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CONFESSO

17 Ago

 

 

 

“Confesso:
ho parlato per anni
perché qualcuno capisse
quello che sento.
Stasera ti confesso
che sono entrato in un porto
ed ho cercato una nave
che mi portasse lontano.
Non voglio più vedere le cose
che mi hanno fatto sentire questo silenzio.
E sappi che per me
passerai la vita così ad aspettare….”

Recensione Libraria – LOUIS DAMENIE – “LA TECNOCRAZIA – PUNTO DI INCONTRO DELLA SOVVERSIONE”

17 Ago

Recensione Libraria – LOUIS DAMENIE – “LA TECNOCRAZIA  – PUNTO DI INCONTRO DELLA SOVVERSIONE”

 

 

–         di Dagoberto Bellucci

 

 

 

“Lo spirito tecnocratico, nutrito di scientismo e di progressismo, si inserisce nella logica rivoluzionaria. Inoltre, esso si concilia alla perfezione con le ambizioni di un certo numero di persone che sognano di riuscire a impadronirsi del potere in nome del primato dell’economia. Infine, i complotti di questi signori non sono privi di relazioni con una certa corrente esoterica che mira al capovolgimento dell’ordine naturale delle cose, e, in particolare, alla realizzazione della tutela dei poteri politici tramite la teocrazia della Chiesa Universale dell’Uomo. Per questa complessità la tecnocrazia può essere considerata il punto di incontro della sovversione”

 

 

( Louis Damèniè – “La tecnocrazia – punto di incontro della sovversione” – Ediz. “Il Falco” – Milano 1985 )

 

 

 

La più evidente manifestazione di tendenze sovversive deve essere oggi inquadrata incontestabilmente nella cosiddetta “american way of life” ovvero il prodotto di duecento anni di un mix ‘culturale’ che ha generato l’uomo massificato contemporaneo: individualismo, edonismo, materialismo sono soltanto alcuni dei ‘tratti’ sintomatici che formano in qualunque nazione del pianeta gli individui omologati alle menzogne progressiste e ai dogmi fondamentali di questa vera e propria invasione culturale che si nutre di riti, di miti, di mode e costumi con i quali sono soliti ‘pavoneggiarsi’ gli ‘americanoidi’.

 

    Il processo degenerativo subito dalla cultura europea negli ultimi settant’anni – che di fatto ha semplicemente seguito quello politico successivo alla sconfitta militare delle forze rivoluzionarie dell’Ordine Nuovo che tentò di dare una ‘forma’, per quanto imperfetta, ad un tipo-umano differenziato – ha modellato individui senza carattere, senza spina dorsale, pullulanti nel Vecchio Continente e rispondenti essenzialmente ai crismi della cosiddetta mentalità del borghese medio.

 

    Come aveva sottolineato con una lucidità quasi profetica Friedrich Nietzsche con un secolo d’anticipo tutto e tutti sarebbero finiti per essere ricompresi nella mentalità borghese: borghese il contadino, il prete, l’aristocratico come l’operaio.

 

    Non esistendo più differenze che non siano quelle determinate dall’avere – si è per ciò che si ha non certo per quanto si possiede interiormente; schiantati tutti i valori spirituali, distrutta etica e morale, all’uomo-massa contemporaneo non poteva che restare la mera mercificazione di sé stesso e la sua monetarizzazione…i ‘burattini’ sinagogico-sistemici si ‘contano’ sulla base di quanto possiedono…patrimoni, conti in banca, cifre e ‘money’ sono i soli parametri di selezione naturale della società moderna – il sistema che è stato costruito dagli apprendisti stregoni del Nuovo Ordine Mondiale è quello determinato da una progressiva e sempre più devastante materializzazione dell’individuo; da un continuo soddisfacimento dei suoi bisogni materiali e da un’estremizzazione del futile, del vano, del superfluo.

 

    Trattasi di scansioni discendenti (…siamo alla fine di un ciclo…) dell’involuzione che è stata determinata dalle dinamiche socio-politiche contemporanee e dalla sempre più palese funzione che è stata assegnata progressivamente dal mondo della politica all’economia.

 

    Fondamentale ruolo perché come si nota ogni qualvolta una nazione viene sconquassata da qualche crisi si fa un gran parlare della necessità di un “governo dei tecnici” che dovrebbe, in teoria, porre rimedio a ciò che la politica ed i politici non riuscirebbero a realizzare.

 

    Non si comprenderebbe in effetti questa malsana idea di delegare ai ‘tecnici’ tutto il potere politico senza conoscere quali siano le origini, le idee e gli obiettivi che si propone il movimento tecnocratico dal quale sarebbe sorto successivamente l’ideale sinarchico.

 

    La tecnocrazia è una ipotetica forma di governo in cui le decisioni politiche vengono prese da “tecnici”, ossia da presunti esperti di materie tecnico-scientifiche (quali scienziati, ingegneri, economisti, giuristi, medici, sociologi e altri).

 

    In realtà trattasi di palliativi e di estrema ratio utilizzati spesso dalle nazioni in gravi difficoltà quando si manifestano palesemente i limiti della politica.

 

    L’etimologia della parola Tecnocrazia deriva dalle parole greche τεχνη tecne (arte o tecnica) e κράτος cratos (potere), come forma di governo, e quindi il significato letterale è “governo dei tecnici”.

 

    Noi preferiamo parlare dell’inganno della tecnocrazia, di un potere sovra-nazionale che intende soppiantare e limitare definitivamente lo spazio normalmente riservato alla politica per assumere le redini, in maniera autoritaria e deformante, dell’amministrazione di uno Stato.

    L’economista Gunnar K. A. Njalsson ha parlato dei tecnocrati come di una casta principalmente ispirata dalla propria mentalità focalizzata sulla risoluzione delle problematiche e non dagli interessi dei gruppi di potere politico. Le loro attività e il crescente successo che le loro idee riscuotono si pensa siano un fattore cruciale che consegue allo sviluppo della tecnologia ed al concetto che si sta affermando di società dell’informazione’

    In tutti i casi le capacità tecniche e di leadership vengono selezionate attraverso processi burocratici sulla base di conoscenze specializzate ed esperienza tecnica piuttosto che in base ad elezione democratica: quella dei tecnocrati non è una “organizzazione aperta” ma un sistema collaudato, gerarchico ed insieme oligarchico selezionato dall’alto, un elitè insomma destinata al governo ossia una specie di “scuola per statisti” dove sono formati i quadri delle future amministrazioni dei diversi Stati.

    Alcune forme di tecnocrazia teorizzano e portano avanti le idee della meritocrazia, sistema per il quale le persone “più qualificate” e coloro che decidono la validità ed il tipo della qualifica sono le stesse. Altre forme sono state descritte come diverse da un gruppo oligarchico di “controllori” e simili piuttosto ad un’amministrazione scientifica libera dall’influenza ed il condizionamento dei gruppi di potere politico e di interesse economico.

   La Cinaè sicuramente il modello attualmente più vincente di una moderna tecnocrazia, retta dai burocrati del Partito Comunista ma aperta al libero mercato, agli interscambi commerciali con l’Occidente e soprattutto partecipe delle assisi mondialiste ( WTO, Fondo Monetario, Banca Mondiale) e di quelle più ‘discrete’ dei grandi organismi sovra-nazionali comela Trilateral Commission.

 

    Altra nazione fondamentalmente tecnocratica è stata l’Unione Sovietica anch’essa altra faccia della medaglia del potere mondialista: l’eterna assistita dall’Occidente aveva nei vertici del Cremlino e nelle scuole-quadri del vecchio PCUS i suoi burocrati i quali tranquillamente e bellamente – alla faccia delle parole d’ordine del marxismo e degli slogan propagandistici sulla rivoluzione gettati come fumo in pasto alle folle di mezzo pianeta – trafficavano con i plutocrati e i capitalisti occidentali arricchendo sé stessi e l’apparato di potere che rappresentavano.

    In fondo il marxismo, sia “russo” o “cinese”, non è nient’altro che uno dei diversi aspetti assunti dal Mondialismo e dalla sua ideologia onnicomprensiva che tutto riporta all’economia ed ai suoi meccanismi diabolici per i quali l’ebreo Karl Mordechai Marx aveva abbondantemente profuso i suoi strampalati e demenziali studi (trasposizioni rabbiniche in salsa rivoluzionaria socio-economica niente di più ma niente di meno).

 

    “L’economia – scrive Damènie nell’introduzione al suo interessante saggio – ha assunto, a causa dello sviluppo della tecnica, un’importanza tale nella nostra epoca che ormai sono i suoi imperativi a determinare della nostra società le strutture. I mali di cui soffriamo dipendono in gran parte dal fatto che non abbiamo saputo sostituire abbastanza in fretta i vecchi quadri sociali, ereditati da un passato ormai sepolto, con uomini nuovi preparati per le loro conoscenze a svolgere le funzioni governative che il mondo moderno comporta. Il Progresso, che è una necessità talmente evidente da esser diventato il denominatore comune degli ideali di ogni cittadino, esige che venga bandito l’empirismo in un’epoca in cui ormai non ha più motivo di esistere, poiché le scienze razionali illuminano ogni giorno una nuova zona d’ombra.”.

 

    La zona d’ombra è stata invece sapientemente costruita attorno all’individuo, dalla rivoluzione dei Lumi (la rivoluzione-madre degli Immor(t)ali Principi dell’89 …dal cui ventre sempre fecondo nacquero il nazionalismo borghese e l’epopea risorgimentale delle coccarde tricolor-massoniche sul modello di quelle giacobine francesi, tutti i diversi tipi e forme di socialismi materialisti e atei, il laicismo anti-clericale e – in ultima analisi – anti-tradizionale e le successive derive individualistico-edonistiche di stampo anglo-sassone) ridotto a mera rappresentazione di un clone di ciò che dovrebbe essere – il rappresentante di Dio in terra – e preda delle intemperie ideologiche che hanno solcato gli ultimi due secoli della scena soprattutto di quella europea.

 

    E’ difatti in Europa che si realizzeranno le forme più estreme della sovversione. E’ l’Europa il ventre-molle del Mondialismo: lo è dopo esser stata ridotta a larva di ciò che un tempo fu; calpestata e distrutta da eserciti stranieri, insozzata e annichilita da sconfitte metastoriche e infine depredata dell’anima e svuotata di ogni spiritualità; assolutamente concepita solo come terreno di scambi da quella “casta” di intoccabili plutocrati che hanno costruito l’attuale modello tecnocratico dominante la cosiddetta Unione Europea, il grande mercato del niente; vuota di idee, vuota di ideali mastodontico complesso per un libero mercato dove decidono soltanto gli strumenti dell’economia, i consigli di amministrazione delle multinazionali, quelli delle banche, l’alta finanza senza volto.

 

    I tecnocrati sono i moderni amministratori degli Stati del Mondialismo ossia organi privi di sensi, ridotti ad essere semplicemente degli strumenti nelle mani dei padroni dell’economia che tutto decide e tutto controlla.

 

    “Molto spesso – scrive l’autore – i dirigenti delle grandi società sono ex funzionari che hanno mantenuto l’accesso all’amministrazione tramite le loro relazioni con i colleghi di un tempo; essi parlano lo stesso linguaggio, che non è più quello degli uomini d’azione, ma è il vocabolario tutto neologismi degli organizzatori. Provengono tutti dalle stesse grandi scuole, dove tenuti lontano dalle realtà molteplici della vita, perché percepirne le infinite sfumature avrebbe significato turbare e distrarre in modo pericoloso lo spirito nell’età in cui è malleabile, hanno passato gli anni giovanili impregnandosi di schemi semplificatori che ne segneranno l’intelligenza con un sigillo comune…(…) Il Piano è il motivo conduttore di questi incontri organizzati: il Piano, questo vecchio sogno sinarchico chela IVRepubblicaha riconosciuto ufficialmente dopo che i principali organizzatori dell’economia del regime di Vichy gli avevano spianato la via, e al quale il tecnocrate Bloch-Laìnè ha riservato, nel suo libro, “La Riformede l’Entreprise” , un posto speciale, quello di crocevia dei padroni della vita economica. E’ inutile precisare che la casta è mossa da una forte volontà di potenza, riscontrabile tanto nei parvenus che vi sono entrati tramite concorso, quanto in coloro che sono d’altronde i più numerosi che assommano e i prestigiosi diplomi e una appartenenza familiare alla classe dirigente. (…) Questa volontà di potenza si esprime in concreto nella volontà di escludere dal potere le persone che non appartengono alla casta. Il metodo più sicuro è l’edificazione di un sistema in cui non esista alcuna possibilità di inserimento per chi non è “ferrato in materia” , e che valorizzi unicamente quelle doti che vengono considerate valide in base ai criteri stabiliti da coloro che lo sono.”

 

    Questa casta si contraddistingue da sempre come sorta di deux et machina dell’idea di unità europea: sono tecnocrati i socialisti ed i conservatori, non potrebbero non esserlo i liberali di ogni risma, vi si sono aggregati progressivamente moltissimi cattolici o sedicenti tali e infine hanno aderito entusiasti anche molti comunisti. L’idea dell’unità europea che è andata circolando fin dagli anni Trenta in questi ambienti ancora ristretti ha trovato la sua consacrazione nel secondo dopoguerra sospinta da personaggi quali Charles De Gaulle e soprattutto Jean Monnet ma anche dagli italiani De Gasperi e Spinelli, dal tedesco Adenauer e da tutti quei politici della “nuova Europa” delle democrazie che altro non devono essere considerati che dei mediocri collaborazionisti dell’occupante americano.

 

    Come ricorda Damènie citando Michel Drancourt tre sono stati gli uomini “che hanno veramente saputo dare un orientamento all’economia francese dalla guerra in poi: il De Gaulle del 1945, “rendendo possibili le iniziative dei tecnocrati”, Jean Monnet , ovviamente, e il De Gaulle del 1958.

 

    Altro che “Europa delle patrie” e “grandeur” “nazionalista”: il Generale De Gaulle sarà il principale responsabile della disintegrazione del nazionalismo francese, della distruzione delle ultime velleità francesi sulla scena mondiale, colui che metterà fine anche a un secolo abbondante di presenza francese in Algeria e più vastamente nell’Africa dove progressivamente verrà smantellato l’impero coloniale creato dai suoi predecessori. De Gaulle sarà il nemico della Francia che seguirà alla lettera i dettami dei tecnocrati, senza i quali non solo non vi sarebbe mai potuta essere alcuna economia concertata, cioè nessun contatto positivo tra i responsabili delle diverse categorie del mondo del lavoro (vecchio ‘refrain’ di tipo corporativista eredità dell’esperienza ‘socialisteggiante’ della versione “sinistra” del Fascismo italiano peraltro affatto esente da simili retaggi di tipo giacobino che, come si vedrà altrove, saranno responsabili del tradimento perpetrato da numerosi massoni infiltrati nelle strutture del regime) ma neppure la conclusione naturale di quel processo ineluttabile che avrebbe portato all’esclusione dalle stanze del potere della Politica e dei politici a tutto vantaggio degli economisti, dei manager, dei tecnocrati appunto.

 

 

    La politica per questi ultimi è solo un mezzo per l’accesso alle stanze del potere ma, come impararono ben presto i tecnocrati del ‘Piano’, lo strumento più sicuro rimaneva quello dell’impresa e dell’alta amministrazione nei gangli delle strutture dello Stato.

    “Drancourt si affanna a spiegarci che sono questi contatti quotidiani fra tecnocrati e managers, il cui principale centro è “il famoso ufficio B2, l’ufficio n. 2 del Ministero delle Finanze”, a creare la concertazione vera e propria: in altre parole, ci troviamo di fronte a una società chiusa in cui si sviluppa una comunità di pensiero e, aggiungerei, si pratica la mutua assistenza. Dal canto suo, Bloch-Laìnè, il grande protagonista dell’economia concertata, parla del “Piano” nei seguenti termini: Il Piano che via via si perfezione tende a diventare espressione ordinata dei diversi interessi in gioco, incluso l’interesse generale tanto spesso invocato e altrettanto spesso equivocato, a causa della sua stessa imprecisione.”

 

 

    Dunque la tecnocrazia come regime dirigente le sorti del Vecchio Continente: indiscutibilmente lo spaccato reale di quanto avviene ormai da decenni nella vita delle diverse nazioni che hanno aderito all’Unione Europea. I tecnocrati sono “di destra” (lo sono stati i De Gasperi e molti dei suoi successori della vecchia D.C. lo sono oggi i Tremonti e il ‘parvenue’ Berlusconi – e questo per la scena italiana…in Francia la tradizione “destro-conservatrice” di esponenti in odor di tecnocrazia risale direttamente all’esperienza politica del regime del maresciallo Petain di Vichy ‘nominalmente’ “collaborazionista” del Terzo Reich…almeno sulla ‘carta’…la realtà sarà ben diversa…molti amministratori e burocrati di Vichy sostenevano il Reich germanico più o meno come un albero sostiene un impiccato…) e di “sinistra” (quella socialista in particolare con la sua storia di riformismo collaborazionista dei circoli capitalisti…un’esperienza antica che rimonta direttamente alla Fabyan Society ed al suo ideale di “socialismo internazionalista umanista” …ma anche, nel corso degli anni, molti esponenti del vecchio PCI …); indistintamente essi servono gli stessi padroni, lo stesso progetto, le stesse volontà di modellare un continente quale mercato unico (delle vacche) sottoponendone l’economia a continui stress perché, citando proprio il tecnocrate transalpino Bloch-Laìnè “le grandi imprese sono i principali agenti del progresso tecnico ed economico” o – sue parole quantomai utopistiche quanto in una certa misura ‘profetiche’ – “le grandi imprese non sono forse, nell’era della tecnica, ciò che furono i grandi monasteri nel Medioevo?” (1)

 

 

    I tecnocrati sono i principali galoppini dei superbanchieri planetari che formano il Sistema di sfruttamento usurocratico mondialista. La loro funzione è quella di amministrare la politica per conto dell’economia che, fuor di metafora, significa semplicemente indirizzare e governare il mondo della politica secondo i coefficienti strutturali che servono all’alta finanza.

 

    L’alta finanza è composta da elementi che discendono tutti da famiglie che hanno una grande esperienza con l’ “arte” di maneggiare il denaro e nelle quali sono emersi genialmente competenza monetaria e intelligenza speculativa. Matrimoni interni alle famiglie (2) hanno infine garantito che non si disperdessero i patrimoni accumulati nel corso dei decenni e poi secoli.

 

    I grandi finanzieri internazionali appartengono a famiglie ebraiche che hanno consolidato regole interne di gestione degli affari nelle quali l’anonimato è essenziale, storicamente senza vincoli nazionali in quanto il denaro non ha patria e quindi di fatto cosmopoliti ed erranti laddove vi sia più facilità di guadagno ed infine fondamentalmente ostili a qualunque forma di potere organizzata che possa mettere a rischio o semplicemente vincolare i loro loschi affari (ed è per questo motivo che la forma politica meglio confacente a questi plutocrati sia il sistema democratico).

 

    I tecnocrati rappresentano invece la manovalanza funzionale per garantire che il sistema di potere funzioni ai livelli dell’amministrazione e quindi della politica.

 

    La tecnocrazia non ha una “ideologia” particolare ma attinge indistintamente da tutte le ideologie che potranno risultare funzionali ai suoi progetti.

 

    Scrive così l’autore: “La tecnocrazia ha attinto da tutte le correnti che hanno alimentatola Rivoluzionenel XVIII e nel XIX secolo, sebbene tali correnti fossero spesso in opposizione, e già questo basterebbe a giustificare il titolo di questo studio.

    Dal liberalismo, la tecnocrazia ha preso in prestito il materialismo, che conferisce ai fenomeni economici il loro carattere di inesorabilità. Forse i liberali non attribuiscono esplicitamente all’economia la preminenza sulla politica, ma in pratica è come se lo facessero, poiché, rifiutando al politico il diritto di intervenire nell’economia per paura che ne intacchi le leggi sacrosante e violi la libertà di commercio, essi consegnano le persone e lo Stato nelle mani delle potenze economiche che, nell’epoca d’oro del liberalismo, si identificano con le potenze finanziarie. (…) Dal giacobinismo, i tecnocrati hanno ereditato la nozione dell’onnipotenza dello Stato che giustifica il dirigismo; ne hanno anche derivato l’altra nozione secondo cui la volontà generale è incarnata da quella degli uomini rappresentativi. (…) Da Fourier, questo sorprendente visionario, questo pazzo a volte saggio, questo sagace critico delle altre tendenze rivoluzionarie, i tecnocrati hanno preso l’idea del Progresso; ancora più forte in lui che nei suoi contemporanei, e anche quella di un’organizzazione autoritaria della società secondo un supposto modello razionale, idea inclusa, chiaramente in tutte le dottrine rivoluzionarie ma sviluppata più sistematicamente , un po’ alla maniera di Platone, da Fourier nel suo “falansterio”, e persino in maniera più paradossale perché Fourier pretende così di realizzare la libertà assoluta per ogni uomo. Ma siccome Fourier ha parlato praticamente di tutto e la sua opera è un tale guazzabuglio in cui il meglio, che è generalmente critico, sta accanto al peggio, che vuol essere costruttivo, non mi avventurerò a definire i singoli apporti che i tecnocrati devono all’utopistico regno di ARMONIA ; ho tuttavia citato Fourier perché per la sua influenza, è il rappresentante più caratteristico degli svariati socialismi che sono fioriti nel secolo XIX e che hanno tutti contribuito a inculcare negli spiriti moderni il culto del primato dell’economia”.

 

    Nazionalismo e idea di Stato, socialismo e comunismo suo derivato, liberalismo e mercato sono stati – nel corso degli ultimi due secoli – i principali supporti ideologici che hanno accompagnato le strategie dell’idea di sviluppo su basi anti-tradizionali della tecnocrazia.

 

    Due saranno essenzialmente gli ideologi che porteranno l’idea tecnocratica a farsi strada tra le intricate matasse della politica nel corso del XVIIImo e XIXmo secolo: Claude Henry de Rouvroy noto come il conte di Saint Simon e successivamente Joseph Alexandre Saint Yves.

 

    Al primo si devono le principali intuizioni del futuro ordinamento della società.

 

    Il Conte di Saint Simon dopo aver preso parte alla guerra d’indipendenza americana, che gli valse l’occasione di poter sottoporre al vicerè del Messico il progetto per la creazione di un canale che congiungesse Atlantico e Pacifico (e che più un secolo più tardi verrà realizzato a Panama) parteciperà entusiasticamente alla Rivoluzione con tutto il suo bagaglio di idee.

 

    “Saint Simon – scrive l’autore – esprime chiaramente il suo pensiero nel seguente passo della “Rèorganisation de la SocièteEuropeènne”, scritta con la collaborazione di Augustin Thierry, che fu suo allievo e segretario, e di A. Pereire: “Tutte le scienze, di qualsiasi specie esse siano, non sono che una serie di problemi da risolvere, di questioni da esaminare, e differiscono tra loro quanto alla natura di tali questioni. Così, il metodo che si applica ad alcune di esse deve convenire a tutte per il fatto stesso che conviene ad alcune; poiché questo metodo non è che uno strumento assolutamente indipendente dagli oggetti ai quali viene applicato, e non cambia per nulla la loro natura.”

 

    E’ forse Saint Simon il primo positivista, il primo ad affermare la validità delle fantasie ideologiche che gli intellettuali del suo secolo e di quello precedente si sentivano liberi di formulare? Certamente no perché la nozione di fisica sociale si trova già in Joseph de Maistre, che diceva: “La storia è la politica sperimentale” e “per quale bizzarro motivo non si vuole applicare allo studio della politica, lo stesso modo di ragionare e le stesse analogie generali che ci guidano nello studio delle altre scienze?”.

 

 

    Tuttavia il positivismo viene solo abbozzato da Joseph de Maistre, il quale parla di modo di ragionare e di analogie generali, non d’identificazione: egli sa troppo bene che non si possono mettere sullo stesso piano il soggetto delle scienze umane, cioè l’uomo, dotato di libertà, unico essere capace di autodeterminazione, e quelli delle scienze fisiche e biologiche, vale a dire gli elementi materiali, vegetali o animali, inesorabilmente soggetti alle leggi deterministiche. Del resto è l’idea di Provvidenza che domina l’opera del de Maistre.

 

    Saint Simon non potrebbe mai credere nella Provvidenza. (…) Questo positivo di qualità intellettuale insufficiente è anche quello dei nostri tecnocrati d’oggi, è lo scientismo che demanda tutto alle scienze; è un atteggiamento che, facendo sconfinare la scienza dal suo campo è in definitiva una negazione dell’autentico spirito scientifico, il cui fondamento è la ricerca del vero. Esso condurrà Saint Simon al culto del Progresso: poiché tutto si riconduce alla scienza e la scienza progredisce, anche l’umanità deve progredire. E’ infatti tutto il pensiero di Saint Simon sarà dominato da questa fede nel progresso illimitato della specie umana. (…) Saint Simon non è solo scientista: è anche industrialista. E’ all’industria che egli demanda i mezzi del progresso della società, ed è in funzione dell’industria che egli vuole riorganizzare la società. D’ora innanzi, l’amministrazione delle cose deve raggiungere la preminenza rispetto al governo degli uomini, il quale è solo una necessità provvisoria: “il governo è un male, ma è un male necessario”. Esso deve essere ridotto al ruolo minimo di “incaricato d’affari” della società. In tali condizioni la forma di governo gl’importa ben poco, e non è per vile opportunismo che egli ha approvato successivamente i diversi regimi sotto i quali ha vissuto.

 

    La monarchia gli si confà alla perfezione: “L’istituzione della monarchia ha un carattere di generalità che la distingue e la mette al di sopra di tutte le altre istituzioni. La sua esistenza non è affatto legata al sistema politico attuale…La monarchia ereditaria è l’istituzione fondamentali delle grandi società politiche attuali. I sapienti formano due Accademie distinte. La prima, derivata dall’Accademia delle Scienze, ha la missione di perfezionare le “osservazioni” e i “ragionamenti” e di salvaguardarne gli interessi. La seconda, derivata dalle Accademie delle Scienze morali e delle Belle Arti, composta da artisti e filantropi, perfeziona i “sentimenti” e tutela la morale.”

 

    La cosa essenziale, per Saint Simon, è la natura della nuova classe dirigente. La società non avrà più bisogno di politici né di militari. E’ evidente che, in un mondo in cui conta solo il rendimento economico, essi sono i calabroni contrapposti alle api industriose, che sono i produttori.”

 

 

    Determinato e spavaldo Saint Simon arriverà a concepire la sua organizzazione di un sistema nel quale c’è posto solo ed esclusivamente per la classe dirigente l’economia, il commercio, gli affari, le finanze di una società.

 

    Ora se pensiamo che la contrapposizione politica in Italia negli ultimi venti anni è stata quella che ha opposto i dirigenti espressione dei cosiddetti poteri “forti” all’ascesa berlusconiana (..come poi se Berlusconi fosse un ‘debole’…diciamo che figura tra i parvenu…niente di più niente di meno…) è facilmente comprensibile come stiamo vivendo in questi anni in cui tanti, troppi, cianciano di “democrazia” e “rappresentatività” (una domanda è lecita: chi viene realmente rappresentato in parlamento? Di quali classi sono esattamente i ‘rappresentanti’ gli eletti all’interno delle diverse amministrazioni? Quali sono i ‘referenti’ elettorali dei sindacati, della grande industria, dei partiti? …e ci sono i soliti somari che pensano oltretutto che Tremonti sia un “rivoluzionario”….ora a parte che l’attuale ministro dell’economia dirige l’esecutivo a bacchetta…che è un membro onorevole del Bildeberg Group – governo-ombra dei potentati finanziari europei mondialisti – e che le sue ricette economiche hanno ridotto sul lastrico le già vuote finanze degli italiani…chi ci crede realmente che l’attuale centro-destra berlusconian-pidduista-legaiolo sia così migliore rispetto al centro-sinistra prodiano? …se ci si accontenta – e gli italiani sono ormai decenni che si ‘accontentano’ – del meno peggio questi saranno pur sempre i risultati che si avranno di fronte…) l’ascesa dei tecnocrati e dei boiardi di Stato: da quell’infelice incontro sullo yacht ‘Britannia’ al largo di Civitavecchia quando furono decise le sorti delle privatizzazioni agli inizi degli anni Novanta ad oggi niente è cambiato se non in peggio: ai Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Romano Prodi e Lamberto Dini tutti esponenti di organizzazioni mondialiste, che siano il Bildeberg Group o la Commissione Trilaterale o il Fondo Monetario Internazionale siamo passati al concentramento dei poteri dell’economia nelle mani di un ministro, Giulio Tremonti, esponente di primo piano del Bildeberg…ha un bel “presentare” l’on. Borghezio istanze parlamentari per conoscere gli ‘eletti’ a Strasburgo dell’organizzazione sovranazionale che determina le scelte di politica economica dei governi europei…il nemico ce l’ha in casa…si consulti con Tremonti (…l’amico del suo capo quel beota deambulante che risponde al nome di Umberto Bossi, il ‘senatur’ che da vent’anni a questa parte sta prendendo letteralmente per il culo elettori e militanti del suo partiti i quali non vedranno mai alcuna secessione padana né realizzate le promesse che, di volta in volta, e in mezzo a infiniti giri di valzer sono stoltamente recepite quali manna dal cielo dalle masse legaiole….l’idiozia al potere insomma…) e poi eventualmente ‘cianci’ di qualcosa di utile…si ricordi solo che il Potere Occulto non perdona…

 

    Tornando a Saint Simon, padre ideologico della Tecnocrazia, la sua idea della libertà è tale che non vi è alcun dubbio che essa sia interpretata solo ed attraverso le logiche economiciste che interessano al suo programma di ricostruzione europea: “Il dogma della libertà illimitata – scrive – è valido solo come mezzo di lotta contro il sistema teologico…Nello stadio della riorganizzazione, esso diventa un ostacolo per il “dogma futuro”. Allora, non ci potrà più essere libertà di coscienza se non in astronomia, in fisica e in chimica…Il mantenimento delle libertà individuali non può essere in nessuno caso il vero scopo del Contratto Sociale. Se si continuasse a prendere l’idea vaga e metafisica di libertà quale è in circolazione al giorno d’oggi come base delle dottrine politiche, essa tenderebbe ad ostacolare fortemente l’azione della massa sugli individui e sarebbe contraria allo sviluppo della civiltà…(…) Che cos’è l’industria? E’ il popolo!…Che cos’è la libertà? E’ il libero sviluppo fisico e morale dell’industria, è la produzione.”

 

    Con simili idee qualunque barriera nazionale diverrà rapidamente d’impiccio e dovrà progressivamente scomparire in un sistema essenzialmente concepito in funzione della produzione e per la produzione stessa.

 

    Ecco dunque infine la visione profetica di Saint Simon, il nocciolo del suo programma di riorganizzazione del continente: “Che tutte le nazioni d’Europa siano governate da un Parlamento nazionale e concorrano alla formazione di un parlamento generale che decida degli interessi comuni della Società europea”.

 

    Saint Simon scompare nel 1825 lasciando un gruppo di lavoro all’interno del quale si ritroveranno i vari Bazard, Enfantin, Augustin Thierry, Auguste Comte, Olindo Rodriguez, L. Halevy, i fratelli Pereire, Carnot. L’utopia saint-simoniana si farà largo attraverso una rivista “Le producteur” “Journal philosophique de l’Industrie, des Sciences et des Beaux Arts” che da allora sarà per tutto l’Ottocento il vangelo del Progresso ed avrà la missione di “illuminare” le masse verso la realizzazione di quel sogno teo-tecnocratico del quale si arrogheranno il diritto questi intellettuali per i quali il potere spirituale dovrà passare dalle mani delle organizzazioni ecclesiastiche a quelle dei reali detentori del potere materiale , i produttori appunto, convinti dal nuovo dogma partorito dal maestro defunto secondo il quale “ciò che è sociale è religioso”.

 

    L’idea teo-tecnocratica non è nuova ma la sua gravità sta proprio nella volontà di arrogarsi un potere che non appartiene affatto ai tecnocrati , quello spirituale, né potrebbe mai appartenere loro.

 

    Alla luce di questa ideologia miserabile i collegamenti derivati dall’occultismo delle conventicole massoniche, nel chiuso delle logge, ma anche l’influenza che eserciterà sulla scuola saint-simoniana il movimento della teosofia.

 

    Bazard , “professore” del sansimonismo sarà anche il fondatore della Carboneria francese mentre assieme a Enfantin fonderà una Chiesa gnostica nel 1829.

 

    Lo spirito del sansimonismo sarà quello che si riorganizzerà nelle file dei “polytrechniciens” ovvero di quelli che saranno gli allievi dell’Ecole Poly-technique di Parigi , un istituto ad impostazione scientifica e a carattere militare che dipende da sempre dal Ministero della Guerra, vera e propria scuola per dirigenti e statisti che prepara ingegneri, militari e civili che formeranno la classe direttiva del futuro Stato francese.

 

 

    Costoro saranno i primi ad ingrossare, come si vedrà, le fila dell’amministrazione dello Stato all’epoca della “Rinascita Nazionale” di Vichy…ma prima occorre qualche cenno su Saint Yves d’Alveydre  che sarà il prosecutore naturale dell’opera di Saint Simon.

 

    “Joseph Alexandre Saint Yves è nato a Parigi nel 1842. (…) Sotto l’influenza di De Metz, lo spirito del giovane è a quell’epoca già orientato verso la scienza dell’economia sociale. Dopo il servizio militare, dopo studi di medicina e dopo una malattia, Saint Yves si dirige verso Jersey, attirato dalla gloria di Victor Hugo. Stringe relazioni con la colonia degli esuli politici: Pelleport, il cui dio è Victor Hugo e la cui dea è la Repubblica, lo presenta al maestro, e a sua nonna, Madame Faure. Ora, è lei che possiede quei libri di Fabre d’Olivet che Saint Yves aveva fin allora cercato invano. (…) A eccezione di alcuni viaggi, Saint Yves visse a Versailles, dove morì nel 1909. Le sue opere principali furono:

“La Mission actuelle des ouvriers” 1882

“La Mission des souverain” 1882

“La Mission des Juifs” 1884

“La Mission des Français ou la France vrai Jeanne d’Arc victorieuse” 1887

E infine l’opera postuma: “L’Archèometre” , con il sottotitolo “clef de toutes les religions et sciences de l’antiquitè”.

 

    Un miscuglio di occultismo e spiritualismo guida tutta l’opera di Saint Yves il quale si proclamerà a conoscenza di segreti tali superiori anche a quelli della Massoneria (“al di sopra del 33° grado massonico, viene impartito un insegnamento universale di cui esistono i testi benché attualmente essi non siano nella massoneria” scriverà); questa visione contro-tradizionale gli imporrà la fondazione di un nuovo sistema di governo che dovrà imporsi in Europa: nascela Sinarchia Universale.

 

     “La restaurazione della teocrazia esoterica, che implica la distruzione della Chiesa di Roma – scrive Damènie  – la più temibile fra le chiese, e la distruzione dei cesarismi politici e militari, che costituiscono anch’essi una possibile fonte di resistenza alla teocrazia oltre a essere l’ossatura necessaria dell’ordine naturale, sono dunque i fini essenziali che si pone la sinarchia. La seconda fase di questo programma consisterà, come avveniva nell’impero di Ram, nella limitazione del potere politico da parte di quello sociale, e nel mondo moderno, chi dice potere sociale dice potere economico, vale a dire “emporocratico” , secondo la terminologia di Saint-Yves , e “tecnocratico” , secondo quella dei suoi discepoli.”

    La Sinarchia, nell’accezione moderna, è un ipotetico governo occulto planetario, o “governo ombra“, che gestisce invisibilmente le trame della politica e dell’economia mondiale e che decide i destini dell’umanità.

    La parola sinarchia (dal greco συν syn (assieme) e αρχηε arché (comando)) significa “governare assieme”.

     Il più antico uso di questo termine si attribuisce a Thomas Stackhouse  (16771752), un sacerdote britannico che lo usò nella sua pubblicazione New History of the Holy Bible from the Beginning of the World to the Establishment of Christianity (pubblicato in due volumi nel 1737).

     Saint Yves sarà il principale ideologo dell’idea sinarchica, meglio conosciuta come “il Patto”.

     Egli così descrive alcune delle sue idee per la ricostruzione di un nuovo ordine in Europa: “Ecco, procedendo gerarchicamente, l’ordine e il nome degli organi da costituire per fondare il Governo generale dell’Europa e per farlo passare dallo Stato antisociale, naturale, della “struggle for life”, in cui si trova, allo Stato sociale, in cui si deve trovare:

a)      Consiglio europeo delle Chiese nazionali

b)      Consiglio europeo degli Stati nazionali

c)      Consiglio europeo dei Comuni nazionali

Il primo Consiglio deve rappresentare la vita religiosa e intellettuale, la Saggezza e la Scienza.

Il secondo Consiglio deve rappresentare la vita politica e giuridica, l’Equità e la Giustizia.

Il terzo Consiglio deve rappresentare la vita economia, la Civiltà e il Lavoro.”

 

    “Prevenendo qualsiasi eventuale obiezione, Saint Yves conclude le sue argomentazioni pronunciandosi in favore della politicizzazione: “Ancora una volta è nella vita economica ed emporocratica dei vostri popoli che dovete ricercare la base precisa, i fondamenti esatti dell’edificio europeo, che vi invito a costruire, nel vostro interesse come in quello delle nazioni stesse. La vita economica vi fornirà la base, ma su questa base voi dovrete elevare il Consiglio degli Stati europei…Per ‘Stato’ intendo l’organismo gerarchico e impersonale dei poteri pubblici in ciascuna nazione…”.

    L’ideologia sinarchica sarà dunque il ‘lato destro’ del Mondialismo europeo che attuerà il programma di sabotaggio della guerra nazionalsocialista contro le plutocrazie democratiche occidentali ed il giudeo-bolscevismo sovietico ovvero avrà un ruolo di collaborazionismo con l’Internazionale Ebraica all’interno delle stesse nazioni dove l’elemento nazionale era salito al potere: l’Italia fascista ela Germanianazionalsocialista.

     In proposito rileva Maurizio Lattanzio: “La seconda guerra di aggressione ebraica sarà il duello mortale ‘epocale’ che opporrà la rivoluzione crociuncinata della razza , ‘radicata’ nella forma totale del Volkstaat nazionalsocialista, totalità gerarchica ‘piramidale’, ‘tonificata’ dalla aristocrazia razziale rivoluzionaria del socialismo guerriero – alle bande mercenarie delle democrazie usuraie occidentali asserviti agli interessi dell’Alta Finanza ebraica internazionale: “Discutere i governi delle cosiddette democrazie – scrive Ezra Pound (*) : Inghilterra, Francia e Stati Uniti è un semplice perditempo (…) Questi tre paesi sono controllati dagli usurai, sono usurocrazie (…), ed è perfettamente inutile parlarne come se fossero controllati o governati dai loro popoli o dai delegati che rappresentano i loro popoli, o nell’interesse dei loro popoli (…) Non basta rompere il fronte demoplutocratico. Bisogna anche conoscere il sistema, il modo di operare dell’usurocrazia. Bisogna conoscerlo a fondo (…) una volta per tutte, affinché l’azione usurocratica rimanga priva di mistero.”

Il Fascismo ‘ometterà’ l’affrontamento radicale della questione ebraica ‘riconosciuta’ come questione razziale implicante la ricognizione di potenziamento inerente al sangue ario-italico identificante l’ascendenza razziale originaria della comunità nazionale italiana, nonché la individuazione, la circoscrizione e la espulsione della razza ebraica dalle istituzioni e dalle strutture dello Stato (‘tendenzialmente’…) totalitario fascista. Nel giugno 1932, il Duce pronuncerà le seguenti parole: “Non amo gli ebrei, ma hanno una grande influenza dappertutto. E’ meglio lasciarli in pace” (**) E, in effetti, al di là delle ‘leggi razziali’ del mese di novembre 1938, i giudei saranno ‘lasciati in pace’  affinché, ‘accampati’ all’interno delle articolazioni statuali e comunitarie del regime rivoluzionario fascista, possano ‘concertare’ – come riferito dalla bibliografia di Antonino Trizzino – la pratica di sabotaggio della guerra rivoluzionaria ‘condotta’ dalle Potenze dell’Ordine Nuovo ‘guidate’ dal Terzo Reich nazionalsocialista affermatore della unità continentale eurasiatica nel nome della razza ariana e dello ‘spazio’ gerarchico imperiale: Neue Ordnung aus Rasse und Raum. Giovanni Preziosi scrive che i provvedimenti delle leggi razziali saranno “…una fucina di anormalità giuridiche e razziali; che, deliberatamente mal preparati e peggio applicati, si erano mutati in una fabbrica di (…)  ariani. (…) Per questa via gli Ebrei furono messi in condizione di liberamente operare e di tradire in veste di Italiani e di Fascisti” (***). Sul piano finanziario, il giudeo ‘tecnocrate’ Felice Guarneri, ministro degli Scambi e Valute, nel quadro degli interventi legislativi di ‘edificazione’ rivoluzionaria del 1936, i quali riconosceranno alla Banca d’Italia la connotazione di ente di diritto pubblico – impedirà l’abrograzione dell’obbligo della riserva aurea e in ‘valuta pregiata’, determinandone la mera sospensione , unitamente con la conservazione del meccanismo usuraio di emissione che addebita allo Stato le somme ‘stampat’e dalla Banca d’Italia, mentre giudei saranno il ministro delle Finanze, Guido Jung, il vice-capo della polizia Dante Almansi, il sottosegretario agli Interni, Aldo Finzi…” (3)

     Un analogo procedimento di infiltrazione avverrà ed in maniera molto pesante nella Francia di Vichy…la Franciacosiddetta “collaborazionista” del Maresciallo Petain il quale evidentemente da vecchio militare quale egli era non doveva essere troppo ‘ferrato’ di materie ideologiche se, come riferisce Damènie “qualcuno mise in guardia Pètain contro la sinarchia, tanto che un giorno, al consiglio dei ministri disse: “Signori, ho guardato sul dizionario e ho trovato che sinarchia significa “governo dei migliori”; se è così , allora io sono per la sinarchia” (…fosse vissuto negli anni Ottanta avrebbe senz’altro creduto che ‘Mondialismo’ fosse un neologismo collegabile al battage pubblicitario pro-Mondiali di calcio come scrissero i giornalisti del Corriere della Sera nel 1990….mah….ndr) . E’ deplorevole che in seguito a questa boutade nessuno si sia preoccupato di dare a Pètain chiarimenti più seri. Non c’era nessuno, intorno a lui, che sapesse chela Restaurazione era stata portata alla rovina dai massoni introdotti da Talleyrand nei consigli del re? Se qualcuno c’era non si era tenuto aggiornato e che ignorava che, se è vero che la storia si ripete, è anche vero che lo fa secondo modalità diverse: a esempio nel 1960 i tecnocrati erano, ancor più di quanto lo fossero i massoni stessi, l’equivalente dei massoni del1814.”

      Così scrive Jeffrey Steinberg in un interessante articolo pubblicato dall’organizzazione Movimento Solidarietà di Milano che fa capo alla filiale europea dell’economista americano LyndonLa Rouche:

     “Nel novembre 1940, negli USA il Coordinatore dell’Informazione (COI), predecessore dell’OSS e dell’attuale CIA, preparò un rapporto classificato intitolato “La sinarchia e la politica del gruppo Banque Worms”. Nelle tre pagine del documento si legge: “I rapporti recenti contengono vari riferimenti al crescente potere politico in Francia del gruppo Banque Worms, che comprende tra i suoi membri ardenti collaborazionisti [dei nazisti] come Pucheu, Benoist-Mechin, Leroy-Ladurie, Bouthillier, ed esponenti di grandi organizzazioni industriali francesi”. Il rapporto continua “Il movimento reazionario noto come ‘sinarchia’ esiste in Francia da quasi un secolo. Il suo scopo è stato sempre quello di portare a termine una rivoluzione incruenta, ispirata dalle classi alte, mirante a produrre una forma di governo dei ‘tecnici’ (il fondatore del movimento era un ‘politecnico’), capace di subordinare la politica interna ed estera all’economia internazionale. Gli scopi del gruppo Banque Worms sono gli stessi della ‘sinarchia’ ed i leader dei due gruppi sono, nella maggior parte dei casi, identici”.
Il rapporto del COI passa poi ad illustrare il programma politico dell’internazionale sinarchista, nell’agosto 1940:
“(a) contenere la ‘Revolution Nationale’ laddove i suoi sviluppi potrebbero condurre alla creazione di un nuovo ordine sociale [all’epoca la Francia era sotto l’ordine sociale dei nazisti che avevano invaso ed occupato il paese nella primavera 1940 – Ndr].
“(b) contenere ogni nuovo schema sociale tendente ad indebolire la forza dei finanzieri e industriali internazionali;
“(c) operare per giungere al definitivo controllo di tutta l’industria da parte della finanza e industria internazionale;
“(d) proteggere gli interessi ebraici e anglo-sassoni”.
Il documento prosegue notando come questo schema sinarchista raccogliesse le simpatie di alcuni circoli nazisti in Germania, in cui figuravano “sia Goering che il dott. Funk [Walter Funk, ministro dell’economia nazista, presidente della Reichsbank, e rappresentante del regime nazista presso la Banca per i Regolamenti Internazionali, dove subentrò al posto di Hjalmar Schacht – Ndr]. … Si riferisce che anche certi ambienti industriali in Gran Bretagna simpatizzano per il movimento. Si dice che sono stati compiuti progressi nell’ottenere l’adesione di grandi interessi industriali statunitensi al movimento”.
Il documento descrive anche i piani della sinarchia verso la Gran Bretagna: “Provocare la caduta del governo Churchill creando nel paese la convinzione che occorra un governo più energico nella condotta della guerra … e far sì che si costituisca un nuovo governo in cui entrino Sir Samuel Hoare, Lord Beaverbrook e Mr. Hove-Belisha. (Nota. La fonte ha aggiunto che nel gruppo Worms si è affermata la convinzione che quei circoli in Gran Bretagna che sono ben disposti verso i loro piani sono i più critici verso Mr. Churchill, Lord Halifax e il Capitano Margesson.); e attraverso l’opera di Sir Samuel Hoare giungere ad un accordo tra l’industria britannica e il ‘blocco’ franco-tedesco; e proteggere gli interessi anglo-sassoni sul continente”.
Il documento conclude: “per quanto riguarda la Germania si spera di eliminare alla fine dalla scena politica Hitler, Goebbels e Himmler con la sua Gestapo, facilitando in tal modo la formazione di un blocco economico anglo-franco-tedesco.”
Un’altra istantanea molto eloquente di quest’apparato sinarchista transatlantico apparve alla vigilia della seconda guerra mondiale sulla rivista Time, nell’edizione del 3 luglio 1939, sotto il titolo: “Insider from Overseas”. L’articolo riferisce dell’arrivo a New York del banchiere tedesco Otto Jeidels, che era stato accettato come socio nella Lazard Freres & Co. di New York. Nell’articolo di Time si legge: “Lazard Brother & Co. di Londra è ariana e aristrocratica, appartiene alla coorte della Banca d’Inghilterra, contribuisce a sostenere il movimento dei fautori del compromesso a Londra, favorisce la teoria secondo cui facendo concessioni ad Hitler si otterrà il ritorno a Berlino del dott. Schacht e della sua ortodossia economica. Rappresenta un margine sempre più importante e lucrativo che induce i capitalisti europei impauriti a investire il proprio denaro nei sicurissimi dollari americani. A riscuotere, all’altro capo di questo flusso d’oro dall’Europa, c’è la Lazard Freres di Manhattan, non propriamente ariana, né insider di Wall Street, e ancora in rapporti (ma non più in società) con le politicizzatissime banche Lazard di Londra e Parigi. La Lazard di Manhattan sottoscrive titoli e, soprattutto, fa grossi affari nei cambi. Per questo centro di raccolta e scambio di nuovi lingotti e capitali stranieri Jeidels avrà un ruolo inestimabile: è un amico di Montagu Norman, e può accedere ai flussi continentali dell’hinterland … In Germania si dice cinicamente che Schacht sia riuscito a fare le scarpe a tutti meno che a due dei suoi: uno dei due è Hitler, l’altro è Jeidels. Schacht dette a Jeidels l’importante soffiata, in tempo per abbandonare la Germania con la sua famiglia prima che iniziasse il grande pogrom del 1938 … Schacht fu in grado di proteggere Jeidels perché i suoi contatti con il boss della banca d’Inghilterra Montagu Norman tornavano utili ad Hitler … Fino alla primavera del 1938, Jeidels funzionò perfettamente e fu tanto un insider quanto Hitler potesse concedere di esserlo ad un banchiere ebreo. Lui soddisfò gli inglesi evitando il ripudio dei debiti, ed i nazisti congelandoli, funse da intermediario tra i nazisti e i britannici”.
Questi due rapporti, il primo un memorandum segreto d’intelligence e il secondo un articolo di una rivista molto diffusa, sono solo due esemplari di un voluminoso archivio di documenti – pubblici e classificati – del periodo 1930-1945 sul conto del ruolo che il cartello bancario e industriale oggi noto come “l’internazionale sinarchista”.
William Langer, ricercatore e direttore dell’analisi dell’OSS durante la guerra, illustrò il ruolo della sinarchia nella Francia di Vichy nel libro “Our Vichy Gamble” del 1947. Tre anni più tardi, James Stewart Martin, legale dell’Anti-Trust del Dipartimento di Giustizia USA, che tra il 1944 e il 1947 aveva diretto l’unità del governo d’occupazione USA in Germania addetta alla de-cartellizzazione, pubblicò la propria denuncia dello stesso cartello sinarchista in un libro intitolato “All Honorable Men” (Little, Brown & Co 1950).” (4)

      Una considerazione finale ci impone di soffermarci su un dato innegabile: questi presunti ‘timonieri’ del Mondialismo non hanno la minima idea dei disastri che stanno provocando su scala globale anche quando si trovano ad affrontare crisi economiche che loro sono i primi ad aver creato senza sapere né come uscirne né quali ricette utilizzare per fuoriuscirne.

 

     Il presente dell’Europa è triste: è l’ensemble sgangherato dei burattini sistemici diretti dai rappresentanti – di centro, destra o sinistra che siano – del potere tecnocratico che serve gli interessi e le volontà dell’Alta Finanza ebraica internazionale.

 

     Il vero dramma è che l’ennesimo default sfiorato dalla prima economia planetaria – quella degli Stati Uniti – , e il conseguente crollo borsistico internazionale che ha determinato l’attuale crisi quotidiana dei mercati che hanno messo in ginocchio i governi di mezza Europa costringendoli a quelle misure d’emergenza che si riveleranno ancora insufficienti domani ; conferma una verità fattuale: costoro non sono all’altezza di dirigere un bel niente!

 

    Il dramma in tutta la sua estensione e profondità è che ben prima della loro miopia ideologica questi continueranno a provarci e inesorabilmente a fallire perché le ricette neo-liberiste determinate dai processi della cosiddetta globalizzazione finanziaria e dall’internazionalizzazione dei mercati e della finanza senza volto è già un fallimento lapalissiano per chiunque non voglia far come uno struzzo e mettersi l’anima in pace e la testa sotto la sabbia.

 

     E’ questa la drammaticità del momento presente.

 

     Che nessuno faccia niente per impedire ai vari Tremonti disseminati per mezza Europa di continuare con i loro disastri….

 

     Il mondo si divide come sempre in due categorie: chi mercanteggia con la vita dei popoli riducendoli in schiavitù e chi si oppone all’utopia mondialista.

 

     Un utopia pericolosa che non vede minimamente più in là del proprio naso né intende altra voce che non sia quella dell’economia…

 

 

 

 

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

 

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

 

17 Agosto 2011

 

 

 

NOTE –

 

1)      citazione dal volume di M. Drancourt e L. Armand – “Les clès du pouvoir” ;

2)      per es. Jacob (James) Rothschild sposò la figlia del fratello Salomon. Due anni più tardi Nathan (altro fratello di questi) sposava la figlia al figlio di Salomon. Su diciotto matrimoni contratti dai nipoti e pronipoti del vecchio Meyer Amschel Rothschild – capostipite della casa dello “scudo rosso” degli usurai di Francoforte diventati padroni della Francia – sedici furono celebrati fra primi cugini o zii e nipoti. Affermò James Rothschild disapprovando la scelta di sua nipote Hanna di sposarsi ad un cristiano : “…in linea generale abbiamo sempre dato per scontato che i nostri figli non avrebbero mai concepito di sposarsi fuori dell’ambito familiare. In tal modo il patrimonio resta in famiglia”  ( crf  Sergio Gozzoli  – “Sulla pelle dei popoli – Viaggio nel labirinto del potere modnailista” – ‘L’Uomo Libero’ nr 27 – Giugno 1988 Milano );

3)      Maurizio Lattanzio – “La ‘grossa usura’ giudaica…” – articolo pubblicato su “Islam Italia” – Anno 2   Nr. 23 , Dicembre 2003;

 

      (*)  Ezra Pound – “Orientamenti”;

      (**) E. R. Von Starhemberg – “Between Hitler and Mussolini” –New York, 1942;

      (***) Giovanni Preziosi – “Prefazione” all’edizione dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion – Milano 1944;

 

4)      Jeffrey Steinberg – “Sinarchia: dalla Banque Worms a Rohatyn e Shultz” – articolo pubblicato dal sito www.movisol.org in data 30 Luglio 2006;