Recensione Libraria – Julius Evola: “I saggi di Bilychnis”

8 Feb

Recensione Libraria – Julius Evola, “I Saggi di Bilychnis”

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“Il vero non può essere nuovo; sarebbe un assurdo e una contraddizione, come sarebbe per il nuovo che si pretendesse esser vero. La verità non è una conquista del “progresso” o il risultato di una “evoluzione” della cosiddetta società umana. (…) La verità è rimasta sulla vetta e, per i più, risulta… alle spalle, oltre che troppo alta, lontana e abbacinante per la loro miopia da talpe. Ai pochi che reggano ancora la luce abbagliante senza esserne accecati o inceneriti e che sappiano volgere lo sguardo in alto – non indietro – (…) è dedicata la nuova edizione di questi scritti di Julius Evola.”

( dalla nota introduttiva a firma Gruppo di “Ar” alla seconda edizione )

 

 

Questa raccolta di scritti evoliani apparve in una versione ridotta nel lontano 1970 e poi riproposta dalle Edizioni di “Ar” diciassette anni più tardi.

Si tratta di articoli che Evola pubblicò su una rivista di studi religiosi, “Bilychnis” (fondata nel 1912 ed edita dalla facoltà della scuola teologica battista di Roma) “la lucerna a due lucignoli”, che cesserà le sue pubblicazioni nel 1931.

La collaborazione evoliana risale all’ultimo periodo della rivista e copre un arco di tempo compreso tra il 1925 ed il 1931 occupandosi di tematiche tutte collegabili alle diverse forme di spiritualità presenti nel primo scorcio del Ventesimo Secolo.

Per la profondità delle analisi, per la varietà degli argomenti trattati e per la puntuale critica che Evola darà delle forme di nuova religiosità così diffuse in quell’epoca crediamo che sia quantomeno necessaria una ricognizione scrittoria su quei fenomeni che, anche prescindendo dall’usura del tempo, acquistano ugualmente un certo interesse alla luce del vuoto spirituale e della necessità di sacro che si registra ancora oggi quotidianamente nell’Occidente moderno.

La situazione della crisi della civiltà occidentale – “civiltà” esclusivamente materialistico-edonistica fondamentalmente svuotata di valori, sia etici che morali, e incancrenitasi su se stessa in un vortice le cui dinamiche involutive hanno progressivamente finito con il contagiare il resto del pianeta – non è cambiata da quando Evola scrisse questa serie di saggi; anzi se possibile è andata ulteriormente deteriorandosi.

Quella che il filosofo ebreo Baumann, recentemente scomparso, ha definito come “società liquida” rischia in realtà di liquefarsi sotto il macigno post-nichilista dell’hic et nunc al quale si sono abituati gli occidentali.

Al peggio non c’è mai fine, si potrebbe dire.

E l’Occidente moderno, che per le sue dinamiche involutive attraversa da secoli una lunga fase di depauperizzazione sociale e costante sfaldamento, peggiora di giorno in giorno pur continuando a dare sfoggio di sè, arrogantemente, in tutte le sue manifestazioni; rallegrandosene in maniera incosciente e continuando superbamente e con malcelata tracotanza ad ergersi a modello di sviluppo per l’intero pianeta.

Ha scritto Adriano Alessi: “L’uomo, ancora una volta, si trova ad un bivio: l’alternativa radicale tra l’essere di più e il non essere mai più. Tornato con aria soddisfatta dai «funerali» dell’arte, della filosofia, della religione, è in bilico tra la celebrazione delle proprie esequie e le doglie di un parto nuovo. La diagnosi del malessere è resa più acuta dalle involuzioni del pensiero postmoderno la cui complessità fa della crisi dei nostri giorni un travaglio strutturale, esistenziale, totalizzante.” (1).

Non si sarebbe potuto rappresentare meglio questa profonda crisi dell’individuo massificato, omologato e contratto dalle dinamiche di sviluppo inumane delle globalizzazione, irretito e inquieto dinnanzi ai profondi sconvolgimenti ai quali stiamo assistendo da decenni e infine abbandonato a sè stesso ed alla propria desolante esistenza materiale fase acuta dei processi di schiantamento nichilistico che hanno finito per castrare ontologicamente l’uomo contemporaneo al quale è perfino preclusa una qualsiasi riconnessione al divino avendo, i profeti della crisi, proclamato la morte di Dio, con la scomparsa di qualunque trascendenza, e l’avvento del nichilismo quale unica dimensione plausibile per questa gelida e mortifera cavalcata nella contemporaneità senza bussola e senza mèta.

All’epoca in cui videro la luce questi saggi era dominante un cultura della crisi che, un pò in tutta Europa, andava interrogandosi su quale sarebbe stato il destino della “civiltà” occidentale.

Già a metà Ottocento Schopenhauer e Kierkegaard avevano precorso i tempi mentre Nietzsche avrebbe in modo dirompente aperto definitivamente la breccia della grande crisi esistenziale dell’uomo occidentale.

Negli anni compresi tra le due guerre mondiali autori tanto diversi tra loro andarono alla cerca di soluzioni a quello che venne percepito come “il tramonto dell’Occidente” secondo la nota metafora spengleriana.

Evola avrebbe analizzato dall’interno , dal profondo della cultura occidentale, quelle forme di sacro fai da te o di spiritualità a buon mercato che già si erano affermate fin dalla seconda metà dell’Ottocento e che – tra spiritismo e teosofia, tavolini in movimento e letture astrali passando per antroposofia e nuovi guru apparsi in quel primo dopoguerra mondiale sulle scene europee (Gurdijeef, Couè, Steiner, Crowley e altri ancora) – offrivano ognuna a suo modo soluzioni apparentemente semplici al disorientato e confuso uomo-massa contemporaneo.

La raccolta in questione prende in esame diversi aspetti e personalità di questa ondata neo-spiritualista.

Il saggio d’apertura è dedicato a Emile Couè e all’agire senza agire.
Scrive Evola: “Vi è stato un periodo in cui – specie in Francia ed in inghilterra – il “coueismo” era divenuto la parola del giorno… (…) In questi giorni il Couè è venuto anche in Italia a fare un ciclo di conferenze che, se non del vero entusiasmo (…) di certo hanno attirato molta attenzione specie in chi, presso alle constatazioni della moderna psicologia del sopranormale, è sempre più portato a credere che la potenza dell’uomo può in realtà andare ben più in là da quanto la piccola, oscura vita di tutti i giorni ci mostra come in generale possibile. (…) Il punto di partenza, indubbiamente, è questo. I fenomeni ipnotici sono una realtà. (…) Ora sta di fatto che l’ipnotizzato realizza una quantità di cose di cui allo stato normale o di veglia non si è assolutamente capaci. (…) Qui si ha la prima posizione del coueismo, espressa nel principio (…) che ogni eterosuggestione (v.d. suggestione fatta da altro) non si realizza che attraverso una autosuggestione. (…) La ricettività è infatti una condizione imprescindibile per la riuscita della suggestione. Seguirebbe da ciò che la potenza operante nella fenomenologia dell’ipnosi va rimessa non ad un altro, ma all’Io stesso: ciò, almeno, nel suo aspetto materiale di forza “che fa”… (…) Ma a quale Io? All’Io della personalità cosciente evidentemente no: il sonno ipnotico infatti abolisce un tale Io. (…) Il problema che si pone il coueismo è allora questo: sostituire all’ipnotizzatorel’Io di veglia, riunire in uno stesso soggetto i due principi.”

Ma Evola prosegue e giustamente afferma che “il problema, dunque, s’incentra nella quistione di provocare coscientemente ed intenzionalmente quel processo autosuggestivo che, a nostra insaputa, giuoca una parte così essenziale nella vita di ogni giorno: o, in altre parole, di scoprire il metodo per cui si possa agire sull'”imaginazione” partendo dall’Io di veglia.”

Il secondo saggio affronta il problema “della purità come valore metafisico”: dalla purificazione della mente a quelle della parola e della volontà per giungere all’atto generativo del respiro secondo tecniche particolari estremo-orientali desunte dalla tradizione del tantrismo indiano sono illustrate e presentate alcune dei mezzi interiori che lo yoghin deve fare propri, assimilandoli, per il risveglio dei mantra e per la loro acquisizione quale atto di potenza interiore.

Si passa quindi ad un saggio su “La scolastica dinnanzi allo spirito moderno” e ad un quarto saggio dedicato ai “Nuovi… messia” nel quale Evola analizza compiutamente l’antroposofia di Rudolf Steiner che, scrive, “pretende ravvivare la fiamma del cristianesimo alimentandola con ciò che più ha valso ad oscurarla nell’epoca moderna, cioè con lo spirito naturalistico ed esteriore proprio alle scienze positive; e chi fa da mediatore in questo connubio è – miracolo dei miracoli – quell’insieme di mitologie e di divagazioni con cui il teosofismo inglese ha deformato e reso irriconoscibili alcune dottrine esoterico-metafisiche orientali.”.

Seguono poi un quinto saggio sul “valore dell’occultismo nella cultura contemporanea” nel quale Evola sottolinea alcuni cardini della dottrina della potenza secondo diverse tecniche in ordine con i principi tradizionali  soffermandosi infine sulle dottrine dell’Individuo individuante e del Corpo cosmico. e analizzando ciò che non è occultismo.

Un breve sesto saggio viene dedicato al movimento del Neugest, diffuso in ambienti tedeschi negli anni Venti; un settimo in cui prende quale soggetto di studi la dottrina della palingenesi nell’ermetismo medievale (con le tecniche di trasmutazione alchemica, l’Ars Regia, la tavola smaragdina e la natura, il simbolismo e la funzione della Pietra filosofale in un escursus storico che da Basilio Valentino giunge al Della Riviera e rappresenta il Corpus Hermeticum sapienzale di una conoscenza che diviene dinamicamente potenza e delle quali erano plasmati determinati ambienti d’epoca medioevale).

L’ottavo saggio, intitolato “Movimenti antimoderni e ritorni alla ‘metafisica’, è dedicato principalmente all’opera di Renè Guènon che Evola pare aver ‘scoperto’ in quegli anni.
Un nono saggio, politico ed ideologico ma con accenni che dovrebbero essere metapolitici se non tout court mistici, viene dedicato alla “Mistica del sangue nel nuovo nazionalismo tedesco” nel quale si analizzano e si passano in rassegna certe tendenze del movimento nazionalsocialista hitleriano e particolarmente l’opera del principale teorico dell’Nsdap , “Il mito del XX° secolo” di Alfred Rosemberg.
Il volume si conclude con una serie di recensioni librarie.

Ora questa ricognizione scrittoria crediamo possa aiutare chiunque sia alla cerca di indicazioni precise; quantomeno per evitare, soprattutto oggigiorno, di finire intrappolati nei tantissmi movimenti di quel vasto ed eterogeneo magma denominato New Age , o Età dell’Acquario, che – di fatto – ha ulteriormente aggravato la situazione, già caotica un secolo or sono, della spiritualità in seno al mondo occidentale.

E se è vero che la New Age nient’altro rappresenta che l’emersione di una spiritualità confusa che appartiene di massima alle fasi finali, fasi di decadenza, di un ciclo storico; è altrettanto vero che purtroppo di fronte al niente esistenziale contemporaneo questi movimenti – proclamanti nuove ere di armonia universale e non rifuggenti, anzi diremmo ne sono abbondantemente impregnati,  forme di sincretismo – possono ancora rappresentare lo specchietto per le allodole per quegli individui frastornati alla cerca di una propria dimensione o di una nuova religiosità.

Per concludere ci viene in mente una frase di Beppe Grillo, o da lui utilizzata recentemente sul suo blog, che così recita: “da quando abbiamo smesso di credere in Dio, crediamo a qualsiasi stronzata possibile e immaginabile”.

Onestamente a questo siamo arrivati…

 

DAGOBERTO HUS’AYN BELLUCCI

 

Note –

1) Adriano Alessi, “La crisi culturale contemporanea: un’analisi filosofica”, dal sito internet www.notedipastoralegiovanile.,it ;

 

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