Siria, armi europee per Al-Qaeda di Michele Paris

5 Mar

Siria, armi europee per Al-Qaeda

di Michele Paris – 27/02/2013

Fonte: Altrenotizie

I più recenti progressi attribuiti alle forze “ribelli” che si battono per il rovesciamento del regime di Bashar al-Assad in Siria, con il sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati in Europa e nel mondo arabo, sarebbero in gran parte il risultato di un sensibile aumento dell’impegno nel conflitto in corso da parte delle monarchie assolute del Golfo Persico.
Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dai media americani, queste ultime, con l’aiuto di un governo che sta per entrare a far parte dell’Unione Europea, si sarebbero infatti adoperate per garantire armamenti sempre più letali all’opposizione siriana, con un conseguente ulteriore drammatico aumento dei livelli di violenza nel paese mediorientale.
Un lungo articolo apparso domenica sul Washington Post, basato sulle rivelazioni di anonimi membri delle organizzazioni ribelli siriane e di diplomatici arabi, aveva messo in luce come, per la prima volta dall’inizio delle ostilità in Siria, nelle scorse settimane siano stati forniti alle opposizioni armamenti pesanti per combattere le forze del regime. Il trasferimento di queste armi in territorio siriano attraverso la Giordania è avvenuto grazie all’intervento dei paesi già più attivi nel conflitto per rimuovere Assad, in particolare l’Arabia Saudita e il Qatar.
La segretezza di queste forniture aveva iniziato a crollare svariati giorni prima, soprattutto dopo che il blogger britannico Eliot Higgins ed altri esperti militari avevano osservato in alcuni filmati postati su YouTube dai ribelli la circolazione tra questi ultimi di armi non in dotazione all’esercito siriano. Secondo la versione ufficiale, la maggior parte delle armi a disposizione dei ribelli proverrebbe infatti dal saccheggio di arsenali delle forze di sicurezza governative.
In particolare, gli equipaggiamenti in questione comprenderebbero armi e cannoni anti-carro che, secondo le reporter del Washington Post sarebbero stati impiegati massicciamente nella Yugoslavia degli anni Ottanta. Questo riferimento ai Balcani è stato ribadito e precisato dal New York Times, il quale lunedì ha pubblicato il proprio contributo per rivelare come le autorità saudite abbiano finanziato l’acquisto in Croazia di ingenti quantità di armi da destinare ai ribelli siriani, con la collaborazione attiva di Stati Uniti e Giordania, ma anche, verosimilmente, di alcuni paesi europei.
Per minimizzare la gravità di queste operazioni, i due giornali americani dedicano ampio spazio alle osservazioni di analisti e funzionari statunitensi, i quali sostengono che le forniture di armi sarebbero dirette alle opposizioni più moderate, così da contrastare la crescente influenza di gruppi jihadisti come il sanguinario Fronte al-Nusra, già resosi responsabile di numerosi attentati indiscriminati in Siria che hanno causato centinaia di vittime civili.
Secondo questo punto di vista, il territorio siriano verrebbe dunque inondato di armi sempre più sofisticate precisamente per contenere le formazioni terroristiche, utilizzate peraltro dall’Occidente come forza d’urto per abbattere il regime di Assad, nonostante appaia più che evidente che le fazioni radicali e quelle teoricamente più moderate collaborino strettamente ormai da tempo per raggiungere l’obiettivo finale – il cambio di regime a Damasco – desiderato da Washington e dalle dittature sunnite del Golfo Persico.
Ancora, per i media ufficiali l’altra motivazione che ha spinto Riyadh e i suoi vicini a fornire armi ai ribelli sarebbe il tentativo di tenere il passo con quanto sta facendo il governo iraniano a favore del regime alleato, poiché, nelle parole degli autori del pezzo del New York Times, quella in atto in Siria è ormai diventata “una competizione regionale tra i paesi arabi sunniti da una parte e il governo di Assad sostenuto dall’Iran ed Hezbollah in Libano dall’altra”.
Simili giustificazioni, che dovrebbero rendere accettabili le manovre dei finanziatori dell’opposizione in Siria, rivelano in realtà come il conflitto in questo paese sia pressoché esclusivamente di natura settaria e rifletta le rivalità strategiche tra le varie potenze regionali con interessi contrastanti. Che la lotta per la democrazia e le legittime aspirazioni del popolo siriano servano solo a riempire gli slogan ed abbiano ben poco peso nei calcoli di paesi come l’Arabia Saudita risulta d’altra parte inevitabile, viste le credenziali democratiche della monarchia assoluta che governa questo paese e dei suoi alleati nel Golfo.
Le armi fornite di recente ai ribelli, in ogni caso, sarebbero state inviate in Giordania – e da qui in Siria – a partire dallo scorso dicembre, quando numerosi cargo hanno iniziato a fare la spola tra la Croazia e il Medio Oriente, trasportando fucili, cannoni, munizioni e molto altro ancora. A confermare questi movimenti è stato sabato scorso anche il quotidiano croato Jutarnji List, il quale ha scritto di come negli ultimi mesi sia stato notato un numero insolitamente alto di aerei giordani in transito dall’aeroporto Pleso di Zagabria.
Secondo la ricostruzione del New York Times, un esponente del governo croato in visita l’estate scorsa a Washington avrebbe riferito a membri dell’amministrazione Obama la disponibilità a Zagabria di ingenti quantità di armi, facenti parte di rimanenze non dichiarate risalenti alla guerra nei Balcani degli anni Novanta e pronte ad essere inviate ai ribelli in Siria.
Il governo statunitense, continua in maniera allusiva il Times, aveva declinato l’offerta, alla luce della posizione ufficiale di non fornire armi direttamente ai guerriglieri anti-Assad, facendo notare allo stesso tempo all’emissario del governo croato che “vi erano già segnali di una limitata assistenza militare esterna da parte dei paesi arabi”. Con ogni probabilità, cioè, Washington ha subito colto la palla al balzo, rimandando il rappresentante di Zagabria agli alleati sauditi per portare a termine l’acquisto e la fornitura di armi.
I governi di Arabia Saudita e Qatar, ma anche di Emirati Arabi Uniti, Turchia e Giordania, sono infatti utilizzati dagli USA per continuare a garantire gli armamenti necessari ai ribelli in Siria. In questo modo, l’amministrazione Obama può coordinare le forniture stesse pur mantenendo una posizione ufficiale di relativo disimpegno.
Le rivelazioni del New York Times, però, smascherano anche la doppiezza dell’Unione Europea, la quale solo pochi giorni fa ha prolungato l’embargo sulla fornitura di armi alla Siria, comprese le forze di opposizione, per non fomentare ulteriori violenze nel paese. Anche se la Croazia entrerà ufficialmente a far parte dell’Unione solo il prossimo mese di luglio, appare improbabile che un’operazione di questo genere sia stata condotta all’insaputa di Bruxelles o dei principali governi europei.
Da parte sua, il governo di Zagabria, tenuto oltretutto al rispetto delle severe norme internazionali che regolano la vendita di armi, ha comunque smentito di avere facilitato spedizioni verso la Siria. Un analista militare croato intervistato dal Times ha tuttavia affermato senza mezzi termini che “l’esportazione di grandi quantità di armi senza l’approvazione governativa”, anche se non del tutto impossibile, appare “estremamente improbabile” e potrebbe essere stata organizzata dai servizi segreti.
Sul fronte diplomatico, infine, l’intervento diretto del neo-segretario di Stato americano, John Kerry, del vice-presidente, Joe Biden, e del ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha scongiurato l’altro giorno il boicottaggio da parte dell’opposizione siriana della conferenza internazionale sulla crisi nel paese mediorientale che andrà in scena giovedì a Roma.
Nella sua prima visita all’estero da successore di Hillary Clinton, l’ex senatore democratico del Massachusetts ha cercato di rassicurare i leader dei ribelli, preoccupati per la presunta inerzia dei paesi che li sostengono, prospettando un maggiore coinvolgimento nel prossimo futuro da parte dell’amministrazione Obama, in modo da “cambiare la realtà sul campo per il presidente Assad” e convincerlo a farsi da parte.
Da Mosca, invece, il ministro degli Esteri di Damasco, Walid al-Moallem, ha per la prima volta aperto ad un possibile dialogo anche con i gruppi armati che combattono contro il suo governo. La proposta è stata però subito scartata dai vertici dell’opposizione appoggiata dall’Occidente, forse convinti a mantenere una linea dura dall’aumentata assistenza militare già ottenuta dai propri sponsor arabi, nonché dalla promessa americana di un maggiore impegno a breve per dare la spallata finale al regime di Assad e ridisegnare gli equilibri di potere in tutto il Medio Oriente.

( Fonte: http://www.ariannaeditrice.it )

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: