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Recensione Libraria – “IL MITO DELLO STERMINIO EBRAICO – Introduzione storico-bibliografica alla storiografia revisionista” – di Carlo Mattogno

28 Apr

Recensione Libraria – “IL MITO DELLO STERMINIO EBRAICO – Introduzione storico-bibliografica alla storiografia revisionista” – di Carlo Mattogno

 

 

 

 

 

–         di Dagoberto Bellucci

 

 

 

 

 

 

“La cosiddetta verità sui campi di concentramento è, oggi lo possiamo finalmente provare, per larga parte frutto di una colossale, diabolica montatura. Dunque una menzogna, se è vero che, alterando le proporzioni e caricando le tinte, un quadro si trasforma completamente.”

 

 

( Introduzione al volume “La Menzogna di Ulisse” di Paul Rassinier – Ediz. “Le Rune” Milano 1961)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bambini nei lager mostrano il numero tatuato sul braccio.

Il cosiddetto “olocausto”, alias il preteso “sterminio” di sei milioni (ma c’è anche chi ha parlato di sette, qualcuno otto milioni…si danno oramai le cifre della contabilità cimiteriale olocaustica come i numeri al lotto) di soggetti di razza ebraica che la storiografia ufficiale ha innalzato a dogma dell’Occidente sottomesso ai diktat della Sinagoga Mondialista, ha la caratteristica specifica di rappresentare, a mano a mano che passano gli anni e spariscono i cosiddetti “testimoni”, una sorta di novella religione – la sola rimasta nell’emisfero occidentale – alla quale si inchinano i potenti del pianeta esclusivamente quale gesto pro-forma o sorta di “incoronazione”/approvazione dai potentati della finanza ebraica.

 

Alcune considerazioni si impongono: come tutte le religioni anche quella olocaustica ha i suoi riti ed i suoi miti. I riti sono quelli consacrati alle diverse forme celebrative che hanno trovato il loro apogeo nella giornata della memoria annualmente ricordata ed alla quale oramai l’intero Occidente – perché in effetti c’è da dire che al resto del pianeta degli ebrei e del loro presunto olocausto proprio interessa poco – si è prostituito. I miti sono quelli relativi ai cosiddetti “studi” della questione olocaustica. A livello mondiale una assurda quando vastissima letteratura sterminazionista, abilmente coordinata da decine e decine di case editrice predisposte all’uopo, ha da tempo dedicato all’argomento migliaia di titoli. Titoli che si scopiazzano l’uno con l’altro, che riprendono in toto le pretese verità e le descrizioni, che riportano fatti ed avvenimenti senza minimamente preoccuparsi di verificare l’attendibilità, le fonti, la veridicità soprattutto di quanto si pretenderebbe dare a bere agli ignari lettori come una verità storica.

 

Gli Ebrei, abili a manipolare le menti e ad utilizzare i mass media, hanno sapientemente costruito su una menzogna colossale le loro fortune che, pressappoco, a partire dalla 2.a guerra mondiale fino ad oggi sono coincidenti con quelle dell’entità criminale sionista occupante la Palestina alias il sedicente “stato d’Israele” che dalla manipolazione e dalla disinformazione sistematica sugli eventi bellici di quel conflitto lontano ha avuto tutto da guadagnare compreso la sua costituzione e sopravvivenza garantita manu militari dalle principali potenze del pianeta.

 

Vediamo dunque di mettere mano al testo, uno dei primi, di Carlo Mattogno il quale sottolinea fin dal primo capitolo alcune delle controversie relative alla storiografia ed al suo modo di confrontarsi con il preteso “sterminio”.

 

“Ciò che più colpisce – scrive Mattogno – nello studio della vastissima letteratura consacrata allo “sterminio” degli ebrei, è l’enorme sproporzione che esiste tra un’accusa così grave e la fragilità delle prove addotte a sostegno di essa.

In effetti l’elaborazione e la realizzazione di un “piano di sterminio” così gigantesco avrebbe richiesto una organizzazione tecnica, economica e amministrativa assai complessa, come rileva Enzo Collotti: “Ma è facile comprendere che una così immane tragedia non poteva essere materialmente opera soltanto di poche centinaia o anche poche migliaia di uomini, non poteva realizzarsi senza un’organizzazione capillare che attingesse aiuti e collaborazione nei settori più disparati della vita nazionale, praticamente in tutti i rami dell’amministrazione, senza cioè la connivenza di milioni di persone, che sapevano, che vedevano, che acconsentivano o che comunque, anche se non erano d’accordo, tacevano e il più delle volte lavoravano senza reagire a dare il loro contributo all’ingranaggio della persecuzione e dello sterminio”.”

 

 

 

Eppure malgrado tutta la volontà e le migliaia di presunte ‘prove’ non soltanto non esiste alcun documento che provi che un ordine sia mai impartito dai vertici dello Stato nazionalsocialista relativo allo “sterminio”.

 

Questo documento semplicemente non esiste. Non esiste un ordine scritto del Fuhrer. Ma non esiste alcun documento scritto redatto dagli altri gerarchi. Il tutto, come ci ricorda citando lo storico Gerald Reitlingen lo stesso Mattogno, in quello che era “…uno Stato poliziesco al massimo grado, che lasciò documenti a centinaia di tonnellate e testimoni preziosi a migliaia di unità”; uno Stato – ed un Regime – dove furono firmate e decretate leggi e disposizioni che regolavano la vita del Reich; eppure non esiste documento storico che provi la pretesa “soluzione finale” del problema ebraico nell’accezione contemporanea, ed ebraica, del termine ossia lo “sterminio”.

 

Ciò nonostante le centinaia di migliaia di documenti tedeschi sequestrati dagli americani alla fine del conflitto ed utilizzati per imbastire quella parvenza di processo che venne celebrato a Norimberga e decretò semplicemente la brama di vendetta d’Israele che si concentrò contro i dirigenti della Germania nazionalsocialista colpevoli di aver osato sfidare l’Internazionale Ebraica e la finanza mondiale da questa diretta e controllata a Londra e New York.

 

Gli americani da soli esaminarono 1100 tonnellate di documenti, ne selezionarono 2.500 tonnellate ma non è saltato fuori niente che provasse una politica di “sterminio” operata dai vertici della Germania hitleriana contro gli Ebrei.

 

Come scrive lo storico ebreo Lèon Poliakov: “Gli archivi del Terzo Reich e le deposizioni e i racconti dei capi nazisti, ci permettono di ricostruire nei particolari la nascita e lo sviluppo dei piani di aggressione, delle campagne militari e di tutta la gamma di procedimenti con i quali i nazisti intendevano rifare a guisa loro il mondo. Soltanto il piano di sterminio degli Ebrei, per quanto concerne la sua concezione, come per molti altri aspetti essenziali, rimane avvolto nella nebbia. Deduzioni e considerazioni psicologiche, racconti di terza o quarta mano, ci permettono però di ricostruirne lo sviluppo con notevole approssimazione. Molti particolari, tuttavia, resteranno per sempre sconosciuti. Per quanto riguarda la concezione propriamente detta del piano di sterminio totale, i tre o quattro principali  responsabili non sono più in vita. Nessun documento è rimasto, né forse è mai esistito.” ; considerazioni che ci riportano di fatto davanti ad un vero e proprio enigma ossia quello della mancanza di una documentazione che suffraghi le pretese verità sistemico-sterminazioniste.

 

Anche sul piano economico la pretesa di un avvenuto “sterminio” sembra fare acqua da tutte le parti: non esiste nessun servizio amministrativo appare operativo nella Germania del Terzo Reich ; nessuno che abbia “documentato” qualcosa  su quella enorme macchina di morte che si pretende oggigiorno far credere funzionasse a livello tecnico quanto economico-finanziario in maniera così teutonicamente efficiente e perfetta…dunque: dove sarebbero le ‘prove’ dello “sterminio” ebraico in Europa? Escludendo le testimonianze false rese dai diretti interessati in tutte le sedi e le altrettanto inutili “confessioni” che sarebbero state estorte a dirigenti secondari dell’apparato tecnico e militare tedesco alla fine del conflitto (i prigionieri tedeschi sottoposti a indicibili pressioni, torture fisiche e psicologiche avrebbero potuto confessare qualunque cosa… che valore poter dare alle presunte “confessioni” dell’ex comandante del campo di Auschwitz, Hoss,  ci pare oltremodo inutile sottolinearlo) non resta assolutamente niente né che provi né che elimini ogni possibile dubbio sulla presunta “soluzione finale”.

 

 

 “Fino ad oggi non è stato trovato un ordine scritto di Hitler di uccidere l’ebraismo europeo e con tutta probabilità non è mai esistito” ha scritto uno dei maggiori storici contemporanei, Walter Laquer; mentre Colin Cross nella sua opera sul Fuhrer ribadisce “Non esiste cioè qualcosa come un ordine scritto firmato da lui, per lo sterminio degli ebrei in Europa”.

 

A questo deve sommarsi l’incapacità degli storici sterminazionisti di datare temporaneamente il momento in cui sarebbe cominciato il preteso “olocausto” con una ridda di dichiarazioni fuorvianti e contrastanti che indicherebbero la data d’inizio delle presunte ‘gasazioni’ che qualcuno ha stabilito “tra la conclusione della campagna all’ovest, nel giugno 1940, e l’aggressione contro la Russia dell’anno successivo” (Lèon Poliakov) qualcun altro “prima dello scoppio della seconda guerra mondiale” (Arthur Eisenbach) e qualcun altro ancora “al più tardi nel marzo del 1941” ( Helmut Krausnik) ed ovviamente siamo sempre nel mondo delle ipotesi e delle supposizioni e stiamo parlando di storici sterminazionisti, coloro i quali avrebbero la verità in tasca e continuerebbero a difenderla contro qualunque forma di dibattito libero e indipendente contro quel gruppo di storici definiti ‘revisionisti’ o più spesso demonizzati come “negazionisti” che vorrebbero semplicemente accertare la verità storica su tutto il complesso di domande insolute, dubbi, incongruenze, contraddizioni che avvolgono la questione olocaustica particolarmente quella relativa alle pretese “camere a gas” utilizzate dai tedeschi per mettere in pratica il loro presunto piano criminale.

 

Vediamo altri documenti: secondo la motivazione 79 della sentenza del processo condotto dal tribunale sionista di Gerusalemme contro Eichmnann l’ordine di sterminio “fu dato da Hitler stesso poco prima dell’invasione della Russia” mentre la sentenza del precedente processo di Norimberga sancì che “il piano di sterminio degli ebrei fu elaborato subito dopo l’aggressione all’Unione Sovietica”.

 

Altrettanto fantomatico il preteso ordine d’interruzione delle uccisioni sistematiche di ebrei nei campo dell’Est che sarebbe stato dato da Heinrich Himmler, capo supremo delle S.S., e che avrebbe dovuto mettere la parola risolutiva sul dibattito degli storici: Kurt Becher, ex S.S.-Standartenfuhrer asserisce che Himmler diede quell’ordine “tra la metà di settembre e la metà di ottobre del 1944” il che contraddice nettamente la testimonianza rilasciata da Reszò Kastner, secondo il quale lo stesso Becher gli avrebbe riferito che Himmler diede quell’ordine il 25 o 26 novembre ordinando di far distruggere i crematori e le presunte “camere” per le gasazioni del campo di Auschwitz e di sospendere così lo “sterminio” degli ebrei. 

 

Il ‘Kalendarium’ di Auschwitz fa risalire quell’ordine al 26 novembre mentre Dieter Wisliceny, ex S.S.-Haptsturmfuhrer, dichiarò a Norimberga che Himmler diede quell’ordine nell’ottobre 1944.

 

In conclusione non soltanto non esiste alcun documento che provi la realtà di un “piano di sterminio” ma non è chiaro né quando questo preteso sterminio sarebbe cominciato e tantomeno quando si sarebbe interrotto e perché.

 

“L’allontanamento degli ebrei dal Reich fu il cardine della politica antiebraica di Hitler fin dalla sua ascesa al potere. Il 28 agosto 1933 il Ministero dell’Economia del Reich stipulò coll’Agenzia ebraica per la Palestina il cosiddetto Havara-Abkommen , un accordo (Abkommen) economico per favorire il trasferimento (Havara) degli ebrei tedeschi in Palestina.

Una nota del Ministero degli Esteri del 19 marzo 1938 auspicava la liquidazione dell’accordo perché, come si legge al punto 3, la Germania non era interessata a promuovere l’emigrazione degli ebrei ricchi coi loro capitali, ma esisteva piuttosto un interesse tedesco “ad una emigrazione in massa degli ebrei”.

Le leggi di Norimberga del 15 settembre 1935 riaffermarono dal punto di vista legislativo gli articoli 4 e 5 del programma del Partito elaborato a Monaco il 24 febbraio 1920. Lo scopo della legge sulla cittadinanza del Reich e di quella per la difesa del sangue e dell’onore germanico era di separare ed isolare dall’organismo tedesco il corpo estraneo ebraico in vista della sua prossima espulsione come sottolinea Reitlinger: “Nel 1938, poco prima dell’ “agreement” di Monaco, quando il Quinto Decreto Integrativo aveva appunto finito di estromettere gli ebrei dall’ultima professione liberale, Wilhelm Stuckart, l’uomo che delle Leggi di Norimberga era stato non soltanto l’estensore, ma in gran parte il promotore, scriveva che ormai l’obiettivo della legislazione razziale era raggiunto.”  (…) Qualche giorno dopo la cosiddetta “notte dei cristalli”, il 12 novembre 1938, Goring riunì il Consiglio dei ministri per far fronte alla difficile situazione che si era creata. Dal verbale stenografico della riunione risulta inequivocabilmente l’atteggiamento dei capi nazionalsocialisti nei confronti degli ebrei tedeschi. Heydrich dichiarò che la estromissione degli ebrei dalla vita economica tedesca non aveva risolto “il problema fondamentale dello scopo finale” (das Grundproblem letzen Endes) : l’allontanamento degli ebrei dalla Germania.”

 

E tale sarà la posizione e la politica nazionalsocialista nei confronti degli Ebrei anche durante il conflitto come confermano i diversi piani per l’evacuazione di migliaia di ebrei che furono presi a più riprese dai massimi dirigenti tedeschi subito dopo la vittoria campagna militare in Polonia (settembre 1939) e successivamente dopo la trionfale campagna militare contro la Francia(giugno 1940).

 

La rapida disfatta polacca suggerì infatti ai vertici del Terzo Reich una soluzione provvisoria della questione ebraica. Il 21 settembre 1939 Heydrich, plenipotenziario dell’Ufficio Centrale per l’emigrazione ebraica dalla primavera dell’anno precedente, inviò una lettera espresso a tutti i capi dei gruppi d’azione della Polizia di Sicurezza SD delle S.S. con  la quale si esponevano disposizioni concernenti il trasferimento degli ebrei in una “meta finale” (Endziel) che secondo lo storico Poliakov può essere “situata a est di Cracovia” probabilmente nella regione di Lublino nei pressi della frontiera con l’URSS dove sarebbe stata creata una sorta di enorme ghetto ebraico.

 

ACTIVITATI EDUCATIVE PENTRU COMEMORAREA HOLOCAUSTULUI 

In quella, come nelle future circostanze, si parlò espressamente di una “riserva” ebraica ad Est.

 

Anche dopo la vittoria riportata contro la Francia nell’estate 1940 ai dirigenti tedeschi venne un’occasione per risolvere definitivamente la questione ebraica mediante una politica di emigrazione ebraica verso l’isola del Madagascar.

 

In quei mesi diversi documenti provano che in questo senso mirava tutto l’impianto della politica nazionalsocialista.

 

Himmler era favorevole ad una emigrazione di massa degli ebrei come risulta da una sua nota del maggio 1940 nella quale scrive: “Io spero di veder scomparire completamente la parola ebrei mediante la possibilità di una grande emigrazione di tutti gli ebrei in Africa oppure in una colonia.” ; nota nella quale peraltro respingeva come bolscevico il metodo dell’eliminazione mediante sterminio fisico di un popolo sottolineando: “il metodo bolscevico dello sterminio fisico di un popolo per intima convinzione come non germanico e impossibile”.

 

Il 24 giugno 1940 Heydrich comunicò al ministro degli Esteri Ribbentrop che oltre 200.000 ebrei erano emigrati dal territorio del Reich, ma il “problema generale”, costituito dai tre milioni e duecentocinquantamila ebrei che si erano venuti a trovare sotto il dominio tedesco, non poteva più essere risolto coll’emigrazione, per cui si profilava la necessità di una “soluzione finale territoriale” che portò al varo del “progetto Madagascar” elaborato dal Ministero degli Esteri e reso pubblico con una circolare del 3 luglio 1940 nella quale Franz Rademacher, capo della sezione “ebraica” del Ministero, trasmessa all’Ufficio Centrale della Sicurezza del Reich che “elaborò un piano particolareggiato per l’evacuazione degli Ebrei in Madagascar”.

 

Hans Frank, governatore della Polonia occupata, durante un discorso pubblico in data 12 luglio 1940 a Berlino sottolineò che “…si è deciso di trasportare il più presto possibile dopo la conclusione della pace tutta la genia ebraica del Reich tedesco, del Governatorato generale e del Protettorato in una colonia africana o americana. Si pensa al Madagascar che a tal fine deve essere ceduto dalla Francia.”

 

L’ex ambasciatore tedesco a Parigi, Otto Abetz, dichiarò invece che la destinazione finale dell’emigrazione ebraica doveva essere prevalentemente costituita dagli Stati Uniti.

 

Stati Uniti che, come d’altronde tutti gli altri Stati ‘democratici’ del pianeta, non vollero affatto saperne di salvare questi poveri malcapitati Ebrei rifiutandosi non soltanto di aprire le loro frontiere ma di prendere anche in esame una simile eventualità abbandonando di fatto gli Ebrei al loro destino.

 

“Ancora nel marzo 1943 Goebbels poteva rilevare sarcasticamente: “Quale sarà la soluzione del problema ebraico? Si creerà un giorno uno stato ebraico in qualche parte del mondo? Lo si saprà a suo tempo. Ma è interessante notare che i paesi la cui opinione pubblica si agita in favore degli Ebrei, rifiutano costantemente di accoglierli. Dicono che sono i pionieri della civiltà, che sono i geni della filosofia e della creazione artistica, ma quando si chiede loro di accettare questi geni, chiudono loro le frontiere e dicono che non sanno che farsene. E’ un caso unico nella storia questo rifiuto di accogliere in casa propria dei geni.”

 

Tralasciando tutti gli altri dati ‘tecnici’ relativi alle pretese ‘gasazioni’ ed ai crematori dei vari campi tedeschi ad Est sottolineiamo soltanto la serie di incongruenze e contraddizioni che da decenni oramai sono riprodotte in serie dalla storiografia sterminazionista che si dibatte inutilmente per dimostrare qualcosa di indimostrabile perché, al di là dei ‘numeri’, delle ‘cifre’, dei ‘mezzi’ e degli ‘strumenti’ che si racconta siano stati utilizzati per lo ‘sterminio’ degli ebrei questo avvenimento non è mai avvenuto altrimenti non si spiegherebbe l’incremento demografico – registrato dalle stesse fonti ebraiche e sottolineato peraltro dai principali organismi ebraici del pianeta – della popolazione ebraica ‘censita’ nel1938 in15 milioni di unità e misteriosamente aumentata a quasi 18 milioni dieci anni dopo (World Jewish Enciclopedia, Congresso Ebraico Mondiale ecc. ecc.).

 

Cos’altro c’è da aggiungere per dimostrare che la questione del presunto “sterminio ebraico” non è altro che una menzogna costruita ad arte dalle centrali di disinformazione sioniste dopo la guerra per sottometterela Germania(e con lei l’intero continente europeo occupato militarmente da americani e sovietici e diviso equamente tra le due potenze teleguidate da ‘Israele’ contro l’Europa dell’Ordine Nuovo nazionalsocialista) e creare i presupposti per l’instaurazione nel Vicino Oriente di un’emporio criminale ebraico che di lì a pochi anni si sarebbe rivelato per quello che è: un’entità criminale puntata contro la sovranità e l’indipendenza della Nazione Araba.

 

Le forche caudine sioniste dettano tempi e legge nell’Occidente giudaico mondialista…il resto sono tutte ‘ciancie’ di crani ebraici, cripto-ebraici e filo-ebraici di un’opinionismo sistemico sottomesso a castrazione dai diktat dell’Internazionale Ebraica che percepisce se stessa come dominante la contemporaneità rovesciata.

 

Il mondo con la kippah insomma…

 

 

Au revoir…

 

 

 

 

 

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

 

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

 

28 Aprile 2012