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LA FOGNA LIBICA

23 Ott

 

LA FOGNA LIBICA

 

–       di Dagoberto Bellucci

 

 

In queste ultime ore stanno affiorando nuovi, a dir poco sconcertanti, particolari sulla cattura del Colonnello Muhammar Gheddafi.

 

E quello che emerge è il putrido olezzo di una fogna a cielo aperto.

 

E’ questa l’immagine della “nuova Libia” che criminali comuni e banditi, con il consenso e l’aiuto dell’America e dell’Europa, stanno edificando sul cadavere martirizzato del deposto Leader libico.

 

Stavolta , senza se e senza ma, scriviamo Leader in maiuscolo, con la ‘L’ maiuscola perché sia chiaro a tutti: non abbiamo mai nutrito particolari simpatie per Gheddafi quand’era al potere, durante il suo apogeo sicuramente marcato da molti errori e troppo esibizionismo talvolta al limite del folkloristico, ma l’Uomo ha superato il Politico; e la sua terribile fine, eroica, ha riabilitato una vita intera; al di là di molti show e oltre alcune delle apparizioni e dichiarazioni specie di quelle degli ultimi anni.

 

Era questo il personaggio , nel bene come nel male, che si era costruito: dopo aver cavalcato per quindici anni gli ultimi fuochi rivoluzionari del nasserismo in declino ed aver sostenuto mirabilmente i gruppi della resistenza palestinese in qualunque modo spingendosi probabilmente oltre il limite del lecito (…perché “Israele” e l’America che cosa fanno regolarmente se non infrangere qualunque regola, qualsiase diritto e qualsivoglia legge internazionale? … “occhio per occhio, dente per dente”…farisaica lezione che si deve imparare e in fretta quando ci si confronta con il giudaismo mondiale e l’arroganza imperialista di una nazione di vaccari e puttane, finti moralisti e calvinisti fondamentalisti, quali sono gli Stati Uniti d’America…) Muhammar Gheddafi ha preferito, o meglio ‘optato’ , per un ridimensionamento delle proprie velleità e mire trasformandosi in grande imprenditore di sé stesso e della sua nazione che,  situata nel continente più povero del pianeta, aveva saputo riformare, modernizzandone l’economia e mantenendo livelli di vita con standard altissimi quasi a livelli europei.

 

L’avvicinamento, progressivo, all’Occidente, le buone relazioni intrattenute con tutte le cancellerie europee, l’alleanza ‘antica’ con gli italiani – suoi ‘mentori’ e salvatori in almeno un paio di occasioni , cementificata dall’accordo di cooperazione siglato tre anni or sono grazie ai più che cordiali rapporti personali intessuti con Silvio Berlusconi non sono bastati per salvargli la vita.

 

Quando il mondo si fa bestiale , quando muoiono pietà e ragionevolezza, tutto diventa lecito: è questa la lezione – ulteriore dopo i fattacci noti delle carceri irachene ( impossibile non citare Abu Ghraib) e le sevizie condotte dagli aguzzini a stelle e strisce sui prigionieri del disgraziato paese mesopotamico e simile alle oramai quotidiane cronache che provengono dall’emporio criminale sionista occupante la Palestina dove l’omicidio è di routine e il crimine una prassi consolidata da oltre sessant’anni di attività criminali e barbarie con kippah –  che deve essere memorizzata del conflitto che l’Occidente, con il suo braccio militare dell’Alleanza Atlantica ed i suoi esecutivi pavidi con i forti e arroganti, sprezzanti e cinici con le nazioni più deboli, ha scatenato contro la Jihamahiriyah libica ed il suo Capo.

 

Gheddafi senz’altro è responsabile di crimini, lo è stato nel passato e probabilmente altri gliene saranno attribuiti più recenti. E’ lui il responsabile della scomparsa dell’Imam Moussa Sadr , guida spirituale degli sciiti libanesi misteriosamente svanito nel nulla con due compagni di viaggio alla fine di agosto di trentatre anni or sono: con molte probabilità finiti tutti in una qualche cella delle carceri di massima sicurezza libiche.

Le autorità libanesi avevano, da qualche anno, richiesto l’incriminazione internazionale per il leader libico. Inutilmente.

Troppo potente, all’epoca.

Oggi che Gheddafi è morto, o per esser chiari è stato bestialmente e selvaggiamente assassinato dopo un linciaggio, rendiamo onore all’uomo.

Non era il nostro leader. Ma ha saputo morire con dignità mantenendo fede alla parola data, in un mondo di quaquaraqua  e di prostitute , in una società dell’immagine e della fiction (anche , soprattutto, di quella politica) la morte di Gheddafi rende merito a chi, in tutti i tempi ed in tutte le forme, ha saputo affrontare l’Estrema Prova con dignità e coraggio, dando un senso ‘altro’ della propria esistenza al di là , cioè, di quanto – sia pure di errato – era stato commesso in vita.

Gheddafi muore. L’Occidente mondialista con kippah esulta.

Esulta Hillary Clinton, segretario di Stato americano, ed esultano le cancellerie europee.

Il “nostro” capo dello Stato Giorgio Napolitano parla di “pagina drammatica” che “si chiude”….altri di “liberazione” e “diritti umani”….solita vuota retorica democratica per sottolineare che un’altra nazione è stata occupata, disintegrata e asservita alle logiche usuraie della casta degli oligarchi mondialisti.

La “nuova Libia”, come già l’italietta repubblicana e antifascista nella primavera del ’45 ed altre nazioni cadute sotto il giogo dei padroni del pianeta ed i diktat della Finanza Plutocratica, nasce male: è stata aperta una fogna che impesterà per parecchi mesi ancora , forse qualche anno, i cieli del Mediterraneo.

Le drammatiche immagini ed i resoconti finora arrivati alle varie redazioni giornalistiche e ritrasmessi senza alcun pudore né senso etico dalle agenzie di stampa e dai diversi strumenti a disposizione delle centrali di disinformazione del Mondialismo ci danno un’idea assai chiara di ciò che realmente rappresenta la moderna democrazia a stelle e strisce: pura barbarie.

 

La stessa identica barbarie con la quale nella primavera del 1945 vennero trattati in tutta Europa “collaborazionisti” e fascisti; la stessa lurida barbarie che porterà allo scempio di Piazzale Loreto; la medesima barbarie che abbiamo visto in azione nell’Iraq del post-Saddam sotto occupazione americana.

Inutile attendersi “beau gest” e “cavalleria” da una nazione nata mediante ad un genocidio di un popolo: gli americani sono, e saranno sempre, un paese di vaccari arroganti e prostitute sgraziate e volgari; irriducibilmente cinici, perversi, crudeli per il gusto della crudeltà, una nazione degenerata,  di malati  cronici ; dove, ai vertici più alti dell’amministrazione politica, si estrinsecano in tutta la loro satanica malvagità il sessismo, il militarismo, la demonia del danaro, l’edonismo individualista e il cosiddetto ‘senso pratico’ dell’America che nient’altro è , e mai potrà essere, che un cieco “fotti il prossimo tuo” con qualunque mezzo e in qualunque occasione.

E’ la società dell’immagine, della materialità, della definitiva scomparsa di qualsivoglia valore che non sia materialistica apparizione dell’infernale caduta verso il più profondo degli abissi.

Pensavamo con il socialismo cosiddetto ‘reale’ dell’URSS e dei suoi satelliti ed alleati di aver toccato il gradino più basso dell’infamia in quanto ad atrocità e crimini, l’America – il Grande Satana parafrasando il compianto Imam Khomeini (che Dio lo abbia in gloria) – oggi ci ricorda che in questa “speciale” classifica non intende rimanere secondo a nessuno.

Piaccia o dispiaccia Gheddafi è morto da uomo. Da eroe.

Lui che avrebbe potuto comodamente trasferirsi in un paese amico del continente africano o accettare l’invito del Venezuela del suo amico Hugo Chavez, ha preferito mantenere fede alla parola data, restare in Libia, dirigere le ultime forze lealiste della resistenza e morire da uomo.

Berlusconi si risparmi le sue ‘colte’ locuzioni latine e taccia.

La danza macabra sui resti di quello che fu il Leader della Libia per oltre quarant’anni è appena cominciata… sciacalli ed avvoltoi giunti da ogni dove hanno cominciato la loro “festa”.

Quella di Libia non è stata una guerra. E’ stata una carneficina.

Quella di Gheddafi non è stata una dipartita. E’ stato un linciaggio ed un’ignominia che rimarrà sempre, indelebile, a macchiare le coscienze sporche dei nuovi “padroni” del paese nordafricano e dei loro “tutori” internazionali.

Peccato solo che i barbari assetati di sangue dell’Occidente ed i loro vergognosi alleati del mercenariato locale non sappiano minimamente neanche dove stia di casa la parola “coscienza” né ne abbiano mai avuta mezza.

La lunga notte democratica cala sulla ‘nuova’ Libia.

Nel chiuso dei loro consigli d’amministrazione e delle loro sinagoghe gli strozzini ballano….

Il mondo si divide in due categorie: chi ha un progetto rivoluzionario antagonista e chi sogna l’utopia criminale dell’One World, il Governo unico mondiale che gronda del sangue dei popoli oppressi sull’altare della democrazia, dei “diritti umani”, del sistema di sfruttamento ed asservimento globale che chiamano capitalismo… La Grande Usura.

 

Au revoir…

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

23 Ottobre 2011

Palestina/scambio prigionieri: sconfitta storica per Israele

23 Ott

Palestina/scambio prigionieri: sconfitta storica per Israele

 

Doveva essere un gioco da ragazzi ed invece è risultato impossibile.

L’intelligence del regime sionista, nei primi giorni dopo l’arresto nei territori palestinesi del soldato Gilad Shalit, pensava di riuscire a rintracciarlo e liberarlo con una operazione lampo.

Ed invece, dopo circa 2000 mila giorni di prigionia, l’intelligence israeliana è stata costretta ad ammettere la sua impotenza ed il regime di TelAviv è stato costretto ad accettare le condizioni dei palestinesi per lo scambio dei prigionieri. Il bello è che si è appreso che il regime sionista aveva promesso addirittura un premio di 10 milioni di dollari per chi avesse trovato il luogo dove era imprigionato Shalit, ma nulla era servito a raggiungere tale obbiettivo.

Lo scambio è una vittoria soprattutto per Hamas ed una conferma all’esattezza dell’approccio che esso ha alla questione della Palestina: “indurre” il nemico a rispettare i diritti palestinesi e non elemosinare i propri diritti attraverso i negoziati o le trattative di pace. In altre parole, pure la questione dello scambio dei prigionieri, dimostra che Israele comprende solo il linguaggio della forza, dato che altrimenti non avrebbe mai liberato un migliaio degli 11 mila palestinesi che tiene imprigionati, tra cui pure donne e bambini.

Come ha detto Aziz Al Dweik, presidente del parlamento palestinese, subito dopo lo scambio dei prigionieri ha affermato che questa esperienza ha dimostrato che “la resistenza” è la via migliore per liberare tutti i prigionieri palestinesi. Intanto ieri Gaza era in festa per la liberazione dei propri cari e la gente sventolava bandiere e venivano distribuiti dolci per le strade.

Lo scambio è pure un qualcosa di rilevante sotto il profilo della politica interna palestinese; dopo la richiesta di Riconoscimento della Palestina che pare sia finito solo in tanto fumo e niente arrosto, lo scambio dei prigionieri attuato da Hamas è una vittoria materiale e tangibile e con tutta probabilità dirotterà verso questa fazione palestinese e gli altri gruppi della resistenza le preferenze dei palestinesi.

 

( Fonte: http://italian.irib.ir )

Gheddafi ucciso: il convoglio bombardato da un drone pilotato da Las Vegas

23 Ott

Gheddafi ucciso: il convoglio bombardato da un drone pilotato da Las Vegas

 

DI THOMAS HARDING
Telegraph.co.uk

Il convoglio del colonnello Gheddafi è stato bombardato da un drone Predator e poi attaccato dai jet francesi prima che il deposto dittatore venisse ucciso dai combattenti ribelli, hanno chiarito le fonti militari.

Le forze della NATO hanno individuato Gheddafi come obbiettivo militare – dopo che le forze del leader libico avevano iniziato a sparare sui civili -, mentre cercava di fuggire da Sirte in un convoglio di più di 100 veicoli.

Si comprende che i Tornado della RAF stavano pattugliando Sirte al momento del tentativo di fuga, ma che non erano direttamente coinvolti nell’operazione.

Gheddafi è stato sottoposto alla sorveglianza delle forze della NATO nelle ultime settimane dopo che un progresso dell’intelligence gli ha consentito di individuare la sua ubicazione.

Un drone americano e una serie di velivoli spia della NATO erano stati spiegati sulla sua roccaforte di Sirte per assicurarsi che non potesse scappare.

Le fonti dell’intelligence hanno suggerito che nei suoi ultimi giorni Gheddafi avesse rotto la sua rigida regola del silenzio telefonico e che è stato ascoltato nell’utilizzo di un telefono cellulare o satellitare. La tecnologia per il riconoscimento vocale avrebbe immediatamente intercettato ogni sua chiamata.

Anche gli agenti dell’MI6 e i funzionari della CIA sul terreno stavano raccogliendo informazioni e si ritiene che a Gheddafi sia stato dato un nome in codice allo stesso modo in cui le forze USA hanno utilizzato il nome Geronimo nel corso dell’operazione per uccidere Osama bin Laden.

Dalla caduta di Tripoli avvenuta in agosto, i servizi informativi hanno cercato Gheddafi in tutta la Libia e anche oltre, usando agenti, forze speciali e attrezzature spia.

Le forze speciali statunitensi e britanniche hanno setacciato la zona nei pressi dell’ex roccaforte di Sirte e nel sud della Libia senza riuscire a scovarlo.

A un certo punto avevano concluso che probabilmente era scappato dal paese.

Ma mentre il Consiglio Nazionale di Transizione stava aumentando la pressione su Sirte, Gheddafi ha deciso di andarci alle 8.30 di ieri mattina.

Le forze della difesa hanno ritenuto l’iniziativa “equivalente a un suicidio”.

“Gli US Predator e i droni francesi stavano tenendo d’occhio il centro di Sirte da alcune settimane, cercando di monitorare cosa stesse accadendo sul campo di battaglia”, ha riferito una fonte dell’intelligence. “Stavano rilevando un quadro di vita normale quando poi quella mattina è avvenuto qualcosa di inconsueto, un gruppo numeroso di veicoli che si riuniva, che stava mostrando un’attività davvero inusuale, e quindi è stata presa la decisione di seguirli e di attaccarli.”

Anche i velivoli di guerra elettronica, come l’American Rivet Joint o il French C160 Gabriel, hanno rilevato i movimenti di Gheddafi nel suo tentativo di fuga.

Non c’erano RAF Nimrod R1 per intercettare i messaggi di intelligence perché sono stati tagliati nel corso della campagna per i tagli alle spese della difesa.

Ma un paio di RAF Tornado GR4 erano in pattuglia di “ricognizione di truppe” e hanno fornito informazioni sui movimenti dei veicoli.

Il drone Predator, decollato dalla Sicilia e controllato via satellite da una base fuori Las Vegas, ha colpito il convoglio con vari missili anti-carro Hellfire. Poco dopo i jet francesi, probabilmente i Rafale, sono intervenuti, prendendo di mira i veicoli con bombe da 500 libbre Paveway o con munizioni di precisione AASM da 600.000 sterline.

Ci si aspetta che le forze britanniche si ritirino dalla Libia nelle prossime settimane. La scorsa notte William Hague, il Segretario agli Esteri, ha detto: “Ci stiamo avvicinando alla fine della missione della NATO.”

Comunque, ha detto che prima di lasciare il paese, “penso che dovremmo essere sicuri che non ci siano altre sacche di resistenza pro-Gheddafi”.

Negli ultimi sei mesi le forze armate britanniche hanno effettuato decine di sortite sulla Libia e i jet della RAF hanno condotto bombardamenti aerei multipli.

Il costo della missione per i contribuenti britannici si colloca attorno ai 300 milioni di sterline.

Fonte: Col Gaddafi killed: convoy bombed by drone flown by pilot in Las Vegas

Tratto da: http://www.comedonchisciotte.org