IRAN: LA CONTESA SUGLI SCIENZIATI NUCLEARI 

2 Nov

 

 

La notizia della condanna a morte in Iran di una spia al servizio del Mossad, il servizio segreto israeliano, ha riaperto nelle ultime settimane la questione relativa agli assassinii commessi in territorio iraniano di scienziati nucleari di Teheran.

Il procuratore della capitale iraniana, Abbas Jafari Dowlatabadi, avrebbe annunciato la condanna a morte di un “agente del Mossad” considerato responsabile di aver passato informazioni allo stato-pirata sionista su una trentina di scienziati nucleari e su alti esponenti militari della gerarchia iraniana. Fra questi almeno due sarebbero gli scienziati iraniani rimasti vittime di attentati nel 2010.

Come sottolineato dal procuratore di Teheran, Jafari Dowlatabadi, questa operazione – secondo quanto riferisce il sito di rainews in un articolo dello scorso 25 ottobre – sarebbe avvenuta tra emissari dell’entità sionista e il loro referente in terra iraniana “in cambio di soldi e della residenza in Svezia”.

La notizia della prossima condanna, riferita dai principali media di Stato iraniani e dall’agenzia ufficiale IRNA ha destato immediatamente scalpore in tutta Europa e notevole preoccupazione anche in Italia dove si teme che la spia al servizio del servizio di intelligence israeliano possa essere il medico iraniano  Ahmadreza Djalali, residente in Svezia, che ha lavorato a lungo in Italia e che fu arrestato a Teheran nell’aprile 2016.

Secondo quanto riportato dal quotidiano romano “La Repubblica” “Ahmadreza Djalalj, il medico e ricercatore iraniano arrestato a Teheran lo scorso anno con l’accusa di essere una spia è stato condannato a morte. Lo rende noto la senatrice novarese del PD , Elena Ferrara, tra le prime a mobilitarsi nei mesi scorsi a favore del ricercatore che per quattro anni ha lavorato all’Università del Piemonte Orientale. “La notizia ci è arrivata dalla moglie – dice la senatrice – e questa mattina è stata confermata dalla Farnesina. (…). “Abbiamo sollevato il caso più volte, lo abbiamo fatto a livello diplomatico con il nostro ambasciatore e a livello governativo. Vedrò il nostro ambasciatore in Iran nei prossimi giorni. L’ho appena sentito e continueremo a sensibilizzare gli iraniani su questo caso fino all’ultimo” , ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano.” (1).

Al momento non è affatto certo che la spia passibile di condanna a morte sia proprio Djalalj ma, anche ammesso e non concesso che si tratti del ricercatore con precedenti di collaborazione presso l’Università novarese appare piuttosto significativa la fin troppo tempestiva intromissione italiana nelle vicende interne della giustizia iraniana.

Il fatto che Djalalj abbia studiato per anni in Italia non è un motivo valido per sindacare nelle faccende interne di uno Stato sovrano. Almeno questa dovrebbe essere la prassi diplomatica tra nazioni. Prassi ovviamente che non viene seguita quando si tratta della Repubblica Islamica dell’Iran da quasi quarant’anni pubblicamente additata quale nemico pubblico numero 1, sorta di “centrale del crimine internazionale” per la grande stampa mondiale e “Stato canaglia” da tenere permanentemente al bando secondo la nota formula utilizzata da decenni dalle diverse amministrazioni e dai media statunitensi e recentemente riaffermata da Trump e dagli uomini del suo staff.

 

Eppure prima ancora che sia emessa una qualsiasi condanna e soprattutto si sappia di chi realmente si stia parlando la diplomazia italiana ha ritenuto bene di mettersi in moto nei confronti della Teocrazia sciita.

Dietro questo celerissimo interessamento della Farnesina alle vicende giudiziarie c’è qualcosa che non quadra: a nessuno in Italia né in alcun altro paese dell’Unione Europea e più vastamente dell’Occidente sembrò interessare qualcosa quando, a partire dal 2007 e fino al 2012 furono uccisi in Iran almeno cinque scienziati coinvolti nel programma nucleare iraniano all’epoca fortemente accelerato dalla presidenza di Mahmood Ahmadinejad.

Cinque scienziati iraniani colpiti a morte in attentati o scomparsi mentre si trovavano in viaggi fuori dall’Iran e di cui non si parlò per niente almeno fino all’ultimo episodio, quello che vide coinvolto il professore universitario Mostafa Ahmadi Roshan colpito a morte da una bomba piazzata sulla sua automobile in una trafficatissima strada nel centro di Teheran.

 

Secondo quanto riportò l’NBC News in una inchiesta sul caso degli scienziati (civili e militari) iraniani uccisi – tutti coinvolti nel programma nucleare del paese asiatico – la responsabilità maggiore sarebbe da addebitare al famigerato gruppo terroristico dei Muhjaeddin e Kalq (Combattenti del Popolo in lingua farsi) organizzazione criminale al bando fin dai primi anni dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica e rea di numerosi attentati in tutto il paese negli ultimi trentacinque anni.

Resisi responsabili dei più atroci attentati contro autorità e civili inermi, i militanti dell’MKO (noti in Iran con l’epiteto di ipocriti) professano fin dagli anni Settanta una strana ideologia definita “islamo-marxista”: dalla militanza di gruppo contro lo scià al terrorismo contro i principali dirigenti iraniani della neonata Repubblica Islamica il passo fu breve per questa organizzazione che a partire dalla metà degli anni Ottanta trovò rifugio, finanziamenti, armamenti e basi logistiche per i propri militanti nell’Iraq di Saddam Hussein all’epoca in guerra aperta contro l’Iran degli ayatollah.

 

Un tentativo di sfondamento militare al seguito delle truppe irachene risulterà nel 1987 disastroso: l’MKO perse migliaia di attivisti non rinunciando a colpire moschee e ospedali, centri del potere e banche, bazar e infrastrutture militari iraniane anche negli anni novanta e cercando inutilmente di ritagliarsi un posto nelle manifestazioni della cosiddetta “onda verde” o “rivoluzione verde” della tarda primavera 2009 che per settimane vide gruppuscoli filo-occidentali scendere in piazza nei giorni della rielezione di Ahmadinejad alla presidenza del paese.

Secondo quanto riportato da un articolo apparso sul sito internet http://www.ilpost.it : “Saddam reclutò il MEK (o MKO ndr) in modo molto simile a quello che avrebbero usato gli israeliani, usandoli per combattere le forze irachene nella guerra tra Iran e Iran, un ruolo che i guerriglieri portarono avanti orgogliosamente. Lo strumento per gli attacchi in territorio iraniano, partendo da basi in Iraq, fu l’Esercito di Liberazione Nazionale (MLA), il braccio militare del MEK. Secondo il dipartimento di Stato americano, il corpo militare operò soprattutto nelle fasi finali della guerra Iran-Iraq del 1980-1988, e una delle loro ultime operazioni importanti fu quella contro i ribelli curdi iracheni nel 1991, quando dettero supporto alle forze di Saddam nella loro brutale repressione. Il MEK avrebbe ricevuto proprio da Saddam Hussein gran parte dei suoi finanziamenti e del suo sostegno, fino all’invasione statunitense del 2003.” (2).

Secondo il dossier dell’NBC sembra che, influenzato dalla sua ideologia antiamericana d’ispirazione marxista, il gruppo abbia collaborato negli anni novanta con Ramzi Yousef, l’organizzatore del primo attentato compiuto in America contro il World Trade Center nel febbraio 1993. Dopo gli anni in cui gli americani hanno sostenuto questa organizzazione criminale a spada tratta contro il “khomeinismo” il Dipartimento di Stato avrebbe inserito anche i sedicenti “muhjaeddin del popolo” nella lista nera dei principali gruppi terroristici a partire dal 1997.

 

Quanto invece non verrà mai a mancare saranno comunque i finanziamenti: l’MKO sopravvisse alla caduta di Saddam Hussein attraverso i canali del traffico di denaro ‘sporco’, grazie al riciclaggio ed alla compiaciuta complicità di diversi occasionali servizi d’intelligence tra i quali proprio il Mossad israeliano figura tra i principali interlocutori della banda di assassini guidata dai coniugi Rajavi.

Massoud e Marjam Rajavi hanno accentrato attorno alle loro persone un autentico manipolo di fanatici indottrinati secondo l’ideologia marxista con venature di islamismo e anticapitalismo militante che, nel corso degli anni, ha creato un vero e proprio culto della personalità attorno alle loro figure operando una sistematica repressione di qualsivoglia dissenso interno sul modello di quanto avveniva negli anni Settanta in gruppuscoli della galassia marxista-internazionalista quali l’Armata Rossa giapponese (gruppo che invierà parecchi dei suoi militanti a combattere in Palestina), le Brigate Rosse italiane ed il Fronte Popolare di Liberazione Nazionale palestinese.

 

Maryam Rajavi, attualmente “presidente” dell’effimero Consiglio Nazionale della Resistenza in Iran con sede a Parigi, attraverso le sue amicizie politiche, soprattutto quella intessuta per anni con l’ex consorte del Presidente francese Mitterand,  è riuscita a far togliere l’organizzazione dall’elenco dei gruppi terroristici in tutta l’Unione Europea (3), ha sostenuto che l’MKO avesse rinunciato alla lotta armata ed al ricorso alla violenza.

 

Una autentica presa per i fondelli quando tutti sanno perfettamente che i terroristi dell’MKO sono alacremente al lavoro e pianificano attentati contro la Repubblica Islamica dell’Iran non rinunciando affatto né al terrore indiscriminato, né all’uso di autobombe, né tantomeno a colpire civili innocenti come hanno sempre fatto fin dalla nascita della teocrazia sciita iraniana.

Ad affiancare l’MKO nelle operazioni terroristiche condotte contro gli scienziati iraniani tra il 2007 e il 2012 – secondo quanto riportò all’epoca l’agenzia semi-ufficiale ‘Fars News’ – vi sarebbero elementi del Mossad israeliano.
All’epoca furono imponenti le manifestazioni di piazza che richiedevano verità e giustizia per l’assassinio dei cinque scienziati nucleari iraniani  mentre nelle sedi internazionali la Repubblica Islamica dell’Iran puntava il dito contro Mossad israeliano e CIA statunitense per il loro sostegno alle attività dei terroristi dell’MKO.

 

Oggi la questione degli scienziati iraniani assassinati torna prepotentemente di attualità: sarebbe dunque proprio Djalalj la ‘talpa’ iraniana che avrebbe fornito informazioni al Mossad israeliano per effettuare con l’aiuto di elementi dell’MKO attentati mortali contro gli scienziati iraniani? E’ presto per dirlo fintanto che il procuratore di Teheran non emetterà una sentenza per ora trattasi di ipotesi, forse fondate.

Al di là di quale sarà la sorte del 46enne ex ricercatore iraniano – con un passato di collaborazioni presso l’Università Piemonte Orientale a Novara ed anche con il Karolinska Institute di Stoccolma in Svezia e la Vrije Universiteit di Bruxelles in Belgio – resta un dato assolutamente certo del quale è impossibile non tenere conto: cinque scienziati iraniani hanno perso la vita tra il 2007 ed il 2012 e tutti erano impegnati nel programma di sviluppo nucleare.
Ammesso e per niente concesso che non si siano fatti saltare da soli per aria qualcuno deve essere stato.

Ora considerando gli obiettivi, la metodologia, l’esplosivo utilizzato appare improbabile che il principale e più attivo servizio di intelligence del Vicino Oriente (il Mossad israeliano) non sia coinvolto in quest’affaire di spie, servizi, autobombe, attentati, sangue.

 

Non sarebbe certamente né la prima né l’ultima volta che gli israeliani ricorrerebbero al terrore indiscriminato ed alla violenza… storicamente anzi sono dei maestri: dalle operazioni terroristiche condotte sotto copertura tra Roma, Parigi, Beirut e Il Cairo dopo la vicenda dell’assassinio di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco di Baviera del ’74 (4) ad opera di militanti del gruppo radicale palestinese di Settembre Nero (all’epoca premier dell’entità criminale sionista era Golda Meir) al fiasco di Lillehammer in Norvegia arrivando fino ai rapimenti (come quello del fisico nucleare israeliano Mordechai Vanunu) ed ai più recenti crimini (anni novanta a Malta contro Fathi Shaqaqì, alto esponente militare della Jihàd Islamica palestinese, e l’ultimo condotto nel febbraio 2010 a Dubai contro Mahmood al-Mahbouh tra i leader di Hamas).

Dietro la morte degli scienziati iraniani dunque si cela un complotto ordito da “Israele” con la complicità dei sedicenti ‘combattenti del popolo’ , gli ipocriti dell’MKO.

 

DAGOBERTO BELLUCCI

Note –
1)”Iran, Djalalj condannato a morte. Alfano: “Ce ne stiamo occupando”, articolo apparso sul sito  http://www.repubblica.it del 23.10.2017;

2) “Gli scienziati iraniani uccisi e Israele”, articolo apparso sul sito http://www.ilpost.it in data 10.02.2012;

3) La pretesa della Rajavi che il suo gruppo abbia abbandonato la lotta armata venne smentita dalla stessa magistratura francese che nel 2003 ordinò – su mandato della Prefettura parigina – la perquisizione degli uffici dell’organizzazione, l’arresto di oltre 150 membri del gruppo compreso il fermo della leader per reati relativi alla “preparazione e al finanziamento di attività di terrorismo”. La Rajavi ottenne la libertà dopo imponenti manifestazioni indette in suo favore dalle organizzazioni d’estrema sinistra transalpine. Analoghe accuse colpiranno in Francia una decina di militanti dell’MKO nel 2006. La suprema corte della Gran Bretagna ha ribadito il 12 novembre 2014 il bando alla leader dell’organizzazione dal Regno Unito (divieto che colpisce la Rajavi fin dal 1997);
4) si veda il film , produzione USA-Canada, “Munich” del 2005 , diretto dal regista di ‘eletta’ ascendenza Steven Spielberg ed interpretato, tra gli altri, da Eric Bana, Daniel Craig e Matthieu Kassevitz nel quale viene riproposta l’intera vicenda storica del dopo-olimpiadi e la spietata caccia del Mossad ai militanti di Settembre Nero ordinata dalla Meir per mezza Europa e mezzo mondo arabo.

Tra gli assassinati dal Mossad ricordiamo:

– Wael Abdel Zwaiter, un poeta palestinese rappresentante dell’OLP in Italia freddato la sera del 16 ottobre 1972 davanti alla propria abitazione a Roma.

– Mahmood Hamshari, rappresentante dell’OLP a Parigi , ferito gravemente da un ordigno piazzato nel suo apparecchio telefoni nel dicembre di quel 1972. Morirà un mese più tardi in ospedale.

– Abdel al Chir contatto dell’OLP con i sovietici ucciso il 24 gennaio 1973 da una bomba piazzata sotto il suo materasso nell’abitazione che aveva a Nicosia a Cipro.

– Basil al Kubeisi, professore universitario di giurisprudenza freddato mentre esce da un caffè parigino il 6 aprile 1973.

– Yusuf al Najar, Kemal Adwar, Kamal Nasser tre importanti leader di OLP e Settembre Nero sono uccisi a Beirut il 10 aprile seguente.

– Abu Ziad, ucciso il 12 aprile seguente da una bomba al plastico piazzata sotto il letto della sua abitazione ad Atene.
– Alì Hassan Salameh , leader del gruppo e mente dell’operazione di Monaco, viene ucciso il 22 gennaio 1979 con un’autobomba a Beirut in Libano.

All’operazione condotta dai servizi israeliani a Beirut nell’aprile 1973 parteciperà anche il futuro premier sionista Ehud Barak.

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