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LIBANO 2005/ SIRIA 2011 – GENEALOGIA DEL COMPLOTTO MONDIALISTA CONTRO LA SOVRANITA’ NAZIONALE ARABA

27 Gen

LIBANO 2005/ SIRIA 2011 – GENEALOGIA DEL COMPLOTTO MONDIALISTA CONTRO LA SOVRANITA’ NAZIONALE ARABA

–         di Dagoberto Bellucci

 

Dieci mesi di violenze indiscriminate portate su tutto il territorio nazionale siriano, quotidiani attacchi di bande di criminali contro le forze di sicurezza, la polizia e le forze armate, quasi un migliaio di agenti e soldati caduti in agguati, due attentati mortali compiuti attraverso l’uso di autobombe nel cuore della capitale Damasco contro edifici della sicurezza: è questo il bilancio fino ad oggi del complotto atlantico-sionista che ha investito dal marzo dello scorso anno la Siria di Bashar al Assad.

La Repubblica Araba Siriana è diventata il target privilegiato di una violenza cieca e di un terrorismo interno alimentato dalle centrali della sedizione straniere. Fin dall’inizio delle prime manifestazioni contro il legittimo governo a guida Ba’ath fu evidente l’interesse delle potenze straniere per fomentare un’insurrezione che, progressivamente, è andata perdendo d’intensità alimentandosi esclusivamente attraverso le armi del terrorismo che colpisce il popolo e miete vittime tra i cittadini inermi.

Il popolo siriano ha dato una grande lezione di dignità ed orgoglio nazionali compattandosi unito attorno alla leadership del suo Presidente, dr. Bashar al Assad, ed alle forze armate impegnate quotidianamente a sopprimere il fenomeno terroristico.

 

Fenomeno che si è innestato sui fermenti rivoluzionari prodotti in tutto il mondo arabo dall’inizio dell’anno scorso – le cosiddette “primavere” , movimenti di protesta popolare spontanei sui quali si sono innestate immediatamente le attenzioni degli esperti di quello che viene definito a livello di intelligence statunitense come “caos costruttivo” somma di provocazioni e sedizione finanziate e teleguidate da apparati, centri studi e servizi segreti quali CIA e Mossad e da organizzazioni quali OTPOR da anni alacremente attive per provocare ‘dissesti’ geopolitici dall’Ucraina alla Serbia al Libano – che , dopo la cacciata dei despoti filo-occidentali Ben Alì in Tunisia e Mubarak in Egitto, puntava a destabilizzare il solo Stato sovrano della penisola araba, la Siria di Assad, politicamente puntato contro il Sionismo e l’Imperialismo degli Stati Uniti ovvero la nazione-guida a livello arabo di quel fronte del rifiuto che, a partire dagli accordi di Oslo del 1993,  ha mantenuto saldo il suo ruolo di avanguardia rivoluzionaria di sostegno alle lotte di liberazione nazionale dei movimenti d’ispirazione islamica del Libano (Hizb’Allah) e della Palestina occupata (Hamas, Jihàd Islamica e organizzazioni laiche e marxiste quali il Fronte Democratico Popolare di Liberazione della Palestina).

La Siria sta pagando in prima persona per il suo atteggiamento coerente rispetto alla questione palestinese di fronte alle pressioni occidentali (in particolare statunitensi) e sioniste oltre naturalmente per la continuità rivoluzionaria dimostrata dal suo giovane presidente che, subentrato al padre Hafez al Assad nel giugno 2000, ha saputo traghettare la Repubblica Araba Siriana nelle intemperie del post-11 settembre 2001 autentico spartiacque nella strategia sovversiva varata dall’Establishment statunitense contro le nazioni arabe e islamiche.

Damasco inoltre rivendica la restituzione delle Alture del Golan , territorio strategico siriano occupato dall’esercito israeliano in occasione della guerra cosiddetta dei “sei giorni” del 1967 che l’entità criminale sionista ha annesso ufficialmente e non ha alcuna intenzione di restituire.

L’annosa questione del Golan ha diviso interi nuclei familiari: molti siriani si trovano sotto occupazione israeliana al pari dei loro fratelli palestinesi della Cisgiordania.

Va ricordato inoltre che Damasco ha rifiutato i tentativi di avvicinamento e le aperture di “credito” inizialmente lanciate – con lo scopo precipuo di disarticolare l’alleanza siro-iraniana – dall’amministrazione Obama appena insediata alla Casa Bianca agli inizi del 2009 quando il neo-eletto Presidente USA visitò alcune capitali arabi “amiche” proponendo una nuova, falsa quanto la precedente del suo predecessore Bush, fase nelle relazioni con il mondo musulmano.

L’obiettivo finale della politica estera statunitense rimane la trasformazione geopolitica del Vicino Oriente in aree “democratizzate” – fosse anche manu militari – e legate in una sorta di mercato economico comune sul modello di quello europeo con direzione sionista: si tratta di quello che venne definito fin dai primi anni del nuovo millennio come il “Great Middle East Project” – successivamente ampliato dalla Rand Corporation , uno dei principali think thank mondialisti d’ispirazione neoconservatrice, e presentato ufficialmente alla stampa dall’ex segretario di Stato USA Condoleeza Rice in occasione dell’aggressione sionista contro il Libano nell’estate 2006.

L’aggressione sionista contro il paese dei cedri rappresenta un tassello fondamentale per comprendere esattamente quanto sta accadendo oggi nella vicina Siria.

Il progetto di destabilizzazione del Libano infatti prende il via con il varo, nel settembre 2004, della risoluzione 1559 delle Nazioni Unite che intima il ritiro del contingente militare siriano e lo smantellamento delle milizie armate.

A seguito dell’attentato contro l’ex premier libanese Rafiq Hariri sorse un movimento di protesta filo-occidentale che presidiò per alcuni mesi il centro della capitale Beirut richiedendo ed infine ottenendo il ritiro delle truppe di Damasco stanziate in Libano fin dal 1978 quando furono chiamate a riportare ordine nel caos della guerra civile.

La “primavera dei cedri” libanese si ispirò per metodologia e obiettivi ad analoghe iniziative – le cosiddette “rivoluzioni colorate” – che avevano trionfato anni prima in Serbia e Ucraina.

L’ondata di attentati terroristici che colpirono Beirut ed altre zone del Libano dimostrarono che esisteva un complotto mirante a destabilizzare il paese dei cedri, con l’obiettivo di mettere all’angolo Hizb’Allah richiedendo il disarmo della Resistenza Islamica – suo braccio militare – e imponendo un esecutivo filo-occidentale ostile alla Siria.

Le elezioni di quel giugno 2005 effettivamente vedranno il varo di una coalizione mista che sosterrà il neonato esecutivo presieduto dall’allora premier Fouad Siniora. A sostegno di questo nuovo governo saranno tutte le forze politiche che si riconosceranno nel progetto americano e occidentale di “democratizzazione” forzata del Libano: la Corrente Futura di Sa’ad Hariri, il Partito Socialprogressista del leader druso Waleed Jumblatt ed i due movimenti eredi dell’esperienza falangista dei Kataeb di Amin Gemayel e delle Forze Libanesi di Samir Geagea. Questa alleanza prenderà inizialmente il nome di 14 Febbraio – data dell’assassinio di Hariri padre – successivamente, dopo la defezione del Gen. Aoun alleatosi con Hizb’Allah, ribattezzatasi 14 Marzo.

Occorre tenere impressi i nomi di Hariri e Geagea perché li ritroveremo mutatis mutandi con analoghi ruoli nelle vicende che stanno attualmente interessando la Siria.

A rovinare i piani del fronte anti-siriano sarà l’inedita, fino a quel momento, partecipazione al governo nazionale dei due partiti sciiti: Hizb’Allah e Haraqat ‘Amal usciti vincitori dal voto nelle regioni meridionali e nella Valle della Beka’a dove predominante è l’elemento sciita.

Occorrerà l’aggressione israeliana per mostrare palesemente quali fossero le reali intenzioni dei filo-occidentali del 14 Marzo.

Aggressione che si rivelerà un boomerang per i dirigenti sionisti: l’ex premier israeliano Olmert non riuscirà nell’intento di “sradicare” le basi di Hizb’Allah ma restituirà – dopo oltre un mese di bombardamenti indiscriminati che causeranno oltre 1300 vittime civili e altre migliaia di feriti – agli occhi del mondo arabo un’immagine assolutamente vincente del Partito di Dio e del suo Segretario Sayyeed Hassan Nasrallah usciti fondamentalmente vittoriosi assieme a tutto il Libano di fronte ad un’aggressione barbara e criminale sostenuta da Stati Uniti e Occidente.

Per il fallimento nelle operazioni militari contro Hizb’Allah Olmert sarà costretto a rassegnare le dimissioni. “Israele” continua a distanza di cinque anni e mezzo a meditare vendetta minacciando di riaprire le ostilità contro Hizb’Allah malgrado la presenza di truppe d’interposizione Onu chiamate dal governo di Beirut con l’avallo dello stesso partito sciita filo-iraniano a presidiare i confini meridionali all’interno della missione Unifil 2 e di cui fa parte anche il contingente militare italiano forte di 2000 uomini.

La situazione di incertezza politica seguente all’uscita dei ministri sciiti dal governo Siniora (novembre 2006) e alla seguente discesa in piazza delle forze d’opposizione capitanate da Hizb’Allah provocherà un vero e proprio stallo nella vita politica libanese durato fino alla primavera 2008 e caratterizzato da numerosi episodi di terrorismo, violenza politica, disordini causati da bande mercenarie direttamente legate alle Forze Libanesi di Geagea e alla Corrente Futura di Hariri.

In questa situazione di impasse prenderà inoltre corpo la rivolta del movimento radicale islamista d’ispirazione salafita di Fatah al Islam insediatosi all’interno del campo profughi palestinese di Nahr el Bared, a nord vicino Tripoli, e che per tutte l’estate 2007 si confronterà con l’esercito inviato dal governo centrale a stroncare questa insurrezione.

Anche dietro a Fatah al Islam – secondo quanto emergerà da numerosi dossier giornalistici e dalle indagini della magistratura – si profilò l’ombra di collegamenti organici con il gruppo Hariri particolarmente con riferimento alla rapina alla Banca Mediteraneè avvenuta agli inizi del 2007.

Fatah al Islam appartiene a quella galassia di gruppuscoli ispirati al modello al-qaedista ed alla predicazione islamista salafita operativi in Iraq dopo l’aggressione statunitense del 2003 contro il regime di Saddam Hussein. Fanaticamente legati ad una visione dell’Islam radicale sunnita queste organizzazioni risulteranno estremamente funzionali ai progetti sediziosi atlantici.

L’ex leader di al Qaeda in Iraq, luogotenente di Bin Laden, al Zarqawi emetterà una fatwa nel 2005 contro i principali dirigenti di Hizb’Allah ed altre autorità sciite libanesi.

Analogamente fin dall’estate 2005 farà la sua comparsa con alcuni attentati terroristici in Siria un gruppuscolo denominato Jund al Sham.

I miliziani di entrambe le due organizzazioni ricevono finanziamenti dai servizi d’intelligence dell’Arabia Saudita e di altri paesi del Golfo – Qatar e Bahrein – e hanno usufruito di campi di addestramento in Giordania e a quanto risulta nel nord del Libano.

Il trade d’union saudita-americano mirava a destabilizzare il paese dei cedri per evitare che il Libano rimanesse nell’orbita d’influenza iraniana attraverso il ruolo predominante svolto anche politicamente oltre che militarmente da Hizb’Allah.

Lo scenario che si è riproposto in Siria a distanza di sei anni dagli avvenimenti della primavera libanese del 2005 ha profonde analogie con precedenti operazioni di scatenamento di quel “caos creativo” che portarono già al conflitto civile libanese (1975-1990) e a quello nella ex Yugoslavia (1991-1995): da allora ogni qualvolta si scateneranno queste forze sedizione eterodirette da entità straniere facilmente individuabili nell’establishment statunitense e nei  paesi alleati dell’America si parlerà di libanesizzazione o balcanizzazione di una data nazione.

 Uno scenario che vede direttamente coinvolte le stesse forze che sono interessate alla realizzazione del Great Middle East Project.

L’attuale crisi siriana è stata provocata scientemente da una strategia sediziosa eterodiretta da un insieme di paesi e organizzazioni intenzionate ad aprire un arco di crisi all’interno dell’asse Teheran-Damasco-Beirut.

Stati Uniti attraverso la loro diplomazia, Unione Europea (in particolare Gran Bretagna e Francia), Turchia, Stati arabi del golfo (Arabia Saudita, Qatar, Bahrein) sono i principali sobillatori delle violenze e gli organizzatori dietro le quinte del complotto anti-siriano.

A questi paesi si è unita la Lega Araba– organismo sempre più dominato dai petroldollari di Riad – mentre utili idioti della strategia atlantico-sionista destabilizzatrice il Vicino Oriente sono quei militanti salafiti che si riconoscono nelle sigle dei Fratelli Musulmani (che in Siria furono già sottomessi e repressi nel 1982 quando tentarono un’insurrezione ad Hama), di Jund al Sham e di Fatah al Islam.

Il complotto contro Damasco ha visto schierarsi in maniera unilaterale anche le principali televisioni arabe ( Al Jazeera e al Arabiyah ) decisamente sempre più megafoni della propaganda filo-occidentale nonché creature di noti esponenti sionisti.

Gli scorsi giorni il periodico inglese “The Times” ha rivelato alcune indiscrezioni che meglio illustrano la natura e l’entità del complotto anti-siriano.

Un disertore del famigerato e autoproclamatosi “esercito di liberazione siriano” ha affermato l’esistenza di un accordo segreto tra Qatar, Arabia Saudita e diversi esponenti dell’opposizione siriana raggiunto all’indomani del vertice della Lega Araba che stabiliva il ritiro dalla missione degli Osservatori dalla missione che questo organismo ha inviato in Siria nel dicembre scorso.

Secondo questa fonte l’Arabia Saudita – unitamente alla Turchia del premier Erdogan – avrebbe proposto qualunque aiuto, sia finanziario che militare, alle fazioni d’opposizione per alzare il livello di scontro contro le forze armate, di sicurezza e di polizia fedeli al governo di Assad.

Il contrabbando di armi leggere sembra essere uno dei principali problemi cui devono fare fronte i militari e la polizia lealisti: dai confini con la Turchia e  il Libano entrano infatti aiuti in armi e finanziamenti ai rivoltosi  mentre i dirigenti dell’autoproclamatosi Consiglio Nazionale di Transizione – che ricorda molto l’analogo organismo istituto in Libia dalle forze anti-Gheddafi protette dalla NATO – , fronte unito dell’opposizione siriana, hanno le loro sedi a Ankara.

Il quotidiano palestinese “Al Manar” ha inoltre rivelato che secondo alcune fonti di intelligence gli Stati Uniti, Israele e la Francia starebbero per trasformare entrambi i due paesi (Turchia e Libano) in veri e propri quartier generali per le operazioni di destabilizzazione condotte dal mercenariato salafita contro la Siria.

Finanziamenti provenienti dal Qatar e dall’Arabia Saudita dovrebbero garantire l’operazione di sabotaggio mentre è quasi certa la partecipazione di esperti della CIA e dei servizi turchi per l’addestramento dei miliziani che dal Libano e dalla Turchia porterebbero nuovi attacchi alle forze lealiste siriane.

 

Mutando nazione non mutano i registi, gli attori e gli obiettivi del piano di destabilizzazione dell’intero Vicino Oriente: ieri in Libano, oggi in Siria i nemici della sovranità e dell’indipendenza nazionale dei paesi arabi che si oppongono alla strategia atlantico-sionista sono gli stessi.

Il fronte della sovversione mira a disegnare un Vicino Oriente “normalizzato” il che, fuor di metafora, significa americanizzato e sionistizzato all’interno del quale non deve esistere alcuna forza d’opposizione al Sionismo ed all’egemonia imperialista statunitense che avrebbe, eliminata la leadership ba’athista siriana ed i movimenti rivoluzionari islamici libanese e palestinese, spazi di manovra e campo libero per condurre un’aggressione militare contro la Repubblica Islamica dell’Iran ‘target’ finale della politica estera americana e obiettivo fondamentale per l’instaurazione di un One World , governo mondiale a guida tecnocratico-plutocratica determinato dall’Oligarchia occulta o semi-discreta che fa riferimento alle istituzioni del Council on Foreign Relation’s, del Bilderberg Group, della Trilateral Commission, della Pilgrim’s Society, ai centri studi strategici di Stati Uniti e Gran Bretagna, alle logge massoniche sparpagliate nei quattro angoli del pianeta, alle fondazioni, all’alta finanza ed al sistema bancario internazionale coordinato da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale ossia dalle organizzazioni di riferimento dell’Usurocrazia Mondialista responsabile del defaut di interi paesi e dell’attuale crisi economica globale.

“Le articolazioni strutturali di un simile progetto – scriverà Maurizio Lattanzio (1) – si fondano sulla integrazione ‘trilaterale’ dei ‘grandi insiemi’ geoeconomici: USA, Eurasia, Giappone, i quali saranno sottoposti al dominio dei tecnocrati-funzionari dell’apparato di potere plutocratico installato nei consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali. Queste sono le strutture operative del comando oligarchico dal quale l’Alta Finanza ebraico-massonica internazionale pianifica e concretizza l’asservimento dei popoli del pianeta mediante i meccanismi capitalistico-finanziari della grande usura. Il mondialismo è la ‘scimmia’ dell’universalità, è la contraffazione anti-tradizionale e parodistica delle idealità universali che hanno omogeneamente permeato le costruzioni politiche ed hanno ispirato le vicende storiche delle Civiltà tradizionali. Il mondialismo è un processo dissolutivo ‘discendente’ il cui tratto distintivo è il riduzionismo, ovvero la degradazione dell’umanità ad una poltiglia indifferenziata, conformemente con i perversi ritmi scanditi da condizionanti ed alienanti dinamiche massificatorie.”.

 

Niente di più ma niente di meno…

L’Occidente plutocratico ha ‘puntato’ la Repubblica Araba Siriana ‘percepita’ dagli apprendisti stregoni del Nuovo Ordine Mondiale come l’anello ‘debole’ della triangolazione geo-strategico-rivoluzionaria Teheran-Damasco-Beirut

Noi affermiamo che il complotto sedizioso-destabilizzante mondialista franerà inesorabilmente di fronte alla gelida, metallica, scintillante compiutezza organica dell’idea-forza rivoluzionaria ba’athista nitidamente affermata e incarnata dall’unità tra Stato e Popolo che in Siria ha in Bashar al Assad il suo asse portante ed il suo supremo referente.

Al di là di qualunque pressione e contro qualsiasi complotto occidentale, atlantico-sionista, la Siria ba’athista resiste!

Au revoir….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

27 Gennaio 2012   

 

Note –

 

1) Maurizio Lattanzio – articolo “Il Mondialismo” – dal mensile “Avanguardia” ;

SYRIA – Child Martyred in Explosive Device Blast in Damascus, a Law Enforcement Member Shot Dead in Homs

27 Gen
Child Martyred in Explosive Device Blast in Damascus, a Law Enforcement Member Shot Dead in Homs

 

Jan 27, 2012

 

PROVINCES, (SANA)- 10-year old Ibrahim al-Mabrouk was martyred and a number of citizens and law enforcement members were injured on Friday as a result of an explosive device blast and firing of an armed terrorist groups in al-Qa’eh neighborhood in al-Midan in Damascus.

An official source told SANA correspondent that the armed terrorist group remotely detonated the explosive device and fired randomly, killing the child Ibrahim and injuring 11 civilians and law enforcement members.

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Meanwhile in Qatana city in Damascus Countryside, a number of civilians and members of law enforcement forces were wounded two explosive devices, planted by terrorist groups, exploded in one of the city’s streets. 

Law Enforcement Member Martyred by Terrorists in Homs

A law enforcement member was shot dead by members of an armed terrorist gang in al-Midan neighborhood in the central province of Homs.

An informed source in the province told SANA correspondent that an armed terrorist gang fired on Adnan Ibrahim of the law enforcement forces near the cultural center in al-Midan neighborhood in Homs, causing his immediate death.

3 Civilians, 3 Law Enforcement Members Injured in Explosive Device Blast in Deir Ezzor

In the northeastern province of Deir Ezzor, 6 civilians and law enforcement members were injured in a blast of an explosive device planted by terrorists in Baghdad Street in the city of Bukamal.

SANA correspondent quoted an official source in Deir Ezzor as saying that the injured, three civilians and three law enforcement members, were taken to al-Bassel Hospital in the city to receive the necessary treatment.

2 Law Enforcement Members Injured in Terrorist Bombing in Idleb

Two members of law enforcement forces were wounded in a terrorist bombing carried out by a terrorist on Idleb-Bannish road.

An official source told SANA correspondent that a suicide bomber exploded himself at a law enforcement forces checkpoint, wounding a warrant officer and a member.

House of Lebanese al-Jadeed TV’s Correspondent in Jabal al-Zawia Burned by Terrorists

An armed terrorist group in the northern province of Idleb set to fir house of Lebanese al-Jadeed (NTV) TV’s correspondent Nidal Hmeidi in al-Maghareh village in Jabal al-Zawia.

Journalist Hmeidi told SANA correspondent in the province that there were only material damages, noting that he had already received many threats by terrorist groups before his house was completely burned by them.

He considered that the armed groups want him to devote his media coverage of the events in Syria to their service.

In mid July, armed terrorist groups burned the house of journalist Ali Jamalo in Deir al-Zughub in Idleb.

A number of media and cultural centers in a number of provinces were burned and vandalized by terrorists. Media cadres were also targeted by armed gangs including journalist Shukri Abu al-Burghul who was attacked in his house in Daraiya city in Damascus Countryside.

On January 11, 2012, a foreign media delegation was attacked in Homs, and French journalist Gilles Jacquier, who worked for France 2 Television, was killed.

 

( Fonte_ www.sana.sy )

SYRIA/ RUSSIA – Gatilov: Western-Arab Draft Resolution on Syria Unacceptable for Russia

27 Gen
Gatilov: Western-Arab Draft Resolution on Syria Unacceptable for Russia

 

Jan 27, 2012

 

MOSCOW, (SANA)- The Western-Arab draft UN Security Council resolution is unacceptable for Russia, said Russian Deputy Foreign Minister Gennady Gatilov on Friday, adding that his country does not see it possible to vote on the draft resolution at the Council.

The Russian Itar-Tass news agency quoted Gatilov as saying that the Western-drafted document does not take Russia’s position into account.

He pointed out that Russia’s own draft resolution submitted to the Security Council focuses, unlike the Western draft, on the necessity of starting the political process between the government and the opposition in Syria and contains calls on all parties to end violence.

Gatilov said that the Russian draft resolution remained on the table and his country is ready to continue work on it.

“We are ready to include the appropriate additions in our text providing that these additions go in line with activating the political process and will later include support to the activities of the Arab League’s observer mission,” the Russian Deputy Foreign Minister added.

He noted that his country is waiting for the submitting of the Arab observers’ report on their work in Syria to the Security Council, stressing that this report is “a very serious document” that should be accurately discussed by all state members of the Council before holding any sessions.

He added that it makes sense that all the members get familiar with the content of the report.

Gatilov said that the Western draft resolution contains indications that the Security Council would review Syria’s implementation of the resolution after 15 days and “adopt further measures” if it has not complied, wondering “What measures? That is our question.”

“The draft is unacceptable for us in this form,” he stressed, noting that there is not yet talk about voting on the Western draft resolution.

Gatilov said that the Western document will be put forth for deliberations at the Security Council and that Russia at the same time insists on its draft to be on the table as well which was already under rounds of discussions by experts.

Ryabkov: Russia Rejects West’s Unilateral Sanctions Approach

Russian Deputy Foreign Minister Sergei Ryabkov reiterated Friday that Russia would never participate the West in its bids to impose by the UN influence unilateral sanctions on Syria.

Ryabkov, in radio statements to Moscow Echo Radio, asserted that Russia would pursue to criticize, advice and clarify to the West the risks of such moves, asserting that the West has been seeking to impose unilateral sanctions against Syria in repetition of the Libyan scenario- a humanitarian catastrophic one.

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Ryabkov underlined that such Western approach would but destabilize the basics of world order.

As far as the issue of Russia’s selling of arms to Syria, Ryabkov added that Syria is no position to offer justifications for such selling arms, its legal right, pointing out that such selling is nothing compared to Arms’ selling to other countries in the Middle East.

 

( Fonte: www.sana.sy )