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Il villaggio globale: omologazione e persuasione occulta nella società rovesciata contemporanea

20 Ago

Il villaggio globale: omologazione e persuasione occulta nella società rovesciata contemporanea
di Dagoberto Husayn Bellucci – 31/03/2009

 

“Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con
tribune elettorali/ E avete voglia di mettervi profumi e deodoranti siete come
sabbie mobili tirate giù…Uh com’è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore…”

(Franco Battiato – “Bandiera Bianca” , Album “La Vocedel Padrone” 1980)
“Cosa va di moda adesso io non lo so/ fino all’altro ieri si seguiva
l’istinto/ cosa resterà di noi ora io non lo so/so soltanto che per te non sarò
più lo stesso…forse si forse no molto attento distratto…”

(Tiziano Ferro – “Per un pò sparirò” , Album “Alla mia età” 2008)
“Essi vivono e noi dormiamo”

(dal film “Essi vivono” (They live) di John Carpenter – Usa 1988)

 

La società contemporanea viene concepita dagli apprendisti stregoni del
sistema mondialista come una sorta di uniforme villaggio globale all’interno
del quale ad ognuno si deve corrispondere quanto , su di un piano meramente
materiale, desidera come aspirazioni e beni di consumo, servizi e capitali. E’
la società della massificazione globale e dell’omologazione di massa quella che
è stata costruita a cominciare dall’immediato secondo guerra mondiale su scala
globale: dal modello consumista degli Stati Uniti d’America – cloaca massima
delle aspirazioni materiali dell’uomo moderno e punto di riferimento
inalienabile per comprendere la direzione discendente ed i segni dei tempi di
un’umanità alla ricerca disperata di nuovi percorsi esistenziali ( sciabordata
tra mode effimere e ricambi costumistici settimanali, tonalità e modelli di
riferimento intercambiabili nell’arco di una nottata ) e di un tipo umano, che
Lello Ragno ne “Il Mondialismo Capitalista” (ediz. “L’Uomo Libero – Milano
1992) definisce lucidamente come “l’idiota planetario” , ‘scosso’ da pulsioni
interiori esclusivamente materiali e da istinti bassamente animali che ,
suggestionandone la psiche e condizionandone la mentalità, ne rendono il
prototipo ideale, la quintessenza, dell’imbecillità conformista di massa.

E’ su un piano solidamente collaudato di “seduzioni” e di “offerte” che si
muove il marketing globale della società del nulla post-modernista dove
l’affermazione dei contro-valori della materia hanno lentamente, ma
inesorabilmente, eroso qualsiasi riferimento spirituale e qualsivoglia anelito
verso il Divino: il Sacro diviene profano ed il profano assurge a ‘sacralità’
rovesciata e contorta delle società senza Dio e senza valori dei “vuoti a
perdere” , alias individualità rovesciate, fenomenologicamente rappresentati da
un ‘soggetto’ che si crogiola della propria grettezza d’animo e della
altrettanto bassa capacità di comprendere la ‘direzione’ di marcia della
propria esistenza terrena.

L’individuo massificato della contemporaneità post-modernista vive il suo
tempo alieno da qualunque pulsione: non esiste sfera spirituale (se non quella
“fai da te” e di facile e autodidattico apprendimento della New Age), interesse
superiore o valori per i quali ‘rischiare’. A questi individui bastano e
avanzano i ‘travagli’ della quotidianità, le difficoltà incontrate nella vita
di tutti i giorni, casa, lavoro e famiglia per confonderne le idee e mandarne
in tilt un improbabile coscienza. L’uomo moderno vive , anche piuttosto male,
la banalità dell’apparenza e ricerca inesistenti felicità nei prodotti di
consumo, nelle mode, nel mondo mercantilizzato del “do us des” , del baratto e
del libero scambio (si ‘scambia’ e mercifica oramai di tutto: dai beni immobili
a quelli mobili, dalle idee alla ‘cultura’, passando per la moda, l’arte, la
musica, lo sport e finendo , dulcis in fondo, per scambiarsi pure affetti e
‘parentado’…lo ‘scambismo’ pervade oramai l’esistenza quotidiana di milioni
di individui …non esistono barriere perchè il mondo è diventato ‘globale’ e a
questa logica mercantilistica l’idiota planetario deve inevitabilmente
inchinarsi).

E’ la società del marketing dove ad una diffusione planetaria di modelli di
consumo omogenei corrisponde un preciso orientamento del mercato finalizzato ad
un’unico obiettivo: vendere ovunque la stessa gamma di beni per ottenere
crescenti economie di scale (bevete Coca Cola e degustate cibi macrobiotici,
tenetevi in linea con i prodotti della salute e ‘spendete’ al meglio il vostro
tempo e denaro frequentando i grandi centri commerciali che , alla bisogna,
offrono di tutto e di più…l’alienazione di massa che ha sostituito il
rapporto di fiducia tra il negoziante del quartiere e la sua clientela è
devastante con una netta diminuzione degli esercizi commerciali a direzione
familiare ed un conseguente impoverimento dei centri storici delle principali
città)

Il modello statunitense del centro commerciale – che trova i suoi omologhi e
‘concorrenti’ nelle grandi catene commericali di dischi ed hi-fi, di alta
tecnologia e giocattoli, prodotti per la casa ed il fai da te ecc ecc…i nuovi
templi di Mammona per l’imbecille globale… – ‘smercia’ i suoi nei prodotti
di ‘marca’ con un ritmo spaventoso. All’ultimo modello, all’ultima linea più o
meno accessoriata di un determinato prodotto o nell’ennesima “griffe”
d’attualità sfornata da una delle diverse multinazionali del pianeta
corrisponde lo ‘spaccio’ sul mercato operato sapientemente e con precise regole
dalle catene commerciali e dai grandi centri commerciali che hanno sostituito ,
con la loro unicomprensività e una vasta , vastissima, offerta di generi di
consumo anche quelli che erano i momenti di abituale svago e tempo libero…


L’idiota planetario la domenica – ma anche il resto della settimana –
‘correrà’ con tanto di famiglia al seguito all’ “Iper”, dove potrà dare sfogo
delle proprie ‘esigenze’ materiali, passare la giornata tra acquisti spesso
inutili e compere superflue intrattenuto dalla promoter di turno, ‘fascinato’
dall’ultima trovata pubblicitaria, ingannato dal luccichio delle luci e dalle
dimensioni , gigantesche, del centro commerciale. Nella società dell’immagine e
del benessere infatti tutto deve essere ‘gigante’, tutto possibilmente
‘luccicante’: è l’esaltazione del lusso e del consumismo quella che viene
rappresentata quotidianamente in uno qualsiasi dei centri commerciali
sparpagliati nei quattro angoli del pianeta. Al consumatore non rimane che
arrendersi all’evidenza dei fatti: tutto è di marca, tutto è all’ultima moda,
tutto è ‘fashion’ e – oltretutto – costa meno che nel negozietto di quartiere

Allo stesso modo in cui i grandi centri commerciali hanno sostituito il
negozio sotto casa i multisala sostituiscono il cinema di paese e quelli
rionali di città; i fast-food (Mc Donalds o KFC poco ‘conta’) rimpiazzano il
ristorante e la cucina tradizionale così come Internet ha sostituito i rapporti
interpersonali …il virtuale sostituisce il reale come il ‘gigantismo’ delle
forme ha sostituito e disintegrato antiche arti e mestieri, rendendo anonimi
lavori artigianali di un tempo e mestieri che una volta si tramandavano di
padre in figlio, generazione dopo generazione… nelle società ‘tradizionali’
esisteva il quartiere, insieme residenza e micro-comunità dove tutti
conoscevano tutti….oggi esistono e si sviluppano i quartieri-ghetto, con i
casermoni delle case popolari, frutti dell’urbanizzazione selvaggia che ha
eretto ovunque obbrobri edilizi e cementificato intere aree peraltro…fenomeno
non ‘indifferente’ e ‘segno’ dei tempi moderni…l’ultimo sradicato proveniente
da non si sa quale angolo remoto del pianeta può dedicarsi tranquillamente a
qualsiasi attività criminale perchè protetto da un’anonimato di ‘massima’
quello derivato dalla solitudine dell'”inquilinamento occulto” ….nessuno
conosce il vicino della porta accanto e a malapena si riesce a sapere che
succede nel proprio palazzo …figuriamo quanto accade nel proprio quartiere o
nella propria città…

“Il termine “marketing” – scrive Lello Ragni (1) – deriva dall’inglese “to
market” che significa “commercializzare, immettere sul mercato”. Il marketing
può quindi essere considerato come l’insieme dei processi mediante i quali la
domanda di beni e servizi viene prevista, stimolata e soddisfatta mediante
l’ideazione , la distribuzione e la vendita di beni e servizi adeguati. Esso è
basato sul principio secondo cui un’impresa può aumentare i propri profitti se
persegue una politica di “orientamento al mercato”, offrendo prodotti idonei a
soddisfare le diverse esigenze dei consumatori. Al centro dell’attenzione è
posto l’acquirente potenziale, coi suoi bisogni, le sue preferenze, i suoi
comportamenti. Il marketing consiste nell’elaborare e realizzare una strategia
che, agendo sulle variabili che possono modificare la domanda, trasforma
l’acquirente potenziale in acquirente effettivo.” (1)

Rovesciando i termini tradizionali per i quali esisteva la formula del
baratto e quelli già tipici delle società industriali secondo i quali ad una
domanda segue un’offerta le grandi multinazionali ed i centri commerciali
(rispettivamente produttori e spacciatori dell’effimero) hanno concepito la
produzione in serie di beni di consumo che dovranno inondare il mercato con il
precipuo scopo di indurre all’acquisto il soggetto ‘potenzialmente’
interessato: è l’offerta che surclassa la domanda e suscita il consumo.

La massificazione di mode e consumi è sostanzialmente la conseguenza di una
precedente massificazione delle idee, delle opinioni, dei gusti, delle
coscienze. Potremmo definire quest’operazione come l’affermazione dei mezzi e
delle tecniche utilizzate (nella pubblicità come nella propaganda) per la
persuasione occulta delle coscienze.

L’uso di messaggi subliminali per la commercializzazione di un dato prodotto
non è nuovo ed appartiene alle società tipiche dell’era consumistica. “Sul
nascere della cosiddetta “era consumistica” – scrive Paolo Baroni (2) – ,
caratterizzata da rapidi mutamenti socio-economici indotti forzatamente da un
selvaggio processo di industrializzazione ed urbanizzazione, alcune tra le
maggiori ditte produttrici , a fronte del fallimento di grandi campagne di
lancio dei loro prodotti, incoraggiati in ciò anche dalla comparsa del libro di
Clyde Mille “The Process of Persuasion” (“Il meccanismo della persuasione”) ,
decisero di intraprendere tutta una serie di studi per individuare i complicati
meccanismo socio-psicologici che presiedono alle scelte del consumatore. Tali
studi, in cui secondo la rivista Sales Management (n.1 , del 15 febbraio 1955)
erano stati investiti 12 milioni di dollari, tutti incentrati su quel
misterioso labirinto che è il subconscio, erano finalizzati alla scoperta di
una via d’accesso segreta alla psiche umana – detta in gergo professionale
“chiave operativa” – realmente in grado di precondizionare il consumatore al
momento dell’acquisto. Pionieri nel campo della “pubblicità indiretta” fin
dagli anni ’30 furono Ernest Dichter, Presidente dell’Institute for
Motivational Research Inc., e Louis Cheskin, Direttore del Colorado Research
Institute of America, seguiti da altri scienziati come il Prof. J. Walter
Thompson, il Prof. Dale Hunghton, dell’Università di New York, il Dr. Wallace
Wulfeck, lo psicologo George Horsley Smith, dell’Università Rutgers, e James
Vicary, un oscure rappresentante pubblicitario del New Jersey, autore
dell’articolo “Come applicare i metodi della psichiatria alla ricerca del
mercato” apparso nel 1950 sulla rivista Marketing Printer’s Ink. Quest’ultimo ,
nel 1956, divenuto come tanti altri suoi colleghi “strizzacervelli” consulente
alla corte di grosse industrie produttrici, fondò la “Subliminal Projection
Company” (Compagnia di proiezione subliminale).”


Cominciava l’epoca dei messaggi subliminali pubblicitari che – attraverso un
percorso che andava di pari passo con la diffusione dei nuovi mezzi di
comunicazione di massa , con l’affermazione della televisione, del cinema e
successivamente con l’era informatica degli anni ottanta avrebbe rappresentato
il trionfo della persuasione occulta applicabile (così come già sperimentato
‘felicemente’ dalle centrali di disinformazione dirette dai servizi
d’intelligence alla propaganda bellica) all’economia, alle leggi del mercato e
alla società dei consumi di massa.

Inutile ‘spendere’ altre parole più di quante non ne siano già state scritte
da specialisti e addetti ai lavori tanto sulle cause quanto, soprattutto, sugli
effetti devastanti che queste politiche ‘aziendali’ e ‘commerciali’ hanno
prodotto nelle società modificando usi e costumi di miliardi di individui
(tutto il genere umano difatti è un “acquirente potenziale” secondo i programmi
di marketing e nessuno può sentirsi escluso o dirsi al riparo dalle sirene
della società consumista). Lasciamo il lettore ad una riflessione attenta sulla
società di massa e sui comportamenti propri degli individui che compongono la
società massificata invitandolo alla visione del film “Essi vivono” di John
Carpenter (‘provate’ a indovinare chi sono gli ‘alieni’ della società del
Mondialismo?) e congedandolo con questa suggestiva e divertente (anche
piuttosto deprimente a dirla tutta) immagine lasciataci dal Ragni nel suo
volume:

“Le aziende globali che scelgono di differenziare i prodotti, ampliare la
gamma e creare spot pubblicitari sempre più suggestivi contribuiscono a
consolidare l’illusione che l’ideologia massificante del villaggio globale
lasci ampi spazi di espressione a un’esistenza libera da condizionamento.
L’idiota planetario di qualsiasi razza che entra in un supermercato di
qualsiasi città vede una molteplicità di prodotti tutti diversi per prezzo,
qualità, confezionamento e si sente realmente libero di scegliere ciò che
vuole. Maneggia distrattamente bevande ipercaloriche, alimenti nutrienti e
leggeri, abbronzanti ultrarapidi ed alla fine non si accorge di aver comprato
tanti prodotti di cui non ha in realtà alcun bisogno, ma che servono soltanto a
soddisfare una semplice curiosità destata in lui da un’immagine suggestiva
apparsa sulle pagine di un periodico o da uno spot particolarmente divertente
trasmesso la sera prima in Tv. A suo figlio, anch’egli idiota planetario ma con
tanto di laurea e di master, i docenti di marketing hanno spiegato che quella
curiosità è un bisogno latente che può essere appagato solo dall’acquisto del
bene. Il giovane idiota planetario è affascinato da queste teorie che indagano
nel profondo dell’animo umano per suggerire alle aziende le tecniche migliori
per condizionare il comportamento d’acquisto del consumatore globale. E’ un pò
come studiare psicologia, ma con l’opportunità di inserirsi in azienda per fare
un lavoro dinamico, creativo e gratificante. Inoltre a lui piace viaggiare,
vedere posti nuovi, conoscere gente nuova. Dopo il suo ultimo viaggio
all’estero ha mantenuto un ottimo rapporto di amicizia con quella ragazza
indonesiana che studiava l’inglese nel suo stesso college, ascoltava la sua
stessa musica, aveva visto i suoi stessi film e, caso strano, aveva le sue
stesse aspirazioni professionali. Durante i suoi viaggi all’estero il giovane
idiota planetario si sente dovunque come a casa. In ogni città del mondo c’é
uno Sheraton Hotel e un McDonald’s. Se accende il televisore può guardare
dovunque l’ultimo video realizzato dal suo cantante preferito. Se ha
dimenticato un indumento può comprarne uno identico in qualsiasi centro
commerciale pagando con la sua carta di credito. Quando ritorna dal viaggio è
eccitante ricevere l’estratto conto della banca e ritrovare i nomi dei negozi ,
dei ristoranti, degli alberghi in cui ha utilizzato la carta di credito. Sembra
quasi che qualcuno lo abbia seguito fotografando per lui ogni magico momento
della sua vacanza (controllo sistemico di massa ndr). Durante la sua permanenza
in città l’idiota planetario si sente un pò come in viaggio. Il suo quartiere è
abitato da individui di tutte le razze: ogni gruppo etnico ha feste, folklore e
ristanti tipici. Vengono organizzate mostre retrospettive , concerti di musica
africana e ci sono tanti musei dove è conservato il passato dei popoli. E’
bello conoscere la vita quotidiana degli uomini di un tempo, le loro abitudini,
la loro organizzazione sociale, le loro strane credenze. E’ un ottimo argomento
di conversazione e poi in fondo tutto fa cultura (…ricordiamo anche , non
‘casualmente, di aver letto un articolo sul folklore locale ‘scarabocchiato’ da
uno di questi amanti del tradizionalismo localista che “la cultura, i libri”
sono un “prodotto”….tant’é …mercificazione delle idee e delle Tradizioni
‘appunto’… ndr). Il giovane idiota planetario ha molti amici. Sono diversi
per il colore della pelle ma frequentano tutti la stessa scuola, la stessa
palestra, la stessa discoteca, lo stesso fast-food, lo stesso psicanalista.
Hanno tutti gli stessi gusti, le stesse abitudini, le stesse aspirazioni, gli
stessi complessi. Vestono, scherzano, sognano tutti allo stesso modo ed hanno
tutti gli stessi problemi. Per questo sono tutti amici. Il colore della pelle
non fa differenza. La sua ragazza poi è una donna meravigliosa. La prima volta
che la vide entrare in discoteca non riuscì a capire a quale gruppo etnico
appartenesse, ma fu subito colto dalla sua andatura sensuale e trasgressiva.
Sono proprio eccezionali queste mulatte, così diverse le une dalle altre eppure
così conformi ad un tipo umano presente dovunque nel mondo. (…) Stanno molto
bene insieme perchè si somigliano tanto anche se lui ha gli occhi grigi. La sua
ragazza è fortunata: al mare o sulla neve non ha bisogno di creme protettive ad
azione abbronzante, mentre lui si ustiona ogni volta. Che dramma quella pelle
pallida! In compenso lui ha i capelli lisci e non ha bisogno di gel, la sua
ragazza si. Questa è l’unica cosa che li rende diversi l’uno dall’altra. Chissà
come sarà loro figlio, se avrà bisogno di abbronzante o di gel. Senza dubbio
sarà intelligentissimo. Lo dice anche suo fratello che sta collezionando i
fascicoli della nuovissima enciclopedia sugli animali: i cani bastardi sono più
intelligenti dei cani di razza. Lo stsso vale anche per i bipedi umani: in
fondo anche l’uomo discende dalla scimmia. L’odiota planetario è un ragazzo
felice. La terapia di gruppo funziona e le pillole antidepressive sono
miracolose. Vive in un quartiere residenziale, ha una seconda casa e una barca
per il week-end, un’automobile di classe da far invidia agli amici, una donna
che ama, un solido conto in banca e ottime prospettive di carriera. Fin da ora
guadagna bene e può comprare abiti firmati, cosmetici, cocaina, un’automobile
nuova , compact disc, quadri d’autore e riempire la sua casa di tanti oggetti
simpatici e originali. (…) L’idiota planetario è un ragazzo fortunato. Il
mondo in cui vive è storicamente il migliore. Certo qualcosa non va. Molte cose
non vanno. Ma che importa! Take it easy! Domani è sabato e si va tutti a
sciare.” (3)
Il mondo si divide in due categorie: gli idioti planetari che vanno a sciare
e gli uomini di razza! Noi, nati sul mare e livornesi d.o.c.g. anche se ‘di
foravia’ , non abbiamo mai ‘imparato’ a ‘calzare’ degli scarponi da sci e
l’unica occasione avuta di sciare – durante una settimana ‘bianca’ sul Cimone
ai tempi delle scuole medie (….ovviamente ‘ripetute’…) – è stata ricordata
sull’annuario scolastico in quello che forse è stato il nostro primo articolo
come una delle esperienze più devastanti della nostra storia ‘adolescenziale’
…. Preferivamo , anche ‘allora’, darci ‘ammalati’ specie se la compagna di
banco aveva anche lei ‘sintomi’ febbricitanti’… ‘strano’ che la neve , da
sempre, ci stia sulle palle…specialmente in città!
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”
Note –

1) Lello Ragni – “Il mondialismo capitalista – Mercato Globale e società
multirazziale” ediz. “L’Uomo Libero” – Milano 1992;

2) Paolo Baroni – “I prìncipi del tramonto – Satanismo, esoterismo e
messaggi subliminali nella musica rock” ediz. “Il Cerchio” – Rimini 1997;

3) Lello Ragni – op. cit. ;

 

 

 

 Articolo pubblicato sul sito internet www.ariannaeditrice.it in data 31 Marzo 2009

CROLLANO LE BORSE MONDIALI E IL VENEZUELA NAZIONALIZZA L’ORO

20 Ago

CROLLANO LE BORSE MONDIALI E IL VENEZUELA NAZIONALIZZA L’ORO

 

 

–         di Dagoberto Bellucci

 

 

 

 

Mentre la crisi finanziaria sta attanagliando le principali piazze borsistiche mondiali (…frotte di usurai in fibrillazione…panico sui mercati…governi in affanno da Roma a Parigi, da Madrid a Londra, da Tokio a Jew York con Atene oramai sprofondata con un debito pubblico che la annovera come fanalino di coda dell’Unione Europea…) il Venezuela di Chavez – rientrato in patria dopo l’operazione a Cuba – annuncia la nazionalizzazione dell’oro.

 

Con un record di 1,829.70 dollari l’oncia (un oncia pari a28.34 grammi) chi può permettersi di spendere punta sul metallo prezioso per antonomasia

 

Si compra oro sulle principali piazze d’affari come riporta il quotidiano d’affari italiano “Il Sole 24 Ore” : «I dealer ne comprano tantissime e sembra che tutti siano rialzisti». Le ’scommesse’ suggeriscono che c’è una diffusa aspettativa di vedere presto infranta anche la barriera dei 2mila dollari. L’obiettivo è del resto ritenuto possibile da molti influenti analisti, anche se ieri Paul Walker della Gfms (società di consulenza specializzata in metalli preziosi, che produce statistiche per il World Gold Council) ha escluso che questo possa accadere nei prossimi sei mesi: «In questo arco di tempo dovrebbero esserci notizie davvero drammatiche per spingere l’oro sopra 2mila dollari. Crediamo invece che il picco sarà a 1.900 dollari»

A quanto arriverà l’oro? Supererà il muro – anche psicologico – dei 2mila dollari all’oncia?

Mentre ci si interroga sui rialzi dell’oro ecco l’annuncio a sorpresa: il Venezuela ha deciso di ritirare dal mercato 11 miliardi di dollari in riserva aurea, quelle che erano custodite all’estero, e di nazionalizzare l’industria estrattiva

«Abbiamo tra i 12 e i 13 miliardi di dollari di riserve in oro e non possiamo consentire che venga esportato all’ estero», ha dichiarato il presidente venezuelano. Chavez, in realtà sta tornando sui suoi passi: lo scorso anno aveva autorizzato l’ esportazione del 50% del metallo prezioso, contro il tetto del 30% in vigore in precedenza, destinando alle riserve nazionali il restante 50%

L’oro del Venezuela è estratto essenzialmente da una sola società,la RUSORO, di proprietà della famiglia Agapov che , in un comunicato apparso sul proprio sito, ha confermato di aver avuto indicazioni precise dal governo di Caracas.

L’obiettivo dell’iniziativa presa dal Presidente, Hugo Chavez, è quello di preservare il paese dalle ultime turbolenze finanziarie. Chavez avrebbe dato quindi disposizioni alla Banca Centrale venezuelana di far rientrare in patria 11 miliardi di riserve (il Venezuela ne avrebbe 211 tonnellate all’estero contro le 365 tonnellate che invece costituiscono la riserva nazionale) custodite attualmente nelle banche centrali del Canada, degli Stati Uniti, della Svizzera e di altri paesi europei.

 

L’annuncio è stato diffuso dallo stesso Chavez nel corso di una dichiarazione telefonica alla tv di Stato sottolineando che a giorni verrà introdotto un nuovo decreto per mettere l’estrazione dell’oro nelle mani del governo iniziando a chiudere tutte le miniere illegali.

Sarà “un decreto per avere controllo del settore”, che ancora rimane nelle mani di “mafia e contrabbandieri”, ha sottolineato il Presidente il quale ha ribadito: “Non abbiamo solo ricchezze petrolifere, abbiamo una delle più grandi riserve d’oro del mondo. Visto che il suo valore è in aumento convertiamolo”.

 

Secondo fonti vicino alla presidenza Chavez avrebbe anche l’intenzione di trasferire miliardi di dollari in contanti nelle banche della Russia, della Cina e del Brasile paesi più in linea con la politica estera venezuelana trasferendo anche tonnellate di oro dalle banche europee alla Banca Centrale venezuelana.

 

E’ quanto afferma un documento del quale ha dato ampio risalto il “Wall Street Journal” secondo cui si starebbe preparando il trasferimento di almeno 6,3 miliardi di dollari di riserve di liquidità attualmente depositate presso la “Bank for International Settlements” di Basilea e alla Barclays di Londra.

 

Sempre stando a quanto appreso dal Wall Street Journal il Venezuela prevede anche di spostare 211 tonnellate di oro che mantiene all’estero e dal valore di circa 11 miliardi di dollari nei caveau della Banca centrale venezuelana di Caracas, dove il governo ha altre 154 tonnellate del metallo prezioso.

 

Mentre il mondo finanziario è in preda ad una delle più gravi crisi finanziarie degli ultimi decenni il Venezuela cerca di mettersi al riparo da brutte sorprese: lasceranno in pace Caracas gli strozzini dell’Alta Finanza mondialista? E’ una questione affatto relativa che si potrà valutare nelle prossime settimane e mesi: molto dipenderà da come e se andranno in porto queste iniziative…potrebbero profilarsi nubi grigie all’orizzonte sui cieli venezuelani.

 

Se tra qualche mese dovessero nascere improvvise manifestazioni anti-governative a Caracas, sorta di “rivoluzioni colorate” alla venezuelana, o problemi con i paesi vicini ricordatevi di queste manovre monetarie avviate da Chavez… Una nazione che non si indebita fa arrabbiare gli strozzini…

 

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

 

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”