Archivio | 10:57 am

Ci vuole un fisico bestiale…

27 Lug

“CI VUOLE UN FISICO SPECIALE
PER FARE QUELLO CHE TI PARE
PERCHE’ DI SOLITO A NESSUNO
VAI BENE COSI’ COME SEI…”

(Luca Carboni – “Ci vuole un fisico bestiale” – Album: “Il tempo dell’amore” 1999)

Gli Ebrei dietro il commercio dell’oppio in Cina –

27 Lug

GLI EBREI DIETRO IL COMMERCIO DELL’OPPIO IN CINA

IL RUOLO DEL GIUDEO SASSON NEI TRAFFICI DI STUPEFACENTI IN ESTREMO ORIENTE

– di Dagoberto Bellucci

Esiste tutta una storia “occulta” o, per essere più esatti sconosciuta ai più, che è quella relativa al ruolo di primissimo piano svolto da elementi ebrei negli avvenimenti della storia mondiale: dal traffico di schiavi negri verso le Americhe nel periodo compreso tra il XVI.mo ed il XVIII.mo secolo (e del quale ci ripromettiamo una ricognizione d’analisi fondata su dati e statistiche provenienti da un interessante volume (1) pubblicato dall’organizzazione di afro-americani convertiti all’Islam denominata “The Nation of Islam” della quale fu leader indiscusso negli anni ’60 Malcom X e attualmente guidata da Louis Farrakhan) passando per le idee suprematiste “biancocentriche” che faranno da ‘guida’ ideologica alla conquista coloniale delle nazioni europee nell’Africa e nel Vicino Oriente a partire dalla seconda metà del XIXmo secolo.

Tra queste storie volutamente nascoste al grande pubblico dai mezzi d’informazione asserviti al Giudaismo mondiale ci sarebbe quella relativa al ruolo che svolgeranno alcuni eminenti ebrei nelle lontane terre dell’estremo oriente dove, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, porgeranno le loro rapaci mani le nazioni europee: gli Ebrei non mancheranno di contribuire a quello che sarà un vero e proprio assalto sovversivo a civiltà storiche fino a quel momento riuscite a sopravvivere isolate e a scampare dal devastante impatto che avrebbe determinato l’espansione mondiale della cosiddetta “civilizzazione occidentale” la quale rappresenterà più di un semplice moto degenerativo e insieme una sorta di autentica ubriacatura ideologica, un fermento pseudo-religioso con tratti di v vero e proprio messianismo ‘civilizzatore’ che formeranno le basi dell’espansione occidentale nel resto del pianeta.

Ha scritto in proposito Serge Latouche: “La colonizzazione ha profondamente sconvolto le strutture economiche di tutte le regioni del mondo, fino ai confini più estremi. Tutti i popoli sono stati toccati dal funzionamento del mercato mondiale…(…) Sconvolgendo le organizzazioni tradizionali della produzione e del consumo mediante le sollecitazioni del mercato, le leggi della concorrenza, la violenza aperta e la creazione di infrastrutture di comunicazione, l’Europa ha creato un solo mercato mondiale che integra le comunità più selvagge. Ormai le nuove strutture si riproducono “spontaneamente” in virtù della sola forza d’inerzia e dei meccanismi di mercato… (…) Integrando le varie parti del mondo nel mercato mondiale, l’Occidente ha fatto qualcosa di più che modificarne i modi di produzione: ha distrutto il senso del sistema sociale, cui tali modi erano strettamente connessi. Da qual momento l’economia diventa un campo autonomo della vita sociale e un fine in sé. (…) Il mezzo privilegiato per realizzare tale aspirazione è evidentemente la tecnica.” (2)

E saranno infatti la tecnica, la fede nel progresso, nella modernità, i nuovi strumenti di dominio che l’Occidente produrrà lungo tutto il XIXmo secolo segnato dalla rivoluzione industriale i veri e propri deterrenti grazie ai quali verranno modellate le idee, che faranno da battistrada all’apertura dei mercati e alla omologazione delle mode e dei costumi nel resto del pianeta.

Un pianeta che progressivamente andrà integrandosi alla mentalità occidentale, ai suoi costumi, ai suoi vizi, alle ideologie che l’Europa prima e gli Stati Uniti successivamente pretenderanno di esportare in nome e per conto di una auspicata mai dimostrata e inammissibile pretesa di “superiorità” rispetto a tutte le altre civiltà e a tutte le altre culture che verranno piegate, combattute, vinte e infine distrutte in nome e per conto della nuova “ideologia” della “modernità” che vede nei valori della democrazia parlamentaristica sul piano politico, del libero mercato globale su quello economico, nel sincretismo spirituale su quello religioso e infine nel melting pot razziale i principali strumenti di standardizzazione del pianeta e gli strumenti privilegiati per il raggiungimento dell’obiettivo terminale che rimane la costituzione di un Governo Unico Mondiale, l’One World della tecnocrazia, dei consigli di amministrazione delle multinazionali e dei potentati dell’alta finanza cosmopolita.

“I presupposti per l’attuazione del progetto mondialista – scrive Lello Ragni (3) – sono:
– la libera circolazione di beni, servizi, capitali e lavoratori;
– la creazione di un governo globale;
– la diffusione planetaria di modelli di consumo omogenei.

Sono questi i principali obiettivi strategici dell’oligarchia mondialista. Il primo obiettivo – la libera circolazione di beni, servizi, capitali e lavoratori – viene perseguito attraverso una serie di accordi tra Stati che mantengono ancora formalmente la propria sovranità e si impegnano ad abolire le misure protezionistiche. (…) Per descrivere la progressiva liberalizzazione del flusso di beni e servizi tra i confini degli Stati, bisognerebbe seguire l’evoluzione delle trattative tra i paesi che aderiscono al General Agreement on Tariffs and Trade (GATT), mentre, per i flussi di capitali, bisognerebbe analizzare l’origine, la struttura e le funzioni di banche ed istituzioni finanziarie internazionali. (…) Il secondo obiettivo – la creazione di un governo globale – viene perseguito attraverso il potenziamento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e l’istituzionalizzazione dei periodici vertici tra i paesi più industrializzati. Sono queste le forme ufficiali del governo mondiale.. (…) Infine il terzo obiettivo – la diffusione planetaria di modelli di consumo omogenei – viene perseguito distruggendo nell’uomo il senso di appartenenza a una comunità nazionale e spezzando il vincolo naturale tra i popoli e la loro terra.”.

Il Sistema mondiale dunque ha estremo bisogno di creare ovunque nel pianeta nuovi mercati. E’ questo il motivo che spinse gli imperialisti britannici nella prima decade del secolo XIX.mo verso le lontanissime terre dell’estremo Oriente

Al seguito dell’imperialismo britannico arrivò nella regione uno strano personaggio, tal David Sassoon, ebreo e plutocrate che costruirà una immensa fortuna dal traffico degli oppiacei arrivando a prendere il titolo di “Rothschild dell’Estremo Oriente”.

La verità sulla storia del colonialismo britannico nelle aree periferiche dell’allora sterminato impero di Londra è ancora tutta da scrivere come lo è quella del ruolo che svolgerà questo ebreo per il quale la Gran Bretagna si impossessò con la forza di Hong Kong per permettergli di sfruttare i diritti esclusivi sul traffico della droga nella regione.

David Sasson nacque a Baghdad in Irak nel 1792. Suo padre Saleh Sassoon era un ricco banchiere nonché il tesoriere di Ahmet Pascià governatore dell’allora protettorato iracheno del Califfato ottomano (divenendo così l’ebreo di corte, un titolo fra i più prestigiosi e molto conteso dell’epoca).

Scrive Ercolina Milanesi: “Nel 1829 Ahmet fu deposto in seguito all’accusa di corruzione e la famiglia Sassoon riparò a Bombay, India.
Per un certo tempo il governo britannico concesse a Sassoon “diritti di monopolio” per tutta la produzione di merci in cotone, seta e, più importante di tutti, per l’oppio, a quel tempo la droga che dava più dipendenza al mondo.

L’Enciclopedia Giudaica del 1905 afferma che Sassoon ampliò il commercio di oppio in Cina e Giappone. Piazzò i suoi otto figli nelle posizioni strategiche dei vari importanti centri per gli scambi di oppio in Cina. Secondo l’Enciclopedia Giudaica del 1944: “ nei suoi affari si avvalse solamente di ebrei e ovunque li mandasse faceva costruire sinagoghe e scuole per loro. Fece arrivare intere famiglie di correligionari ebrei e li mise al lavoro “.
I figli di Sassoon erano indaffarati a promuovere a Canton, in Cina, questa droga che distruggeva la mente. Fra il 1830 e il 1831 trafficarono 18.956 casse di oppio guadagnando milioni di dollari. Parte dei guadagni andavano alla Regina Vittoria ed al governo britannico. Nel 1836 il commerciò incrementò ad oltre 30.000 casse e la tossico-dipendenza nelle città marittime divenne endemica.
Nel 1839 l’Imperatore Manchi ordinò che tale commercio venisse sospeso. Nominò il Commissario di Canton, Lin Tse-hsu, per condurre una campagna contro l’oppio. Lin sequestrò 2.000 casse dell’oppio di Sassoon e le gettò nel fiume. Un indignato David Sassoon chiese alla Gran Bretagna di esercitare una ritorsione. Così le Guerre dell’Oppio iniziarono con l’esercito britannico che combatteva come mercenario per i Sassoon. Attaccarono città e bloccarono porti. L’esercito cinese, decimato da 10 anni di dipendenza dall’oppio, non si dimostrò un ostacolo per gli inglesi. La guerra finì del 1839 con la firma del “ Trattato di Nanchino”. Questi includeva delle clausole studiate appositamente per garantire ai Sassoon il diritto di schiavizzare un intera popolazione con l’oppio.
Il “trattato di pace” includeva queste clausole:
1 – totale legalizzazione del commercio di oppio in Cina
2 – indennizzo di 2 milioni di Sterline per le quantità di oppio confiscate dal Commissario Lin.
3 – sovranità territoriale per la Corona Inglese su diverse isole al largo della costa.
Praticamente i Sassoon usarono l’esercito britannico per drogare un intera nazione.
Il Primo Ministro britannico Palmerston scrisse al Commissario della Corona Capitano Charles Elliot che il trattato non era abbastanza. Disse che avrebbe dovuto essere respinto di netto perché: “ dopo tutto la nostra potenza navale è tale da poter dire all’Imperatore ciò che intendiamo prenderci e non tanto ciò che egli può cedere. Dobbiamo richiedere l’approvazione dell’oppio all’interno della Cina come una norma di commercio legale, aumentare i pagamenti di indennità e l’accesso britannico ad un numero maggiore di porti cinesi “.
Così la Cina non solo dovette pagare a Sassoon il costo del suo oppio distrutto ma anche rimborsare l’Inghilterra una inaudita cifra di 21 milioni di Sterline per i danni di guerra
Questo diede i diritti di monopolio ai Sassoon di distribuire l’oppio nelle città portuali. Comunque anche questo non bastava e Sassoon richiese il diritto di vendere oppio in tutto il paese. (…) Nel nuovo “Trattato di Pace” del 25 Ottobre 1860, agli inglesi furono assegnati diritti di espansione del traffico di oppio così vasti da coprire i sette ottavi della Cina, ciò che fece incassare solo nel 1864 ben 20 milioni di sterline. In quell’anno i Sassoon importarono 58.681 casse di oppio e nel 1880 la quantità salì vertiginosamente a 105.508 casse facendo diventare i Sassoon i più ricchi ebrei del mondo. All’Inghilterra fu data la penisola di Hong Kong come colonia e vaste porzioni di Amoy, Canton, Foochow, Ningpo e Shanghai.
I Sassoon concedevano ora licenze per l’apertura di fumerie di oppio in ogni zona inglese occupata con esose tasse riscosse dai loro agenti ebrei. Sassoon non avrebbe mai permesso a nessun altra razza di entrare negli “affari degli ebrei.
Sir Albert Sassoon, il figlio maggiore di David Sassoon prese le redini di famiglia dell’impero.
Costruì enormi stabilimenti tessili a Bombay pagando la mano d’opera come degli schiavi. Questa espansione continuò dopo la Prima Guerra Mondiale e terminò con la chiusura degli stabilimenti nel Lancashire, Inghilterra con migliaia di perdite di posti di lavoro. Questo non impedì alla Regina Vittoria dall’investire Albert come Cavaliere nel 1872.
Salomon Sassoon si trasferì a Hong Kong e condusse l’affare di famiglia fino alla sua morte nel 1894. Più tardi, tutta la famiglia si trasferì in Inghilterra perché con le moderne comunicazioni dell’epoca potevano dirigere il loro impero finanziario restandosene nelle loro lussuose proprietà londinesi. Socializzarono con la nobiltà e Edward Albert Sassoon sposò Aline Caroline de Rothschild nel 1887 unendo così le sue fortune a quelle dei Rothschild. Anche Edward fu fatto Cavaliere dalla Regina. Tutti e 14 i nipoti di David Sassoon diventarono ufficiali durante la Prima Guerra Mondiale e così gran parte di loro riuscì ad evitare il combattimento al fronte.
La fortuna di Franklin D. Roosevelt fu ereditata dal suo nonno materno Warren Delano. Nel 1830 era un socio azionista di rilievo della Russell & Company. Si tratta della flotta mercantile che trasportava l’oppio di Sassoon in Cina e ritornava carica di thè.
Warren Delano si trasferì a Newburgh, N.Y.
” (4)

I Sassoon e i loro correligionari Rothschild utilizzarono di fatto l’esercito britannico per drogare un intera nazione e per agevolare i loro ricchi affari nell’area estremo-orientale.

Anche questa è parte di una storia dell’umanità che, le centrali di disinformazioni sistemiche, non permetteranno mai di far venire a galla perché conferma da un lato l’esistenza di un supergoverno mondiale in mano a pochi astutissimi e abilissimi finanzieri internazionali; che questi finanzieri siano in massima parte di eletta ascendenza e che il loro obiettivo finale sia quello di costituire un Governo Unico sotto tutela dell’Alta Finanza e di poche ricchissime famiglie di plutocrati.

Un incubo che lorsignori del Mondialismo chiamano One World.

Una follia messianica che da millenni l’Internazionale Ebraica ‘brama’ di realizzare per adempiere al ‘patto’ con il dio-geloso Yahwè ….follie millenariste e escatologiche che stanno mettendo a ferro e fuoco il pianeta ed in ginocchio la sovranità di interi popoli e nazioni.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

Note –

1) Il volume in questione si intitola “The secret relationship between Blacks and Jews” – Vol. 1 – Ediz. a cura della “Nazione dell’Islam” – Chicago (Illinois) USA , 1991;

Sono evidenziate nitidamente la prassi di sfruttamento e il ruolo svolto dai mercanti di razza ebraica nei traffici di schiavi africani in tutti i paesi del “nuovo mondo” dall’America del Nord alle colonie spagnole dell’America centrale caraibica e in quella meridionale. Una storia mai raccontata che conferma il ruolo di eterno sfruttatore del Giudaismo cosmopolita. Gli ebrei oltre che mercanti di uomini saranno ricchi possedimenti proprietari di tenute e fattorie come documentato dal volume in questione del quale ci ripromettiamo una recensione dettagliata;

2) Serge Latouche – “L’Occidentalizzazione del mondo” – Ediz. “Bollati Boringhieri” – Torino 1992;
3) Lello Ragni – Introduzione a “Il mondialismo capitalista” – Ediz. de “L’Uomo Libero” – Milano 1992;

4) Ercolina Milanesi – “Gli ebrei crearono il commercio di oppio” – dal sito http://www.disinformazione.it ;

HIZB’ALLAH: Evoluzione di un movimento rivoluzionario – Da organizzazione militante di resistenza a partito politico di popolo e di governo

27 Lug

HIZB’ALLAH : EVOLUZIONE DI UN MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO – DA ORGANIZZAZIONE
MILITANTE DI RESISTENZA A PARTITO POLITICO DI POPOLO E DI GOVERNO

di Dagoberto Husayn Bellucci

da Haret Hreik (Beirut sud) – Libano

Il partito sciita libanese di Hizb’Allah (letteralmente Partito di Dio) ,
nato agli inizi degli anni Ottanta durante il conflitto civile libanese, si
prepara – secondo le valutazioni degli analisti ed esperti di politica del
Vicino Oriente – a vincere le prossime elezioni previste per il 7 giugno e a
governare il paese dei cedri con una maggioranza parlamentare che
permetterebbe agli uomini di Sayyed Hassan Nasrallah di portare al potere in
Libano il blocco dei partiti dell’Opposizione Nazionale che sostengono la
Resistenza Islamica.

Organizzazione polivalente Hizb’Allah si è strutturata nel corso degli ultimi
anni come braccio politico dell’organizzazione di Resistenza creata fin dai
primi anni ottanta per contrastare l’occupazione israeliana nel sud del paese.

A differenza di altri movimenti politici del Vicino Oriente il partito sciita
libanese ha mantenuto le proprie caratteristiche di organizzazione
rivoluzionaria e intatte le sue strutture di base creando nelle banlieus
meridionali della capitale Beirut, e nei centri della Beka’a settentrionale e
del sud dove prevale l’elemento sciita, un’autentico “stato nello stato”
costituito esclusivamente per ospitare gli sciiti che rappresentano – secondo
stime non ufficiali – almeno il 40% della popolazione del paese.

Nato come movimento di resistenza contro l’occupante sionista Hizb’Allah,
attraverso i finanziamenti iraniani e l’aiuto siriano, ha saputo rappresentare
per gli sciiti del Libano la sola alternativa possibile di fronte al ruolo
storicamente marginale da questi occupato nella società e nella politica del
paese dei cedri.

Unitamente a Haraqat ‘Amal ( partito sciita-gemello e casa-
madre di Hzb ) il Partito di Dio ha intrapreso dunque una lenta trasformazione
di tipo sociale che, soprattutto negli ultimi quindi anni, hanno portato
quest’organizzazione ad incaricarsi della soluzione dei problemi e dello stato
di indigenza della comunità sciita operando sia come partito politico con una
vasta base popolare ed una nutrita delegazione parlamentare sia come forza
attiva di governo , dall’estate 2005 ( tranne la parentesi compresa tra il
novembre 2006 e il giugno 2008 nella quale Hzb ed i suoi alleati scelsero la
strada dell’opposizione in piazza all’esecutivo filo-americano diretto dal
premier Siniora ) responsabile della direzione politica ed economica del
Libano.

Un’evoluzione che non ha mutato le caratteristiche proprie di un movimento di
resistenza nazionale che mantiene saldamente le proprie milizie armate nel sud
del paese, dove operano dal settembre 2006 i contingenti della missione
internazionale Unifil, attivandole solo ed esclusivamente come forza deterrente
rispetto alle numerose violazioni commesse dai sionisti che continuano a
occupare stabilmente sia le fattorie di She’eba che il villaggio di Kfarshouba
e rifiutandosi di utilizzarle contro altre formazioni libanesi.

Senso di responsabilità, determinazione, volontà di costruire una realtà
emergente ed in continua espansione ed evoluzione contrassegnano l’attività
politica, sociale, economica e militare di Hizb’Allah fattore determinante la
politica dell’intera area geopolitica e strategica del Vicino Oriente
soprattutto all’indomani della “Vittoria Divina” dell’estate 2006 quando il
partito sciita seppe resistere ed affrontare praticamente da sola – con il solo
aiuto e la partecipazione attiva di poche unità militari di ‘Amal e del Partito
Comunista Libanese – l’aggressione ed il tentativo di invasione israeliani che
costarono all’entità sionista una cocente sconfitta, la perdita di centinaia di
uomini, di decine di mezzi corazzati (terrestri, navali e aerei); dimostrando
una palese incapacità da parte dell’esecutivo Olmert e dei comandi militari di
Tel Aviv di venire a capo del “problema libanese”.

A distanza di quasi tre anni da quel conflitto non si sono placate le
polemiche attorno ai dirigenti israeliani responsabili di una disastrosa e
scellerata condotta bellica: la stessa attuale leader del partito di
maggioranza relativa del panorama politico israeliano, l’ex ministro degli
Esteri Tzipi Livni, ha elettoralmente pagato gli errori che, con troppa
semplicità, furono addossati esclusivamente ai vertici dell’esercito e al suo
predecessore Olmert.

La realtà fattuale dimostra invece che, dopo aver lanciato
un’operazione di pulizia etnica e di aggressione genocida contro la striscia di
Gaza alla fine dello scorso dicembre, l’entità sionista occupante la Terrasanta
palestinese non ha ancora digerito e superato lo shock post-bellico del
conflitto del luglio-agosto 2006.

Al di là delle quotidiane minacce contro il
Libano, la Siria e l’Iran i dirigenti sionisti sanno perfettamente che
l'”affaire Hizb’Allah” è ancora aperto e difficilmente potrà essere dimenticato
(considerando la prassi israeliana di non lasciare niente d’intentato è infatti
prevedibile che , presto o tardi, si riapriranno ancora una volta i ‘giochi’
bellici e “Israele” sarà costretto a lanciare una nuova offensiva contro le
basi della Resistenza Islamica nel Libano e la dirigenza di Hizb’Allah sempre
allerta).

Un’opzione, quella militare, che viene per il momento considerata
assolutamente disastrosa dall’opinione pubblica israeliana e dalla stessa
comunità internazionale. Al momento “Israele” non ha la forza, nè la capacità
militare, per opporsi nuovamente e su vasta scala al partito sciita libanese.

I servizi di sicurezza di mezzo mondo hanno lanciato più volte l’allarme che ,
qualora Tel Aviv intendesse riproporre un conflitto via terra contro il
Libano, le sorprese sarebbero , per i sionisti, amarissime.

E una vittoria elettorale di Hizb’Allah in Libano tra meno di tre mesi
risulterebbe un nuovo smacco per i dirigenti sionisti così come conferma Ely
Karmon , esperto di antiterrorismo dello stato ebraico già consulente del
Ministero della Difesa di Tel Aviv ed autore di saggi di politica
internazionale, che – intervistato recentemente da Roberto Santoro per
“L’Occidentale” – così riassumeva i rischi di un simile scenario nel paese dei
cedri: “Secondo la maggioranza degli osservatori sarà questo il risultato delle
prossime elezioni. Hezbollah avrà la maggioranza. Ci sono delle ragioni di tipo
demografico ma anche politiche: consideriamo il fatto che Hezbollah è alleato
con i cristiano-maroniti di Michel Aoun, per esempio. Se Hezbollah vincerà in
Libano avremo un altro Paese che da essere filo-occidentale diventa filo-
iraniano. Sfortunatamente questo è il risultato della politica estera portata
avanti dalle grandi potenze, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, ma anche
da parte di Israele, che non è mai intervenuto, anche quando avrebbe dovuto
fare pressioni sulla Siria per cambiare la situazione. Adesso è troppo tardi.

La probabile vittoria di Hezbollah è anche causata dal comportamento dei Paesi
del Golfo, come il Qatar, un altro di quegli stati filo-iraniani più che filo-
occidentali”.

La Resistenza Islamica – braccio militare del partito sciita – è determinata
e pronta a riprendere le armi in ogni momento. Nuove tecnologie, nuovi
strumenti di difesa, armi e missili a media-lunga gittata sarebbero stati fatti
affluire per rinforzare le milizie sciite. Politicamente Hizb’Allah è più forte
di tre anni fa, così come lo sono i suoi principali alleati la Siria di Assad e
l’Iran di Ahmadinejad usciti vincenti dai rispettivi confronti con il blocco
arabo-moderato per Damasco e con le pressioni europee e statunitensi per
Teheran.

Una determinazione che è stata sottolineata anche nell’ultimo grande raduno,
un mese or sono, organizzato a Beirut sud dal movimento sciita.

In quella occasione – nel primo anniversario del martirio di Imad Moughnyeh (capo
militare di Hizb’Allah assassinato dal Mossad a Damasco , nel cuore della
capitale siriana, con un’autobomba nel febbraio 2008) – Nasrallah aveva
sostenuto che la Resistenza libanese aveva il diritto di dotarsi di un valido
sistema anti-aereo per difendere i cieli del Libano meridionale dalle continue
incursioni spionistiche dell’aviazione di Tel Aviv dichiarando che “è un nostro
diritto inalienabile dotarci di qualunque mezzo, qualsiasi tipo di armamento
anche anti-aereo, e di servircene se lo riterremo opportuno, per difendere il
nostro popolo” e lasciando intendere che, con molta probabilità, il gruppo
disporrebbe già di sofisticati sistemi di difesa anti-aerea provenienti dalla
vicina Siria.

Nasrallah in quella occasione ha insistito sull’elemento sorpresa che
contraddistingue da sempre la strategia difensiva ed offensiva della Resistenza
Islamica. “Se gli israeliani pensano di poter continuare a fare ciò che
vogliono sui cieli libanesi noi diciamo loro che saremo pronti a difenderci in
qualunque momento” e , negando di volere un nuovo conflitto (scatenato dai
sionisti nell’estate di tre anni fa) ha però evidenziato come “se abbiamo o
meno certe armi questo è affar nostro” affermando perentoriamente che “la
Resistenza ha il coraggio e la volontà di utilizzare” simili dispositivi.

In vista delle prossime consultazioni elettorali di giugno dunque Hizb’Allah
si appresta a diventare una forza di governo determinante gli assetti politici
del paese: potrebbero, gli uomini del Partito di Dio ed i loro alleati (oltre a
‘Amal si ricorda l’alleanza con il partito Tayyar o Corrente Libera Patriottica
, partito laico e nazionalista guidato dal Gen. Michel Aoun, maggioranza tra i
cristiani-maroniti libanesi), cambiare volto al paese dei cedri dando vita ad
un esecutivo di unità nazionale che rilancerebbe l’economia disastrata del
paese e inizierebbe quell’opera di ricostruzione nazionale fondata sul
riconoscimento pieno del diritto alla resistenza finora spesso messo in
discussione dalle formazioni del cosiddetto “fronte del 14 marzo” filo-
occidentali e sostenute finanziariamente e politicamente dall’amministrazione
statunitense.

E’ in questo quadro generale di svolta politica , che potrebbe determinare i
futuri assetti non solo per il paese dei cedri ma anche per l’intero Vicino
Oriente, che sono cominciate delle manovre diplomatiche da parte di numerosi
governi europei per comprendere esattamente dove potrà andare, che direzione
prenderà e verso quali approcci si indirizzerà la politica libanese dopo il 7
giugno. In particolare la Gran Bretagna sembra aver mutato atteggiamento
rispetto a Hizb’Allah e l’esecutivo Brown ha cominciato a sondare il terreno
inviando a Beirut una delegazione del Foreign Office (Ministero degli Esteri
britannico) per comprendere quali siano i margini d’azione e di collaborazione
possibile con gli uomini di Sayyed Hassan Nasrallah.

Contatti giudicati positivi dalla stampa libanese e confermati dagli stessi
dirigenti del Partito di Dio. In una nota diramata dal Ministero del Lavoro,
diretto dallo sciita dr. Muhammad Fnesh (già ministro dell’energia nel primo
gabinetto Siniora dall’estate 2005 all’autunno 2006) tra i più validi elementi
dell’attuale governo d’unità nazionale, si sottolineava la disponibilità di
Hizb’Allah a collaborare con le nazioni interessate seriamente al futuro del
Libano e lo stesso ministro , parlando nei giorni scorsi alla stampa libanese,
aveva dichiarato che l’apertura del suo partito a “contatti con qualunque
Paese” era reale.

Una svolta nelle relazioni diplomatiche per Dowing Street se si considera che
soltanto otto mesi fa Londra aveva inserito l’ala militare del movimento sciita
nella lista delle cosiddette “organizzazioni terroristiche” distinguendola però
dal braccio politico.

Parlando invece dalla televisione del movimento, “Al Manar”, il Segretario
Generale, Sayyed Hassan Nasrallah, ha nuovamente ribadito lo scorso 14 marzo
che il suo partito “non riconoscerà mai Israele” rifiutando categoricamente di
legittimare “uno stato criminale fondato sulla violenza ed il terrorismo contro
i paesi arabi vicini” e “nemico della coabitazione pacifica” nella regione.

Nasrallah ha anche sottolineato come Hizb’Allah al momento non può credere alle
offerte di distensione e al riavvicinamento tentato finora dalla nuova
amministrazione statunitense guidata da Barak Obama.

Da quanto filtrato alla stampa libanese pare infatti che la nuova
amministrazione Usa abbia interesse ad aprire un canale privilegiato con gli
uomini del Partito di Dio libanese ponendo – come ha confermato Nasrallah –
condizioni definite “inaccettabili” per Hizb’Allah: il riconoscimento dello
stato ebraico e la rinuncia alla “violenza” ovvero il disarmo della Resistenza.

Il Dipartimento di Stato americano ha replicato giudicando “prematuro” parlare
di contatti e si è dichiarato pronto a valutare quali saranno le reazioni e i
risultati della missione britannica. Fonti diplomatiche , citate dal quotidiano
israeliano “Haaretz” e per questo da utilizzare con molta prudenza, avrebbero
comunque segnalato la volontà di Washington di seguire con attenzione gli
sviluppi dell’iniziativa inglese.

Nasrallah dal canto suo ha sostenuto che anche Hizb’Allah ha le proprie
condizioni una, tra queste, che il suo movimento mai riconoscerà l’esistenza
dello stato ebraico e sostenendo che non esiste alcuna novità rispetto alla
posizione della precedente amministrazione Bush. Contatti, smentite, voci di
corridoio che confermerebbero comunque un certo interesse e una rinnovata
attività della diplomazia internazionale nei confronti della politica libanese
al centro della quale si potrebbe posizionare , da una condizione di forza tale
da risultare decisiva per i prossimi anni, il movimento sciita che – a
tutt’oggi – rimane nella “lista nera” delle organizzazioni “sponsor” del
cosiddetto Terrorismo Internazionale in Canada, Stati Uniti, Australia e Olanda
oltre naturalmente alla vicina entità sionista alias “stato d’Israele”.

Al centro della scena politica libanese, prossimo ad una vittoria elettorale
che rimetterebbe in discussione completamente i rapporti di forza regionali,
Hizb’Allah si prepara ad una difficile campagna elettorale che, assieme ai suoi
alleati, dovrà cercare di capitalizzare ogni singolo voto per imprimere quella
svolta necessaria al Libano per uscire da una situazione di paralisi politica e
da una crisi economica che ne hanno paralizzato la vita del paese negli ultimi
tre anni. Una nuova sfida per gli uomini di Nasrallah pronti , come sempre, ad
una nuova vittoria.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”
da Haret Hreik (Beirut sud) – Libano

Articolo pubblicato sui siti http://www.terrasantalibera.org , http://www.italiasociale.net , http://www.eurasia-rivista.org e http://www.ariannaeditrice.it in data 16 Marzo 2009