria del Partito Liberale della Gran Bretagna. Gli israeliti convocarono subito dopo l’arrivo di sir Herbert Samuel una Assemblea Nazionale (chiamata in ebraico: assefat ha nichwarim) che ha nominato un Consiglio nazionale per la direzione delle agenzie autonome israelite e per la protezione dei diritti derivanti dal mandato (Wand le umi). (…) Sir H. Samuel arrivava preceduto dalla notizia largamente diffusa che il Pontefice era rimasto assai confortato dalle dichiarazioni di colui al quale l’Inghilterra affidava l’amministrazione della Palestina. Lo stesso patriarca latino di Gerusalemme in una lettera pastorale diretta alle comunità cattoliche della Palestina aveva detto: “Il sionismo era stato causa di preoccupazioni. Nell’interesse di tutti i non ebrei, sia i cattolici che gli altri, oppressi da questa preoccupazione, abbiamo visitato l’Alto Commissario Britannico. S.E. ci ha ricevuto col dovuto rispetto e cortesia, ci ha assicurato che tutti gli interessi religiosi saranno tutelati. Questa dichiarazione che senza dubbio sarà confermata dai fatti, dovrebbe rassicurare i trecento milioni di cattolici, molti dei quali sono sudditi inglesi.
Ma i fatti distrussero ben presto ogni buona e ottimistica previsione. Scrive Roberto Paribeni nella “Rassegna Italiana del Mediterraneo” (aprile-maggio 1921, pag. 120): “Partiti ormai gli ultimi contingenti militari italiano e francese, in seguito all’assunzione del mandato sulla Palestina per parte dell’Inghilterra, questa sembra disposta a tener piena fede alle promesse fatte da Balfour ai sionisti. La popolazione della Palestina, timida, abituata ad obbedire tremando e a credere alla onnipotenza di chi governa, poco preparata per le sue profonde dimensioni religiose allo sviluppo di un sentimento nazionale, si è rassegnata assai facilmente al brusco diniego della ‘self determination’, ammessa invece per gli arabi dello Hegiaz. Solo gli abitanti di Palestina si dimostrano intollerabili all’idea che possa costituirsi uno stato ebraico. In questo Cristiani e Musulmani sono perfettamente d’accordo, tranne forse gli ortodossi sempre opportunisti e dall’Inghilterra sempre favoriti.
I Mussulmani si rivolsero con vibranti indirizzi antisemitici anche al cardinale Giustizi, quando andò a rappresentare la Santa Sede alla festa centenaria del viaggio di S. Francesco d’Assisi in Terra Santa.
Gli ebrei dal canto loro nulla fanno per diminuire queste antipatie. Come spesso avviene di chi è stato lungamente oppresso, sono passati d’un tratto dal terrore e dall’abiezione alla tracotanza, salvo a ripiombare nel terrore quando si preannunziava quello di cui in Oriente si parla comunemente tutti i giorni, come da noi di sciopero, e che sembra laggiù il miglior rimedio per risolvere questioni intricate: il massacro. Le autorità inglesi non sembra che siano molto più assennate dei sionisti, arrivando a stabilire dei criteri di favore di privilegio per gli ebrei, del tutto irragionevoli e intollerabili. Non solo infatti si favorisce in ogni modo la immigrazione di ebrei, e il loro comodo stanziamento nel paese, mentre si pongono bastoni fra le ruote a chiunque altro; non solo si riempiono di ebrei i pubblici uffici, eliminando successivamente gli altri elementi, ma negli stessi uffici si fa agli ebrei un trattamento di favore rispetto ai colleghi non ebrei che compiono la stessa funzione. (…) Questa la situazione creatasi in Palestina e questi i precedenti sui fatti sanguinosi di Caiffa sui quali si mantiene ancora il più rigoroso silenzio, ma contro i quali è stata applicata la più cruda reazione. E così, quel paese di Gesù che era divenuto per tutti il simbolo di unione e di pace, si avvia ad essere tra il silenzio generale la terra di nuove guerre e di nuovo sangue perché si vuole ad ogni costo che diventi la sede nazionale ebraica.” (1)

Queste parole profetiche scriveva Giovanni Preziosi su “La Vita Italiana” novanta anni or sono…

E c’è qualcuno che ancora ha il coraggio di parlare di ‘pace’ nella terra santa palestinese…Di quale pace stiamo parlando?

Non ci sarà pace in Palestina e in tutto il perimetro geostrategico e politico del Vicino Oriente fino a quando non verrà estirpato quel cancro – inserito con la forza e il terrorismo nel cuore della nazione araba – che si è autonominato “Stato d’Israele”.

Il resto sono solo le solite ‘ciancie’ sioniste degli Ebrei e degli amici degli Ebrei.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

NOTE –

1) Giovanni Preziosi – “La Palestina sotto il dominio ebraico” – da “La Vita Italiana” del 15 Settembre 1921 (crf volume “Come il giudaismo ha preparato la guerra” – ediz. “Tumminelli” ,Roma 1939) ;

Siria: il Governo vara la legge sul multipartitismo e firma un contratto energetico con Iran e Irak

26 Lug

SIRIA: IL GOVERNO VARA LA LEGGE SUL MULTIPARTITISMO E FIRMA UN CONTRATTO ENERGETICO CON IRAN E IRAK

– di Dagoberto Bellucci

“Essere parziali e parteggiare per gli israeliani, questo è normale per gli Stati Uniti; non ci aspettiamo che acquistino una posizione imparziale molto presto. (…) Con gli israeliani hai bisogno di un dizionario speciale per le loro condizioni …. Non hanno più nessuno della vecchia generazione, che era solita conoscere il significato della politica, come Rabin e gli altri. Ecco perché ho detto che sono come dei bambini che si combattono l’un l’altro, creando problemi al paese; non sanno cosa fare.
[Gli israeliani] volevano distruggere Hamas nella guerra [del dicembre 2008] e rafforzare Abu Mazen in Cisgiordania. In realtà ora è uno stato di polizia, e hanno indebolito Abu Mazen e reso più forte Hamas. Volevano distruggere Hamas. Ma qual è l’alternativa ad Hamas? E’ al-Qaeda, e loro non hanno un leader con cui parlare, con cui parlare di qualcosa. Non sono pronti al dialogo. Loro [al-Qaeda] vogliono solo morire sul campo.”

( Bashar el Assad – dichiarazioni rilasciate al giornalista Seymour Hersch )

Mentre i media embedded occidentali, asserviti ai diktat giudaico-mondialisti che li hanno resi esclusivamente dei megafoni per la propaganda pro-sionista e americana passando ‘veline’ favorevoli solo e sempre a “Israele” e al suo alleato d’oltre-oceano, insistono a parlare di violenze e repressione ‘brutale’ da parte del governo ba’athista siriano e di un paese sull’orlo di una guerra civile la Repubblica Araba Siriana difende la propria sovranità nazionale e prosegue la sua politica di riforme.

Riforme politiche ed economiche volte a stabilizzare il quadro ‘agitato’ dall’esterno e mettere freno alla sedizione “made in USA” che mira a trasformare il paese in un nuovo Iraq contrapponendo minoranze etniche e sobillando i mercenari pro-occidentali che da qualche mese hanno dato vita a manifestazioni di piazza in alcuni centri notoriamente caldi quali Homs già oggetto di una rivolta di stampa fondamentalista nei primi anni Ottanta.

La follia a stelle e strisce che vorrebbe esportare la democrazia nel Vicino Oriente incendiando i paesi ostili alle politiche neo-colonialiste yankee sembra aver decisamente ‘puntato’ la Siria ‘avvertita’ dall’amministrazione Obama come un possibile ‘anello debole’ dell’asse rivoluzionario anti-sionista che da Teheran, passando per Damasco, arriva fino al Libano e alla Striscia di Gaza.

Sono questi i ‘perimetri’ anti-sistemici di resistenza dove si manifestano le residuali speranze della Nazione Araba di mantenersi nel solco della sua tradizionale politica di contrapposizione di fronte alle politiche imperialiste condotte nella regione da Washington e Tel Aviv.

Iraniani e siriani sanno perfettamente quale sia la posta in gioco: una posta altissima visto che ne va della sopravvivenza stessa della sovranità nazionale araba dopo che americani e sionisti hanno piegato ai loro ricatti e infine disattivato nell’ordine Egitto (Accordi di Camp David del 1977); Giordania (ufficialmente sionistizzata con gli accordi del 1991 anche se, sostanzialmente il regno hashemita è sempre stato un elemento nefasto al servizio degli interessi della plutocrazia internazionale…il vecchio re Hussein era un noto esponente della massoneria infeudato ai vecchi colonialisti britannici e poi con gli americani…a lui si deve, non dobbiamo dimenticarlo, il massacro di Settembre Nero, organizzazione di resistenza palestinese che nel 1971 venne disintegrata dai beduini della Legione Araba) e infine Irak (attraverso l’occupazione militare yankee seguente all’aggressione selvaggia condotta dall’amministrazione Bush nel 2003).

Il fronte anti-sionista araba resta dunque in piedi se rimane in piedi Bashar el Assad e la Siria , centro geopolitico e rivoluzionario dell’intera nazione araba, cuore dell’ideologia ba’athista che coniuga il nazionalismo panarabo all’ideologia socialista nazionale e alleata storica di Teheran nonché principale sostenitrice dei movimenti di resistenza libanese e palestinese.

A Damasco mantengono attivi i loro uffici i principali gruppi della galassia palestinese: da Hamas alla Jihàd Islamica passando per i laici del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina Comando Generale di Ahmed Jibril e ai gruppi minori legati al governo siriano (anni fa esisteva la ‘Saika’ operativa anche in Libano).

Le manifestazioni di protesta che infiammano la Siria sono opera di mercenari funzionali all’imperialismo americano e oggettivi burattini delle strategie sioniste nella regione: se cadesse Assad la Siria finirebbe come l’Irak ossia un mattatoio a cielo aperto contrassegnato da violenze ed eccidi, violenza e morte. Gli americani avrebbero così via libera per ripetere in terra siriana ciò che hanno già applicato agli iracheni e farebbero pagare salatissimo alla popolazione siriana di aver sostenuto il Ba’ath in tutti questi quarant’anni.

Uno scenario da incubo che, a ben vedere, è quello al quale mirava l’Establishment giudaico-mondialista che controlla (attraverso il CFR e le altre strutture ‘occulte’) la politica estera americana.

Dopo aver cavalcato le rivolte popolari di Tunisia ed Egitto, dopo aver aggredito la Libia l’America punta oggi tutte le sue carte nella cosiddetta ‘opposizione’ siriana.

L’obiettivo è realizzare quel progetto di ispirazione neo-cons , presentato nel 2007 dalla Rand Corporation, e denominato “Great Middle East Project” di cui si fece interprete e prima patrocinante l’ex segretario di Stato dell’amministrazione Bush, Condooleza Rice: il ‘testimone’ è passato all’attuale responsabile del dicastero degli affari esteri della Casa Bianca, Hillary Clinton, la quale è notoriamente una aperta sostenitrice della politica d’Israele.

Per raggiungere questo obiettivo e, domani, rivolgersi direttamente contro la Repubblica Islamica dell’Iran – che rimane il ‘target’ finale delle mire strategiche sioniste e americane nella regione – gli americani fomentano qualunque sorta di banditismo e di sedizione terroristica compresi i gruppi d’ispirazione salafita , ovvero i ruffiani ‘fondamentalisti’ e “al-qaedisti” estremamente funzionali alle logiche di demonizzazione del mondo islamico …in pratica l’oscena parodia che vorrebbe i musulmani del pianeta tutti “brutti, sporchi e cattivi” e – ovviamente – “terroristi”…

Anche in Siria, come nel vicino Libano, bande del mercenariato jihadista provenienti dal ‘fronte caldo’ iracheno sono state attivate a diverse riprese: Fatah al Islam ha messo a ferro e fuoco per tre mesi il campo profughi di Nahr el Bared , vicino Tripoli, nel nord del paese dei cedri nell’estate 2007 mentre cellule di un gruppo denominato “Jund al Shams” si sono palesate fin dal 2005 anche nella Siria ba’athista.

Terroristi come terroristico l’attacco subito da un convoglio ferroviario nella giornata di sabato scorso quando un treno che trasportava 400 persone, civili e militari, ha subito un deragliamento nei pressi della città caposaldo dell’attuale ribellione al regime di Assad, Homs, causando la morte del conducente e numerosi feriti.

“I sabotatori sono arrivati in motocicletta – racconta il governatore della città, Hassan Abdelal – Il treno è deragliato vicino a una linea ad alta tensione. In città, riferiscono per telefono alcuni residenti, si sentono colpi di armi da fuoco e il suono di molte ambulanze.

Nella giornata di ieri invece le milizie dell’intelligence (mukabarat) fedeli al regime hanno compiuto numerosi arresti di insorti con blitz che hanno riguardato diversi quartieri meridionali della capitale Damasco. Il governo di Assad mira a stroncare definitivamente tutti i germi dell’attuale ribellione e riportare l’ordine interno. Come ha sottolineato più volte il ministro degli affari esteri, dr. Waleed Moallim, “questa ribellione è diretta ad abbattere il regime e portare la Siria nel caos. E’ una rivolta di poche migliaia di persone finanziata e sostenuta dall’esterno e funzionale ai nostri nemici.”

Intanto il governo ha firmato nella giornata di ieri, 25 luglio, uno dei maggiori contratti sul gas mai realizzati nel Vicino Oriente: una specie di ‘patto tripartito’ che lega energeticamente Iran, Irak e Siria.

L’obiettivo di questo accordo energetico è quello di consentire il transito del gas iraniano dal giacimento di South Pars verso l’Europa attraverso la cerniera libanese e il Mar Mediterraneo. La consegna avverrà alla Grecia secondo quanto riferisce l’IRIB l’agenzia nazionale di stampa iraniana.

Un accordo di quasi 10 miliardi di dollari che lega i tre Stati per la realizzazione di questo gasdotto che avrà una lunghezza totale di 5600 km e che è stato siglato dai tre ministri per le risorse energetiche: l’Irak ha già fatto sapere di avere bisogno di circa 10-15 milioni di metri cubi di gas iraniano mentre la Siria dovrebbe riceverne 15-20 milioni ed il piccolo Libano di una quota compresa tra i 5 ed i 7 milioni.

La Repubblica Islamica dell’Iran vanta la seconda maggiore riserva di gas naturale del pianeta dopo la Russia sta cercando di incrementare e potenziare la sua produzione aumentando gli investimenti all’estero e attirando quelli stranieri in patria.

Mentre sul fronte economico la Siria reagisce alla pressione internazionale aumentando i suoi legami con Teheran e Baghdad sul fronte politico si registra oggi 26 luglio il varo della legge che apre al multipartitismo come richiesto, fin dalla fine di marzo, dal fronte delle opposizioni interne.

Il governo siriano ha annunciato che è stata approvata la legge che regolamenta e permette la formazione di partiti politici distinti dal Ba’ath – partito unico al potere a Damasco dal colpo di Stato del 1963.

L’annuncio è stato dato stamattina dall’agenzia di stampa nazionale siriana SANA che sottolinea che le nuove norme regoleranno obiettivi, modalità di costituzione e finanziamento dei futuri partiti politici, impedendo però la nascita di schieramenti su base esclusivamente religiosa, tribale, etnica o di formazioni che propagandino discriminazioni di natura sessuali o razziali. Banditi anche i partiti non siriani ovviamente.

La Siria, stato laico multiconfessionale dove vivono numerose comunità della minoranza cristiana, rifiuta da sempre qualunque svolta religiosa che, fuor di metafora, significherebbe consegnare il paese ad un ristretto nucleo di fondamentalisti salafiti attivi soprattutto nelle regioni settentrionali ai confini con la Turchia.

Mentre il governo di Assad apre ad un piano di riforme generali l’America fa nuovamente sentire la propria voce attraverso il Dipartimento di Stato nuovamente intervenuto per condannare le “violenze” e la “repressione” interne.

Secondo Washington il governo siriano si sarebbe macchiato di “crimini” ed il suo esercito avrebbe commesso “barbarie” contro i civili ribadendo per l’ennesima volta che Assad avrebbe perso qualunque “legittimità”. Normale ‘prassi’ di interferenza nelle vicende interne di un altro paese: con la storia dei pretesi “diritti umani” gli Stati Uniti intendono aprire varchi nella breccia siriana.

Dimenticano, a Washington, le migliaia di episodi di violazione di qualunque forma di “diritti umani” commessi dalle loro truppe d’occupazione dall’Irak all’Afghanistan, i raid indiscriminati su popolazioni civili, le torture barbare e ripugnanti fuoriuscite in tutta la loro cruda verità dal carcere di massima sicurezza iracheno di Abu Ghraib, così come la messa al bando degli stessi – sempre invocati ad ogni piè sospinto e nei quattro angoli del pianeta dall’amministrazione USA – “diritti umani” quando era necessaria la “caccia all’islamico” post-11 settembre 2001.

L’America predica bene ma razzola male…anzi malissimo.

Gli Stati Uniti sono gli ultimi che potrebbero dare una qualche lezione a chiunque partendo dalla violazione dei ‘diritti umani’: non li hanno mai rispettati nelle loro plurime guerre d’aggressione né tanto meno si sono comportati con umanità neppure di fronte ad un nemico disarmato.

Ricordiamo solo il massacro commesso dalle truppe yankee che avanzavano dal deserto saudita nel febbraio 1991 sull’autostrada che univa Kuwait City al sud Irak: migliaia di soldati iracheni in fuga massacrati bestialmente e sepolti, spesso vivi, sotto le sabbie kuwaitiane dalle divisioni corazzate a stelle e strisce ….e questi pretenderebbero di essere pure credibili quando ‘cianciano’ di diritti umani?

Ma mi faccia il piacere….direbbe il Grande Totò.

Stretta d’assedio tra sedizione interna e provocazioni americano-sioniste esterne la Repubblica Araba Siriana resta in piedi e resiste: non c’è altra alternativa né soluzione!

La Siria è il primo fronte di resistenza del mondo arabo in armi: con Assad fino alla vittoria!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

Libano: scontri tra opposte fazioni e allerta ai confini meridionali

26 Lug

LIBANO: SCONTRI TRA OPPOSTE FAZIONI E ALLERTA AI CONFINI MERIDIONALI

– di Dagoberto Bellucci

Estate “calda” nel paese dei cedri. Com’era prevedibile le rivolte che infiammano da tre mesi la vicina Siria, i problemi determinati in tutto il mondo arabo dalle “rivoluzioni” di quella che è stata un po’ troppo prematuramente chiamata “primavera araba” e le ormai quotidiane pressioni provenienti dai confini meridionali – dall’emporio criminale sionista – hanno finito per innescare anche in Libano i primi scontri riaccendendo la contrapposizione tra le due fazioni politiche che da anni dividono la politica nazionale a Beirut.

I sostenitori del fronte filo-siriano, legati a Hizb’Allah e sostenitori della Resistenza Islamica, e i loro oppositori (raccolti nel gruppo del 14 Marzo filo-occidentale) sono venuti nuovamente alle mani ingaggiando una battaglia, domenica tardo pomeriggio, nelle strade attorno all’ambasciata kuwaitiana nella zona meridionale della capitale a maggioranza sciita.

I bollettini medici parlano di una decina di feriti come hanno riportato le agenzie di stampa e il quotidiano “Al Quds al Arabi”. Secondo la televisione “al Arabiyah” una decina i fermati quasi tutti coinvolti nella vera e propria caccia all’uomo che si è rapidamente scatenata attorno all’ambasciata del Kuwait dopo che due cortei – uno pro-siriano l’altro contro l’autorità di Assad – avevano indetto le loro manifestazioni non distanti l’una dall’altra.

Hizb’Allah che attualmente concorre al nuovo esecutivo presieduto dal sunnita Miqati si era espresso due mesi or sono per un sostegno alla leadership di Bashar el Assad parlando chiaramente di un “complotto sionista americano” per destabilizzare la Siria e l’intera regione.

I problemi tra Libano e Siria sono di vecchia data: gli scontri di domenica non sono altro che il proseguo di un interminabile braccio di ferro che oppone i gruppi filo-siriani a quelli filo-occidentali. Da un lato infatti ci sono i due partiti sciiti (Hizb’Allah e ‘Amal) e i loro alleati (dai cristiani di Aoun e Franje ai comunisti di Haddade passando per il Ba’ath libanese, il Partito Nazionale Sociale Siriano, i movimenti riformisti di sinistra che sostengono il diritto della Resistenza di mantenersi in armi di fronte al nemico israeliano) dall’altro lato – sostenuti dall’America e dall’Arabia Saudita – c’è invece il 14 Marzo che ha nella Corrente Futura di Hariri e nei due partiti falangisti (quello di Gemayel e quello di Samir Geagea) i loro principali capisaldi.

La contrapposizione politica in Libano si è manifestata da sempre anche attraverso i mezzi d’informazione e le tv private tutte di proprietà di un qualche politico: Al Manar è la voce di Hizb’Allah, NBN quella di ‘Amal, Future rappresenta gli interessi della famiglia Hariri e della stragrande maggioranza dei sunniti, Orange Tv è la televisione del partito del gen. Michel Aoun (Tayyar o Corrente Patriottica Libera) “LBC” è la tradizionale voce della destra maronita legata a Gemayel.

Mentre sale dunque la tensione sul fronte interno si registrano una serie di voci che riguardano le frontiere meridionali: secondo alcuni osservatori libanesi i rischi che la situazione al sud tra Hizb’Allah e i sionisti possa degenerare riattivando il conflitto rimasto in sospeso dopo la tregua faticosamente raggiunta nell’agosto 2006 sono alti.

“Israele” potrebbe approfittare delle tensioni interne libanesi e di quelle siriane per scatenare un nuovo attacco contro il Libano è l’impressione di molti osservatori della stampa locale. I rischi di una nuova conflagrazione nell’intera zona sono alti anche considerando che i dirigenti di Tel Aviv hanno mal digerito l’avvento del nuovo esecutivo a guida Hizb’Allah.

La tensione torna a crescere nel paese dei cedri.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”