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“INDIGNATI”, INCAPPUCCIATI, TEPPISTI URBANI E ANTI-MONDIALISMO… – ‘MONDI LONTANISSIMI’…

17 Ott

“INDIGNATI”, INCAPPUCCIATI, TEPPISTI URBANI E ANTI-MONDIALISMO….-  ‘MONDI LONTANISSIMI’…

–         di Dagoberto Bellucci

“Oggi il nome «democrazia» è rimasto alle usurocrazie, o alle daneistocrazie, se preferite una parola accademicamente corretta, ma forse meno comprensibile, che significa: dominio dei prestatori di denaro.”
Ezra Pound (1933)

 

“Oltre a questi obiettivi pragmatici, i poteri del capitalismo finanziario avevano un altro scopo più ampio, nientemeno che di creare un sistema mondiale di controllo finanziario, in mani private, capace di dominare il sistema politico di ciascun paese e l’economia del mondo nel suo insieme. Questo sistema doveva essere controllato in un modo feudalista da parte delle banche centrali del mondo che agiscono di concerto, attraverso accordi segreti cui si arrivava durante frequenti incontri e conferenze private. L’apice del sistema sarebbe stata la Bank for International Settlements [BIS] di Basilea, in Svizzera, una banca privata di proprietà e sotto il controllo delle banche centrali mondiali, esse stesse corporazioni private. Ogni banca centrale cercava di dominare il proprio governo tramite la sua capacità di controllare i prestiti al Tesoro, di manipolare i tassi di cambio della valuta estera, di influire sul livello delle attività economiche nazionali e di fare pressioni sui politici compiacenti tramite successive ricompense economiche nel mondo degli affari.”

Citation from Tragedy and Hope – A History of the World in Our Time, by Carroll Quigley, GSG Associates, California 1966. “

 

C’era una volta…. Immaginiamo possa iniziare così il racconto di un “black block” ‘anziano’, magari un 35enne perennemente disoccupato, iscritto fuori corso in una qualche facoltà di una qualche università italiota, ad un novellino, una recluta per capirci, del “movimento”.

“C’era una volta Genova” ….Racconti di guerriglia urbana, lacrimogeni che svolazzano per tre giorni in una città, scontri telecomandati con la celere, reparti anti-sommossa di tutte le forze di sicurezza in stato di massima allerta, vicoli del capoluogo ligure intasati di sampietrini, auto in fiamme, fumo nero e odore acre che si levano verso il cielo…

Già , probabilmente le ‘gesta’ genovesi di dieci anni fa, provocherebbero nel giovane neofita , aspirante “incappucciados”, fremiti per ogni dove.

Se poi al racconto ci si aggiunge un po’ di sana “letteratura”, più o meno ‘complottistica’, del normalissimo vittimismo accattone e qualche spruzzata di eroica rivendicazione “ideologica” della serie “eravamo lì per sfidare i potenti della terra”, “abbiamo fermato il G8” ecc ecc ecco che il racconto può assumere i contorni di una leggendaria mitofania e quelli di un archetipo ideale, infiammare i cuori e bruciare il cervello già abbondantemente spappolato da qualche canna di troppo del giovane allievo che, così imbevuto di “ancestrali” verità, potrà partire alla volta di Roma per unirsi al corteo fianco a fianco con i più violenti tra coloro che hanno manifestato “indignati” e dare poi libero sfogo alla propria rabbia, alle proprie eventuali frustrazioni, alle proprie fallimentari esperienze quotidiane di precario, reietto, asociale e chi più ne ha più ne metta.

 

A Roma sabato scorso è sfilato il cosiddetto “popolo indignato”: quello che ha scoperto con quasi venti anni di ritardo che esistono dei poteri forti, più o meno “occulti”, e che sono costoro i veri responsabili della crisi globale (… “e pensare che io credevo fosse colpa di quel puttaniere di Silvio”… “no, guarda …io ho capito tutto, lui è il male assoluto ma, sopra di lui, più in alto, ci sono quei cattivi di Bankitalia …” …dialogo al limite del surreale tra un indignados e un aspirante incappucciados ….): a cominciare dall’Alta Finanza passando per multinazionali e potentati economici e senza dimenticare le Banche Centrali o le agenzie di ratings che dettano i tempi e le condizioni ai mercati imponendosi sugli esecutivi nazionali e stabilendo quali tagli adottare e quali riforme approntare per salvare un paese in crisi senza dispiacere ai Grandi Manipolatori dell’Usurocrazia Mondiale, senza cioè far torto alcuno agli speculatori ed ai pescecani della City o di Wall Street o, per essere più chiari, evitando di far arrabbiare troppo l’ebreuccio ed il suo gruzzoletto…

Il giovane neofita black block incazzato , illuminato da queste nuove ‘rivelazioni’, armato di tutto punto di sampietrini e mazze da baseball, con la sua bella, nuova, linda felpa con cappuccio d’ordinanza è pronto: e comincia…

Come sia andata a finire l’ “allegra” gazzarra teppistico-anarco-insurrezionale romana lo sappiamo tutti…né più né meno un remake di quanto visto dieci anni fa a Genova. Identica regia, identiche persone, identica fauna umana, stesse metodologie, stessa sequenza…c’è solo mancato, per fortuna, il morto. Per il resto tutto perfettamente conforme alle ‘attese’.

C’era pure la “benedizione” in pompa magna di Mario Draghi e di qualche altro capoccione dell’Alta Banca stavolta per il popolo “indignato”.

 

Legittima la protesta (….una protesta massmediaticamente ‘pompata’ ad arte dalla Spagna agli Stati Uniti al resto delle nazioni del globo terracqueo dove hanno fatto la loro comparsa , come funghi allucinogeni, questi “indignados”…) come legittimo manifestare (…del resto l’hanno espressamente sostenuto tutti i principali leader politici…da Casini a Napolitano, dal Partito Democratico a numerosi esponenti della maggioranza berlusconide …) ma , al di là di incidenti e atti di teppismo fini a sé stessi (…cosa sarebbe cambiato dopo aver messo a ferro e fuoco la capitale per qualche ora è un mistero di cui francamente non veniamo assolutamente a capo….ma d’altronde se c’è chi ha ‘inneggiato’ a Ivan il Terribboleee , la “belva” di Marassi, ed al suo centinaio di ultrà nazionalisti serbi…tanto vale che ci sia chi ‘tifa’ per indignati, black block e quant’altro…onestamente non si vedono differenze di rilievo…) qual’era e dov’era la “proposta”? O per essere più chiari, al di là di contestare un sistema fondato da qualche secolo sullo sfruttamento parassitario ed usurocratico dell’uomo e del lavoro a vantaggio dei grandi banchieri e dei parassiti prodotti dall’economia e dalla politica….che cosa proponeva di concreto il cosiddetto “popolo” (…cinquemila persone…numericamente anche le manifestazioni dell’ultra-sinistra stanno perdendo forza e vigore….) degli indignati per affrancarsi dal giogo della Globalizzazione senza etica e senza morale che guida il pianeta?

Lasciando un momento in disparte il nostro ‘virgulto’ Black Block …c’è qualcuno che ha compreso cosa proponessero questi manifestanti scesi in piazza a Roma sabato scorso? Quale è la contro-proposta? Hanno una mezza idea, anche vaga, di come ‘riordinare’ il mondo dell’economia, della finanza, dei mercati sempre più liberi e sempre più impazziti sotto l’assalto della speculazione oppure il tutto era finalizzato a “manifestare”?

Perché il problema di fondo è proprio quello: se non si ha una chiara visione generale del problema, se non si hanno chiare le cause profonde che sono alla base dell’attuale sistema di disuguaglianze sociali ed economiche sul quale si fonda l’intera economia mondiale, se non si colpiscono cioè i ‘bersagli giusti’ e non si propone realmente un cambiamento radicale, a 360 gradi, degli assetti di potere interni al mondo della finanza, a questo punto tanto valeva rimanersene a casa, evitando tra l’altro le mazzate della polizia e le contro-mazzate dei black block….entrambe abbondantemente prevedibili e previste con largo anticipo.

 

Giusto manifestare. Legittimo indignarsi. Ma…la proposta qual è? Ma vediamo di capirci: il sistema borghese , con la sua sovrastruttura economica capitalistico-consumista, non si modificano né si cambiano assolutamente riformando la struttura economico-produttiva della società come ci hanno continuato a raccontare da generazioni tutti i teorici del Marxismo di qualunque colore e di qualsiasi risma (…sono d’altronde gli stessi errori basilari che contraddistinsero la generazione della contestazione sessantottina e portarono inevitabilmente al fallimento di quel movimento nato borghese e tale rimasto…) ; bensì andando alle radici, e quindi partendo da una critica radicale che abbracci secoli di storia, di esso cominciando a mettere in discussione tutte le strutture della società borghese occidentale (iniziando con il parlamentarismo e senza dimenticare sindacati e organizzazioni di categoria) che sono tutte espressioni ed effetti di quella grande farsa costituita dall’imbroglio degli “Immor(t)ali Principii” dai quali si è andato plasmando e conformando l’attuale mondo rovesciato con i suoi “diritti umani”, la sua “democrazia” usa e getta ed i suoi intoccabili dogmi…

Noi consigliamo una ‘rilettura’ de “La disintegrazione del Sistema” di Franco Giorgio Freda ….può andare bene, per ‘cominciare’, anche la recensione a firma Maurizio Lattanzio dal quale estrapoliamo questo brano: “Lo Stato popolare dovrà costituire il tessuto organizzativo-istituzionale che accompagni l’opera di formazione dell’«uomo nuovo», preziosa sostanza cellulare del mai estinto aureo filone della razza ario-europea. Occorrerà frantumare e sbriciolare i supporti politici, sociali ed economici che alimentano -in qualità di solide piattaforme- i processi di ricambio delle oligarchie borghesi e plutocratiche che egemonizzano i regimi democratico-parlamentari.

Legami clientelari -rigogliosamente e prepotentemente intessuti in società dove l’uomo e latitante ed il verme predominante- annodati intorno alle burocrazie di Stato, di partito e di sindacato; consolidati status sociali borghesi (poiche si ha un bel dire che la borghesia e prima di tutto una mentalità -e su questo siamo d’accordo- ma non e solo questo, poiche essa si esprime simultaneamente anche nella detenzione del potere e del privilegio da parte di stratificazioni sociali ben definite, concrete e socio-economicamente individuate); potenti e condizionanti concentrazioni di ricchezza economico-finanziaria comunque acquisite, sono le batterie nelle quali e attorno alle quali (ci sono anche e soprattutto i pesci-pilota) vengono allevati e dalle quali, successivamente, incastrati all’ingrasso all’interno delle strutture dello Stato democratico, gli affermatori o, meglio, i servi che assicureranno l’egemonia sociale del partito unico della borghesia.

Si tratta di gregariato spacciato fraudolentemente per classe dirigente, la cui unica opacissima parvenza di identità e conferita artificiosamente dall’adesione alle convenzioni sociali, alle parole d’ordine delle mode culturali e a quel dominio dell’apparenza nel quale consiste e trova sanzione e riconoscimento la micromorale utilitarista e i criteri di valutazione quantitativi e materialistici dell’«ultimo uomo». E qui ci riferiamo all’insetto travestito con grottesche maschere sociali, che, nella società borghese, sia pure tra mille sforzi, sembrano conferirgli un sembiante più o meno umano.

Nello Stato popolare la formazione dell’aristocrazia politica fluisce al di fuori di qualsiasi condizionamento economico e sociale promanante dalla società civile. La qualità dell’uomo andrà commisurata alla capacita di adesione ad una visione del mondo centrata su valori etici e, ove si pongano le condizioni spirituali.

AI rapporto borghesia-societa, cioé alla relazione intercorrente tra occupante e spazio di occupazione, si sostituirà il rapporto Stato-Comunità di Popolo, laddove il primo e I’evocatore e la seconda e l’ambito sociale a cui si rivolge la chiamata dello Stato, alla quale solo una minoranza di eletti risponderà, anzi, meglio, potrà rispondere, al fine di assicurare il necessario, fisiologico, ricambio organico all’aristocrazia politica del popolo.

Inseriti nelle organizzazioni popolari dello Stato, i membri della comunità, fin dalla prima infanzia, sono posti su di una posizione di parità di condizioni sulle quali non incidono, in una parola non pesano, precostituiti status economico-sociali più o meno favorevoli o posizioni di privilegio comunque acquisite. L’impossibilita tecnica -garantita dall’ordinamento comunistico, che, pero, deve coniugarsi con la nascita di un nuovo tipo umano- di accumulare individualmente beni economici strumentali e di consumo, impedisce che i membri dello Stato popolare definiscano il loro rango nell’ambito delle strutture statuali sulla base del possesso di ricchezze materiali. Si svilupperà quindi un processo di differenziazione gerarchica, radicata sulla diversa natura fisica, intellettuale, etica e spirituale (meglio ancora: razziale) di ognuno. Non offensive disuguaglianze basate sulla ricchezza e sulla provenienza sociale, ma autentiche gerarchie qualitative fondate su di una diversa morfologia ontologica.

L’organizzazione comunistica dello Stato popolare dovrà costituire spazi assolutamente liberi rispetto ai meccanismi e alle dinamiche contrattuali e mercantili che caratterizzano la società borghese, ovvero dovrà suscitare i presupposti tecnico-strutturali idonei ad integrare l’opera di disintossicazione con cui l’uomo sarà liberato dai veleni inoculati dall’etica mercantile giudeo-borghese. Necessario l’abbattimento dei pilastri sui quali I’«era economica» si e consolidata e ha prosperato, individuando e distruggendo le istituzioni economiche e sociali che, oggettivamente, hanno costituito I’humus nel quale il partito unico della borghesia ha articolato la propria dittatura egemonica.

Uno Stato che voglia realizzare la sua essenza aristocratica e gerarchica al fine di consentire ai suoi membri di vivere un’esistenza organica, non può prescindere da soluzioni radicali che, situandosi oltre il nichilismo, cancellino le formule economiche mercantili: «… deve essere isterilito I’ambiente da cui il borghese trae vita: ecco il motivo di un ordinamento economico comunistico!». [3]

Il regime comunistico dei beni avrà il compito di eliminare il diaframma economico e contrattuale che, dopo l’affermazione della borghesia, e l’unico nesso di collegamento che ponga in relazione un uomo con un altro. La soppressione delle articolazioni strutturali del capitalismo, una volta confinata l’economia in un’area marginale ed inessenziale (dunque: strumentale), creerà uno spazio libero tale da consentire all’uomo di raccogliere ed esprimere la sua reale dimensione etico-spirituale. L’inesistenza di fini individualistici estranei allo Stato, renderà naturale e conseguenziale l’abolizione del regime di titolarità privata dei mezzi di produzione, della ricchezza immobile e della concentrazione finanziaria, elementi e interessi oggettivamente estranei rispetto ai fini dello Stato.

Si dovrà pero convenire che la funzione esercitata dalla proprietà privata nella civiltà classica o in quella romano-germanica medioevale [4] non fosse quella attribuitale nelle società borghesi: cioé di una entità economica e quantitativa oggetto di sfruttamento produttivo, procacciatrice di benessere materiale e denaro, passaporto che permette di arrampicarsi sulla scala dei cosiddetti (sic!) «livelli sociali». Inoltre non si può negare che il quadro economico, qualificato da un equilibrato rapporto tra produzione e consumo, non fosse certo quello dell’odierna «demonia produttivistica», ma, invece, presentasse singolari analogie e sintonie con quello che, oggi, potrebbe attuarsi anche nel quadro di una economia comunistica.

La proprietà privata, se non per il pensiero liberaldemocratico (vedi Locke), non ha mai rappresentato un valore a se stante: non ha mai avuto un crisma di «sacralità» e di inviolabilità; non ha mai posseduto un’autonoma, intrinseca essenza tale da conferirle un valore che la innalzi oltre la destinazione meramente strumentale. Che sia ben chiaro: noi nichilisti-rivoluzionari non abbiamo feticci da idolatrare, e la proprietà privata e senz’altro uno degli idoli del mondo borghese. Essa e oggi la proiezione organizzativa e strutturale del frazionismo individualistico-borghese. Per noi il regime giuridico a cui sono assoggettati i beni materiali e funzione dipendente, -dunque: relativa e strumentale- della categoria del Politico, la quale non ammette e non tollera l’esistenza di grandezze assolute e intoccabili sul piano contingente della sfera socio-economica.

«Sul principio si avevano beni perché si era potenti. Ora si e potenti perché si ha denaro. Solo il denaro innalza lo spirito su di un trono. Democrazia significa identità perfetta tra denaro e potere». [5]

Prima proprietà e ricchezza seguivano posizioni di potere qualificate da forme di grandezza interiore; ora le posizioni di potere seguono la consistenza del patrimonio economico e finanziario, acquisibile con le doti tipiche della mentalità bottegaia giudeo-borghese.

Esisteva dunque un organico e immateriale legame tra personalità e proprietà, tra funzione svolta e ricchezza, tra la dignità personale e il possesso dei beni. Ciò, conferendo all’economia un senso che la trascendeva, le impediva di autonomizzarsi e di costituirsi ragione a se stessa, cioé obiettivo che sovrasta, soffoca e irride ogni forma di dignità, di aspirazione e di sensibilità.

Queste osservazioni dovrebbero essere sufficienti a dimostrare l’infondatezza di eventuali contestazioni mosse da chi dovesse ravvisare nell’utopia comunistico-aristocratica dello Stato popolare una goffa imitazione dei regimi socialisti, più o meno reali, di ispirazione marxista.

Ma, per rigore espositivo, e bene intendersi sul termine comunismo.

Comunismo, nell’accezione marxista, non e comproprietà, poichè questa e un modo di essere della proprietà privata, assimilabile al concetto di «communio» elaborato dal diritto romano. Solo una persona o una comunità di persone o un’entità avente contenuto ontologico [6] possono essere titolari di una proprietà.

Lo stato socialista, che, secondo, Lenin, e destinato a finire «nella spazzatura della storia», non può essere titolare dei beni della nazione, poiché esso e una mera sovrastruttura, priva di un’essenza che possa farne una realtà ideale di tipo platonico. Per i marxisti lo stato e un apparato burocratico-repressivo, uno strumento utile durante la fase di transizione nel corso della quale dovrebbe avvenire il passaggio dal socialismo al comunismo. Quindi, nelle società marxiste, l’abolizione della proprietà privata e in realtà espropriazione della proprietà del popolo a vantaggio dell’oligarchia tecnico-burocratica, nelle cui mani si realizza la coincidenza tra potere politico e potere patrimoniale. Infatti proprietà senza proprietario non esiste: essa e del popolo o dell’oligarchia: la proprietà attribuita a strumenti o a fantasmi giuridici carenti di contenuto umano o ontologico (lo stato marxista) e soltanto un paravento che nasconde la spoliazione del popolo da parte del potere oligarchico, il quale concentra nelle sue mani il monopolio discrezionale dei beni di una nazione.

Nelle concezioni tradizionali, invece, lo Stato e il luogo delle forme ideali, degli archetipi ontologici preesistenti e superiori alla realtà concreta che su di essi e stata modellata. Lo Stato, dunque, «e», non costituisce uno strumento ma un centro reale di potenza che può, di conseguenza, essere titolare della proprietà dei beni della nazione, dei quali concede il possesso ai membri della comunità di popolo, che debbono usarne in conformità al bene comune.” (1)

‘Provateci’ voi a ‘spiegarlo’ all’aspirante incappucciato che sabato si è divertito a sfasciare e mettere a soqquadro una città…

Au revoir

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

17 Ottobre 2011

NOTE –

1) MAURIZIO LATTANZIO : “La disintegrazione del Sistema” , recensione;

GIOVENTU’ ‘BRUCIATA’

17 Ott

GIOVENTU’ ‘BRUCIATA’

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Vorrei morire a quest’età.
Vorrei star fermo mentre il mondo va.
Ho quindici anni.
Programmo la mia drum-machine. E suono la chitarra elettrica.
Vi spacco il culo.

E’ questione d’equilibrio.
Non è mica facile.

Charlie fa surf.
Quanta roba si fa.
MDMA
Ma ha le mani inchiodate.
Se Charlie fa skate, non abbiate pietà.
Crocifiggetelo.
Sfiguratelo in volto con la mazza da golf.
Alleluja, alleluja.

Mi piace il metal e l’ r’n’b.
Ho scaricato tonnellate di filmati porno.
Vado in chiesa e faccio sport.
Prendo pastiglie che contengono paroxetina.

Io non voglio crescere.
Andate a farvi fottere.

Charlie fa surf. Quanta roba si fa. MDMA
Ma ha le mani inchiodate
da un mondo di grandi e di preti. Fa skate.
Non abbiate pietà.
Una mazza da baseball.
Quanto bene gli fa. Alleluja, Alleluja.”

( Baustelle – “Charlie fa surf” album “Amen” 2008 )

“Giovani disponibili per donne senza età

giovani divisibili c’è chi ci sta e chi non ci sta

giovani capelli al vento ma quale vento dentro al bar

chi dice che non è vero che fumare fa male

e che domani se è bello possiamo andare al mare

intanto Figaro ci taglia i capelli e ci consiglia tagli corti

e la ginnastica correttiva per non crescere storti

in mano guide alla seduzione profumi sempre più forti

le nostre donne stan qui ma non ci piacciono tanto

ce ne vorrebbero altre con qualcosa in più

giovani disponibili leccati come caramelle

tu ci scherzi ma se guardi bene vedi che sono più di mille

hanno il coraggio di ondeggiare il sedere come fossero loro le stelle

e andiamo avanti così colpiti da un come va

da un Dio che ci frega la tranquillità

e vedi non c’è niente da fare siamo nati per aspettare

per aspettare che qualcosa si muova e ci venga a cercare

magari un’altra guerra mondiale e una stronzata geniale

ma va bene così o meglio siamo già qui

…e intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film…”

( Luca Carboni – “Giovani disponibili” – album “E intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film” 1984 )

L’assoluto vuoto caratterizzante l’attuale ciclo cosmico spazio-temporale, contrassegnato dall’incedere costante del nichilismo che determina ‘scostanti’ ‘usi’ ed abusi psico-attitudinali di massa (la depauperizzazione del gregge belante), scandisce il lento percorso esistenziale delle anime ‘perse’ nel nulla contemporaneo di una gioventù sempre maggiormente incrine a ‘lasciarsi perdere’….

Mode e modi, atteggiamenti stereotipati, musiche e ‘ritmi’ di un’estenuante ripetitività rappresentano la costante esistenziale di un mondo adolescenzial-giovanile allo sbando. Uno ‘sbandamento’ ontologico deviante che caratterizza la vuota (e spesso, troppo spesso, avvertita come inutile) quotidianità di un’intera generazione.

Se c’è qualcosa che onestamente ci ‘riesce’ difficile ‘invidiare’ (…ammesso e non concesso che ci sia poi qualcosa da ‘invidiare’…’donne’, ‘soldi’, ‘motori’….’ci’ basta la nostra personale ‘collection’ di ‘femmine’ i pochi giudeuri che abbiamo in ‘tasca’ e non siamo mai stati ‘fascinati’ da alcunchè di ‘rombante’ pur ‘provenienti’ -…ci siamo ‘capitati’ per caso un quarto di secolo fa e quando possiamo la ‘abbandoniamo più che volentieri…- dalla terra della Ferrari, della Maserati e della Lamborghini….se avessimo deciso di ‘vivere’ nel e col mito della ‘rossa’ di Maranello probabilmente ne possederemmo già da una ‘vita’ un parco-macchine completo…ci ‘dilettiamo’ invece a ‘coltivare’ l’anima …la ‘nostra’…delle ‘altre’ ‘francamente’…preferiamo i coltivatori di ‘vizi’ ai “coltivatori d’anime”) è la condizione di vuoto assoluto che caratterizza, determina, influenza e ‘violenta’ psicologicamente l’attuale gioventù….

Preliminarmente occorre una sottolineatura “obbligatoria”….premesso che siamo stati anche noi ‘giovani’ e che abbiamo vissuto quel periodo come ‘altri’ senza particolari ‘patemi d’animo’…occorre ‘dire’ che questa gioventù ‘nasce’ e ‘cresce’ già vecchia….priva di stimoli, di ‘estro’, ‘fantasia’….assolutamente uniformata e completamente ‘asservita’ alle logiche sistemiche prim’ancora di ‘crescere’….un’esercito di burattini pronti alla ‘catena di montaggio’ capitalistico-consumistica.

‘Normalmente’ la società ‘dei grandi’ ‘cerca’ (…la cerca del nulla…) risposte conformi al vuoto di valori e alle manifestazioni pseudo-ribellistiche dei ‘giovani’ sempre ‘percepiti’ dal Sistema come un ‘serbatoio per il futuro…(…impiegati, dirigenti, manager o, tuttalpiù manodopera lavorativa …’questo’ il ‘destino’ che viene ‘offerto’ quale ‘compensazione’ sociale dal ‘vertice’ direzionale dell’Oligarchia ….il Sistema tutto deve ‘contenere’ e ‘inglobare’ per continuare a sopravvivere…per primi ‘dunque’ anche i giovani…) e come un magma privo di forma sul quale ‘operare’ quale ‘artista’… La ‘poltiglia’ adolescenziale – secondo gli apprendisti stregoni del Mondialismo – dev’essere lavorata, uniformata, plasmata fino a creare, a ‘sua immagine e somiglianza’, il ‘coglione globale’ ovvero un tipo umano, pure infra-umano, devitalizzato, spiritualmente defunto, soggetto deambulante nella quotidianità senza senso ovvero l’automa sistemico, il burattino conformista al servizio della “collettività” e funzionalmente ‘operativo’ per il benessere sociale.

Quest’individuo massificato dovrà comportarsi adeguandosi culturalmente e idealmente alle mode, ai costumi, alla mentalità ‘imposte’ per ‘condizionamento’ massmediatico dal Sistema. Lavoro, casa, famiglia, ‘vizi’ e ‘sollazzi’ vari ‘caratterizzeranno la sua esistenza fondata esclusivamente nella dimensione dell’avere, nella percezione materialistica e nell’insieme disorganico e disarticolato delle ‘infatuazioni edonistiche’ preliminarmente ‘preparate’ dai ‘laboratori sistemici’.

La vita come supermercato, l’esistenza come distrazione costante, la quotidianità tra tedio, noia, ‘trasgressioni’ ‘programmate’ e ferie, più o meno, ‘pagate’. I ‘diversivi’ sistemici non mancano: dallo sport alla musica fino all’ultima ‘firma’ ‘fashion-style’ non si può dire che al coglione-globale sia fatto mancare qualcosa.

Ovviamente nelle società dello sfruttamento capitalistico non manca il ‘retro’ della ‘medaglia’: non è tutt’oro quello che luccica. All’affermazione per l’affermazione, alla corsa per un posto in prima fila nello ‘show’ sistemico, alle ‘occasioni’ offerte ad una gioventù che ‘freme’ per ‘emergere’ ed affermarsi in ogni campo e settore si sommano i fallimentari esiti esistenziali dei tanti, i ‘più’, che non ‘arrivano’ (….”uno su mille ce la fa/ma quant’è dura la salita” ci ricorda Gianni Morandi…), che si ‘perdono’ nei meandri bui della quotidianità, nel cosiddetto “privato”, nella ‘routine’ contaminante delle file ad un ufficio di collocamento (…hanno eliminato, ci ‘pare’, anche quelli…) o ad un’agenzia interinale, nell’attesa ‘febbrile’ (…mai superato i 36 gradi…’temperatura’ ‘stabile’…) di una telefonata per questo o quel colloquio di lavoro.

Già…il ‘feticcio lavoro’….l’indispensabile lavoro. Il lavoro che rende schiavi e costringe ai compromessi, alle privazioni, alla metamorfosi sociale di individui usi a risponder “si” sempre e comunque. La società capitalistica innalza il ‘lavoro’ per sottomettere alle proprie volontà milioni di individui….”senza un lavoro – ti ‘inculcano’ fin da ‘piccolo’ – non sei nessuno! Senza un lavoro non vali niente!”.

E oggi che con un lavoro in ‘tasca’ non arrivi neanche a fine mese? E oggi in piena crisi economica globale che con uno stipendio non sopravvivi nè riesci a mantenerti? E oggi che grazie a un maledetto straccio di lavoro sei ridotto come e peggio di uno straccio a maledire il lavoro, chi te l’ha dato e chi te l’ha consigliato?

‘Pensateci’ prima ….lavorare ‘stanca’ diceva qualcuno….e di lavoro – a legger di tutte queste ‘morti bianche’ – si muore pure!

Deideologizzati, privati di ideali sui quali fondare la propria esistenza, resi decerebrati dall’incedere costante di mode demenziali da sottosviluppati pensiamo che per i giovani d’oggi sia fondamentalmente un dilemma indecifrabile (…un puzzle da un miliardo di pezzi e senza incastro…) ‘definirsi’ e definire la propria vita.

Questo sistema di sfruttamento, piegato su se stesso da una crisi autoprodotta e fatta pagare sulla pelle dei cittadini (…’tanto’ poi ‘passa’…), cosa ‘offre’ oltre ai malesseri quotidiani e ad una condizione di totale precariato? Ai giovani, alle nuove generazioni, che cosa viene realmente offerto dall’omologazione capitalistico-conformista di una società del benessere dove oramai la maggioranza non vive neanche più bene e dove l’incertezza, l’affanno, la precarietà sono diventati una costante?

Precarietà occupazionale, precarietà relazionale, precarietà estesa a tutti i livelli: da quelli familiari (…nuclei familiari in fase di ‘schiantamento’…) a quelli sentimentali (…’rapporti’ “usa e getta”…) a quelli individuali (…l’individuo occidentale contemporaneo uso a ‘buttarsi via’… “dicono che noi ci stiamo buttando via/beh noi siam bravi a raccoglierci”…canta Luciano Ligabue…ma ‘quanti’ e ‘chi’ soprattutto sapranno ‘raccogliersi’…. costanti ‘ricadute’…alla fine c’è sempre il rischio di restare a terra per sempre…).

Tant’è per le giovani generazioni l’offerta sistemica si riduce e molto….occorre “star buoni” e obbedir tacendo – innanzitutto…. Chinare la testa è la regola numero 1 imposta dal Sistema.

E vendersi è la seconda. Vendita all’ingrosso oramai se consideriamo che questo modus operandi rappresenta la ‘normalità’ di una società che non ha alcuna morale nè valori etici da offrire. La ‘vendita’ viene, del resto, ‘propinata’ e ‘propagandata’ quale ‘scappatoia’ ….’scappatoia’ per il successo, per la carriera, per l’affermazione di se…. Tutto viene ricompreso nella ‘negoziazione’ socio-mercantilistica intrasistemica: il rifiuto non viene neanche considerato ‘accettabile’ nè preso neanche in considerazione dalle ‘meccaniche’ di controllo e alienazione sociale. L’omologazione passa attraverso l’asservimento degli individui ai quali viene deliberatamente offerta una sola condizione: la prostituzione alle dinamiche consumistiche di massa.

La disintegrazione esistenziale degli individui e dei soggetti che compongono il ‘quadro’ sociale delle moderne società rovesciate di massa risulta pertanto ‘conforme’ ai desiderata di un programma di sfruttamento il quale viene ‘irradiato’ mediante i meccanismi di omologazione sistemici alias le imbecilli mode e le demenziali attitudini comportamentali dell’insieme belante. ‘Accettatene’ le regole e vivete ‘felici’….”studio-carriera-lavoro-casa-moglie-famiglia-figli” con annesse corna, divorzi, separazioni….ci continuiamo a chiederci chi ve lo faccia ‘fare’…Tant’è contenti ‘voi’.

Il sistema ‘vince’ essenzialmente per mancanza di uomini di ‘razza’… E più passa il tempo, e più forte aumenta la corrente nichilistica contemporanea, e minori saranno le ‘resistenze’. Tutto diviene funzionale, tutto diventa utile, tutto ‘conforme’ e conformista nella società dell’apparenza e del ‘libero mercato’….E’ l’orgia terminale di una civiltà priva di senso che volge verso la sua fase terminale. La società dei senza Dio e dei senza valori non vive ma deambula.

“Religione e politica, nazione e razza, cultura e costume, diventeranno – scrive Maurizio Lattanzio (1) – puri nomi carenti di qualsivoglia contenuto: rappresentazioni ‘multicolori’ da immettere nei mercantili e cosmopoliti circuiti della società mondiale dello ‘spettacolo’; allucinazioni collettive che surrogano la realtà, estraendo da ogni organico rapporto di interazione con il mondo interiore dell’uomo, il quale, del resto, dovrà essere ed è sostituito da una ‘scatola vuota’ riempita, anzi, meglio: ‘ingozzata’ dai falsi bisogni – ci sono anche idioti che li chiamano ‘aspirazioni’ (sic!) – indotti dall’alienazione consumistica a fini di conservazione e di potenziamento del sistema capitalistico internazionale.”.

Per ‘descrivere’ il malessere condizionante le dinamiche alienanti della società moderna e l’influenza che queste esercitano sulle giovani generazioni ‘consigliamo’ la lettura di un ottimo volume di Umberto Galimberti nel quale viene lucidamente raffigurato il rapporto complesso e articolato tra società e adolescenza, tra il mondo contemporaneo ed i suoi futuri individui.

Scrive Galimberti: “Il nichilismo, la negazione di ogni valore, è anche quello che Nietzsche chiama “il più inquietante fra tutti gli ospiti”. Si è nel mondo della tecnica e la tecnica non tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. Fa solo una cosa: funziona. Finiscono sullo sfondo, corrosi dal nichilismo, i concetti di individuo, identità, libertà, senso, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si è nutrita l’età pretecnologica. Chi più sconta la sostanziale assenza di futuro che modella l’età della tecnica sono i giovani, contagiati da una progressiva e sempre più profonda insicurezza, condannati a una deriva dell’esistere che coincide con il loro assistere allo scorrere della vita in terza persona. I giovani rischiano di vivere parcheggiati nella terra di nessuno dove la famiglia e la scuola non “lavorano” più, dove il tempo è vuoto e non esiste più un “noi” motivazionale. Le forme di consistenza finiscono con il sovrapporsi ai “riti della crudeltà” o della violenza (gli stadi, le corse in moto). C’è una via d’uscita? Si può mettere alla porta l’ospite inquietante? ” (2).

Esiste una risposta a queste domande? Può la società rovesciata di massa riuscire ad offrire alternative valide al vuoto di valori e alla perdita di ideali che oramai contrassegna e distingue l’esistenza di milioni di individui? E quali sono le possibilità per i giovani, che sono mediamente i più vulnerabili agli effetti tsunamici del nichilismo, di fuoriuscire dalla “crisi delle crisi”?

“La tesi di fondo che anima il nuovo saggio di Umberto Galimberti, filosofo, psicologo e saggista di successo, è che il mondo di oggi, in particolare quello dei giovani di oggi, sia pervaso dal nichilismo e dall’assenza di valori e di senso. Il nichilismo infatti è quell’ospite inquietante, ben descritto da Nietzsche a fine Ottocento, che oggi torna ad aggirarsi nella vita dei ragazzi e delle ragazze italiane, cancellando prospettive e orizzonti, intristendone le passioni e fiaccandone l’anima. In un mondo che funziona esclusivamente secondo le leggi della tecnica e del mercato, scrive il filosofo, i giovani si sentono disincantati e sfiduciati, si scoprono disinteressati alla scuola, emotivamente analfabeti, inariditi dentro. Solo il mercato sembra interessarsi di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove però – avverte Galimberti – “ciò che si consuma è la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa”.

Questo stato di disagio fa sì che le famiglie si allarmino mentre risultano inefficaci i rimedi elaborati dalla nostra cultura sia nella versione religiosa, perché “Dio è davvero morto”, sia nella versione laica e illuminista, perché non sembra che la Ragione sia oggi il regolatore dei rapporti tra gli uomini. Nel deserto emotivo, creato dal nichilismo, attecchiscono secondo Galimberti i fenomeni di devianza giovanile noti alle cronache: il bullismo nelle scuole, le violenze degli ultrà negli stadi, l’ecstasy e le altre droghe nelle discoteche, i sassi gettati dal cavalcavia delle autostrade, sino ai gesti più estremi di terrorismo politico, di omicidio e di suicidio.

Ma come uscire da questo cupo scenario, che è per Galimberti innanzi tutto un problema culturale, e non psicologico e sociale? Come andare oltre il nichilismo? La soluzione c’è, scrive il docente di Venezia. E passa, manco a dirlo, ancora per Nietsche, quando ne La gaia scienza il grande filosofo tedesco scriveva: “La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa (…) La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere”. La proposta di Galimberti è dunque quella di risvegliare e consentire ai giovani di dischiudere il loro segreto, spesso a loro stessi ignoto. Se gli adulti sapranno insegnare ai ragazzi l’”arte del vivere”, come dicevano i Greci antichi, che consiste nel riconoscere le proprie capacità, nell’esplicitarle e vederle fiorire secondo misura, allora con questo primo passo i giovani potrebbero innamorarsi di sé. E quell’”ospite inquietante”, messo finalmente alla porta, non sarebbe passato invano dalle loro esistenze.” (3)

‘Voi’ ‘adulti sistemici’ …già ‘adolescenti complessati’ poi ‘adulti mai cresciuti’, ‘individui immaturi’ e infine ‘genitori irresponsabili’… ‘provateci’ a ‘raddrizzare’ nichianamente la ‘situazione’…ammesso e non concesso che ancora sappiate ‘scorgere’ una ‘scintilla’ di ‘furore’ nichiano (….”Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante”….Friedrich Nietzsche un maestro inarrivabile dei gelidi, glaciali, camminamenti del nichilismo…come ci ricordano in una loro ‘azzeccatissima’ canzone i Subsonica…”Gelidi tramonti un tempo erano fuoco sulla terra/ gelidi i tuoi occhi due orbite in un cielo senza luce/ Nel tuo cuore il vento l’eclissi di una sazia e spenta civiltà/ Questo vuoto esploderà, esploderà questo vuoto esploderà, esploderà questo vuoto esploderà, esploderà questo vuoto esploderà, esploderà….”….. noi ‘attendiamo’ che ‘esploda’….”La Glaciazione”…da ‘riascoltare’…attentamente…) vi ‘auguriamo’ buona ‘fortuna’…ne avrete bisogno!

In quanto a noi, affermatori di un ordine fondato sulla Razza e di un’ascesi spirituale fondata sui valori dello Spirito conformi alla visione eroico-sapienzale della Tradizione Islamica shi’ita, continueremo tranquillamente e implacabilmente la ‘cerca del nulla’…”senza fretta ma senza tregua”…al di là e oltre le paraplegiche esistenze deambulatorie dei contorcimenti demenziali di massa (…”Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento? Ovvio, il medico dice “sei depresso”, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento….” ‘cantano’ Francesco Guccini e Luca Carboni – ottima la rivisitazione canora compresa nell’ultimo album “Musiche ribelli” – ne “L’Avvelenata”….).

Siam stati ‘giovani’ anche noi….”giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo/ e un cazzo in culo e accuse d’ arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta…”…ma la testa non l’abbiam mai ‘persa’ e continueremo a ‘pensarla’ – e soprattutto ‘viverla’ – come il Grande di Rocken per il quale: “[Il grande stile] ha in comune con la grande passione il fatto che disdegna di piacere; che si scorda di convincere; che comanda; che vuole… Riuscire a dominare il caos che si è; costringere il proprio caos a diventare forma: diventare logici, semplici, univoci, diventare matematica, legge: ecco la grande ambizione. Ma essa ripugna; niente eccita più l’amore per questi violatori [Gewaltmenschen] – intorno a loro grava una solitudine, un silenzio, una paura come di fronte a un grande sacrilegio…” (4).

Abbiamo scelto da una vita la nostra ‘barricata’….non molliamo nè molleremo mai …non ci riusciremmo neanche ‘volendo’…anche perchè…ha ragione Guccini “…e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare/ ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto”….

Il mondo si divide in due categorie: gli uomini di razza e i burattini sistemici della moderna società dell’omologazione di massa.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

DA NABATHIYEH (LIBANO MERIDIONALE)

 

Note –

1 – Maurizio Lattanzio articolo “Il Mondialismo” dal mensile “Orion” nr. 15 del dicembre 1985 ripubblicato da “Avanguardia”;

2 – Umberto Galimberti – “L’ospite inquietante – I giovani e il nichilismo” – ediz. “Feltrinelli” – Milano 2007;

3 – recensione a cura del sito internet IBS Libri;

4 – Friedrich Nietzsche – Aforismi;

 

 

Articolo pubblicato sul sito internet www.terrasantalibera.org in data 17 Agosto 2009