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MASSACRI SIONISTI A GAZA E A ROMA SI RIVEDE IN AZIONE LA L.E.D. (LEGA EBRAICA DI DIFESA)

26 Nov

MASSACRI SIONISTI A GAZA E A ROMA SI RIVEDE IN AZIONE LA L.E.D. (LEGA EBRAICA DI DIFESA)

–         di Dagoberto Bellucci

“L’ordine ebraico dei Figli dell’Alleanza presuppone quindi una fedeltà totale al giudaismo e serve a rinforzare la coscienza ebraica, ossia la “razza ebraica” come le riviste interne del B’nai B’rith non esitano a dichiarare ancora negli anni 20-30. (…) Uno dei fini principali dell’Ordine dalla sua fondazione è dunque quello di preservare il popolo ebraico, ed il rifiuto della sua assimilazione nelle altre nazioni.”

 

 

( Emmanuel Ratier – “Misteri e segreti del B’nai B’rith – La più importante organizzazione ebraica internazionale” – Ediz. “Sodalitium” – Verrua Savoia (To) 1995 )

Nel mezzo dell’ennesima aggressione sionista contro la Striscia di Gaza, nel bel mezzo del carnaio di civili palestinesi innocenti massacrati dalla furia criminale sionista, si è rivista in azione a Roma la L.E.D. (Lega Ebraica di Difesa) braccio armato della massoneria esclusivista ebraica del B’nai B’rith (comunemente ‘romanizzato’ in Beni Berit tra gli appartenenti alla comunità ebraica capitolina) e di tanto in tanto responsabile di agguati ed aggressioni a difesa dell’identità giudaica.

Se sulla potente organizzazione massonica del B’nai Brith, come giustamente scrive Emmanuel Ratier nel suo “Misteri e segreti del B’nai B’rith”, “Alla Bibliothèque Nationale non si trova alcunché riguardo al B’nai B’rith, salvo un modesto opuscolo in lingua ebraica, uno in tedesco datato 1932, un altro in inglese ed un quarto di un antisemitismo estremista. Praticamente niente anche alla Biblioteca del Congresso di Washington e nulla alla British Library di Londra.” (1) ancor più scarne sono le notizie riguardanti il suo braccio militante.

Negli Stati Uniti – direttamente collegata al B’nai B’rith ed alla sua Anti-Defamation League – l’organizzazione militante ebraica per eccellenza è la Jewish Defence League fondata nel 1968 dal rabbino e predicatore estremista giudeo Meyr Kahane (2) poi eletto al parlamento israeliano (Knesset) il 24 luglio del 1984.

La Jewish Defence League viene ritenuta dalle stesse autorità statunitense come un’organizzazione “terroristica d’estrema destra ebraica” (dal rapporto dell’FBI del 2001) coinvolta in numerosi atti di violenza, azioni punitive e squadristiche e aggressioni ai danni di tutti quelli che di volta in volta sono reputati “nemici” dello Stato d’Israele e/ degli interessi della comunità ebraica americana.

La stessa natura ed in fini dell’organizzazione creata da Kahane, i suoi programmi d’azione militante e le parate in divisa paramilitare spesso effettuate pubblicamente dagli uomini della J.D.L. non lasciano dubbi sulle intenzioni dei militanti della Lega di Difesa e d’altronde neanche su quelle del loro capo e fondatore il quale dichiarerà a proposito dei palestinesi e degli arabi che “Nessuno può capire l’anima di quelle bestie di arabi, quegli scarafaggi. Dovremo loro tagliar la gola o sbarazzarcene…chi non se ne andrà sarà ammazzato”.

Gli obiettivi dichiarati all’atto di fondazione dalla J.D.L. sono quelli di “combattere l’antisemitismo” con qualunque mezzo e proteggere gli Ebrei. In pochi anni l’ideale militante di Kahane riuscirà a riunire oltre 15mila giovani pronti ad arruolarsi sotto il simbolo del movimento: un pugno chiuso all’interno di una stella di Davide di color giallo su sfondo nero.

Fin dai primi anni Settanta in America sarà un susseguirsi di attacchi squadristici contro sedi diplomatiche dell’URSS (rea, agli occhi di questi estremisti sionisti, di non permettere liberamente l’emigrazione dei correligionari del blocco orientale, particolarmente degli Ebrei russi) , attentati contro organizzazioni pacifiste e di sinistra contrarie alla politica guerrafondaia israeliana ma finiranno ben presto nel mirino della J.D.L. anche gruppi neonazisti, d’estrema destra e organizzazioni o diplomatici dei paesi arabi e – dalla fine degli anni Settanta – anche della Repubblica Islamica dell’Iran.

Di fatto per l’estremismo fanatico dei militanti della ‘Lega di Difesa Ebraica’ non c’è alcuna differenza: tutti i nemici d’Israele e della comunità ebraica diventano immediatamente obiettivi da colpire.

La J.D.L. stila liste di avversari da attaccare, di nemici da colpire. Diventa in breve tempo il braccio militante e vendicativo della comunità giudaica statunitense anche se i metodi adottati da Kahane e dai suoi ripugnano – almeno ufficialmente – i dirigenti in giacca e cravatta delle principali organizzazioni ebraiche degli USA.

 

(Militanti dell’americana  Jewish Defense League di Meir Kahane)

Un numero non irrilevante di attacchi squadristici porta l’FBI ad aprire numerose indagini su questa strana organizzazione che rivendica orgogliosa – lo smisurato orgoglio giudaico che ogni tanto si risveglia causando , di norma, più danni che altro allo stesso popolo autoproclamatosi ‘eletto’ – la difesa armata dell’ “identità ebraica” anche quando per farlo si ricorre senza tante paure né mezzi termini allo squadrismo, agli attentati incendiari ed al crimine.

Un crimine che produrrà anche diverse vittime tra le quali ricordiamo il martirio di Alex Odeh, attivista e direttore per la regione della Costa Occidentale dell’American-Arab Anti-Discrimination Committee (A.D.C.) ucciso l’11 ottobre 1985 da una esplosione che devastò il suo ufficio a Santa Ana in California.

Nato da una famiglia di cattolici palestinesi originaria della West Bank , Alex Odeh  si distinse per le sue attività in favore della causa palestinese e per la comunità araba degli Stati Uniti.

Il 16 agosto 1985 – due mesi prima dell’attentato che causò la morte di Odeh – l’American-Arab Anti-Discrimination Committee aveva subito un altro grave attacco terroristico  al suo quartier generale di Boston.

L’azione terroristica contro Odeh, particolarmente odiosa, avvenne il giorno successivo alla conclusione della vicenda dell’Achille Lauro , una nave della flotta civile dell’armatore Achille Lauro di Napoli, tenuta in ostaggio da un commando del Fronte di Liberazione della Palestina; sequestro che si concluse con la morte dell’ebreo americano Leon Klinghoffer.

Schedati dall’FBI e tenuti sotto stretta osservazione negli Stati Uniti i militanti della Jewish Defence League si ricicleranno, rabbi Meir Kahane in testa, fondando nella Palestina occupata un movimento razzista e xenofobo dell’estrema destra israeliana denominato Kach il quale rappresenta l’ala dura del movimento sionista che non dimentica le origini e gli scopi dell’organizzazione fondata negli USA e addestra i suoi militanti all’odio sistematico contro tutto ciò che non sia ebraico.

Rabbi Meir Kahane: His Life and Thought

 

Tra i punti programmatici del Kach vi sono la giudaizzazione di Gerusalemme, capitale ebraica per eccellenza indivisibile dalla tradizione giudaica, e la sionistizzazione militare dell’intera Palestina attraverso l’espulsione della sua popolazione originaria. Per il Kach i palestinesi semplicemente non esistono: l’obiettivo finale deve quindi conciliarsi con l’idea-base dell’estremismo ed il nazionalismo sionista ovvero la completa giudaizzazione della Terrasanta occupata.

Uno dei militanti della formazione di Kahane, il colono Baruch Goldstein, sarà il responsabile della strage avvenuta nel 1994 al Santuario-grotta dei Patriarchi nei pressi di Hebron.

La Grotta di Macpela o Grotta dei Patriarchi, (in ebraico: מערת המכפלה, Me’arat HaMachpela, “La grotta delle tombe doppie”; in arabo المغارة‎ Al Maghàrah, “La grotta”) è uno dei luoghi di culto più importanti della Palestina , rispettato fino a quel momento dai fedeli delle tre religioni monoteiste.

Goldstein, travestitosi da soldato israeliano, entrò nella sala di preghiera riservata ai musulmani aprendo il fuoco e scaricando sui fedeli islamici presenti diversi caricatori del suo fucile d’assalto ‘Galil’ lasciando una trentina di morti ed oltre 120 feriti per terra.

La strage della Grotta dei Patriarchi è, ancora oggi, il più sanguinoso massacro commesso da un civile israeliano nei confronti dei palestinesi anche se le cronache di questi anni hanno sempre più spesso riportato di attacchi portati dai fondamentalisti dei kibbutzim di Hebron (i coloni ultra-sionisti in massima parte emigrati dalla Russia e dai paesi dell’Europa orientale a partire dalla metà degli anni Ottanta e che rappresentano di fatto la linfa vitale a livello demografico per l’entità criminale sionista alias ‘Stato d’Israele’) contro i residenti palestinesi.

Secondo alcune fonti Baruch Goldstein avrebbe agito per conto di una fazione dello Shin Bet – il servizio segreto per l’interno dello stato ebraico – contraria all’attuazione degli Accordi di Oslo.

Infine un’altra operazione terroristica condotta da militanti estremisti della J.D.L. fu il complotto ordito per eliminare il membro del Congresso USA, Darrell Issa mentre sempre più spesso le stesse organizzazioni ebraiche americane tendevano a porre ai margini quando non dichiaratamente a escludere dalla comunità metodi e uomini della J.D.L. e, fra quelle che maggiormente – almeno a livello ‘ufficiale’ – si è dimostrata poco tenera con Kahane ed i suoi adepti figura proprio la stessa A.D.L. (Anti-Defamation League) di cui la J.D.L. fu una emanazione più o meno diretta e più o meno ufficiosa.

Non dimentichiamo infine di soffermarci sul fatto che lo stesso fondatore della J.D.L. , rabbi Meir Kahane, prima della sua folgorante carriera ‘politica’, risultasse essere un informatore dell’FBI.

D’altronde i mezzi utilizzati dall’A.D.L. sono identici a quelli della J.D.L. e comprendono: schedature dei reali (o anche presunti) “nemici d’Israele” e di tutti coloro i quali “in un modo o nell’altro pregiudicano gli interessi ebraici” a livello internazionale; campagne di stampa e pressione sull’opinione pubblica costante nei paesi occidentali, organizzazione di campagne di sensibilizzazione pro-Israele e intromissione nelle politiche interne di qualunque paese ove risieda una più o meno numerosa comunità giudaica (kehillah) attraverso organismi creati ad hoc, lotta contro ogni forma di assimilazione ebraica verso costumi e tradizioni considerate “straniere” ed un preciso obbligo che rende i membri dell’A.D.L. dei veri e propri sionisti militanti chiamati al sostegno dello Stato d’Israele e al lavoro sporco del suo servizio d’Intelligence per l’Estero (Mossad) attraverso l’ingaggio tra le fila dei Sayanim.

L’influenza dell’A.D.L. negli Stati Uniti è tale che di fatto questa organizzazione appare come un vero e proprio tribunale dell’inquisizione giudaica in terra d’America (3); un tribunale che si arroga il diritto di emettere sentenze, condannare singoli individui o organizzazioni e procedere direttamente o indirettamente – tramite organismi quali la JDL – all’esecuzione della pena che spesso coincide con campagne stampa altre volte con veri e propri assalti squadristici di cui gli storici revisionisti sono stati spesso le principali vittime (come accadde in Francia a Francois Duprat , vittima dell’odio ebraico, e al Prof. Robert Faurisson malmenato e quasi ammazzato per i suoi studi da un sedicente commando dei ‘Figli della Memoria’).

La rete dello spionaggio pro-Israele creata dall’A.D.L. (e delle quale la J.D.L. non fu nient’altro che un organismo ‘deviato’ , probabilmente l’ala più radicale ed estremista magari sfuggita di mano dai suoi creatori…come nella leggenda ebraica del Golem praghese …il mostro una volta lasciato libero di andare diventa difficile da fermare…e Kahane ed i suoi militanti furono certamente dei mostri come, d’altronde, la storia del giudaismo – sul piano religioso come su quello più strettamente politico – è abbondantemente piena…dalla contro-ascesi demoniaca di Jacob Frank nella Polonia del Settecento fino ai vari boia dei giorni nostri che da anni hanno guidato la politica dell’entità criminale sionista nella Palestina occupata… Shamir, Sharon, Begin, Rabin ecc. ecc.) rappresenta la più grande mai creata e attiva negli Stati Uniti come ci informa lo stesso Ratier il quale scrive: “Il 10 dicembre 1992 e in seguito l’8 aprile 1993 i locali dell’A.D.L., del B’nai B’rith a San Francisco e a Los Angeles sono simultaneamente perquisiti da agenti dell’FBI. In quell’occasione gli agenti federali vengono in possesso di numerosi documenti che proveranno in seguito che l’A.D.L. tramite la sua Fact Finding Division (sezione di ricerca documentaria), diretta dal 1962 da Irwin Suall, ha costituito da almeno venticinque anni una vasta rete di spionaggio non solo contro militanti politici di destra o di sinistra, ma anche contro chiese, club, associazioni locali o internazionali. (…) La polizia scoprì che la maggior parte dei ‘bersagli’ oggetti dello spionaggio da parte dell’A.D.L. non avevano mai avuto alcun legame, diretto o indiretto, con la comunità ebraica, non avevano mai preso posizione né a favore né contro Israele. Questo sistema di spionaggio è stato messo a punto tramite la rete nazionale degli ‘amici ufficiali’ dell’A.D.L. , poliziotti, sceriffi ed anche agenti dell’FBI, in pensione o ancora in attività. L’organizzazione sarà scoperta in maniera del tutto casuale, grazie ad un’inchiesta svolta per due anni dall’FBI a carico della rete di spionaggio sudafricano negli Stati Uniti. A San Francisco, Tom Gerard, ufficiale di informazione della polizia cittadina, è fortemente sospettato di aver venduto informazioni circa militanti anti-apartheid della California a Humphries e Louie, due agenti sudafricani che lavoravano al consolato sudafricano di New York. L’abitazione di Gerard , messa sotto sorveglianza, è perquisita nel dicembre del 1992 quando l’interessato, messo sull’avviso, pare da alcuni colleghi, era appena fuggito nelle Filippine, paese scelto perché non ha trattati di estradizione con gli USA (Gerard doveva comunque costituirsi qualche mese più tardi). Si scoprono numerose carte d’identità a suo nome. Sono state emesse da diverse ambasciate nelle quali Gerard ha soggiornato negli anni Ottanta per conto della CIA (in particolare il Salvador negli anni 1982-1985 come esperto di esplosivi per ‘missioni speciali’ cioè di controspionaggio). (…) La polizia scopre che in quel momento Gerard lavora occasionalmente con un certo Roy Bullock, non solo sul dossier sudafricano ma anche su altri soggetti, riguardanti in particolare le questioni arabe. Questo Bullock, che si faceva passare per un mercante d’arte, risulta all’inchiesta della polizia come un’importante informatore permanente, e retribuito, della Fact Finding Division dell’A.D.L. e ciò a partire almeno dall’inizio degli anni Settanta.” (4)

 Le attività dell’A.D.L. come si è detto non riguardano i soli Stati Uniti. In Europa veri e propri

‘feudi giudaici’ sono Gran Bretagna e Francia. In quest’ultima nazione, la patria della ‘Rivoluzione

dei Lumi’ di massonica e giudaica influenza, esiste , fondata a Parigi nel 1966, l’U.F.A.B.B.

(Unione Francese delle Associazioni B’nai B’rith) trasformata nel 1988 in B’nai B’rith di Francia

al quale a sua volta si collegano A.D.L. francese e Lega di Difesa Ebraica che oltralpe prende anche

il nome di Betar-France.

Per quanto riguarda il resto d’Europa il B’nai B’rith si è costituito in federazione continentale nel

1948 attraverso l’attività delle logge svizzere rimaste operative durante tutta la seconda guerra

mondiale così come quelle della Danimarca (trasferitesi in Svezia) e quelle d’Olanda e Francia

riaperte fin dal 1945. L’idea di costituire un comitato europeo del B’nai B’rith è del 1949 ma solo

nel 1955 venne creato, infine, il ‘Distretto XIX’ dell’Organizzazione Massonica Ebraica

Internazionale del B’nai B’rith riservato ai ‘fratelli’ d’eletta ascendenza d’Europa.

In Italia il B’nai B’rith nasce nella primavera 1954 a Milano per poi estendersi rapidamente con

l’apertura di altre logge a Roma ( quando nell’estate 1955 viene fondata l’influente loggia ‘Elia

Benamozegh’) a Firenze (1958) ed infine a Livorno (5) , la ‘Sion’ d’Italia.

Accanto al B’nai B’rith si costituirà ovviamente una sezione italiana dell’A.D.L. direttamente

collegata alla casa madre statunitense e che avrà identici compiti di schedatura e monitoraggio

di veri o presunti ‘antisemiti’, ‘nemici d’Israele’ soprattutto per quanto riguarda la politica –

particolarmente eterodiretta dalla ‘lobby’ pro-Israele a partire dal post-Tangentopoli e dopo la

costituzione di quei partiti della cosiddetta “Seconda Repubblica” tutti più o meno fieramente su

posizioni filo-sioniste – la cultura e i media veri e propri feudi giudaici.

Così a partire dalla metà degli anni Novanta avremo Rapporti sull’antisemitismo dell’A.D.L.

dedicati all’Italia che tuoneranno contro quel politico o quell’organizzazione rei di aver – in un

modo o nell’altro – criticato la politica israeliana o messo in discussione il predominio sionista

sul mondo dell’informazione o semplicemente fatto rilevare una determinata ‘ascendenza’ razziale

di un soggetto appartenente all’autoproclamatosi ‘popolo eletto’.

L’International Report dell’A.D.L. di New York dedicato all’Italia del 1994, curato da Lisa

Palmieri Billig, finirà per stilare una vera e propria – ne seguiranno altre nel corso dei successivi

anni – lista di proscrizione all’interno della quale figureranno anche autorevoli e noti esponenti

della politica nazionale: dall’allora leader del Msi Gianfranco Fini (al quale ci vorranno diverse

genuflessioni e numerose manifestazioni di filosemitismo per superare l’iniziale diffidenza della

lobby) (6) all’ex presidente della Camera dei Deputati Irene Pivetti all’epoca ‘pasionaria’ cattolica

della Lega Nord passando per Clemente Mastella ( all’epoca ministro del lavoro e colto in fallo dai

soliti censori ebrei per una dichiarazione su vere o presunte ‘lobby ebraiche americane’ che

avrebbero avuto un ruolo nella caduta della Lira) fino all’ex sindaco ‘verde’ e progressista di Roma,

Francesco Rutelli al quale venne, nel settembre 1995, la malaugurata idea di intitolare una strada

della capitale all’ex gerarca fascista Giuseppe Bottai.

Risalgono a quel periodo le prime (7) apparizioni pubbliche del braccio militante violento e squadrista

della comunità ebraica: la Lega di Difesa Ebraica comunemente nota come LED.

Rabbi Meir Kahane
(Rabbi Meir Kahane speaking)

In ordine ricordiamo:

–         5 Novembre 1992: attacco contro la sede del Movimento Politico Occidentale, organizzazione neofascista romana appartenente alla Base Autonoma.

L’aggressione verrà condotta dai leader dei giovani ebrei romani fra i quali inizierà a distinguersi l’attuale portavoce della comunità ebraica Riccardo Pacifici.

Duecento ebrei attaccheranno la sede del MPO – poi sciolto con l’emanazione della famigerata Legge Mancino nel maggio 1993, legge liberticida fortemente invocata dai principali esponenti della comunità giudaica in Italia e particolarmente dall’allora presidente della comunità Tullia Zevi – ferendo alcuni militanti presenti, distruggendo diversi motoveicoli parcheggiati a Via Domodossola dove aveva la sua sede l’organizzazione capitanata da Maurizio Boccacci.

La sera stessa, a poche ore dall’aggressione ebraica contro il MPO, presidente del Consiglio (Ciampi), ministro dell’Interno (Mancino) e capo della polizia (Parisi) andranno ad omaggiare della loro solidarietà il rabbino-capo degli ebrei d’Italia Elio Toaff.

Il solo giornalista onesto che oserà, l’indomani, criticare l’azione squadristica condotta dagli ebrei romani sarà su ‘L’Indipendente’ Massimo Fini , di madre ebrea, che avrà il coraggio di richiedere l’applicazione delle leggi contro la violenza proveniente dal Ghetto. Invito ovviamente che non verrà raccolto dalle autorità che lasceranno così impunita una vera e propria operazione militare di natura squadrista condotta nelle strade della capitale tra l’indifferenza generale dei politici e il consenso palese dei media nazionali.

–         2 Agosto 1996: aggressione giudaica contro il Tribunale Militare di Roma dopo la sentenza di assoluzione per l’ex capitano delle S.S. Erich Priebke.

Anche in quella occasione gli ebrei della LED daranno una dimostrazione di forza attaccando un presidio militare , le stesse forze dell’ordine presenti, distruggendo un qualcosa come circa 200 tra autovetture e motovetture della zona e infine ottenendo la cancellazione della sentenza di assoluzione con relativa scarcerazione per l’ex ufficiale delle S.S. ‘mediata’ nottetempo tra i rappresentanti della comunità giudaica e l’allora guardasigilli on. Flick , ministro della giustizia; di una giustizia inesistente in una nazione che si fa letteralmente scavalcare – a furor di ‘popolo’ …popolo eletto non lo si dimentichi…- dalla canea urlante delle turbe inferocite ebraiche.

Maurizio Lattanzio – in un articolo rimasto memorabile (e che probabilmente non solo non passerà inosservato ma ‘produrrà’ la successiva reazione ‘scafandrata’ degli agenti della Sinagoga che colpiranno il Grande Guascone di Popoli attraverso un tentativo di aggressione avvenuto a Sulmona (L’Aquila) nella primavera 1997 come documentato a suo tempo sulla nostra agenzia di stampa “Islam Italia”)  – scriverà sull’affaire Priebke: “…sottolineiamo la correttezza formale oggettivamente rilevabile nella condotta professionale dei giudici e degli avvocati (ivi compreso l’avv. Pietro Nicotera, difensore di parte civile delle famiglie ebraiche Del Monte, Piperno e Sonnino) ‘coinvolti’ nel cosiddetto “processo Priebke”… Tanto vero ciò, in quanto noi sappiamo che gli avvocati penalisti sono funzionalmente ‘degradati’ ad appendice collaborazionista delle procure della repubblica e delle logge massoniche, mentre i magistrati sono gli ‘applicatori’ di un ordinamento legislativo posto a tutela della dittatura legalistico-sistemica borghese. Non ci interessa ‘disquisire’ giuridicamente circa il sequestro di persona di cui è stato oggetto il camerata Priebke, dopo una sentenza pronunciata da un giudice della repubblica, il quale ne aveva disposto l’immediata scarcerazione; né ‘peseremo’ le attenuanti generiche e le aggravanti specifiche, e nemmeno ‘discetteremo’ sull’istituto dell’estradizione o sulle convenzioni de L’Aja, di Ginevra o di Campobasso…no…noi attribuiamo piena, totale e incondizionata legittimità etico-rivoluzionaria ad ogni atto della guerra totale condotta dalle eroiche armate del Terzo Reich nazionalsocialista contro le bande mercenarie sioniste  del giudeo-capitalismo anglo-statunitense e contro il bestiame slavo-mongolo del bolscevismo ebraico.

Noi affermiamo, altresì, che la ‘contabilità cimiteriale’ (personalmente, non li avremmo portati nemmeno alle ‘cave’…in mezzo alla strada…come hanno fatto ‘loro’…e peggio di ‘loro’…sempre) , essendo competenza specifica delle imprese di pompe funebri, non rappresenta una discriminante di valore relativa al giudizio politico espresso nei confronti di un processo rivoluzionario.

Ciò che rileva è la trasparente interazione organica intervenuta fra premesse, svolgimenti e risultati. Questi ultimi sono ‘appannaggio’ di chi è più ‘bravo’ , ovvero di chi ‘estrae’ per primo…la guerra non è finita nel 1945…no, si è trattato semplicemente di un’episodio epocale della guerra eterna fra Tradizione e Sovversione, la quale è ancora in atto…e ‘noi’ non la perderemo…perché siamo i più forti.

Gli avvocati dicono che “la legge è come la pelle dei coglioni, dove la ‘stiri’ la va”. E hanno ‘ragione’ perché, mediante questa efficace volgarità gergale, esprimono una incontestabile verità di fatto: la legge non può essere ‘astratta’ dai concreti rapporti di forza ad essa sottostanti, ovvero la legge è ‘appesa’ sulla canna del fucile; più potente è la bocca di fuoco, più ‘efficace’ è la legge. La piazza ebraica ha preteso l’incarcerazione del camerata Priebke e l’ha ottenuta. Hanno ‘vinto’ la seconda guerra mondiale ed è ‘conforme’ che sia così, fino a quando saranno ‘vincenti’…ripeto: fino a quando saranno ‘vincenti’. Non ‘conta’ l’ordinamento giuridico della repubblica italiana (e allora non ‘vedo’ perché dovrebbe contare per me… o no?). ‘Conta’ la legge ebraica. Infatti, sono intercorse ‘trattative’ (si ‘trattano’ le sentenze…come i broccoletti dei ‘fruttaroli’…) fra il ‘ministro’ (di ‘questo’ cazzo…) Flick e il kahal ebraico italiano. Non lo diciamo noi. Lo dice l’Avv.Taormina sul “Corriere della Sera” dell’8 agosto 1996 in un articolo intitolato “Caso Priebke, Flick si dimetta”, firmato da Flavio Haver: “Taormina ha messo comunque a punto una strategia che prevede un attacco a 360 gradi: si va dalla denuncia di Flick, alla richiesta di indagare su quello che è avvenuto prima e durante le trattative con gli esponenti della comunità ebraica”. Questa circostanza è confermata da Maurizio Molinari (uomo della ‘lobby ndr) su “Panorama” del 15/8/1996, in un articolo intitolato “Quella notte tra Flick e Wiesenthal” ( a questo ‘punto’ non escludiamo che Flick sia stato ‘preliminarmente’ sodomizzato…) , nel quale è scritto che la massoneria ebraica B’nai B’rith , violando la sovranità giuridica nazionale, ha obbligato Flick a concedere l’estradizione del camerata Priebke in Germania: “…Riccardo Pacifici, il trentenne consigliere della comunità ebraica di Roma (…) insieme a Dario Coen del B’nai B’rith e al consigliere comunale Victor Majar, ha trattato con Flick ‘in sintonia con la proposta (l’estradizione del camerata Priebke ndr) fatta dal Centro Wiesenthal in caso di liberazione di Priebke’.”. Parimenti su “La Stampa” del 6 agosto 1996, in un articolo intitolato “Caro Flick hai sbagliato”, così è scritto: “Contro Flick arriva una voce contraria dall’interno della maggioranza. ‘Ritengo estremamente preoccupante l’intervento del ministro di Grazia e Giustizia nel ‘caso Priebke’, afferma senza mezzi termini il presidente della commissione Giustizia della Camera , Giuliano Pisapia (attuale sindaco di Milano ndr) , esponente di Rifondazione.” …” (8)           

Erich Priebke

(Erich Priebke)

Ricordiamo, en passant, la dichiarazione rilasciata all’epoca da Indro Montanelli che sul caso-Priebke osò rilasciare al “Corriere della Sera” una dichiarazione definendo “forsennati non della giustizia ma della vendetta” la “comunità israelitica romana” (9) ; dichiarazione che verrà ritrattata cinque giorni dopo in occasione – vedi il ‘caso’ – della ‘Giornata della Memoria’ dedicata ormai da anni all’Olodogma.

Da quella ‘vittoria’ segnata ai ‘punti’ e ottenuta manu militari (e costantemente ribadita in diverse occasioni come quando l’ex Capitano delle S.S. otterrà i domiciliari o come quando usufruirà di un permesso di lavoro presso l’ufficio di uno dei suoi legali) i “Ghetto-boys” di Pacifici non hanno mancato di far sentire tutta la loro influenza ‘marcando’ il territorio come accadrà nel 2002 con l’esponente del movimento ‘No Global’ (estrema sinistra) Vittorio Agnoletto quando verrà aggredito assieme a Rossana Rossanda, storica collaboratrice del quotidiano comunista “Il Manifesto”, all’uscita di un ristorante sito nel quartiere ebraico capitolino.

Mentre “tsahal” sferrava la sua offensiva militare contro la Cisgiordania – che avrebbe portato alla segregazione obbligatoria e forzata il leader dell’ANP , Yasser Arafat, costretto nei locali della ‘Muqata’ di Ramallah presi a cannonate dall’artiglieria e dai tank dalla stella di Davide – in quel 2002 il fondamentalismo sionista in Italia obbligava ad una sorta di vergognoso ‘mea culpa’ l’allora segretario del partito della Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, che – in occasione del Congresso di partito di Rimini – teneva a prendere le distanze da alcune manifestazioni evidentemente eccessivamente troppo pro-palestinesi svoltesi in quei giorni a Roma per ribadire la sua solidarietà agli ambienti ebraici e urlare dal palco “Noi siamo ebrei!”.

Mentre in Francia l’estremismo della Ligue de Defense Juif si scaglierà contro avversari di sinistra e appartenenti alla comunità islamica (oltralpe gli ebrei hanno letteralmente in mano le redini della vita politica e culturale francese) arrivando – come documentato in un video consultabile nel presente blog – a ‘prestare’ come guardia del corpo dell’attuale premier francese Hollande un loro militante (dopo l’ebreo Sarkozy l’ebreo Hollande, l’aveva vista lunga il periodista Drumont quando quasi un secolo e mezzo or sono diede alle stampe la sua monumentale opera su “La France Juive”); in Italia i loro omologhi della L.E.D. si faranno nuovamente vedere in azione durante le prime giornate dell’aggressione israeliana contro il Libano (luglio 2006) quando alcuni manifestanti pacifisti saranno allontanati con minacce da soggetti kippizzati in borghese posti a presidio del quartiere ebraico attorno al Tempio del Portico d’Ottavia.

Altra iniziativa squadristica degli uomini della L.E.D. sarà il raid teppistico con l’annesso tentativo di aggressione avvenuto nel marzo 2007 ai danni del Prof. Robert Faurisson in quel di Teramo in occasione di una conferenza tenuta dallo storico revisionista d’oltralpe presso il locale ateneo.

 Infine i fatti ‘noti’ accaduti dieci giorni fa ad un gruppo di cinque manifestanti pro-palestinesi.

Episodio simile a quello dell’estate di sei anni fa quest’anno un po’ più amplificato dai mezzi informatici , da siti pacifisti e filo-palestinesi e di cui ha dato risalto anche la stampa ( ‘Il Fatto Quotidiano’ e pochi altri quotidiani hanno riportato l’episodio).

Abbiamo riproposto la ‘cronaca’ degli avvenimenti dello scorso 14 novembre nell’articolo intitolato “Roma: picchiati perché entrano nel quartiere ebraico” come riportato dal blog “Frammenti Vocali M.O.” (www.frammentivocalimo.blogspot.it l’indirizzo informatico) che propone anche alcune testimonianze dei malcapitati i quali sottolineando come gli energumeni che li avrebbero affrontati, invitandoli a ‘cambiare aria’, portava kippah ebraiche sulla testa non lasciano dubbi sulla ‘matrice’ dell’azione.

‘Dunque’ la L.E.D. solerte vigila. E Riccardo Pacifici, esponente di spicco della comunità e portavoce degli Ebrei romani, paraculo come pochi ne approfitta per esprimere il suo sostegno al sindaco ebraicizzante della capitale, Alemanno contro le manifestazioni studentesche (e pro-Palestina), ed al governo Monti assicurando – lui evidentemente può ‘permetterselo’ – che nessuno doveva disturbare l’operato del premier e dei suoi ministri (l’esecutivo tecnocratico che risponde ai diktat usurocratici di Goldman Sachs e agli altri potentati dell’Alta Finanza mondialista).

Come riportato dal sito NenaNews e da Palestina Rossa non c’è da sorprendersi se Pacifici si schiera a spada tratta con il sindaco filo-sionista Alemanno, rassicura il capo della polizia ed il ministro degli interni e l’esecutivo del ‘Prof.’ Mario Monti del sostegno della Kehillah capitolina.

Rientra se vogliamo nelle logiche degli attuali rapporti di forza esistenti nel presidio oligarchico sistemico italiota asservito ai diktat della Sinagoga.

Non deve sorprendere che squadristi e picchiatori con kippah possano impunemente presidiare il quartiere ebraico al posto delle forze dell’ordine o in loro vece; d’altronde in Francia non solo i militanti del ‘Betar-France’ o J.D.L. possono manifestare protetti dalla polizia ma anche presidiare sinagoghe e luoghi di culto ebraici armati di tutto punto, appostati sui tetti adiacenti gli edifici interessati e tutto con il beneplacito assenso del Ministero degli Interni. Sono anche questi  ‘segni dei tempi’.

Tempi in cui domina la lex judaica.

 

Di fatto niente di nuovo sul fronte occidentale ….

‘Israele’ continua a dettare legge. La sua legge ovviamente.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

26 Novembre 2012

NOTE –

1) Emmanuel Ratier –    “Misteri e segreti del B’nai B’rith – La più importante organizzazione ebraica internazionale” – Ediz. “Sodalitium” – Verrua Savoia (To) 1995;

2) sul fondatore della J.D.L. si veda l’ottimo volume di Robert I. Friedman – “The False Prophet – Rabbi Meir Kahane from F.B.I. informant to Knesset member” – Ediz. “Lawrence Hill Books” – Brooklyn , New York (Stati Uniti) 1990;

3) si consulti in proposito il volume “Conspiracy against Freedom” curato dallo staff di ‘Liberty Lobby’ e che rappresenta, come recita il sottotitolo, “A documentation of One Campaign of the Anti-Defamation League against Freedom of Speech and Thought in America” – Ediz. “Liberty Lobby” – Washington (Stati Uniti) 1986;

4) Emmanuel Ratier – op. cit.;

5) opuscolo a firma Settimio Sorani – “Che cos’è il Benè Berith” a cura della Sezione di Roma del Benè Berith , Roma 1962;

6) la ‘kippizzazione’ politica e umana di Gianfranco Fini sarà caratterizzata da una serie di veti posti in ordine dalla comunità ebraica italiana, dall’ambasciata israeliana a Roma e infine dagli ambienti sionisti internazionali i quali andranno a più riprese a ‘vedere le carte’ al leader della Destra italiana. In un articolo apparso su “Il Giornale” il 20 dicembre 1996 e intitolato “Ma oggi An è vicina agli ebrei” il presidente del Likud in Italia dichiarerà: “Alleanza Nazionale è filoisraeliana e non corrisponde al vero che in An ci siano gruppi antisemiti.” E’ quanto sostiene in una dichiarazione il presidente del Likud Italia, Isacco Mechnagi, secondo il quale i simpatizzanti di questa associazione in Italia “sono tutti molto vicini ad An ed hanno grande stima per l’on. Fini”. (…) Secondo Mechnagi “quanto apparso sulla stampa non ha nulla a che vedere con la questione ebraica, ma è frutto di speculazione politica proveniente da ambienti ebraici e non, sia italiani sia israeliani.”.  A garantire della ‘democraticità’ e quindi tollerabilità e rispettabilità politica di Fini sarà sempre dalle pagine del “Giornale” Sergio Romano il quale dichiarerà che “Fini (…) sta facendo tutto ciò che è possibile. Ovvio che voglia traghettare sull’altra sponda tutto l’apparato di An anche se c’è qualcuno che fa ancora il saluto romano..”

All’epoca salterà il progetto di una visita a Tel Aviv con possibile incontro con l’allora premier Benjamin Nethanyahu. Un progetto al quale i vertici di A.N. sembra avessero lavorato in gran segreto per diversi anni dopo la ‘svolta’ di Fiuggi del 1995.

“La Destra trattava in segreto da due anni” affidando la missione israeliana a tre suoi esponenti: Marco Zacchera, Roberto Tana e Patrizia Andreassi (quest’ultima ‘moglie di un ebreo e membro da anni” della comunità romana) (crf “La Stampa” del 19.12.1996).

A rompere le uova nel paniere di Fini&’camerati’ (del Likud ndr) un telegramma dell’ambasciatore israeliano a Roma, all’epoca tale Yehuda Milò, inviato al suo governo a Tel Aviv e contrario alla visita di Fini come riportato dal quotidiano israeliano “Yediot Ahronot” . Visita rimandata. Fini ancora ‘bocciato’: la giudaizzazione rimandata di qualche anno tra le dichiarazioni costernate della Andreassi che sottolineava “Fini in via riservata ha aperto gli archivi dell’MSI alla Wiesenthal (la fondazione del “cacciatore” di nazisti con sede a Vienna ndr), offerto il patrocinio gratuito alla comunità israelitica romana nel processo contro Priebke, protesta pubblicamente contro l’Argentina che rifiuta l’estradizione dell’ex ufficiale nazista” ( crf “La Stampa” del 19.12.1996). Tutto invano vista l’opposizione di Milò e della presidentessa della comunità ebraica Tullia Zevi.

Ma Fini, ormai sulla via della definitiva giudaizzazione, non demorde: dichiara di “non ritenere realistica la divisione di nuovo di Gerusalemme che deve rimanere (…) sotto la sovranità d’Israele” ( crf “Il Secolo d’Italia” del 28.01.1997) e fa pubblicare sul quotidiano del partito (“Il Secolo d’Italia” del 04.02.1997) una documentazione che dimostrerebbe in maniera inconfutabile tutto il filo-semitismo della politica missina dagli anni Cinquanta ai giorni nostri (articolo “La Destra italiana e Israele – Nella storia dell’intero dopoguerra si possono rintracciare le prove di una scelta di campo inequivocabile”).

Onestamente non è che ci fosse bisogno di Fini e delle sue documentazioni storico-giornalistiche per sapere che il MSI era un soggetto politico filo-sionista…

A pochi anni da quell’increscioso stop Fini riuscirà nell’intento di recarsi kippizzato a dovere a Tel Aviv e, dulcis in fondo, riuscire a portare a Montecitorio tra le fila della pattuglia di parlamentari in forza ad A.N. l’ultra-sionista Fiamma Nirenstein. I tempi di un lontano dibattito apparso nell’autunno 1992 nel programma ‘L’Istruttoria’ condotto dal giudeo Giuliano Ferrara (quello per intenderci in cui Boccacci efficacemente riuscì a mostrare per qualche secondo al pubblico il volume dell’ex deportato francese e capofila del revisionismo storico Paul Rassinier) e che vedevano ancora Fini ‘confinato’ fuori dagli studi televisivi dove imperversava biliosa e aggressiva come mai la Nirenstein potevano infine dirsi definitivamente tramontati.

7) risulterebbe, secondo quanto sostenuto dai responsabili della radio indipendente di estrema sinistra romana ‘Radio Onda Rossa’, che un primo attacco etichettabile come proveniente dagli ambienti estremisti ebraici della L.E.D. sarebbe avvenuto la notte del 13 ottobre 1982. Secondo quanto si legge nella pagina dell’enciclopedia virtuale di wikipedia alla voce ‘Radio Onda Rossa’: “Il 13 ottobre 1982, ore 2:15 un ordigno valutato in 3 kg di dinamite esplode davanti alla porta dell’appartamento di Radio onda rossa, provocando danni rilevanti all’interno dei suoi locali, in tutto il palazzo e nei palazzi vicini. Lo stabile di via dei volsci viene dichiarato inagibile. Al momento dell’esplosione nei locali si trovava solo una persona che rimase illesa grazie alla lontananza dal luogo dello scoppio (forse allertata dagli stessi attentatori). Radio onda rossa lo ricondusse immediatamente ad un’organizzazione sionista, la Lega di difesa ebraica (Led), che precedentemente aveva condotto azioni minatorie via telefonica alla redazione e annunciando un’azione “punitiva”. Era l’epoca dell’occupazione militare israeliana di Beirut, della strage di Sabra e Chatila, dunque della frattura dell’opinione pubblica in merito ad Israele, che ha coinvolto inevitabilmente le comunità ebraiche, sfociando sovente in comportamenti antisemiti da parte di politici e media. L’esplosione segue cronologicamente l’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre e che costò la vita ad un bambino di due anni ed il ferimento di altri coetanei. Il procedimento giudiziario aperto d’ufficio non arrivò ad accertare le responsabilità e la bomba rimase un atto di ignoti. I redattori della radio sostennero di aver ricevuto nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla bomba, telefonate di rivendicazione dell’attentato.”.

Ricordiamo come la stessa emittente radiofonica romana subirà un tentativo di attacco nell’estate 2002. Notizia passata sotto silenzio dai principali media.

8) Maurizio Lattanzio – articolo “Heil!” – dal mensile “Avanguardia” – Numero 129 Anno XIV del Settembre 1996;

 9) Indro Montanelli – dichiarazione apparsa sul “Corriere della Sera” del 22 gennaio 1997;

Roma: picchiati perché entrano nel quartiere ebraico

26 Nov

martedì 20 novembre 2012

Roma: picchiati perché entrano nel quartiere ebraico

Botte, insulti e minacce di morte. «Potete fare casino per tutta Roma, ma se entrate qui dentro siete morti. Questo non si chiama ghetto da 500 anni, è il quartiere ebraico». Cinque ragazzi vittime di violenza, di cui uno pestato a sangue, dopo essere entrati nel quartiere ebraico di Roma. Ancora un grave episodio ai danni degli attivisti che hanno manifestato contro l’austerity il 14 novembre, ma questa volta gli autori potrebbero non essere poliziotti bensì membri della Led (Lega Ebraica di Difesa). Ovvero la cellula italiana dell’ americana Jewish Defense League, inserita nel 2001 nell’elenco delle organizzazioni terroristiche compilato dall’Fbi.
Ma andiamo con ordine. Come riporta il sito del “Fatto quotidiano”, sono le 16 di mercoledì 14 novembre e nella Capitale si è appena conclusa una manifestazione che ha visto numerosi scontri. Tre ragazze e due ragazzi, di cui quattro sono attivisti del Teatro Valle Occupato e uno del Cinema Palazzo, stanno tornando a casa passando, appunto, dalle strette vie del ghetto ebraico. Una di loro è un’attrice trentenne, gli altri sono tutti molto giovani. «Non avevamo né zaini, né caschi, né niente – raccontano – Stavamo solo camminando». Ma arrivati in piazza delle Cinque Scole arriva la brutta sorpresa: lo sguardo niente affatto rassicurante di due uomini che, subito dopo, iniziano a seguirli. Davide, uno dei ragazzi, insospettito, accende la telecamera con cui poche ore prima aveva filmato gli scontri. Ilenia, 30 anni, all’inizio non vede il pericolo: «Abbiamo pensato che fossero due agenti in borghese e,dopo tutto quello a cui avevamo assistito in corteo, volevamo tutelarci registrando un eventualeabuso di polizia». Ma il momento di ottimismo dura poco, perché i due si accorgono di essere filmati e la cosa non va giù. «Uno dei due ci è venuto addosso insultandoci e subito dopo si è scagliato addosso al ragazzo con la macchina da presa».
Da lì accade tutto in fretta. Davide viene immobilizzato sul cofano di una macchina parcheggiata e preso a pugni senza pietà. Intanto sul posto arrivano altri uomini che si presentano come poliziotti, ma non tirano fuori nessun tesserino di riconoscimento e, al posto di aiutare Davide, minacciano gli altri ragazzi: «Vi arrestiamo, vi portiamo dentro e poi vi ammazziamo. Fuori i documenti». Ma Davide, nonostante sia in pessime condizioni («Mi hanno preso al collo, stavo soffocando», dichiarerà in seguito) riesce a riaccendere un attimo la telecamera. «Mi volevi fotografare? Lo sai che sei un pezzo di merda? Se ti muovi ti ammazzo. Vedi come ti ho preso? Basta che stringo un po’ e tu sei morto», si sente. Poi solo più botte e grida di dolore.
Nel frattempo passano i minuti e la piazza si riempie di persone, ma nessuno muove un dito per aiutare i giovani. Anzi, come racconta Valeria, fotografa di scena del Teatro Occupato, «Saranno stati una trentina. Alcuni sembravano agenti in borghese, altri, la maggioranza, gente del quartiere. Ho pensato che la nostra unica colpa fosse di essere passati per quelle strade». Come se fosse la norma, o peggio: come se “ronda di quartiere” che ha come obiettivo degli innocenti con la sola colpa di essersi trovati lì fosse perfettamente accettata dagli abitanti di quelle parti, proprio dove la manifestazione era passata poche ore prima. «Alcuni di loro – racconta Fabio, attivista del Cinema Palazzo– avevano radio simili a quelle in dotazione agli agenti, altri invece kippah e peot» (copricapo e riccioli tradizionali che portano gli ebrei ortodossi, ndr). Poi una ragazza riceve una chiamata da un’amica e urla nel telefono: «Ci stanno arrestando, chiama gli avvocati». Non solo. Un’anziana coppia passa in macchina e la donna si mette a gridare. Così la situazione si tranquillizza, vola ancora qualche pugno, ma il peggio è passato. Gli amici, raccolto Davide in pessime condizioni, riescono a fuggire. Qualche giorno dopo, decidono di sporgere denuncia.
Ora rimane grosso punto interrogativo sull’identità dei picchiatori. Le ipotesi sono diverse: si trattava di poliziotti in borghese, di una sorta di “ronda” organizzata appunto da gente del quartiere in difesa del ghetto ebraico o, e questa è la possibilità più inquietante, della Lega Ebraica di Difesa? Nel caso, non si tratterebbe certo del primo episodio di violenza del gruppo ultra ortodosso, già colpevole di aggressioni ai danni di gruppi ed esponenti dell’area dei centri sociali e della sinistra radicale, perché considerati “filo palestinesi”. Intanto, nel video si vedono chiaramente tre protagonisti dell’aggressione.
 
 

Ebrei Talebani: certi estremisti sono più uguali di altri – di Tim Wise

26 Nov

Ebrei Talebani: certi estremisti sono più uguali di altri

Tim Wise
Mentre la tensione divampa in Medio Oriente – come conseguenza sia della continua occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele sia della quantità di bombe suicide/omicide da parte di coloro che si oppongono all’occupazione – si è parlato molto di “estremisti” e di azioni fanatiche. In quasi tutti i casi i suddetti termini sono stati applicati solo ai terroristi suicidi o ai membri di Hamas, Hizbollah, o ad altri gruppi palestinesi ed arabi considerati terroristi dal Dipartimento di Stato americano e dal governo di Israele.

Raramente questi appellativi sono stati attribuiti agli ebrei israeliani: nemmeno a quelli del gruppo dei coloni che in ogni loro azione sono animati dal disprezzo per gli Arabi e che parlano apertamente di pulizia etnica come soluzione del “problema palestinese” di Israele.
E nemmeno vengono attribuiti ai vari leaders dei partiti di ultras religiosi che propongono l’espulsione di massa se non lo sterminio dei palestinesi. E nemmeno vengono considerati fanatici il quaranta percento degli ebrei israeliani che in un recente sondaggio hanno dichiarato che avallerebbero il trasferimento forzato da Israele di tutti i palestinesi: almeno non sono tali per la stampa dominante o per la leadership politica degli Stati Uniti.

Inutile a dirsi, fanatico non è mai il termine che viene usato per descrivere Ariel Sharon, malgrado il fatto che sia ritenuto ampiamente responsabile del massacro di circa 2000 Arabi (circa 900 palestinesi) nel campo profughi di Sabra e Shatila durante l’invasione israeliana del Libano nel 1982. Nello stesso modo, la sua recente dichiarazione – in disprezzo totale delle norme giuridiche internazionali – che “nessuna nazione” ha il diritto di “portare Israele davanti a un tribunale”, non importa come siano trattati i palestinesi, non è riuscita a far cadere l’accusa di follia sulla testa di Sharon al quale il Presidente Bush si riferisce come a un “uomo di pace.”
E l’etichetta di fanatico non è stata nemmeno sbattuta in faccia al precedente Primo Ministro Ehud Barak – una specie di “colomba” per gli standard di Sharon – nonostante il suo riferimento razzista e disumano ai palestinesi come “coccodrilli” nel 1998.

“Fanatico” o “estremista” sono etichette che si applicano immediatamente a chiunque sia considerato contrario all’esistenza di Israele come stato esplicitamente ebraico. Ma quelli che si oppongono apertamente all’esistenza di uno stato palestinese non sono accusati nello stesso modo.

A meno che non si partecipi ad un’orgia di spari (e che non si indossi in quel momento un’uniforme militare israeliana) come ha fatto Baruch Goldstein nel 1994 uccidendo trenta musulmani in preghiera, si può quasi essere certi di poter evitare l’accusa di fanatismo o di essere etichettati come terroristi.

E mentre la partecipazione ad una manifestazione pro Palestinesi da parte di dichiarati sostenitori di Hamas o di fautori dell’orrenda tattica dei terroristi suicidi/omicidi catturerebbe immediatamente – e comprensibilmente – l’attenzione da parte dei media, sollevando l’ira dei simpatizzanti di Israele, la stessa partecipazione dei sostenitori del terrorismo ebraico in una dimostrazione pro-Israele non susciterebbe preoccupazioni di alcun tipo.

Per coloro cui non fosse chiaro a cosa si riferisca la frase precedente, vorrei far notare la prima pagina del New York Times del 6 maggio,e in modo particolare la fotografia del “Saluto ad Israele” della Solidarity Parade di New York. Sullo sfondo di questa foto si poteva vedere un cartello appeso sulle barricate di contenimento dei dimostranti pro-Israele, su cui si leggeva: “Kahane aveva ragione,” con riferimento al nazionalista ebreo ucciso Meir Kahane membro del precedente parlamento israeliano. Kahane è stato il fondatore della Jewish Defense League (Lega Ebraica di Difesa) : ufficialmente riconosciuta dalle autorità americane come un’organizzazione terroristica interna per la sua comprovata violenza contro gli avversari politici.

E per di più i sostenitori di Kahane, la JDL, e il suo movimento di base ad Israele, il Kach, camminavano al fianco dei “liberal” Ebrei Americani nel corteo di New York senza il minimo cenno di condanna o di distacco da parte di questi membri dalle “menti più aperte” del movimento sionista.

Questo a dispetto del fatto che Kahane con le sue parole incitava ad “andare fino in fondo” nel cacciare gli arabi da Israele, anche sui carri bestiame se necessario – cosa che richiama alla mente il trattamento inflitto dai tedeschi agli ebrei nell’Olocausto. A dispetto del fatto che il movimento di Kahane invochi la completa restaurazione della Israele Biblica, che comprende parte dell’Egitto, della Siria e dell’attuale Iraq, che significa impegnare Israele in una guerra su vasta scala contro i suoi vicini. Ed anche a dispetto del fatto che il movimento di Kahane invochi “uno stato governato dalla Torah”, stato nel quale “la democrazia deve essere esclusa” la legge suprema dovrebbe essere amministrata dalle autorità religiose, “il rispetto del Sabbath reso obbligatorio” e la libertà di parola abolita.

Ci si può immaginare che tipo e che ampiezza di cronaca sarebbe data se in una manifestazione pro-palestinesi un gruppo portasse cartelli di elogio di Osama bin Laden. Anche l’aperto sostegno a favore di Yasir Arafat rischia l’accusa di appoggio al terrorismo, data l’insistenza con cui Sharon e i suoi amici ripetono che Arafat è la mente dei terroristi suicidi e deve essere estromesso da ogni futuro negoziato relativo alla Palestina.

Eppure Arafat non ha mai detto qualcosa di così malevolo degli ebrei come Kahane degli arabi.

Proviamo a immaginare, per esempio, che Arafat abbia dichiarato queste cose:
“Gli ebrei di Israele rappresentano una dissacrazione del nome di
Dio…. cacciarli da questa terra è quindi qualcosa di più di una
questione politica. E’ una questione religiosa, un obbligo religioso
per revocare la dissacrazione del nome di Dio:”

Oppure:
” Nessuno può capire l’anima di quelle bestie di ebrei, quegli scarafaggi.
Dovremo tagliar loro la gola o sbarazzarci di loro …. chi non
se ne andrà sarà ammazzato.”

Eppure Kahane ha detto proprio queste cose degli arabi, e sono atteggiamenti che i suoi sostenitori accettano ancora. E nonostante questo la presenza di suoi accoliti in una manifestazione di solidarietà ad Israele non solleva obiezioni da parte degli ebrei moderati o dei politici che dichiarano di voler la pace.

Mentre l’Occidente ed Israele insistono perché Arafat condanni il terrorismo palestinese, nessuna richiesta analoga viene fatta agli ebrei, quando si trovano di fronte al movimento Kahane Chai (Kahane vive !) i cui membri portarono il loro leader attraverso le strade di Gerusalemme nella notte della sua elezione al Knesset nel 1984 al grido di “Morte agli Arabi.”

Dopo essersi ben sistemato come legislatore Kahane ha introdotto leggi che condannavano chiunque rifiutasse la sua interpretazione della Torah a tre anni di prigione, leggi per bandire i non-ebrei “vomitandoli fuori e purificando la Terra Santa da tutte le traccia di impurità.” Ha persino invocato la “liquidazione” degli ebrei considerati poco impegnati nella sua versione di teocrazia.

Anche se qualcuno potrebbe sostenere che Kahane non ha mai avuto molto appoggio dalla comunità ebraica, resta il fatto che anche a metà degli anni ’80 il 14% degli ebrei americani e il 30% degli ortodossi manifestavano una forte simpatia per Kahane e per il suo movimento.
Con l’adesione crescente all’idea del “trasferimento” dei palestinesi, i propositi fanatici dei militanti del Kahane Chai dovrebbero comportare una maggiore preoccupazione. E invece, il coinvolgimento di questi terroristi – che li si chiami o meno in questo modo – nel movimento a favore di Israele negli Stati Uniti non è affatto considerato così disgustoso quanto lo sarebbe un eguale appoggio al terrorismo arabo da parte dei sostenitori dei palestinesi.

E nonostante si pretenda che il movimento di Kahane sia debole e respinto dalla maggioranza dei Sionisti, uno dei più famosi scritti di Kahane “Dear World” è stato inviato recentemente attraverso internet come un virus da computer: perlopiù dai cosiddetti ebrei moderati.
Nonostante il suo autore paragoni ai nazisti tutti quelli che disapprovano i soprusi inflitti ai palestinesi e ostenti una forma di supremazia ebraica apparentemente rifiutata dalle menti più equilibrate.

Quel che è ancora più assurdo nell’accettazione passiva dei sostenitori di Kahane all’interno della comunità ebraica è che lo stesso Kahane non si sarebbe minimamente preoccupato della loro sorte. Infatti Kahane invocava una maggiore violenza contro gli Arabi proprio per allontanare Israele dal resto del mondo, per costringere gli ebrei a “ritornare a Dio” per la loro salvezza – quando il Messia verrà.
Per di più, Kahane ammetteva di essere disposto a pagare altre nazioni per opprimere brutalmente gli ebrei nei loro paesi perché proprio questa oppressione avrebbe spinto gli ebrei superstiti a scappare in Israele.

Anche se Kahane in un’occasione ha paragonato se stesso all’Ayatollah Khomeini, osservando che Khomeini era “molto più vicino al Giudaismo di quanto lo fossero Jean-Jacques Rousseau o John Locke o Thomas Jefferson” proprio per la sua convinzione nella necessità di “obbedire alla legge di Dio”, il coinvolgimento dei suoi sostenitori non riesce ad ispirare ai leaders della comunità ebraica americana lo sforzo di separarsi dalle sue opinioni. In questi giorni di solidarietà israeliana ed ebraica, sembra che anche personaggi come questi siano i benvenuti.

Ma se gli ebrei di buona volontà non condanneranno le opinioni e le strategie di Kahane e i suoi sostenitori attivi, sarà sempre più difficile criticare i palestinesi perché comprendono tra le loro file anche terroristi suicidi e fanatici. E la presenza di questi razzisti dichiarati fra coloro che sono pro-Israele trasmette ai palestinesi anche il messaggio che il trasferimento (o peggio) sia proprio il destino che li aspetta e che solo le forze di Kahane Chai sono abbastanza oneste da ammetterlo dubblicamente. Stando così le cose, sarà sempre più improbabile che il terrorismo da parte palestinese sia controllato, essendo evidente che il coinvolgimento delle forze di Kahane nel movimento sionista mandi il chiaro segnale che in fin dei conti l’obiettivo degli israeliani o degli ebrei americani non sia la pace.

Naturalmente non è sufficiente eliminare i sostenitori di Kahane dalle manifestazioni a favore di Israele e lasciar perdere le loro opinioni. Alla fine le opinioni e le azioni a cui lo stesso stato di Israele è giunto assomigliano sempre di più a quelle abbracciate dal rabbino ucciso. In realtà Sharon ha mormorato a lungo a proposito del trasferimento degli arabi fuori da Israele, e i fondatori del Sionismo hanno invocato questo allontanamento coatto in modo abbastanza aperto negli anni precedenti all’instaurazione dello stato ebraico.

Infine, coloro che hanno a cuore il benessere degli ebrei – in Palestina/Israele o dovunque nel mondo – dovranno riconsiderare l’impatto che la politica di Israele e dello stesso Sionismo può avere non solo sul popolo palestinese ma anche sugli ebrei.

Lo stato di Israele ha realmente contribuito alla sicurezza degli ebrei nel mondo o li ha esposti a nuovi ed inutili pericoli?

E’ preferibile la politica della fuga in Israele a quella del restare a combattere l’antisemitismo dovunque alzi la sua ignobile testa, in ogni e in tutte le nazioni?

Espropriare un popolo dalla sua terra può portare a qualcosa di diverso da un conflitto perpetuo e da una guerra?

Anche solo sollevare questi quesiti è sufficiente per provocare l’ira di molti che hanno marciato in quella manifestazione di solidarietà verso Israele, tanto profondamente la filosofia sionista è consolidata nella loro psiche. In realtà, queste domande probabilmente potrebbero provocare più malessere nella maggioranza degli ebrei di quanto ne comporti la presenza del partito Kach e dei sostenitori della JDL nelle manifestazioni a favore di Israele o nelle loro sinagoghe.

Ed è una vergogna. Perché evidenzia fino a che punto noi ebrei siamo diventati dipendenti dalla narrativa del vittimismo – quella che dice che tutti i gentili sono pronti ad aggredirci – tanto da dare il nostro consenso a qualunque cosa o a chiunque, in nome della terra.
Il che dimostra che quando si arriva a terroristi ed estremisti, nonostante siano tutti uguali, qualcuno è più uguale degli altri.


Tim Wise è un scrittore anti-razzista, professore ed educatore. Può essere contattato al seguente indirizzo di email: tjwise@mindspring.com