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ITALIA IN ALTO MARE

10 Gen

 

 

 

ITALIA IN ALTO MARE

 

 

 

 

–  di Dagoberto Bellucci

 

 

 

 

 

 

 

“…poi vedo papà

della mia età

con debiti e casini

a volte qualcuno va dai vicini

con i fucili

società che nuoce alla salute

a me piace starne ai bordi

sputare quando ti sporgi

è che un tot di gente fraintende

ancora il mio modo di pormi

e dare fastidio a chi non ha senso dell’umorismo…”

 

 

( J AX – “Immorale” – Album “DecaDance” – 2009 )

 

 

 

 

Ci sono cose che nessuno ti dirà…
ci sono cose che nessuno ti dirà…
sei nato e morto qua
sei nato e morto qua
nato nel paese delle mezze verità…”

 

 

( Fabri Fibra – “In Italia” – Album “Bugiardo” – 2007 )

“Se si vuole davvero cambiare qualcosa,

bisogna cominciare a cambiare sé stessi,

andando contro sé stessi fino in fondo.

Il massimo impegno civile è l’autocontestazione”

 

 

( Carmelo Bene – citazioni da “L’Europeo” 1968 )

 

 

 

 

 

 

L’Italia, ‘o paese ‘cchiu stupete du munne’, è approdata nel nuovo anno solare 2012 con molti dubbi, una infinità di domande, paura e perplessità per il futuro prossimo e pochissime certezze.

 

Gli italiani hanno finalmente avvertito i morsi della crisi economica globale e stanno incominciando a farsi i conti in tasca. Probabilmente per molti di loro il trend negativo era in atto già da qualche anno ma, mai come in questo 2011, le difficoltà di arrivare a fine mese, i problemi legati alla conservazione del posto di lavoro e la mancanza di prospettive hanno pesato sul sentimento collettivo di inquietudine quotidiana.

 

Mancano precise scelte politiche. Manca una politica economica che incida sulla crescita del paese.

 

In particolare sono mancate le opportune riforme e il saper aggiornare al mercato globale le industrie soprattutto quelle locali, medio-piccole imprese che hanno costituito per anni la risorsa principale del boom economico.

 

Senza le piccole e medie imprese – che rappresentano il nocciolo duro della nostra economia – non esisterebbero prospettive occupazionali in un paese che ha poche multinazionali (fra tutte la Fiat) peraltro sempre protette, sovvenzionate e garantite dai detentori del potere politico con i risultati che attualmente il gruppo torinese si permette di imporre i suoi diktat in nome delle nuove regole del mercato globale, della delocalizzazione che permette ai Marchionne di fare il bello ed il cattivo tempo giocando sulla pelle di centinaia, migliaia, di lavoratori.

 

Un esecutivo serio avrebbe imposto alla Fiat di sottostare ai vincoli nazionali che , piaccia o dispiaccia, la legano al paese.

 

Un paese, sia detto per inciso, che arriva profondamente sfiduciato a confrontarsi con le drastiche misure adottate dal governo Monti. La manovra lacrime e sangue del professore delegato dai poteri forti (Goldman Sach’s, Bildeberg Group e Trilateral Commission) a rottamare l’azienda-Italia inizierà a far sentire tutto il suo peso e manterrà stabile il malumore che oramai serpeggia in sempre più vaste fasce della società.

 

A tutti i livelli oramai appare evidente che si sia compreso chi esattamente è il premier Mario Monti e quali interessi sia stato chiamato a tutelare, operando un vergognoso salvataggio del sistema bancario che, di fatto, è il principale responsabile della crisi economica che persiste oramai a livello globale da più di tre anni.

 

L’allarme recessione lanciato qualche settimana or sono da importanti istituti analitici non lascia dubbi in merito: per vedere chiaramente quali saranno gli esiti – e ammesso e non concesso che non vi siano nuove operazioni speculative contro il paese, che nuovi fulmini di guerra non arrivino a turbare la già fragile economia mondiale con ripercussioni pesantissime soprattutto su un paese qual è il nostro profondamente dipendente dai paesi produttori di petrolio (e il clima di tensione che è stato alimentato dagli americani nello stretto di Hormuz con quotidiane provocazioni all’Iran non fanno certo ben sperare) oltretutto facile preda di possibili tsunami finanziari – della manovra governativa, se l’esecutivo Monti avrà preso le contromisure adatte o serviranno nuovi interventi occorrerà attendere qualche mese anche se, fin d’ora, appare chiaro che gli alti e bassi borsistici siano indipendenti dalle politiche d’emergenza finora adottate e il risanamento dei conti pubblici rimanga una chimera.

 

Alla luce degli ultimi avvenimenti occorre rilevare che il nodo cruciale sul quale si giocherà la partita decisiva sarà quello relativo al lavoro: se non si creeranno nuovi posti di lavoro difficilmente si potrà far ripartire l’industria e di conseguenza il commercio nazionali.

 

Ma i dati presentati dall’Istat non sono confortanti.

 

 

“Brutte notizie dal mercato del lavoro in Italia. “Il tasso di disoccupazione nel mese di novembre si attesta all’8,6%, +0,1% rispetto al mese precedente e +0,4% su base annua”.
E’ quanto riportano le stime provvisorie dell’Istat che sottolineano come sia: “particolarmente elevata la disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni), cresciuta dello 0,9% su mese e dell’1,8% su anno a quota 30,1%”.
“Nel dettaglio – rileva l’Istituto di statistica – a novembre gli occupati sono 22.906 mila, in diminuzione dello 0,1% (-28 mila unità) rispetto a ottobre. Il calo riguarda la sola componente femminile. Nel confronto con lo stesso mese dell’anno precedente l’occupazione diminuisce dello 0,3% (-67 mila unità). Il tasso di occupazione si attesta al 56,9%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali nel confronto congiunturale e di 0,2 punti in termini tendenziali“.
“Il numero dei disoccupati – spiega ancora l’Istat – pari a 2.142 mila, aumenta dello 0,7% (+15 mila unità) rispetto a ottobre. La crescita riguarda la componente femminile. Su base annua il numero di disoccupati aumenta del 5,6% (+114 mila unità)”.
 “Gli inattivi tra 15 e 64 anni – conclude l’istituto di statistica – diminuiscono dello 0,1%, rispetto al mese precedente. In confronto a ottobre il tasso di inattività rimane stabile e pari al 37,8%” (1).

 

 

Aumenta dunque la disoccupazione e preoccupa in particolare il dato su quella giovanile. Le nuove generazioni sempre più sfiduciate oltre a non vedere prospettive sul medio termine rischiano di ritrovarsi senza alcuna garanzia per il presente. Un paese che non offre lavoro ai giovani non può avere futuro e questa è probabilmente la sfida più grande con il quale sarà chiamato al confronto il governo.

 

La cartella clinica del paese Italia, disegnata sempre dall’Istat nel suo annuario statistico lo scorso dicembre è alquanto eloquente e non lascia spazio a nessun ottimismo: lo scenario che ne esce è quello di un paese sempre più vecchio , con un tasso di disoccupazione in crescita costante (due milioni gli italiani in cerca di un’occupazione) e oltretutto con la conferma di un trend negativo per quanto concerne la natalità.

 

 

“La popolazione italiana è aumentata nel 2010 di circa 286.000 unità, assestandosi a quota 60.626.442. Tuttavia, l’Italia è un paese sempre più vecchio, con il 20% della popolazione che supera i 65 anni di età.”  scrive l’Istat (2) che, al danno la beffa per i soliti contribuenti cornuti e mazziati, rileva l’aumento esponenziale delle remunerazioni dei dipendenti di Palazzo Chigi (incremento del 15.2%).

 

 

I profitti della casta, ancora al centro di numerose polemiche, sembra siano tra le poche conferme di un paese che ha perso di competitività e affoga nei debiti , strozzato da giri d’usura sempre più nelle mani della malavita organizzata e sottoposto a una tassazione quotidiana che appare il leit-motiv di tutti gli esecutivi succedutisi negli ultimi quindici anni (anche il centro-destra non ha saputo sottrarsi dal ricorso a nuove gabelle smentendo così clamorosamente i roboanti slogan elettorali di qualche anno fa).

 

La pubblicazione, alcuni giorni fa, della relazione circa i  risultati e le attività della Commissione governativa sul livellamento retributivo Italia-Europa, presieduta dal professor Enrico Giovannini e incaricata di equiparare gli stipendi dei parlamentari italiani a quelli europei ha ulteriormente inasprito il dibattito politico.

 

 

La casta politica ha provato a mettere in discussione le cifre fornite dalla Commissione eppure “i dati della commissione parlano chiaro e sono assolutamente ineludibili. Non è l’indennità parlamentare a fare eccezione rispetto agli altri Paesi europei, ma sono tutti i benefici che ai parlamentari sono concessi a partire da rimborsi e diarie. Benefici che consentono ad un deputato di arrivare a pesare sulle casse dello stato fino a 16.000 euro al mese. Quello che stupisce l’opinione pubblica non è che l’indennità parlamentare sia a norma con quella europea, ma che nonostante siano stati richiesti enormi sacrifici agli italiani e sull’Italia pesi uno spaventoso debito pubblico, si sprechi ancora fiato sui costi della politica senza intervenire immediatamente per frenare una dilapidazione inutile – ma utilissima per qualcuno – di denaro pubblico. La camera, per rispetto, avrebbe dovuto soltanto tacere.

Un deputato italiano riceve circa 16.000 euro al mese: 11.283 euro lordi come indennità parlamentare, 3.503 euro come indennità di residenza/diaria, 1.331 per le spese. In più riceve dal gruppo di appartenenza 3.690 euro per le spese di segreteria e rappresentanza da distribuire ai collaboratori. In Francia un deputato riceve in totale 13.500 euro, in Germania 12.600 e in Spagna circa 5.000 euro.  

A differenza dell’Italia, però in Germania e in Francia collaboratori e portaborse hanno stipendi più alti e sono pagati direttamente dalla Camera, con sistemi di risparmio efficienti. Inoltre, a differenza dei colleghi europei, i  parlamentari italiani hanno numerosi vantaggi per quanto riguarda viaggi e trasporti con libera circolazione ferroviaria, autostradale, marittima e aerea. In Francia, invece, è assegnato un numero limite di viaggi, mentre in Germania i parlamentari hanno diritto solo alla libera circolazione ferroviaria, insieme al rimborso per i voli domestici.  

Ma non sono solo le indennità parlamentari a gravare sulle casse dello stato. La Commissione ha infatti individuato 34 Enti, Istituzioni, Autorità, Commissioni che abbiamo inventato noi italiani e che non hanno nessuna corrispondenza nei sei Paesi europei oggetto d’indagine.” (3)

 

Ricordiamo ancora l’apprezzabile, in fondo almeno c’era un certo ‘stile’ nell’uomo, discorso pronunciato in Parlamento dall’ex segretario socialista Bettino Craxi quando provò a difendere il “sistema” delle mazzette e delle tangenti scoperchiato con l’operazione giudiziaria ‘Mani Pulite’ nel 1992-93.

 

Operazione che fu un vero e proprio colpo di stato eterodiretto da interessatissimi ambienti della finanza internazionale, gli stessi che hanno piazzato Mario Monti alla guida del governo tecnocratico e che favorirono le privatizzazioni delle principali aziende pubbliche e banche del paese, con l’avallo della magistratura politicizzata di sinistra.

 

Un blitz che non riuscì a concretizzarsi soltanto per la discesa in campo – imprevista e improvvisa –  di Silvio Berlusconi e la nascita di Forza Italia che sbaragliò elettoralmente il centro-sinistra. La finanza internazionale ha atteso pazientemente che l’astro berlusconiano andasse progressivamente spegnendosi nonostante tutte le rassicurazioni date dal Cavaliere, la linea ultra-liberista perseguita in economia dall’esponente Bildeberg ed ex ministro berlusconiano Giulio Tremonti e il rassicurante filo-sionismo con conseguente accomodante allineamento alle politiche imperialistiche statunitensi (missioni militari in Iraq, Libano e Afghanistan) in politica estera.

 

Con o senza Berlusconi l’Italia difficilmente uscirà da questa crisi, è questo quanto emerge a due mesi di distanza dal golpe tecnocratico che ha cacciato il Cavaliere dalla stanza dei bottoni.

 

E’ quanto emerge fino a questo momento a due mesi di distanza dalla ‘consegna delle armi’ del Cavaliere di Arcore che abbandonando il campo darà via libera al colpo di stato dei poteri forti favorito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – come si è visto recentemente su indicazione pare della cancelliere tedesca Angela Merkel – e realizzato dall’uomo della Goldman Sach’s Mario Monti.

 

Al di là di quale sia il timoniere il problema è che la goletta Italia resta senza timone e la rotta da seguire appare giorno dopo giorno sempre più impervia.

 

L’Italia , un paese sempre più in alto mare.

 

 

 

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

10 Gennaio 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTE –

 

1)     Articolo: “Lavoro: Istat, la disoccupazione a novembre sale al 8,6%, al top dal 2010”dal sito informatico www.confesercentiservizi.com del 9 Gennaio 2012;

2)     Articolo – “Istat, italiani più vecchi e disoccupati”, dal sito informatico www.newnotizie.it  16 dicembre 2011;

3)     Alessandra Comparelli – “Casta, parlamentari italiani i più pagati d’Europa. La Cameraribatte: dati falsi e insufficienti” – dal sito internet www.it.ibtimes.com del 4 Gennaio 2012;

S.E. PRES. MAHMOUD AHMADINEJAD EN VENEZUELA ( 8-9 Enero 2012 )

10 Gen

VENEZUELA/ IRAN – Ahmadinejad arribó a Venezuela en inicio de gira por América Latina

10 Gen

Ahmadinejad arribó a Venezuela en inicio de gira por América Latina

por ANDES/@relicheandres » 19:04 – 8 ene 2012  

Caracas, 08 ene (Andes).- El presidente de Irán, Mahumd Ahmadinejad, arribó este domingo a Venezuela, en el inicio de una gira oficial por América Latina que también lo llevará a Nicaragua, Cuba y Ecuador.

El mandatario persa fue recibido por el vicepresidente venezolano, Elías Jaua Milano, en el aeropuerto Internacional Simón Bolívar, en Maiquetía.

Ahmadinejad se encuentra con una delegación de, aproximadamente, 100 personas.

Durante su programa Aló Presidente, Hugo Chávez anunció que a partir del lunes trabajará junto a su homólogo “revisando convenios de cooperación”.

Ahmadinejad estuvo en Venezuela en noviembre de 2009, cuando ambas naciones firmaron 68 proyectos de cooperación bilateral en materia de agricultura, industria, comercio y energía.

En ese entonces también fue inaugurado el Fondo Único Binacional Irán-Venezuela, para estimular la producción e inversión entre ambas naciones.

“Nuestras relaciones con los países de América Latina son muy buenas y se desarrollan. La cultura de los pueblos de esa región y sus exigencias históricas se asemejan a las demandas del pueblo iraní”, manifestó el mandatario del país persa en el aeropuerto Mehrabad antes de salir a Venezuela.

“Se trata de pueblos que tienen un pensamiento anticolonialista, es por eso que ellos resisten ante el régimen de la opresión”, agregó en referencia a Estados Unidos.

“América Latina era una región que el régimen de la opresión consideraba como su patio trasero y donde pensaba que podía hacer lo que quería, pero actualmente los pueblos de esas regiones se han despertado y actúan en forma independiente”, recalcó.

El pasado viernes, Estados Unidos pidió a los países latinoamericanos que “no profundicen sus vínculos” con Irán, mientras que aumenta la presión para que Teherán renuncie a su pacífico programa nuclear.

 

( Fonte: www.andes.info.ec )