La biblioteca di Hitler – di Michele Fabbri

3 Feb

La biblioteca di Hitler

 

di Michele Fabbri

 

Timothy W. Ryback ha pubblicato il libro La biblioteca di Hitlerche è un originale saggio sulle letture che hanno formato il dittatore tedesco. Sulle vicende biografiche di Hitler si è scritto fino all’inverosimile, ma mancava ancora uno studio specifico dedicato alla vasta biblioteca messa insieme dal Führer (circa 16.300 volumi).

L’indagine comincia dal periodo della prima guerra mondiale, quando Hitler combatte sul fronte francese; non è possibile, infatti, avere notizie certe sulle letture precedenti a questo periodo, sebbene coloro che conobbero Hitler da ragazzo affermano che era sempre stato un lettore vorace e onnivoro. Il primo volume al quale è possibile risalire è una guida artistica di Berlino scritta da Max Osborn (particolare interessante è che Osborn era un critico d’arte di origine ebraica e i suoi libri saranno vietati sotto il III° Reich). Il caporale austriaco ha letto questa guida turistica durante la sua permanenza al fronte: evidentemente nel fango delle trincee era difficile leggere cose più impegnative. Nel periodo del dopoguerra si hanno notizie più precise sulle letture di Hitler; un personaggio che ha molto influito sul futuro Führer è stato Dietrich Eckart, autore teatrale di grande successo. Eckart era un fervente patriota antisemita che si circondava di giovani militanti di movimenti nazionalisti e che poteva permettersi di fare da mecenate ai suoi accoliti, infatti fu lui a insegnare a Hitler i rudimenti della redazione di un libro e a presentarlo alle prime riunioni politiche affermando: «quest’uomo è il futuro della Germania. Un giorno tutto il mondo parlerà di lui».

In questo periodo Hitler leggeva numerosi libelli nazionalisti e antisemiti che fiorivano negli ambienti patriottici, e nel periodo che trascorse in carcere dopo il fallito Putsch di Monaco ebbe modo di approfondire questi argomenti, leggendo Paul de Lagarde, Houston Stewart Chamberlain e Hans F.K. Günther, nonché L’ebreo internazionale di Henry Ford. Hitler definirà il periodo trascorso in carcere come un corso di istruzione superiore a spese dello stato. Sempre in questo periodo Hitler scrive il Mein Kampf, nella cui prefazione precisa di non avere pretese intellettuali, ma di essere innanzi tutto un uomo politico.

Dei classici della letteratura tedesca Hitler aveva una conoscenza piuttosto lacunosa, sicuramente apprezzava più di tutti Schopenhauer. Visitò l’Archivio Nietzsche a Weimar dove la sorella del filosofo, Elisabeth, gli regalò il bastone da passeggio di Nietzsche. Fra gli autori a lui contemporanei Hitler leggeva con passione Ernst Jünger e della letteratura straniera sappiamo che leggeva Shakespeare. Un certo spazio avevano anche letture di evasione: racconti d’azione e d’avventura.

Il saggio di Ryback si sofferma anche su un episodio importante che riguarda la politica culturale del Reich. Quando il movimento nazionalsocialista si insedia al potere, diviene libro di testo nelle scuole Il mito del XX° secolo di Alfred Rosenberg, un saggio prolisso e piuttosto eccentrico in cui il gerarca nazista sosteneva tesi che urtavano particolarmente la sensibilità della Chiesa Cattolica. Il vescovo austriaco Alois Hudal scrisse Die Grundlagen des Nationalsozialismus, un libro che avrebbe dovuto sostituire quello di Rosenberg, smorzando gli accenti antisemiti del regime e orientando l’opinione pubblica verso sentimenti vagamente anticomunisti. L’operazione però non ebbe successo: il governo nazista ritenne che questa intromissione delle gerarchie ecclesiastiche nella vita politica dello stato fosse inaccettabile, tanto più perché metà dei tedeschi era protestante e anche perché il regime era tendenzialmente ispirato al paganesimo nordico.

Fra le letture di Hitler c’erano anche numerosi libri di argomento militare: cataloghi di carri armati, di sommergibili, di aerei… Durante gli anni della guerra Hitler consultò spesso questi testi, anche per informarsi sulle capacità belliche degli avversari. I volumi di argomento militare sono circa 7000!

Naturalmente il Führer leggeva volentieri le biografie degli eroi della storia tedesca, soprattutto di Federico il Grande: il leggendario re di Prussia era un vero e proprio idolo per Hitler.

Hitler non perse mai il gusto per la lettura, anche negli anni più impegnativi del governo e della guerra riusciva sempre a trovare qualche ora per leggere; e i libri della sua biblioteca personale presentano spesso segni di matita, appunti e rilegature rovinate, indici di letture non superficiali.

In conclusione si può constatare come Hitler, essenzialmente uomo d’azione, avesse una cultura umanistica piuttosto frammentaria e non sempre supportata da un’adeguata percezione della prospettiva storica. Tuttavia l’impressione che si ricava dalla lettura di questo saggio è che da un confronto culturale tra il Führer e gli attuali governanti “democratici”, questi ultimi uscirebbero sicuramente con le ossa rotte…

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Timothy W. Ryback, La biblioteca di Hitler, Mondadori, Milano, 2008, pp.266, € 19,00.

 

 

( Fonte: http://www.centrostudilaruna.it )

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