Recensione Libraria – Renè Guènon: “Recensioni”

8 Feb

Renè Guènon, “Recensioni”

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La vastissima e profonda opera di Renè Guènon, dopo un lungo periodo in cui fu patrimonio spesso geloso di pochi studiosi di tradizioni e degli ancor più catacombali diversi gruppuscoli di ‘adepti’ “guenoniani”, ha avuto fin dagli anni Settanta un rinnovato interesse sia a livello di iniziative editoriali (trovando anche case editrici importanti pronte a ripubblicare i volumi del grande studioso del pensiero tradizionale francese) che da parte degli ambienti accademico-universitari fino a qualche tempo prima così chiusi ermeticamente e restiii ad accettare quel corpus dottrinale di cui fu, spesso isolato, autore e studioso Guènon.

Abbiamo pensato che per cominciare ad occuparci dell’opera guenoniana fosse utile riproporre ai lettori un volume di recensioni dato alle stampe dalla casa editrice “All’Insegna del Veltro” trentasei anni or sono.
Una recensione di tante recensioni insomma.

Il volume in questione infatti, seguendo rigorosamente un ordine cronologico, ripropone e riunisce tutte quelle recensioni che Guènon pubblicò fra il 1932 ed il 1950 sulla rivista “Le Voile d’Isis” , poi trasformatasi in “Etudes Traditionnelles” nel 1936 sotto la sua direzione da il Cairo dove si era trasferito nei marzo 1930 e dove morirà venti anni dopo dando così anche una dimensione tangibile della sua conversione all’Islam.

Nel testo sono presenti tutte le recensioni, molte apertamente critiche anzi diremmo che rigorosamente Guènon sarà sempre estremamente chiaro e pronto a stroncature di fronte a opere che non fossero in ordine con i principii tradizionali ai quali si ispirò per gran parte della propria vita ed ai quali dedicò la sua attività editoriale, di quei testi ritenuti degni di interesse dal pensatore e filosofo francese.

Fra queste opere figurano anche alcuni volumi di autori italiani. Così Guènon dedica spazio alla recensione della “Rivolta contro il mondo moderno” di Evola, a due testi di Arturo Reghini (“Per la restituzione della geometria pitagorica” e uno studio su “Il fascio littorio”), ad uno studio sull’ermetismo a firma Gian Roberto Dell’Acqua ( “La Pierre”)  e, in una delle ultime recensioni prima della morte, ad un volume di un economista, Giuseppe Palomba, che ripropose scrittoriamente i contenuti di un corso tenuto all’Università di Napoli  intitolandolo “Introduzione all’Economica”.

Molti altri invece saranno gli autori di lingua inglese o francese recensiti da Guènon.
Iniziamo una rapida panoramica di autori ed opere prese in esame comunciando dai testi più o meno nettamente stroncati dalla critica guènoniana con una premessa: non deve stupire come molti autori cadessero sotto la sua ‘scure’ recensoria; non vi era in questa attitudine alcuna malevolenza ma semplicemente un attenersi scrupolosamente a quei criteri di giudizio oggettivo che Guènon si auto impose durante tutta la propria esistenza terrena ogni qualvolta si dovette confrontare con movimenti spirituali e autori che pretendevano di conoscere e diffondere l’autentica sapienza delle dottrine tradizionali , specialmente di quelle dell’Oriente di cui, a partire dalla seconda metà dell’ottocento, si interessarono in molti senza averne spesso basi culturali, qualifiche dottrinali e non rifuggendo da deformazioni evidenti o interpretazioni smaccatamente assurde.

E’ il caso di alcune organizzazioni e personalità appartenenti a quel vasto e pittoresco mondo del cosiddetto neo-spiritualismo così tanto di moda negli anni in cui Guènon cominciava la sua opera di riscoperta e di presentazione al pubblico occidentale della Metafisica orientale che lo costrinsero, prima di dare una esposizione organica ai suoi studi, ad una attività di repulisti necessaria per sgombrare il campo dai numerosi equivoci rappresentati dalle varie teosofie, dall’antroposofia di Steiner, dai gruppuscoli spiritistici, da certe confraternite occultistico-esoteriche quando non dichiaratamente sataniche e non tralasciando di confrontarsi e parare i colpi provenienti dall’alto delle cattedre da parte del mondo ‘ufficiale’ della cultura occidentale poco, pochissimo, interessata a confrontarsi con qualunque forma culturale ad essa estranea e chiusasi altezzosamente nella sua torre d’avorio costruita su un sapere che fosse tecnico o scientifico esclusivamente materialistico ed empirico.

Apparterranno a questo periodo i libri:

Volumi che rappresentarono negli anni Venti la pars destruens dell’opera guènoniana.
Nè possiamo dimenticare di sottolineare quanto l’opera guènoniana sia stata concepita essenzialmente per dare una ridefinizione il più ampia, chiara e organica possibile in senso tradizionale della nozione di “metafisica” intesa dallo stesso Guènon come la “conoscenza dei principii di ordine universale”

Riti, simboli, miti, arte, musica, colori, dottrine, filosofie e religioni ma anche il troppo spesso vituperato “folklore” vengono così passati al setaccio, analizzati e ricondotti nell’alveolo di una Tradizione Unica Primordiale da Guènon che, come scriverà in un articolo del 1925, riconosce che « Tutto ciò che è, sotto qualsiasi modalità si trovi, avendo il suo principio nell’Intelletto divino, traduce o rappresenta questo principio secondo la sua maniera e secondo il suo ordine d’esistenza; e, così, da un ordine all’altro, tutte le cose si concatenano e si corrispondono per concorrere all’armonia universale e totale, che è come un riflesso dell’Unità divina stessa. » (1).

Rapidamente ora prendiamo in esame alcune delle opere recensite da Guènon non poche delle quali inerenti il mondo antico greco-romano, un pò troppo trascurato fino a quel periodo dallo studioso francese, e riguardanti le diverse forme tradizionali estinte d’area ellenica ed italica (dai Misteri eleusini al pitagorismo, dalla simbologia del fascio littorio all’alfabeto latino).

Una lodevole recensione viene fatta dei due testi che aprono il volume: “Il Mondo Magico degli Heroi” di Cesare della Riviera riprodotto dal testo originario del 1605 e introdotto da Julius Evola  e “L’Ame hellènique d’après les vases grecs” di Georges Mèautis così come accoglienza favorevole Guènon riserva all’altro testo del Mèautis dedicato ai Misteri d’Eleusi.

Di tutt’altro tenore invece la critica all’opera dedicata da Saintyves a “Pierre magiques: bètyles, haches-amulettes et pierres de foudre;: traditions sàvantes et traditions populaires” fin dal titolo stroncata da Guènon che rileva: “…non esistono, in realtà, nè “tradizioni colte” nè “tradizioni popolari”; in realtà, dei dati tradizionali possono essere conservati e trasmessi tanto dal popolo quanto da persone colte, il che in fondo non fa poi una gran differenza, se non fosse che tali dati rischiano di essere alterati dalle persone colte, perchè costoro hanno più o meno sempre la tendenza a mischiarvi le loro proprie interpretazioni. Presso i moderni soprattutto, la mania di cercare per tutte le cose delle “spiegazioni razionali”, che almeno in questo ordine sono quasi sempre false, è molto più fastidiosa che non la semplice incomprensione… “.

Nè migliore sorte riceverà “L’Orgueil Juif” di H. de Vries de Heekelingen, un testo che Guènon sottolinea avere un carattere troppo “politico” ma dal quale rileva due considerazioni: la prima è una constatazione storica laddove scrive: “quello che qui viene chiamato “l’orgoglio giudaico” non ci sembra rappresentare qualcosa di tanto eccezionale; in fondo, l’atteggiamento dei Giudei nei confronti dei Goyim è diverso da quello che era , ad esempio, l’atteggiamento dei Greci nei confronti dei “Barbari”?”.
La seconda considerazione ha una sua validità e importanza ancora oggi. Si domanda Guènon: “…perchè non si parla dell’ “orgoglio europeo” che è certamente il più insolente di tutti e che non potrebbe trovare l’ombra di una giustificazione o di una scusa in considerazioni d’ordine tradizionale?”.

In merito niente ci sembra modificato in questi ottant’anni.

Interessante e favorevole poi la recensione ad un testo di Albert Gleizes dedicato al cubismo (“La signification humaine du cubisme”) di cui Guènon scrive “che il cubismo, conosciuto soprattutto come una manifestazione estetica, ha in realtà esercitato un’influenza in un dominio più esteso e più veramente “umano”…”  così come quella dedicata al volume di Paul Radin sulle civiltà originarie del continente americano (“The Story of the American Indians”) che permettono al Guènon una lucida osservazione in merito a “quanto riguarda i “miti” e i riti, poichè chiunque sia al corrente del simbolismo tradizionale potrà trovarvi materia per numerosi confronti molto significativci con ciò che si incontra in altre civiltà” lodando l’imparzialità e la correttezza dell’autore.

Diversi i volumi di Ananda K. Coomaraswamy recensiti favorevolmente come quello di Carlo Kereny (“La Religione antica nelle sue linee fondamentali” del quale Guènon dichiara: “Questo libro è ben lungi dall’essere scritto da un punto di vista tradizionale, ma contiene certe idee che può essere per noi interessante esaminare un poco da vicino; e, innanzitutto, bisogna dire che l’autore ha ampiamente ragione di insistere sull’errore commesso troppo frequentemente da coloro che, conoscendo una sola forma di civiltà e non avendo per nulla coscienza dei propri limiti, pretendono di applicare ovunque idee che sono valide solo nel proprio ambiente.”.

Una severa critica viene riservata a Robert Ambelain ed al suo volume “Dans l’ombre des Cathèdrales” testo che anzichè occuparsi come recita nel sottotitolo di esoterismo architettonico e decorativo della cattedrale di Notre Dame de Paris finisce per occuparsi abbastanza confusamente a detta del Guènon di esoterismi, iniziazioni, occultismo sconfinando nel satanismo e nella magia nera.

Non mancano recensioni di volumi dedicati alle centurie di Nostradamus ed alle conseguenti interpretazioni così come un testo relativo alla celebre profezia di San Malachia, altri dedicati alla trasmissione psicanalitica, all’alchimia, all’arte nella filosofia cristiana, una biografia occultista su Plutarco, uno studio sulla Kabbala in rapporto agli Ofiti ed alle diverse sette giudeo-cristiane, un volume sui tarocchi.

Assolutamente utile invece riproporre quanto Guènon scrive recensendo l’evoliana “Rivolta contro il mondo moderno” anche perchè sono qui posti in evidenza i punti di disaccordo esistenti tra i due principali studiosi delle dottrine tradizionali espressi nel XX°mo secolo in Occidente.

Scrive Guènon: “Avremmo delle riserve da fare su alcuni punti: così, quando si tratta della fonte originale unica dei due poteri sacerdotale e regale, l’autore ha una tendenza molto marcata a mettere l’accento sull’aspetto regale a scapito dell’aspetto sacerdotale; quando distingue due tipi di tradizione che egli riferisce rispettivamente al Nord e al Sud, il secondo di questi due termini ci appare come un poco improprio, anche se egli lo intende in senso strettamente “geografico”, dato che sembra riferirsi soprattutto ad Atlantide che, in ogni modo, corrisponde all’Ovest e non al Sud. Temiamo anche che egli veda nel Buddhismo primitivo qualcosa di diverso da quello che esso fu in realtà, poichè ne fa un elogio che, dal punto di vista tradizionel, non si comprende assolutamente; per contro, disprezza il Pitagorismo in molto poco giustificato…”

Niente comunque rispetto alle critiche riservate ad altri autori fra cui ricordiamo brevemente l’occultista Robert Amadou o Jean Bètesta.

In ogni caso chiunque potrà ritrovare in queste “Recensioni” diversi aspetti del pensiero guènoniano con i punti di vista propri del Guènon su diversi argomenti che lo studioso francese presenta con rigorosa e puntuale analisi.

Una rilettura sicuramente salutare; una lettura ex novo assolutamente interessante e qualificante.

Nota –

1) René Guénon, “Il Verbo e il Simbolo”, gennaio 1926, ripubblicato  in “Simboli della Scienza sacra”, Adelphi, Milano 1975.

Renè Guènon , “Recensioni”, Edizioni “All’Insegna del Veltro”, Parma 1981

 

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